Editoriale

La lotta fra poveri del pubblico impiego

Il decreto legge 101/2013 (il cosiddetto “decreto D’Alia”), relativo alla razionalizzazione della PA è stato convertito ed è ormai legge dello Stato. Di questo complesso e tormentato provvedimento mi interessa qui parlare della vexata quaestio che ruota intorno ai precari nel pubblico impiego. Premesso che a mio parere il Decreto legge 101 mi sembra un buon compromesso, probabilmente il migliore possibile oggi e dettato da sano buon senso, esso non può che mettere in evidenza un conflitto di fondo che sarà bene chiarire e su cui è necessario farsi un’idea.

Prima i fatti, poi le opinioni; esaminiamo quindi con occhi onesti qualche evidenza (su cui ci eravamo già soffermati):

1.      I dipendenti pubblici non sono troppi: in Italia (14,8% rispetto al totale degli occupati) sono in numero minore sul totale degli occupati se raffrontati agli altri Paesi (Francia: 20%, UK 19,2%) e sono molto meno anche in termini assoluti: 3,4 milioni (5,6% pop) in Italia contro i 5,5 milioni in Francia (8,3% pop.) e i 5,7 milioni in UK (10,9% pop.);

2.      Ma sono mal distribuiti: si passa dal 13 % di impiegati pubblici sul totale degli occupati in Calabria al 6% della Lombardia; ma la mobilità praticamente assente: nel 2011 solo un dipendente su mille ha cambiato amministrazione e uno su cento ha cambiato ufficio, e tutti su richiesta volontaria;

3.      Sono anche molto “vecchi” : In Francia il 28% dei lavoratori pubblici ha meno di 35 anni, in UK sono il 25%, ma in Italia solo il 10%. E la percentuale di impiegati sotto i 25 anni, ossia assunti direttamente dall’Università, è praticamente nulla (1,3% e solo nelle carriere militari);

4.      …e meno qualificati: hanno la laurea solo il 34% degli impiegati pubblici, contro ad es. il 54% dei loro colleghi della Gran Bretagna.

5.      I precari nella PA, esclusa la scuola, sono circa 122.000 e non sono affatto diminuiti, nonostante tutte le successive stabilizzazioni e norme che ne avrebbero impedito l’assunzione (nel 2007 erano diecimila in meno). Il che fa pensare che stiamo cercando di fermare la marea con le mani. La maggior parte di loro è essenziale per far funzionare le amministrazioni;

6.      I vincitori di concorso non assunti che il decreto prende in considerazione sono circa 70.000 considerando i concorsi dal 2008 e non hanno, dal punto di vista strettamente giurisprudenziale, diritto al posto; ma ne hanno pieno diritto dal punto di vista della giustizia, della logica e della responsabilità politica;

7.      Il numero dei giovani potenzialmente interessati ad entrare nella PA è enorme, ma è stato addirittura inasprito il blocco del turnover, sia pure con qualche eccezione per gli enti virtuosi, che è ora al 20% delle uscite per il 2013 e 2014, al 40% per il 2015, al 60% per il 2016, all’80% per il 2017 e al 100% solo nel 2018 (a meno di nuove strette)

8.      A fronte delle aspettative di centinaia di migliaia di giovani le assunzioni possibili non supereranno quindi le 10-12.000 unità per il 2014 a poco più del doppio nel 2015 e così via. Questo a legislatura vigente. La stragrande maggioranza resterà quindi a bocca asciutta.

Ora tre brevi considerazioni personali:

