Caso

Mantova smart region: l'unione fa la forza

Nel territorio mantovano l'iniziativa smart city ha qualcosa di nuovo ed esemplare rispetto ai numerosi casi nazionali e internazionali di città che stanno lavorando a questo tema. Infatti, grazie alla solida guida dell'amministrazione provinciale, in questa iniziativa i rigidi confini che separano le singole aree urbane sono stati completamente cancellati, favorendo la costruzione di un'unica grande community di progetto in cui sono stati coinvolti tutti i Comuni della provincia. In questo contesto, partecipazione e collaborazione sono diventati i concetti chiave che hanno permesso di sviluppare un progetto caratterizzato da un obiettivo condiviso che poteva essere raggiunto solo lavorando come gruppo, e non come singoli: mettere a sistema l'ingente patrimonio culturale e ambientale custodito da ciascun Comune al fine di migliorare la capacità attrattiva dell'intero territorio e le sue modalità di fruizione, promuovendone un'immagine unitaria.

Capire i propri limiti e superarli: un unico obiettivo per un problema collettivo

Il territorio della provincia di Mantova è situato nella parte Sud della Lombardia, incuneato tra Veneto ed Emilia Romagna. All'interno di quest'area si collocano settanta Comuni, prevalentemente di piccole dimensioni (meno di 5.000 abitanti), che in totale riescono a raccogliere una popolazione pari a quella di una città di medie dimensioni, circa 400.000 persone. Nonostante la loro dimensione ridotta, queste aree possiedono un capitale culturale, ambientale e paesaggistico di elevato pregio, che rappresenta una potenziale leva economica per l'intero territorio. Tuttavia, la frammentarietà di questo capitale, ampiamente diffuso alla scala territoriale e non concentrato in specifiche aree di attrazione, ha sempre costituito un limite alla sua efficace valorizzazione e fruizione in termini turistici. Questa situazione, molto comune nei territori italiani ed europei, ha richiesto alle molteplici amministrazioni locali del territorio mantovano uno sforzo non indifferente per poter trasformare questo limite in un punto di forza: superare i vincoli e i limiti amministrativi al fine di interpretare il territorio come un unico museo a cielo aperto, dove ogni singolo bene è parte integrante di una singola collezione che si estende in uno spazio espositivo di 25.000 mq. Un obiettivo veramente ambizioso, il cui raggiungimento permetterà di modificare completamente lo scenario attuale su cui gli attori del territorio mantovano stanno ormai lavorando da moltissimo tempo. 

Il valore della collaborazione: un nuovo ed innovativo modello di governance

Per raggiungere questo obiettivo, il contesto mantovano sta sperimentando da molti anni nuovi e innovativi approcci nella pianificazione e nella programmazione strategica. Grazie a questi approcci è stato possibile migliorare il dialogo fra i vari attori del territorio e metterli nelle condizioni di maturare la loro capacità di collaborare e condividere obiettivi comuni, soprattutto in riferimento all'ambito dei beni culturali, di cui il territorio è particolarmente ricco. La continua crescita del livello di collaborazione ha portato alla nascita di molteplici reti sociali in cui sono coinvolte più amministrazioni comunali, così come altri attori pubblici o privati che operano nel territorio mantovano. Queste reti hanno dato vita a distretti culturali, ecomusei, reti d'impresa, sistemi museali e associazioni di comuni.

Anni e anni di continua sperimentazione e di confronto che recentemente hanno portato anche alla nascita dell'iniziativa smart city. Tuttavia, in quest'ultimo caso il livello di maturità della capacità collaborativa è cresciuto ulteriormente, dato che in questo caso sono coinvolti tutti i settanta comuni della provincia, e non come attori passivi, ma come soggetti attivi e propositivi. Infatti, è proprio dalle richieste delle amministrazioni comunali che emerge la richiesta di un'azione in grado di garantire una valorizzazione complessiva del territorio provinciale e un rafforzamento della sua immagine. Una visione in cui deve emergere il gruppo e non il singolo.

Per dare voce alle varie municipalità, in qualità di coordinatore dell'intera iniziativa, la Provincia di Mantova ha suddiviso il territorio in cinque aree territoriali a cui è stato chiesto di definire le loro priorità. Un procedimento estremamente innovativo che, oltre alla consolidata attitudine alla collaborazione, ha messo in luce la capacità dei vari Comuni di determinare autonomamente le loro politiche di sviluppo e la strada da percorrere per implementarle.

