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Presentato il 2° Rapporto BES: cosa ci allontana dal Benessere Equo e Sostenibile?

Come ogni primo del mese Istat ha diffuso ieri i numeri dell’occupazione: davvero niente di troppo incoraggiante se si considera che il tasso di disoccupazione è al 12,6% e sale al 43,0%, per i 15-24enni.  Quella del lavoro si conferma la vera emergenza dell’Italia anche guardando ai dati del rapporto BES 2014 che, presentato da Istat e CNEL la scorsa settimana, fotografa in dodici dimensioni e 134 indicatori il Benessere equo e sostenibile nel nostro paese e le sue variazioni nel tempo.

BES 2014
L’obiettivo del Rapporto Benessere Equo e Sostenibile (BES 2014), giunto alla seconda edizione,  è rendere il Paese maggiormente conscio dei propri  punti di forza e delle difficoltà da superare per migliorare la qualità della vita dei cittadini, ponendo tale concetto alla base delle politiche pubbliche. I dati utilizzati, provenienti da numerose fonti, in alcuni casi consentono un‘analisi della evoluzione degli indicatori fino ai primi mesi del 2014, in altri fotografano la situazione al 2013 o anche a date precedenti, a seconda della metodologia di raccolta.

SALUTE
Condizioni di salute in miglioramento e livelli di speranza di vita tra i più elevati a livello internazionale: 79,6 anni per gli uomini e 84,4 per le donne. Tra il 2009 e il 2011 cresce il numero medio  di anni vissuti in buona salute per uomini (+2,1) e donne (+ 2,2) e si riduce la mortalità infantile (da 34,9 a 30,9 su 10.000 nati vivi). Tra il 2006 e il 2011 si riducono i decessi per tumori tra i residenti adulti (da 9,9 a 9,1 su 10.000 residenti). Nel 2012 si riduce il benessere psicologico: il punteggio medio passa da 49,8 del 2006 al 49 del 2012, con peggioramento più marcato tra i maschi adulti.  Ancora molto diffusi nella popolazione comportamenti che costituiscono rischi per la salute (sovrappeso e sedentarietà) ma fumatori in calo dal 23,3% nel 2010 al 21,3% nel 2013. Nel Mezzogiorno, oltre ad una vita media più breve, si vive per più anni in peggiori condizioni di salute o con limitazioni nelle attività quotidiane. Molti dei comportamenti a rischio sono più marcati tra le persone di bassa estrazione sociale.

ISTRUZIONE E FORMAZIONE
Nel 2013, il 58,2% dei 25-64enni possiede almeno il diploma superiore  (media europea 74,9%);  la quota di individui tra i 30 e i 34 anni con titolo universitario si ferma al 22,4% (media europea 40%). Ancora in aumento i Neet (ragazzi che non studiano né lavorano): 26% nel 2013, con picchi al Sud. In molte regioni meridionali oltre un terzo dei giovani si trova in questa situazione. L’indice di partecipazione culturale continua il suo  trend discendente: dal 27,9% nel 2012 passa al 25,9% nel 2013.

LAVORO E CONCILIAZIONE DEI TEMPI DI VITA
Nel 2013 il  tasso di occupazione si attesta al 59,8%, mentre nella UE27 è pari al 68,5%. Gran parte degli  indicatori di qualità del lavoro segnalano un preoccupante peggioramento della condizione dei lavoratori. L’Italia si caratterizza per la forte esclusione dei giovani dal mercato del lavoro, mentre il Mezzogiorno presenta una marcata incidenza di occupati in posizione non regolare (nel 2012 il 19,1% in confronto al 10,5%  della media nazionale). Le difficoltà di conciliazione si manifestano soprattutto in presenza di figli piccoli: cresce il divario tra il tasso di occupazione delle madri (fascia 25 - 49 anni) di bambini in età prescolare e quello delle donne della stessa fascia di età senza figli (nel 2013 rispettivamente 54,6% e 72,6%). Nel Mezzogiorno le percentuali sono rispettivamente 36,8% e 52,8%.

BENESSERE ECONOMICO 
Nel quinquennio della crisi il reddito per abitante, in valori correnti,  è diminuito nel Centro-Nord (-4% nel Nord e -2,9% nel Centro) ed è rimasto pressoché identico nel Mezzogiorno (+0,1%), dove, tuttavia, è pari al 65% di quello delle regioni settentrionali.  L’indicatore di povertà assoluta, basato sulla spesa per consumi, nel 2012 mostra un aumento del 2,3%: la quota di persone che vivono in famiglie assolutamente povere passa dal 5,7% all’8% e aumenta in tutte le ripartizioni territoriali: dal 4% al 6,4% nel Nord, dal 4,1% al 5,7% nel Centro, dall’8,8% all’11,3% nel Mezzogiorno. L’indicatore di grave deprivazione dall’11,1% nel 2011 (+4,2 punti percentuali rispetto al 2010), raggiunge il 14,5% nel 2012 e migliora nel 2013, scendendo al 12,5%. 

