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Ripartiamo dalle comunità locali, anzi dalla strada!

Si parla tanto di cambiamento e di necessità di dare vita ad un nuovo modello economico basato sulle relazioni più che sul capitale. Quando ancora molti credono che la migliore strategia per il cambiamento sociale sia quella organizzata dall’alto, un’esperienza bolognese ci suggerisce di ripartire dalle comunità locali, con una azione di cambiamento dal basso perché è lì che nascono i cambiamenti radicali che  possono  rivoluzionare la nostra società.

In un mondo iper-connesso, il bisogno della relazione face-to face è ormai visibile in tante esperienze e progetti, a testimoniare una rinnovata voglia di antica socialità: alcune tendenze del momento, dalla sharing economy all’agricoltura urbana, presuppongono l’incontro fisico, lo stare insieme, il costruire insieme. La SocialStreet bolognese guidata da Federico Bastiani è un progetto che ha ottenuto una visibilità nazionale perché incarna questo bisogno. «La città non crea più occasioni di socialità. Penso ad esempio ai paesini di cinquanta anni fa, dove magari la domenica mattina ci si riuniva per andare a messa come un momento di socialità. Oggi queste cose non ci sono più e quindi in questo caso Facebook mi ha aiutato tantissimo, costruire la comunità di via Fondazza.» spiega Federico.

Ma cosa succede in Via Fondazza a Bologna?

L'idea della Social Street ha origine dall'esperienza del gruppo facebook "Residenti in Via Fondazza – Bologna" iniziata nel settembre 2013. L'obiettivo è quello di socializzare con i vicini della propria strada di residenza al fine di instaurare un legame, condividere necessità, scambiarsi professionalità, conoscenze, portare avanti progetti collettivi di interesse comune e trarre quindi tutti i benefici derivanti da una maggiore interazione sociale. Da facebook infatti nel giro di pochissimo si è passati alla vita reale. Sabato 10 novembre è andata in scena la prima social dinner: chi abita al civico 9 ha ospitato quelli del civico 87. C’è chi si è messa a disposizione dei vicini più anziani portandogli la spesa a casa. Nicola domanda ai vicini dove trovare un buon gommista per cambiare le ruote della macchina e Antonio si offre per fare ripetizioni per i ragazzini.

Piccoli passi dunque verso un’economia di tipo collettivo, non più fondata sull’individuo, ma sull’interazione tra le persone e sulla comunità di vicinato.  Da via Fondata l’esperienza si poi allargata ed oggi il sito socialstreet.it conta ben 56 “vie sociali” o “socializzanti”.

Ma Bologna non è nuova a simili iniziative. Qualche anno fa, infatti, un’altra esperienza, quella dei luoghi di sosta pedonale in Via Centotrecento, aveva dato avvio a pratiche locali di cittadinanza attiva. Si trattava della creazione di una rete di piccole piazze di vicinato, sempre diverse e progettate con la partecipazione dei cittadini, ricavate in spazi minimi nelle strade urbane che favoriscano la sosta, la convivialità ed i rapporti di vicinato e che supportino la mobilità sostenibile.

Cosa impariamo da queste esperienze?

Una rinnovata importanza e centralità dello spazio pubblico come luogo della mediazione e dell’incontro sociale; l’esigenza delle persone di stare insieme e soprattutto di condividere tempo, esperienze e competenze; l’attenzione al benessere non come fonte di reddito economico, ma come fonte di felicità.
La Social Street o la piazzetta di vicinato è uno strumento che gli abitanti della comunità hanno imparato a gestire nella consapevolezza che il cambiamento della società parte da lì, da loro stessi, dai loro vicini, dallo spazio che abitano. Se la politica guardasse e cercasse di apprendere da queste esperienze, forse qualcosa cambierebbe davvero!

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Commenti

sorry errori:legati al t9 impostato sulla lingua inglese

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Un puzzle infinto se manca una civic intelligent comunication

credo che Non solo i politici come sindicato sono consigliati a valutare certe esperienze ma anche chi se ne fa portatore perchè, a mio avviso, dalla consapevolezza si generera nuova consapevolezza. Il bisogno primario rimane quello di rigenerare i rapporti sociali "secondari"? Allagare le reti? rigenrazione urbana? sicurezza? e cosi via...Si parte dalla tecnologia si arriva alla strada. Il paradigma Smart è rispettato .
QUanto durerà, la moda, l'evento o più semplicemente il trovare il tempo per gli altri, non sempre questo è scontato e facile.
Il mio interogativo che non vuol essere pessimista ma un augurio di solidità oltre il tempo della crisi, è:
quella che generalmente è chiamata natura umana (importante perchè genera azioni concrete nell'immediato e spesso non scontate e razionali) permetterà il perpetrare, o ancor meglio la penetrazione di queste forme di socialità nel quotidiano degli individui (cittadini-portatori d'interesse-padri-figli-zii-nonni-pensionati-studenti ecc...)?
sara' fonte di comunicazione/cooperazione orrizontale reale ( in cui ognuno si spoglia di un vecchio potere per acquisirne uno più forte in cloud)?
Partire da queste forme di social innovation è un grande spunto per dare forza alla neccessità di soffermarsi sul sempre più crescente bisogno d' analisi, monitoraggio e valutazione contro fattuale ex ante ed innovativo se si vuol "voler creare" per la comunità o più in genreale per i cittadini. L'obiettivo smart è credibile se si realizza sia partendo dal basso per incontrare ciò che parte dall'alto e viceversa, e credo sia possibile, in cui anche i modi di rapportarsi a volte contano, si veda Smart Chicago Collaborative, prendiamo come esempio chicago! (considerazione valida per tutti gli attori in gioco e che quindi esclude che: "i fini giustificano sempre i mezz!")

Anche l'economia tradizionale

Anche l'economia tradizionale si costruisce mettendo un rete il capitale sociale. Speriamo che anche i nostri politici traggano spunto da queste microscopiche ma importantissime esperienze.

inclusione e cooperazione

Sono molto daccordo sulla bontà di queste iniziative certamente più facili da proporre in città medio grandi anche se ormai con la costruzione in periferia e l'immigrazione i problemi delle relazioni diffidenti son dappertutto.
L'unico pregio di questa crisi è il riveder, non le stelle, ma le stalle, per ironia, cioè la miseria dovuta all'ingordigia e a concetti di vita senza senso. Che la ripresa spazzi via questa nota di umanità? Magari qualcuno farà spallucce perchè oggi si è ritornati a chiedere un lavoro, qualsiasi, direi coldirettianamente a costo quasi zero!