Caso

Copenhagen, Green Tiger di Europa a #SCE2014

La capitale danese è l’esempio concreto che la sostenibilità urbana non è un animale mitologico, utilizzando l’espressione di Peter Hall[1], ma esiste e si può replicare. Un caso urbano più unico che raro, il cui modello eccelle per l’alta qualità di vita, le scelte legate alla mobilità, le politiche energetiche così come per l’architettura che ha ancora un forte valore sociale e si disegna intorno alla vita dei cittadini. Una città che avremo occasione di conoscere direttamente a Bologna durante Smart City Exhibition 2014.

Nel 2008 e nel 2013 Copenhagen è stata definita la più vivibile città al mondo dalla Monocle Magazine, e nel 2012 è stata nominata dalla Commissione Europea la Capitale Green Europea del 2014. Il concorso European Green Capital, nato nel 2008, premia le città che hanno dimostrato impegno costante e sforzi virtuosi in direzione di uno sviluppo sostenibile e secondo la giuria: “L’idea vincente di Copenhagen è stata quella di aver creduto e investito in progettidi parternariato pubblico-privato portando aziende, università, imprese e istituzioni a collaborare per raggiungere obiettivi comuni di eco-innovazione e occupazione sostenibile, per sviluppare la crescita delle idee verdi”.

La città vengono valutate in base a dodici indicatori: cambiamento climatico, trasporto locale, aree urbane verdi che incorporano l'uso sostenibile del territorio, natura e biodiversità, qualità dell'aria, qualità dell'ambiente acustico, produzione e gestione dei rifiuti, gestione delle risorse idriche, trattamento delle acque reflue, eco-innovazioni e occupazioni “green”, prestazioni energetiche e gestione ambientale integrata.

Copenhagen eccelle in quasi tutti questi ambiti, ma l’eccellenza non è un’improvvisazione. Il percorso che ha portato a questo premio è iniziato diverse decine di anni fa. E i numerosi interventi, progetti e iniziative che hanno guidato il cambiamento del paesaggio urbano si collocano tutti in una visione d’insieme coerente e chiara della città. Nel documento Guide to Copenhagen 2025 si legge “for decades, the city has pursued sustainable policies. Copenhagen is evidence that a sustainable city is not only a cleaner and greener city – but also a city with a high quality of life. A smarter, healthier, happier city”[2].

Il primo passo: a piedi!

Nel 1960 il corso principale del centro urbano era trafficato da così tante automobili che, per questioni di sicurezza, si pensava di vietarlo alle biciclette. Alla fine, invece, si è scelto di chiuderlo alle auto e renderlo del tutto pedonale. Un primo passo vincente: Strøget è la più antica arteria car-free d’Europa. Tempo fa con il sostantivo Copenhagenization ci si riferiva alla confisca delle navi sconfitte durante le battaglie navali, come nella Battaglia di Copenhagen del 1807. Oggi invece l’espressione ha un nuovo uso: definire una visione strategica della città per avviare un percorso di pianificazione urbana finalizzato alla creazione di territori più vivibili e a misura d’uomo.

Uno degli obiettivi che la città puntava a raggiungere entro il 2015 era arrivare al 50% degli spostamenti quotidiani in bici. Il traguardo è stato raggiunto ben prima della deadline, anche grazie all’incremento di piste ciclabili in città (oggi la rete supera i 400 km) e a iniziative come la Green Wave, che hanno contribuito a potenziare lo scorrimento del flusso di biciclette. Altro obiettivo stabilito era quello di incrementare del 20% gli spostamenti a piedi. Non sarà difficile raggiungerlo perché la città, made for walking, oggi conta più di 100.000 spazi pedonali.

Più spostamenti a piedi e in bicicletta, secondo le stime, avrebbero ridotto già del 20% le emissioni di carbonio, avvicinando la città all’obiettivo di diventare entro il 2025 la Prima Capitale Carbon-free al mondo. Il grafico evidenzia che le emissioni previste per il 2015 sono già state ottenute nel 2010. Copenhagen in questo dimostra di sapersi sfidare, anche in modo ambizioso, ma pur sempre fissando obiettivi reali e raggiungibili. Tutto ciò contribuisce a rafforzare l’orgoglio dei cittadini e la voglia, quasi euforica, di continuare a migliorarsi.

Un’architettura tra conservazione e sviluppo

La città ha avviato un percorso di trasformazione che, soprattutto dal punto di vista architettonico, combina allo stesso tempo conservazione e sviluppo. Infatti sembra che nella capitale danese l’architettura possa ancora svolgere un ruolo importante nella costruzione di una città e una società migliori. Nel 1990 è nata l’idea di far crescere un nuovo quartiere per riqualificare una striscia arida di pianura a sud della capitale danese. Ørestad è stato pensato come laboratorio di nuove idee: un ambiente urbano di elevate qualità artistiche e ambientali con un forte appeal per menti giovani da non far fuggire altrove. Perché in fondo una città è ricca in primo luogo se è animata da ricco capitale umano. Di esempi di interventi sul paesaggio urbano che hanno reinterpretato luoghi e spazi se ne potrebbero fare ancora molti: il quartiere Superkilen, il ponte Øresund, la riqualificazione del quartiere Gyldenrisparken, etc.