RELAZIONI SOCIALI
Nel 2013 cresce la quota di popolazione che ha dichiarato di avere parenti, amici o vicini su cui contare, passando dal 76% del 2009 all’80,8% del 2013. Al tempo stesso, diminuisce la soddisfazione per le relazioni familiari e amicali e si riducono le attività di partecipazione sociale rispetto all’anno precedente. Nel 2013 solo il 20,9% delle persone di 14 anni e più ritiene che gran parte della gente sia degna di fiducia. L’Italia è uno dei paesi Ocse con i più bassi livelli di fiducia verso gli altri: il minimo  si registra nel Mezzogiorno (17,2%) che presenta i valori più critici per tutti gli indicatori riferiti alle Relazioni sociali.

POLITICA E ISTITUZIONI
Aumenta la presenza di donne e giovani nelle assemblee parlamentari e nei più importanti luoghi decisionali della sfera pubblica. Le donne sono il 31,3%  dei deputati e il 29,8% dei senatori.  Un senatore su quattro ha meno di 50 anni e un deputato su quattro meno di 40 anni.  Le donne elette sono, in media, più giovani degli uomini. Cresce la presenza femminile nei consigli regionali e nelle società quotate  in borsa raggiungendo rispettivamente il 15,1% e il 17,8% dei consiglieri. Cresce anche la partecipazione politica attraverso l’atto di informarsi e lo scambio di opinioni sui temi della vita civile e politica, in particolare al Centro. Nel 2013 il 68,6% della popolazione di 14 anni e più partecipa alla vita civile e politica. Si riduce, invece,la partecipazione attraverso il web. Resta elevata la sfiducia nei confronti di partiti, Parlamento, consigli regionali, provinciali e comunali, e del sistema giudiziari: è un fenomeno che riguarda i diversi segmenti della popolazione, tutte le zone del Paese e le diverse classi sociali. L’unica fiducia espressa dai cittadini che raggiunge e supera la sufficienza è quella verso le istituzioni dei Vigili del fuoco (7,9) e delle Forze dell’ordine (6,4).

SICUREZZA
Negli ultimi anni, sono aumentati i reati contro il patrimonio, mentre continuano a diminuire gli omicidi. Nel 2012 i furti in abitazione sono aumentati di quasi il 40%  rispetto al 2010. L’incremento riguarda tutte le ripartizioni: il 61% in più nel Nord–est, il 42% nel Mezzogiorno (con un picco del 52% nelle Isole), il 31% nel Centro e il 30% nel Nord-ovest. In crescita anche gli scippi e i borseggi denunciati, rispettivamente del 40,5% e del 28,6%. Dal 2011 diminuisce la percezione di sicurezza: si sentono  molto o abbastanza sicuri a uscire da soli quando è buio il 55% delle persone; erano il 59% nel 2010 e il 60,8% nel 2011.

BENESSERE SOGGETTIVO
Nel 2013, dopo una forte contrazione registrata nel 2012, la quota di popolazione che dichiara elevati livelli di soddisfazione per la propria vita, indicando punteggi compresi tra 8 e 10, è sostanzialmente invariata (35%). Generalmente manifestano una situazione in ulteriore peggioramento proprio coloro che presentavano i maggiori livelli di soddisfazione.  È questo il caso dei giovani di 20-24 anni, per i quali l’indicatore di soddisfazione cala dal 37% del 2012 al 32,5% del 2013 (nel 2012 era già sceso di 10 punti rispetto al 45,8% dell’anno precedente). Stesso andamento tra i laureati, per cui l’indicatore di soddisfazione cala dal 43,4% del 2012 al 41,7% del 2013 e tra i residenti nel Nord : dal 40,6% al 39,5% dopo gli oltre 8 punti persi nel  2012. Al Nord in calo anche la percentuale di quanti guardano al futuro con ottimismo: dal 27,1% del 2012 al 25,6% del 2013.

PAESAGGIO E PATRIMONIO CULTURALE
L’Italia ospita il maggior numero di siti “patrimonio dell’umanità” e i beni censiti dal Mibac sono più di 33 ogni 100 km2 eppure si conferma come tra i paesi meno generosi d’Europa nel finanziamento  della cultura.  Un dato positivo viene dal’ultimo Censimento dell’agricoltura che mostra, per la prima volta in quarant’anni, un  netto rallentamento della perdita di superficie agricola utilizzata (Sau), condizione necessaria, anche se non sufficiente alla conservazione dei paesaggi rurali. Fra il 2000 e il 2010 l’estensione complessiva della Sau si è ridotta del 2,5%, mentre nel decennio precedente si era registrata una riduzione del 12,3%. Si conferma  una riduzione del flusso di nuove costruzioni mentre l’indice di abusivismo edilizio che nel Nord era sceso a 3,2 costruzioni illegali per 100 autorizzate nel 2008, è risalito nel 2013 a quota 5,3. Nel Mezzogiorno, la quota di abitazioni illegali, che oscillava tra il 20% e il 25% di quelle autorizzate prima del 2008, negli ultimi anni supera il 35%.