Dall'idea al progetto: come nasce una delle prime iniziative smart city alla scala territoriale

Per dare risposta alla problematica della frammentazione, sempre in stretta collaborazione con le varie amministrazioni comunali, la Provincia di Mantova ha deciso di proporre una prima azione con il “Progetto iM”. In questo modo la parte strategica dell'iniziativa smart city è stata tradotta in azioni operative, e la tecnologia è diventata uno strumento per la risoluzione di problematiche concrete. Il progetto, sviluppato grazie ad un finanziamento ottenuto della Fondazione Cariplo, è ancora in fase di realizzazione ma la conclusione è vicina. Inoltre, nonostante venga segnalato come progetto per la comunicazione e promozione digitale del patrimonio culturale e ambientale del territorio, questa iniziativa sembra essere molto più articolata a ambiziosa, sia per le dimensioni dell'area di intervento che per le soluzioni tecnologiche messe in campo.

La distanza fra i beni materiali che costituiscono il vasto patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico mantovano verranno completamente annullate lavorando nel mondo dell'immateriale, dove una semplice foto ai QR-code dislocati su tutto il territorio permetterà di recuperare in tempo reale le informazioni e la conoscenza ad essi associata. Inoltre, grazie ai servizi di geo-localizzazione e di realtà aumentata, in base alla propria posizione sarà possibile individuare i beni più vicini e costruire i propri percorsi di visita direttamente sul posto. Tutte le informazioni e i dati necessari per garantire il corretto funzionamento delle soluzioni proposte sono già state raccolte all'interno di unico database che verrà aggiornato costantemente e che comprende molte aree tematiche: arte e cultura, enogastronomia, territorio, natura, sport e benessere, scuola, congressi. Un lavoro di sistematizzazione di dati non indifferente se consideriamo che riguardano un'intera provincia. In questo modo verrà garantita una diffusione continua delle informazioni necessarie per favorire una migliore fruizione del territorio. I benefici di un unico punto di raccolta ed elaborazione dati rappresenta un forte vantaggio anche in termini di gestione. Infine, considerando l'eventuale presenza di utenti sprovvisti di dispositivi in grado di connettersi in mobilità, con i telefoni cellulari tradizionali sarà possibile accedere ad uno specifico servizio che fornirà le informazioni a voce. 

Un'esperienza da imitare

Il caso di Mantova rappresenta un'esperienza di rilevante importanza in ambito smart city perché apre in modo concreto, con azioni pratiche, un nuovo scenario di progetto fino ad oggi scarsamente esplorato: spostare il concetto di smart city dalla città al territorio, sviluppando un’iniziativa che coinvolge più amministrazioni comunali, e principalmente di piccole dimensioni. Il lavoro svolto in questa provincia dimostra che nonostante le difficoltà imposte dalla complessità di queste iniziative, attraverso il giusto mix di collaborazione, leadership e una visione ben strutturata, anche i piccoli Comuni possono accedere a queste tematiche e beneficiarne. La speranza è che questa esperienza non rimanga isolata, ma possa ispirare altri territori. In questo modo verrà garantita la partecipazione dei piccoli Comuni all’interno di questo lungo processo di trasformazione da cui non possono e non devono rimanere esclusi.


*Luca Mora. Dottorando in Progetto e Tecnologie per la Valorizzazione dei Beni Culturali presso il Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico di Milano e dottorando di alta qualificazione in Gestione dell’Innovazione e Sviluppo del Prodotto della Scuola Interpolitecnica di Dottorato fondata dai tre Politecnici italiani (Torino, Milano e Bari). Ha conseguito la laurea triennale in Scienze dell’Architettura e la laurea magistrale in Architettura, entrambe al Politecnico di Milano. Dedica la propria attività di ricerca allo studio dei sistemi di integrazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione all’interno dei sistemi urbani, con particolare riferimento ai processi di gestione e sviluppo delle strategie smart city. Collabora con il Laboratorio di Ricerca Mantova - Unità di ricerca T.E.MA. (Technology, Environment and Management) del Politecnico di Milano - Polo Territoriale di Mantova e con l’Urban and Regional Innovation Reserach Unit (URENIO) dell’Artistotle University of Thessaloniki.