  • E’ assolutamente necessario ripensare la geografia delle amministrazioni sulla base dei compiti e delle missioni ad esse assegnati e non sulla base di uno status quo nato in un mondo ormai passato. Solo dopo potremo dire se i dipendenti pubblici vanno aumentati, portandoli al livello della altre amministrazioni europee, diminuiti, perché ad esempio abbiamo deciso di ridurre il perimetro dell’azione pubblica, o lasciati stabili.
  • Comunque sia, abbiamo senz’altro bisogno di un ricambio generazionale. Sia per introdurre professionalità diverse e maggiormente qualificate, sia per inserire giovani, cosa che non è solo doverosa in presenza di una scandalosa e insostenibile disoccupazione giovanile, ma anche necessaria per non blaterare di innovazione, ma per farla davvero. Senza una coraggiosa azione di accompagnamento all’uscita del personale meno qualificato e più anziano credo che continueremo a pestare l’acqua nel mortaio. Costa, ma vi assicuro che costa molto di più non farlo.
  • Pensare all’impiego a tempo indeterminato come unica forma di assunzione nel pubblico impiego non è solo anacronistico, è sbagliato per definizione in un mondo che cambia così velocemente e in cui l’unica cosa che resta per sempre è l’ufficio dello statale (nella maggior parte dei casi non cambia neanche la scrivania da quando entra a quando va in pensione). Non solo è, come abbiamo visto, del tutto irrealizzabile. Fa parte delle leggende metropolitane come dire che la consulenza (quella buona, non i portaborse o i clientes mascherati) avvilisce le professionalità interne o che la formazione sia uno spreco insostenibile da tagliare perché tanto non serve a nulla. Sarebbe più sensato, piuttosto che negarle come don Ferrante, regolamentare le forme flessibili, limitarle alle situazioni di effettiva necessità, non usare il tempo determinato per bisogni stabili e soprattutto, fare i patti chiari e non indurre aspettative impossibili di “todos caballeros”.
  • Non agire con coraggio, non solo sposta in avanti il problema aggravandolo, ma rischia di mettere in atto una guerra tra poveri in cui i precari, i vincitori di concorso e i giovani bravi e volenterosi che vogliono entrare nella PA si trovino non insieme per disegnare un Paese migliore, ma gli uni contro gli altri a litigarsi pezzetti di sicurezza. 
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Commenti

a Carlo Mochi Sismondi: il

a Carlo Mochi Sismondi:
il tuo inquadramento della situazione del personale nella p.a. mi trova pienamente d'accordo.
il problema andrebbe affrontato come aspetto essenziale della strategia di riassetto della p.a..
Non essendoci la strategia continuiamo con i provvedimenti di blocco del turnover che in breve, con il pensionamento dei vecchi dipendenti, produrranno la paralisi dei servizi.
daniela

Il lato oscuro della forza

La cosa pietosa, ma pietosa veramente, è che tutti gli strumenti e le misure messi in campo per contenere, se non ridurre la spesa sono sempre generici, collettivi e decontestualizzati.
Non abbiamo un solo politico che sia in grado di (o abbia la forza per) intervenire a valle di analisi organizzativa specifica sui Ministeri, loro articolazioni territoriali ed anti pubblici territoriali.
Si ragiona a fasci che contengono di tutto, dal vero fannullone alla persona che profonde con entusiasmo la propria professionalità nel lavoro pubblico e addirittura investe personalmente risorse per la propria crescita formativa. Tutti, come accadeva a scuola quando "si punisce tutta la classe per colpa sempre degli stessi due o tre monelli", vengono travolti da decreti mascherati da ragionevoli soluzioni anticrisi e pro-efficienza, ma in realtà non lo sono.
Questi decreti sono la triste materializzazione dell'incapacità di capire dove stanno i problemi. Incapacità per mancanza cronica di informazioni, di aggiornamento e di conoscenza condivisa tra le varie branche del Pubblico.
Non c'è forse il tempo per analizzare i nostri Uffici Pubblici? Macché, non c'è la capacità. Il tempo, le risorse interne, gli strumenti ci sarebbero già da mille anni.
Non è vero che la nostra PA costa più che negli altri Stati europei. E' verissimo che la gente operativa viene pagata molto meno, sempre confronto UE. Ma molto meno!
E' vero che c'è bassissima efficienza. Ma è vero che LA RAGIONE DI QUESTO sta nella disorganizzazione, nella mancanza di analisi, nell'assenza di unicità direzionale e nelle dissennate politiche di acquisizione delle risorse, umane e materiali.
Vi risulta forse che qualche politico abbia dieci anni fa avviato diffuse analisi e verifiche per individuare servizio per servizio dove stanno le ripetizioni di attività, le attività assurde e prive di valore aggiunto? O che qualcuno mai si sia interessato di misurare i costi del flusso input-output di qualche processo produttivo?
Vi risulta che si sia mai assunto personale con ragionata relazione rispetto al domanda di mercato di quel settore, alla produttività ed al merito di quello già presente?
No, tutto no.
Ora il dipendente pubblico viene definito dai suoi stessi capi, CHE NON DOVREBBERO MAI FARLO PERCEPIRE DAL MONDO ESTERNO, una massa di nullafacenti imbroglioni e incompetenti. Questo ha generato un'opinione pubblica negativa e disinformata che gode quando sente parlare di tagli, di blocchi, di punizioni, di arresti.
Il dipendente pubblico dovrebbe godere di grande considerazione per l'importanza e la competenza con cui REALIZZASSE IL SERVIZIO PUBBLICO. E per questo dovrebbe, come in Germania, in Francia, in Finlandia, essere retribuito adeguatamente e misuratamente su quello che fa. Ma mai disonorato, dequalificato e denigrato da uomini politici incapaci e strapagati.
In definitiva manca la capacità intelligente di ridare alla PA efficienza, credibilità, competitività.
Facile aumentare fino a cento anni l'età pensionabile, facile mettere sulle loro spalle tutta l'inflazione, facile mettere le mani nella marmellata quando bisogna fare cassa, facile aumentare la tassazione su gente che per via del meccanismo del sostituto d'imposta i soldi delle tasse che paga non li vede neppure e non può neppure minimamente EVADERE LE TASSE, facile non assumere più nessuno finché la PA non costerà zero e i servizi saranno tutti privati. Molto facile e molto triste. Ma è quello che sta avvenendo.