AMBIENTE
Migliora lievemente la qualità dell’aria e diminuisce da 59 a 52 il numero di comuni che ne denunciano l’allerta per la salute umana, superando il valore limite previsto per il particolato PM10 per più di 35 giorni l’anno. Cresce, anche se di poco, la disponibilità di verde urbano nei comuni capoluogo di provincia. L’incremento è di circa lo 0,5% tra il 2011 e il 2012.  Continua ad aumentare la produzione di energia elettrica derivante da fonti rinnovabili, che soddisfa in misura crescente il consumo interno lordo di elettricità, ponendo l’Italia sopra la media europea. Nel 2012 la quota del consumo interno lordo di energia elettrica coperta da fonti rinnovabili è pari al 26,9% (+3,1% rispetto all’anno precedente). Sempre nel 2012, risultano in calo il consumo di risorse materiali interne (l’aggregato dei consumi interni di materiali - Cmi - si attesta ad un livello che è del 30% inferiore a quello del 2006) e l’emissione di gas serra (da 10,11 a 8,30 tonnellate di gas CO2 equivalenti pro capite tra il 2003 e il 2011). Nel 2013, l’estinzione di specie animali e vegetali è considerata tra le cinque preoccupazioni ambientali prioritarie dal 16,5% delle persone, sale al 24,6% tra i 14-19enni.

RICERCA E INNOVAZIONE
La quota di Pil destinata in Italia al settore ricerca e sviluppo diminuisce, aumentando la distanza dell’Italia dal resto d’Europa. Confrontando la spesa nazionale con quella dei principali Paesi europei, infatti, il contributo italiano al totale europeo passa dal 7,9% del 2010 al 7,6% del 2011. Calano del 6,1% nel 2011 le domande di brevetto e peggiora la capacità brevettuale del nostro Paese rispetto a quella europea. Cresce il divario tra il Nord e le altre ripartizioni. In quasi tutte 11 le regioni settentrionali aumenta infatti la spesa in ricerca e sviluppo mentre i due terzi dei brevetti provengono da questa area del Paese. In Italia il peso economico dei settori ad alta tecnologia è tra i più bassi in Europa. Per quanto riguarda la diffusione della conoscenza tecnologica, cresce l’utilizzo di Internet dal 52,6% nel 2012 al 56% nel 2013 (la media europea è al 72% nel 2013). I divari tecnologici vedono sfavoriti il Mezzogiorno, gli anziani, le donne e le persone di status più basso.

QUALITÀ DEI SERVIZI
Tutti i servizi socio-sanitari mostrano profonde differenze tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno: il divario è particolarmente rilevante nel caso degli asili nido, dove sono iscritti il 18% dei bambini di 0 -2 anni nel Centro-Nord e solo il 5% nel Mezzogiorno; l’ADI (assistenza domiciliare integrata) varia dal 5% del Nord al 3% del Mezzogiorno; i posti letto nelle strutture socio-assistenziali sono 10 per 1000 abitanti al Nord e solo tre nel Mezzogiorno. Il trasporto pubblico locale ha visto una generalizzata contrazione del servizio offerto, soprattutto nelle regioni del Centro. Rimane allarmante la situazione di sovraffollamento delle carceri; nonostante la diminuzione del numero di detenuti e l’aumento di posti letto, il numero di detenuti per 100 posti disponibili nel 2013 è 131,1 (139,7 nel 2012).  Miglioramenti graduali nella disponibilità e funzionamento delle public utilities. in media i cittadini sopportano due interruzioni del servizio elettrico senza preavviso l’anno, in diminuzione rispetto al 2011 in quasi tutte le regioni. Le famiglie allacciate alla rete di gas aumentano, sfiorando il 78% mentre irregolarità nella distribuzione dell’acqua sono lamentate, nel 2013, da quasi 2,5 milioni di famiglie (9,9%), soprattutto nel Mezzogiorno. La gestione dei rifiuti urbani continua a migliorare, sia per la raccolta differenziata (dal 37,7 al 39,9%) che per il conferimento in discarica (dal 42,1 al 38,9%), anche se resta alto il ritardo rispetto all’Europa.

(Sintesi da "Rapporto Bes 2014 - Nota per la stampa")

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