Roberto Bolici. Architetto, Ricercatore in Tecnologia dell’Architettura, Direttore dell’Unità di Ricerca T.E.MA. (Technology, Environment and Management) del Laboratorio di Ricerca Mantova del Politecnico di Milano - Polo Territoriale di Mantova e Docente di Tecnologia dell’Architettura presso la Scuola di Architettura e Società del Politecnico di Milano nei corsi di Laurea e Laurea Magistrale di Milano, Mantova e Piacenza. Svolge attività di ricerca presso il Dipartimento A.B.C. (Architecture, Built environment, Construction Engineering) del Politecnico di Milano in qualità di membro dell’Unità di Ricerca Tecnologie Innovative per il governo del territorio e dei sistemi edilizi, dove si interessa ai temi dell’innovazione e del trasferimento tecnologico, della competitività territoriale, delle tecnologie edilizie e delle tecnologie per la valorizzazione del patrimonio culturale, e della progettazione tecnologica per lo sviluppo e la valorizzazione del capitale territoriale. Membro del Collegio dei Docenti del Dottorato in Progetto e Tecnologie per la Valorizzazione dei Beni Culturali.

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Commenti

collaborazione per la creazione di una comunità

Segnalo il progetto che segue e che ho presentato durante il Laboratorio di Innovazione Sociale della Facoltà di Sociologia dell'Universita' di Trento.
Scopo ispiratore del progetto rispondere ad un bisogno di persone diversamente abili facenti parte di una comunità, ma non solo dare la possibilità alla comunità di integrare le conoscenze del data set da cui si alimenta l'App, facendo sì che il bisogno diventi opportunità per tutti.
cristiana zuccalà

OBIETTIVI
Analisi dei bisogni di alcuni cittadini diversamente abili individuati dall’Associazione ADIFA di Carpi.
Partendo dall’assunto che la pianificazione territoriale debba essere dettata da esigenze produttive, ma soprattutto dalla realizzazione del bene comune, si è deciso di partire dai bisogni della comunità, e si è dato loro voce attraverso un’intervista a Valentina, ragazza diversamente abile residente a Carpi.
La sua storia in breve è quella di ognuno di noi, vive da sola, lavora, ha una vita sociale e tanta voglia di affermarsi come appartenente alla comunità Carpigiana. La sua aspirazione al di là della sua diversa abilità è poter svolgere la sua vita senza quelle barriere architettoniche che le impediscono di farlo. La sua aspirazione è condivisibile e certo di lei non si può dire che pretenda l’irrealizzabile, visto che persino la sua settimana è una tabella di marcia scandita da ritmi e orari dettati da associazioni e volontari che a richiesta la seguono, ma che per esigenze organizzative devono fare i conti con un timetable piuttosto rigoroso. Valentina, chiede l’attenzione del resto della comunità di cui a pieno titolo e di diritto fa parte. Con lei abbiamo fatto un giro per Carpi, “scortati” dal coordinatore provinciale di ADIFA, Antonio Mazzarella.
A Valentina è stato proposto un percorso verso luoghi di interesse di normale frequentazione sociale:
un luogo di ristoro;
l’ufficio anagrafe del comune;
il cimitero;
la chiesa.
Il punto di partenza, la casa del Volontariato di Carpi, in cui trovano collocazione le associazioni e le cooperative sociali di Carpi; la struttura è stata realizzata con il finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi.
Le difficoltà trovate durante il percorso, vogliono essere una mappatura realistica “del da farsi” ad opera dell’amministrazione comunale e un insieme di dati da far confluire nel data set di I-SCOPE nel caso in cui l’amministrazione comunale fosse interessata a far parte della cordata.
L’intervista è stata allegata al presente progetto e pubblicata su youtube. Poiché il blog Giunta Carpi non è raggiungibile in quanto il dominio è scaduto, è stato inviato un messaggio all’Assessore ai servizi Sociali e Pari Opportunità del Comune di Carpi, e ai sindaci del comune di Novi e di Campogalliano assessori per L’unione delle Terre D’Argine, di cui Carpi fa parte, con delega per le politiche sanitarie e le pari opportunità, all’assessore Simone Tosi Assessore Pianificazione Urbanistica, Edilizia privata, Servizi ambientali ed energetici, Ambiente e Comunicazione, per il Comune di Carpi.
Lo scopo finale del laboratorio e del progetto è far sì che la comunità conosca il disagio di alcuni suoi membri e trovi le energie gli strumenti per innovare dei meccanismi di quotidianità poco rispettosi del vivere comune e delle possibilità di inclusione sociale.