Il dipendente pubblico: il milite ignoto

Perfetta e tragica la descrizione di Piero Tiziano Spinelli. Questa è la realtà di una buona fetta di pubblici dipendenti onesti, capaci, che dall'interno cercano di smantellare la Burantosaurocrazia ma che soccombono grazie alla venefica alleanza dei protettori dello status quo che, mentre a parole si dichiarano contendenti, nei fatti sono complici interessati: Dirigenti convenientemente succubi dei politici alimentatori dei carrozzoni e sponsor dei raccomandati (sempre più raccomandati quanto meno titolati) e Sindacati popolati da lavoratori che non hanno mai lavorato e che non sanno cosa esso sia, che spendono il loro tempo ed il nostro denaro a salvaguardare ed accontentare le pretese di quelli che, meno impegnati a compiere il proprio dovere, hanno il tempo per pretendere il rispetto di aleatori diritti e meriti.
Uno dei primi manager del mio Ente, in una relazione sulla dirigenza di espresse in questi termini: "non ho incontrato un solo dirigente degno di questo titolo, nessuno sa cosa significhi programmazione, gestione del personale, organizzazione del lavoro. L'unica cosa che sanno chiedere è più personale e più fondi per la produttività di questi ma per fare cosa e come farla, nessuno l'ha mai messo sulla carta."
Oggi dopo un periodo di iperproliferazione di "dirigenti senza concorso" la spending review ed il pensionamento di molti di loro, ci hanno portato ad una gestione sempre più confusa e pericolosa sia per i PluriDirigenti sia per l'intera categoria dei pubblici dipendenti ormai a bordo di "nave senza nocchiero.....".

evasione fiscale del dipendente

per onestà intellettuale bisognerebbe finirla con l'apodittica affermazione che il lavoratore dipendente non può evadere le imposte.
vi assicuro che conosco decine di persone che lavorano nel pubblico (ma non solo) e svolgono una seconda attività in nero (anche solo come collaborazione in una attività intestata fittiziamente al coniuge).
e per piacere non tiriamo fuori l'argomentazione capziosa che in questo caso non è il dipendente ad evadere, ma il libero professionista che lavora in nero: sono la stessa persona! !!

Disonestà intellettuale

Il dipendente pubblico NON PUÒ EVADERE LE TASSE. Non può farlo. Non é lui a pagarle. Fosse lui probabilmente ci proverebbe. D'altra parte perché tollerarlo e anche giustificarlo per i Santi Imprenditori che non riescono a pagare le rate del coupé e non renderlo accessibile agli statali? É una questione di coerenza. Bando alle iperboli. Se tutti sono così convinti che la contropartita dell evasione fiscale sia il doppio lavoro, non fanno altro che restare ideologicamente nella melma dei furbo i alla quale i nostri illuminati politici ci hanno abituati. La contropartita invece sta nella immediata e possibilissima eliminazione dell evasione fiscale e nella riqualificazione culturale e professionale della PA. Bisogna guardare in alto, al bene, alle vie di uscita lecite, ragionevoli e innovative.

e' TUTTO assolutamnte vero, ma...