L’Architetto della Città, Tina Saaby ha detto “Oggi diamo importanza alla vita urbana prima che agli spazi e pensiamo agli spazi urbani prima che agli edifici”. Nel 2010, con il documento Copenhagen City of Architecture articolato nelle sezioni Caratteri, Architettura, Spazi Urbani e Processi, la città ha definito quattro intenti prioritari sui quali agire:

  • Rafforzare la sua identità attraverso iniziative allo stesso tempo di sviluppo e di conservazione
  • Promuovere l’architettura sostenibile aggiungendo nuove qualità alla connettività e ai territori circostanti
  • Creare spazi e paesaggi urbani di alta qualità architettonica per incoraggiare la diversità nella vita urbana
  • Promuovere e facilitare processi che garantiscono la qualità architettonica entro soluzioni sostenibili.

Il territorio è ricco di aree ex-industriali e portuali dismesse per le quali sono stati avviati percorsi di rigenerazione in linea con i principi di sostenibilità e aprendosi a proposte innovative di giovani studi d’architettura. Ne emergono soluzioni che spesso esaltano lo spazio pubblico come luogo per educarsi a uno stile di vita più sostenibile e per aprirsi alla socialità. È questo il caso dei parchi lineari ricavati dai binari fuori uso a Prags Boulevard e a Sonder Boulevard.

Inoltre, nel corso degli ultimi anni, il tessuto urbano si è arricchito di veri e propri magneti di aggregazione, anche laddove non lo si sarebbe mai ritenuto possibile. Tra questi le acque del porto: meno di 30 anni fa erano insalubri, e dal 2002 sono balneabili. Anche i green roofs (tetti verdi) sono diventati in pochi anni un’infrastruttura molto presente e importante in città: i tetti urbani trasformati in zone verdi e orti per coltivare e socializzare, accrescono anche la resilienza del territorio in vista delle crescenti percentuali di piogge e acquazzoni previste nei prossimi anni, essendo in grado di assorbire il 50%-80% delle piogge annuali.

Negli ultimi anni la capitale danese è stata scenario di vasti cambiamenti che si sono succeduti a una “velocità che sorprende, un’andatura al galoppo che sembra capace di scartare i rischi e saltare gli ostacoli in apparente scioltezza”, ha scritto Andrea Vidotto, professore di progettazione architettonica e urbana all’Università Roma Tre. Agilità e rapidità che non possono comunque in nessun modo metterla a confronto con l’accelerazione e la crescita violenta delle città asiatiche. Se queste ultime infatti sono Asian Tigers che crescono spesso senza neanche un disegno o una visione che ne racchiuda l’identità, Copenhagen è invece una Green Tiger in perfetta controtendenza con queste: un esemplare raro di città compatta e a misura d’uomo, capace di conciliare al contempo innovazione e conservazione.

Alcuni traguardi della Green Tiger:

  • Il teleriscaldamento serve oltre il 98% degli edifici della città;
  • Il 55% della popolazione si sposta in bicicletta;
  • Il 90% dei rifiuti edili viene riciclato;
  • Tra il 2005 e il 2012 sono diminuite del 24% le emissioni di CO2;
  • Nel 2010 le emissioni di particolato sono diminuite del 60% (grazie alle numerose low emission zone della città);
  • Il 96% degli abitanti vive a meno di 15 min. di distanza da un’area ricreativa verde;
  • Il 4% dell’energia della città è fornita dal parco eolico costruito nel 2001 poco fuori città.

La chiave della città: i cittadini

Naturalmente il successo dell’intero processo di cambiamento si concentra nel fatto di aver messo le persone al centro di ogni iniziativa, progetto e soluzione: Copenhageners feel they are part of the solution. Nei documenti ufficiali si legge: “senza un ampio coinvolgimento degli abitanti nel processo di costruzione della città rischieremmo di fallire nella nostra ricerca per raggiungere la grandezza”. L’amministrazione comunale ha da sempre reso partecipe la cittadinanza chiarendo obiettivi e strategie, e puntando su uno stretto coinvolgimento per definire in modo partecipato una visione in prospettiva della città. La comunicazione e il dialogo aperto sulle iniziative green hanno contribuito a trasformare i cittadini da semplici spettatori in attori attivi del processo di evoluzione del territorio.Dopotutto, soltanto una collaborazione attiva della comunità nel trasformare consapevolmente modi d’uso e abitudini avrebbe potuto permettere di far ingranare e maturare percorsi di sviluppo così ambiziosi.

Osserviamo con attenzione la tigre danese e imitiamola

Il sito Sharing Copenhagen 2014, lo dice il nome, è un invito a condividere e conoscere più a fondo la città durante tutto questo anno, per esportare e replicare strategie, progetti ed esperienze virtuose anche in altri contesti urbani. Attualmente in città di medie dimensioni come Copenhagen vive più della metà della popolazione urbana mondiale[3]. Quante di queste saranno capaci di prendere ispirazione dalla tigre danese?

Sembra proprio che Copenhagen stia riuscendo a rispondere in modo creativo alle sfide di un ambiente urbano sempre più plurale e complesso: risposte inventive e coraggiose per affrontare con strategie e piani d’azione un futuro che non è spaventoso e al quale la città sembra esporsi, per citare Vidotto, con “disinvolta euforia”.

 


 

[1] Rapporto WPP, World Population Prospects (Onu, 2012)

[2] Per decenni la città ha perseguito politiche di sostenibilità. Copenhagen è la dimostrazione che una città sostenibile non è solo una città più pulita e verde – ma anche una città con alta qualità di vita. Una città più smart, più salutare e più felice”.

[3] Peter Hall (Londra 1932), pianificatore, urbanista e geografo inglese

 

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