FASI DI REALIZZAZIONE DEL PROGETTO

PRIMA FASE
Colloquio con il signor Mazzarella, responsabile territoriale dell’Associazione ADIFA di Carpi;
Realizzazione dell’intervista con un campione di iscritti all’associazione ADIFA (Associazione disabili e familiari) di Carpi;
Alcune persone facenti parte del campione viene invitato a fare un percorso verso uno dei luoghi di interesse più comune;
Si sceglie l’ufficio anagrafe del Comune di Carpi e si parte dalla Casa del volontariato in via Peruzzi;
Percorrendo insieme la strada vengono riprese tutte le difficoltà incontrate da chi diversamente abile debba fare quel percorso senza nessuno che lo accompagni e con il solo ausilio della sedia a rotelle mossa da motore elettricamente.
L’esperimento non vuole essere strumento di campagna elettorale, né di denuncia, ma di suggerimento all’amministrazione comunale, in ossequio alla migliore democrazia partecipativa, di difficoltà di membri della comunità e di una possibile soluzione.
SECONDA FASE
Si chiede alla Fondazione Mapability e a Rotaract, la disponibilità a “prestare” i propri volontari per la realizzazione del progetto.
L’intervista è stata solo elemento di rottura e di evidenza che qualcosa va fatto, una volta preso atto di questo i percorsi vanno mappati e le barriere architettoniche “catalogate” e immesse in versione html nel data set dell’applicazione. Mapability, ha già una notevole esperienza in questo senso e ha già realizzato come si vede dalla scheda allegata mappe tridimensionali delle zone della città. Nella scheda allegata la mappa è della città di Verona, dove al rilevazione puntuale è già stata fatta, i volontari della Fondazione Mapability, interpellati verrebbero a fare altrettanto a Carpi, ma sarebbe proficuo, ai fini dell’inclusione sociale che fossero i volontari stessi di Carpi ad interessarsene.
Si prendono contatti con le associazioni presenti nella Casa del Volontariato di Carpi, affinchè “prestino” i loro volontari. Tutte le associazioni interpellate, lamentano l’assenza di volontari e il conseguente “invecchiamento” di quanti prestano la loro attività nelle associazioni.
Si interpella l’Associazione Servizi per il Volontariato Modena che ha un “ricambio” di volontari attraverso il progetto “Volontari in Circolo” promosso da una rete di associazioni di volontariato della provincia di Modena e dal Centro Servizi per il Volontariato. Con questo progetto vengono proposti alcuni percorsi formativi per aiutare ad orientarsi e ad ampliare le competenze personali e professionali, che potranno essere spese in contesti associativi, sociali e lavorativi. Le attività proposte hanno l’obiettivo di avvicinare al mondo delle organizzazioni di volontariato e di consolidare relazioni già esistenti attraverso percorsi formativi stimolanti e significativi su temi trasversali al volontariato. Il bacino dell’associazione è ampio, ma non hanno mai fatto una rilevazione di questo tipo, ad ogni modo i volontari di Mapability, presterebbero il loro aiuto.
TERZA FASE: GLI STRUMENTI
Attraverso un iphone o un tablet, ci si può connettere alla piattaforma di I-SCOPE e dando la propria localizzazione e imputando le scelta di itinerario, viene fornito sulla base dei dati acquisiti il percorso ottimale in termini di sicurezza e minor dispendio di energie.
QUARTA FASE: I DATI
I dati vanno monitorati e controllati non solo in termini di attendibilità e veridicità ,ma anche in termini di aggiornamento, inoltre si creerà un circolo virtuoso per far sì che l’intera collettività contribuisca all’integrazione dei dati e al loro aggiornamento, si deve infatti considerare che gli utenti dell’App non sarebbero solo le persone diversamente abili, ma anche altre persone normodotate, che volessero anche solo raggiungere i luoghi di interesse senza usare l’automobile e per esempio spingendo un passeggino o andando in bicicletta.
QUINTA FASE: LANCIO DELL’APP DI I-SCOPE
Intanto l’utilità: l’utente prima di tutto;
poi deve essere descritta bene; deve avere una buona valutazione e rating da parte degli utenti;
è unica e aggiornata;
ha un concept semplice e immediatamente comprensibile;
risponde ai bisogni latenti del target;
crea valore aggiunto per l’utente;
è necessario costruire un minisito relativo all’App, sarebbe utile sul portale istituzionale del Comune di Carpi;
“piazzare” l’App, sui social network facendo del digital pr;
contattare i blogger e le testate specializzate facendo advertising.