...è come la voce di colui che grida nel deserto!

il vero problema

Purtroppo, il dibattito (ma anchegli interventi del legislatore; non ultimo il richiamato 101), continuano ad ignorare che il vero problema non è se i dipendenti siano troppi o pochi, se siano giovani o vecchi, se distribuiti più o meno bene, se a t.d. o a t.ind. etc.
Certo, questi ultimi tutti fattori assolutamente importanti, ma secondari - dal mio personalissimo punto di vista - perchè il vero problema della p.a. ha natura più "intima". Esso consiste nella necessità di acquisire quelle capacità (quasi del tutto assenti), a tutti i livelli dell'organizzazione pubblica, di gestire le risorse che si hanno a disposizione con adeguati strumenti "manageriali". Solo dopo aver imparato (e lo dobbiamo fare tutti, a partire dai manager) "quali sono gli strumenti dell'efficienza", e sopratutto "come si devono usare tali strumenti", allora e solo allora, ci si potrà concentrare su tutti gli altri fattori comparativi o meno.
Ma sino a quando continueremo a fare norme sulla scia di ridicoli pregiudizi, o per far contenti piccoli gruppi della società, e ci limiteremo a scrivere norme mai o male interpretate/applicate, tutti gli altri ragionamenti lasceranno il tempo che trovano. Ed infatti, dopo quasi venticinque anni di riforme (se prendiamo come punto di partenza la L. 241/90) l'unico effetto prodotto dalle riforme è non già la semplificazione, bensì la "complicazione" dell'ordinamento pubblico, ma pochi o nulli sono stati i reali cambiamenti prodotti sull'organizzazione vera e propria, ovvero sulle dinamiche organizzative che determinano nei fatti l'agire degli apparati pubblici che è poi ciò che più interessa - o dovrebbe interessare - al cittadino.

ps. per quanto riguarda la guerra tra poveri, credo che in Italia sia già in atto da mooolto tempo.

Razionalizzazione versus cinismo

Sono una giovane dipendente pubblica, laureata in informatica; posso quindi capire le esigenze di una P.A. efficiente e con personale qualitativamente addestrato e valido.
Leggendo tuttavia la frase "coraggiosa azione di accompagnamento all’uscita del personale meno qualificato e più anziano" provo un senso di vergogna: in parole povere significa "licenziare i più vecchi e meno competenti per far posto ai nuovi". E' uno stile di comportamento sociale che assomiglia a uno spietato cannibalismo e che non condivido. Anche se sono giovane e ho faticato non poco a trovare la mia strada. Più che di coraggio, parlerei di cinismo.
E' chiaro a tutti ormai da decenni che l'unico modo per dare lavoro ai giovani è mettere in condizione i "vecchi" di andarsene, con qualunque mezzo: dal mobbing all'isolamento formativo, umano e morale, fino a un innalzamento dell'età pensionistica che non permettà a molti nemmeno una vecchiaia dignitosa, mentre altre mille categorie continuano a usufruire di scappatoie.
Alla necessità di riparare gli errori e le ruberie del passato andrebbe perseguita anche un'etica del lavoro; viceversa si gioca con parole ipocrite e forbite con la vita delle persone, come se fossero soltanto delle pedine in un tragico gioco da tavola.

graduatoria idonei

Mi associo ai commenti di alcuni colleghi che hanno sottolineato come venga attuata nei fatti la disciplina in materia di accesso al pubblico impiego. Nel mio caso, oltre a quello in virtù del quale ricopro il ruolo attuale, ho passato due concorsi pubblici per accedere alla qualifica superiore - uno nel mio ente e uno in un ente del settore allagato - ma nella mia struttura come in molte altre il ruolo viene ricoperto da soggetti non idonei. Molti pensano che il problema sia legato all'inutilità dell'istituto della procedura concorsuale, ma come è evidente il problema non è lo strumento ma l'uso che se ne fa: se passa chi "è gradito" va bene, altrimenti si trovano i più disparati - e spesso illegittimi - rimedi per superare il fastidioso ostacolo di un idoneo in graduatoria.
La proroga della validità delle graduatorie è certamente un passo importante ma non sufficiente a porre fine alle troppe vessazioni cui sono sottoposti coloro che con impegno e fatica si sono illusi di poter accedere ad un impiego pubblico ovvero migliorare la propria posizione, costringendoli a ricorrere alle vie legali per tutelare i propri diritti, con il rischio di subire ritorsioni per essersi opposti al perseguimento di logiche non meritocratiche dovute all'uso improprio di una discrezionalità che nel nostro paese così "creativo" scivola troppo spesso nell'arbitrio.

