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Ben sei italiani semi-finalisti alla competizione europea sull'innovazione sociale

27 milioni di persone sono disoccupate in tutti gli Stati membri dell'Unione europea e molti milioni di persone hanno un lavoro poco redditizio. La sfida della European Social innovation competition è quella di aiutare a cercare nuovi talenti e competenze per creare nuove imprese, offrire posti di lavoro e buoni progetti alla società. Pochi giorni fa sono stati annunciati i 30 finalisti che si contenderanno tre premi da 30.000 euro.

Con innovazioni sociali s’intendono prodotti o servizi che rispondono contemporaneamente ai bisogni sociali (in modo più efficace rispetto alle alternative) e creano nuove relazioni sociali o collaborazioni. Si tratta di innovazioni che non sono solo un bene per la società, ma migliorano la capacità della società di agire negli interstizi tra il settore pubblico, il settore privato e il terzo settore. 
La convinzione di fondo è che l’innovazione sociale non solo è auspicabile, è necessaria per il rilancio dell’economia dell’Europa.

Questi sono gli obiettivi specifici della Commissione:

  • Aumentare il numero di disoccupati che si muovono nel mondo del lavoro;
  • Aumentare i guadagni delle persone “sotto-occupate”;
  • Aumentare l'occupazione dei gruppi svantaggiati o emarginati (ad esempio, giovani, over 50 , disabili , lavoratrici madri ) ;
  • Aumentare il numero di persone che aprono un’attività in proprio.

La seconda competizione europea sull’innovazione sociale si è chiusa l’11 dicembre 2013, ma solo venerdì abbiamo conosciuto i nomi dei 30 progetti finalisti che si contendono tre premi da 30.000 euro. Quasi 1300 le domande pervenute da tutt’Europa e l’Italia è il maggior paese rappresentato per numero di candidature. 

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I 30 progetti, selezionati  da una giuria d’eccezione, hanno l’opportunità di partecipare alla Social innovation Academy che riunirà a Bilbao tutti i semi-finalisti per cominciare un’azione di accompagnamento alle imprese che porterà a premiare le 3 idee vincitrici a maggio 2014. Non da poco il fatto che, oltre al premio in denaro, i 3 vincitori hanno la possibilità di vincere una mentorship per il resto del 2014.

Vediamo insieme quali sono i semi-finalisti italiani in gara:

  • "Alla Giornata" è una piattaforma web che mira a fare matching tra l'offerta degli imprenditori agricoli e la domanda da parte di persone svantaggiate (persone emigrate , non professionisti, persone con problemi psichici). L'aspetto d’ innovazione di questa piattaforma è che il datore di lavoro può accettare un'intera "squadra" di nuovi dipendenti , anche se per alcuni giorni ,utilizzando il sistema di voucher di pagamento.
  • “Fork in Progress”, un ristorante di cucina tradizionale a km 0 che sviluppa solidarietà intergenerazionale in Sud Italia. Nella cucina di Fork in progress sono gli anziani a rischio di emarginazione sociale insieme agli studenti dell’istituto alberghiero a scegliere e preparare i menu da proporre. Un esperimento di ristorazione didattica il cui valore formativo è dato non solo dal trasferimento del know-how tradizionale, ma anche dall’incontro e dal confronto tra generazioni lontane. Senza un incontro non può nascere una relazione e senza una rete di relazioni non può svilupparsi capitale sociale in una comunità. Dunque, il progetto intende contribuire a raggiungere, come obiettivo generale, lo sviluppo di risorse relazionali durature, ponendosi come obiettivi specifici: favorire la solidarietà intergenerazionale e promuovere la cucina come strumento di educazione e produzione di valore sociale. 
  • “Progetto QUID”, nasce dalla volontà e dall’impegno di concretizzare il reinserimento nella comunità di lavoratori svantaggiati, coinvolgendoli in attività produttive di tipo etico-sostenibile.
    L’idea di fondo è quella di rivalorizzare capi d’abbigliamento tramite modifiche sartoriali artigianali e offrire un’opportunità di lavoro ed emancipazione sociale a persone svantaggiate; per creare un prodotto innovativo, sostenibile, unico e ad alto contenuto creativo.
  • “JOB in the Bosco di Capodimonte”: riutilizzo di beni pubblici abbandonati con un elevato potenziale turistico per creare posti di lavoro e far rivivere le tradizioni locali. Il Bosco di Capodimonte è un enorme parco a Napoli, con una superficie di 134 ettari, attualmente gestito da un ente pubblico. Oggi, nel parco troviamo il Museo di Capodimonte, circondato da una serie di piccoli sentieri e diversi edifici storici abbandonati e non utilizzati. L'idea è quella di costruire una serie di attività produttive che trasformerà il Bosco in un'attrazione turistica, con servizi di alloggio, accoglienza turistica, noleggio bici, luoghi di sosta, organizzazione di attività ricreative e la creazione di un laboratorio di ceramica aperto al pubblico.
  • “ROOTS” è un progetto umbro che riunisce gli anziani del luogoche hanno speso la loro vita nella cura oliveti con giovani disoccupati per far rivivere, insieme, oliveti abbandonati. Gli anziani condividono le proprie esperienze e raccontano le loro storie di vita. I giovani impareranno a curare gli oliveti e documenteranno il processo creando prodotti di tipo culturale quali documentari, libri, musica, dipinti, o qualsiasi altro prodotto culturale.
  • “WASTE FAB-LAB”, è un progetto che propone di creare posti di lavoro a partire dai rifiuti o dagli oggetti da riparare, attraverso il loro ripristino o riprogettazione in forma collaborativa. Andando oltre i centri del riuso, Waste fab lab è un concept che identifica nei materiali di scarto l'oro delle città, la loro riprogettazione creativa e la rete degli esperti come competenze imprescindibili per una nuova economia locale circolare e creativa. Il target sono gli over 50, le persone con disabilità, i designer, i cittadini, i maker.  Il partenariato vede le coop sociali, le municipalità, le grandi imprese, le reti dei fab lab.

Che vinca il migliore! 

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