concordo. Ci sono troppe

concordo. Ci sono troppe unità di personale che o sono entrati senza concorsi aperti al pubblico.
Sul punto la Corte Costituzionale ha sempre evidenziato che il concorso pubblico quale è strumento inderogabile per l’accesso all’impiego alle dipendenze delle Pubbliche Amministrazioni, salve le tassative eccezioni ammesse da leggi speciali dello Stato. ( vedi ad esempio Corte cost., n. 167 e 137 del 2013; 01-04-2011, n. 108 213/210 Corte cost., 10-05-2005, n. 190 ....)

Detto questo ci sono pochi vincitori, non che hanno una idoneità, che a causa dei vari blocchi etc..non entrano da anni

i dipendenti pubblici sono troppo vecchi...

Sono in esonero dal servizio da luglio 2011, dunque prima della Legge Fornero di modifica delle pensioni. Percepisco una retribuzione mensile ridotta al 70% di quella base al momento dell'esonero, sulla quale però subisco le intere ritenute per contributi, in misura uguale a quelle prima dell'esonero.Naturalmente non percepisco gli emolumenti accessori, nè buoni pasto, nè qualsivoglia indennità accessoria...
Al momento dell'esonero avevo già oltre 36 anni di contributi versati, oggi quasi 39.
Mi sento una privilegiata: sto lavorando gratuitamente e continuativamente presso una organizzazione di volontariato, mettendo a disposizione le competenze maturate nel lavoro pubblico.
Il mio posto nella PA non è stato dato a un giovane, rientro tra i cd esodati, perchè al termine dell'esonero (gennaio 2016) non si sa se e come accederò alla pensione....
Forse nel fare le leggi per il pubblico impiego, si guarda ad orizzonti di brevissimo respiro, per far cassa immediata, senza una decisa politica organizzativa, anche se continuamente la Ragioneria Generale chiede dati, statistiche, caratteristiche del personale in servizio. Per farne cosa? OPEN DATA a quando?

Professionalità interne e ...privilegi

Articolo interessante che molti dovrebbero leggere per sgomberare il campo dal populismo che regna sovrano.
Aggiungo solo che contrariamente a quelli che molti pensano (e qualcuno qui scrive) non è assolutamente vero che nella P.A. si guadagna 1000/1200 euro al massimo.
Nell'Ente dove lavoro (Regione...del nord...ovest) su 2700 dipendenti circa ci sono circa 1000 dipendenti titolari di posizione organizzativa. Tra questi quasi 300 hanno l'alta professionalità e quasi 200 la posizione A. A questi si aggiungono gli oltre 200 dirigenti.
Malcontati uno su quattro ha qualifica dirigenziale o di figura "apicale", termine orribile per dire chi sta in alto nella piramide pubblica. 80mila euro i primi 50/55 mila i secondi. Lordi naturalmente ma di sti tempi oro colato per chi li riceve.
Il punto comunque non è questo. Se quanto sopra fosse assegnato premiando il merito nulla quaestio. Invece trattasi in molti casi di posizioni di assoluto privilegio assegnate spesso in tempi di "vacche grasse" e che nessun Direttore ha il coraggio di scalfire. I dirigenti, tutti nessuno escluso, guadagnano il massimo. Non c'è differenza alcuna tra chi dedica ore ed ore al lavoro con il massimo impegno e la massima professionalità e chi invece vive di rendita facendo al massimo il suo compitino. Lo stesso dicasi per le posizioni organizzative. Non c'è uno straccio di regolamento che le disciplini. Tutto sta alla discrezionalità dei direttori.
Per il prossimo futuro è prevista la non assegnazione di quelle posizioni che via via si libereranno (pensionamenti) con effetti ,su coloro che giustamente vi aspirano , facilemente immaginabili.
Finchè il lavoro pubblico sarà organizzato così e con personale sempre più vecchio che gode comunque del suo più o meno grande privilegio, è utopia sperare in grossi miglioramenti.

Valorizzazione delle professionalità interne

Sono d'accordo con molte affermazioni riportate, ma ritengo si debba anche fare un lavoro di riorganizzazione delle competenze già presenti internamentre. Troppe volte, infatti, si prendono consulenti esterni (è il caso della mia amministrazione) -soliti noti- quando le competenze per svolgere il lavoro sarebbero già presenti internamente, solo che il personale è dirottato a fare altro - di solito bassa manovalanza. E purtroppo questo succede anche in presenza di quei pochi giovani assunti che potrebbero dare una spinta propulsiva per il cambiamento: vengono messi a fare stupidi atti invece che utilizzarli per lavori di più alto profilo, affidati a consulenti.
Purtroppo non siamo tutti uguali: c'è chi ha superato un concorso, è motivato, in gamba e giovane, si presta pure ad essere pagato poco e, forse proprio per questo, viene valorizzato poco. Mentre chi ha le giuste entrature, non ha superato nessuna selezione e pretende una bella retribuzione viene portato in palmo di mano. Tutto questo a spese delle casse pubbliche.

risolvere il problema dei pochi vincitori di concorso

Il problema è che ci sono pochi vincitori di concorso
non riescono ad entrar da anni, dopo aver superato uno o più concorsi. Tengo a precisare che sono una minoranza esigua. Nelle PA centrali pochissimi
Nel contempo ci sono le consulenze (tante), i dirigenti a chiamata diretta, il personale a chiamata diretta.
Cioè un esercito di persone che per un motivo o per l'altro è entrato senza concorso.
Il DL 101 ha indubbiamente dei lati positivi, ma unacosa a cui si doveva porre rimedio è il problema dei vincitori di concorso, che essendo una piccola minoranza e legittimati dall'articolo 97 della Costituzione, dovrebbero vedere riconosciuto il proprio diritto
C'era un emendamento, respinto, che voleva sostituire "le pa possono utilizzare le graduatorie"..con le pa devono. che avrebbe potuto risolvere questa situazione

Toh... i numeri mi danno ragione!

Quando si dice che le chiacchiere stanno a zero! Queste cose io le dico da anni. I numeri finalmente sono chiarissimi, mi piacerebbe sapere che ne pensano i tanti grillini e brunettiani che hanno scatenato/stanno scatenando le masse contro i dipendenti pubblici.
Peraltro mi piacerebbe anche che tanti schierati a sinistra facessero un bel mea culpa per aver spernacchiato la Lega per anni, quando diceva che ci sono troppi dipendenti al sud, che bisognava ridistribuire il personale, che non si poteva più sostenere economicamente una situazione così sbilanciata.
E soprattutto vorrei che i sindacati si assumessero le loro responsabilità. Se siamo arrivati a questo punto è principalmente per loro colpa (almeno nel mio ministero). Hanno tirato per la giacchetta i politici per anni, hanno pensato solo a vendere tessere a mani basse, hanno rifiutato qualunque confronto serio sulla geografia del pubblico impiego, hanno tutelato situazioni indifendibili e contribuito in modo determinante a creare un bubbone che ora sarà estirpato in modo dolorosissimo per tutti.

Verso il lavoro privato

sono d'accordo con l'editoriale. Il ricambio generazionale, però, si può realizzare solo investendo risorse che la P.a. oggi non ha. E allora si torna al dibattito sulla vexata quaestio se al lavoro pubblico si debbano applicare tutti gli istituti tipici del lavoro privato, come la cassa integrazione e la disciplina del licenziamento ex art. 18. Mi fa venire in mente la contrapposizione tra Elsa Fornero e Filippo Patroni Griffi durante il Governo Monti. Ecco, se non ci lasciamo alle spalle quelle beghe da cortile il salto innovativo non lo fare mai!

verso il lavoro privato

sono d'accordo anch'io con la maggior parte delle esposizioni dell'editoriale
mi ci ritrovo nei confronti con i sistemi pubblici degli altri paesi, con il ridimensionamento dei luoghi comuni sul sistema pubblico in generale e sulle sue criticità in particolare
lavoro in sanità, e prima di tutto il resto dell'amministrazione pubblica, ho subito ridimensionamenti, contratti particolari, mancati rinnovi, tagli e chi più ne ha più ne metta
la sanità è partita decenni prima del resto a riformarsi, e sopratutto nelle regioni considerate più virtuose, ha pagato un prezzo molto alto
servizi ancora di qualità, con retribuzioni che sono un terzo o al massimo la metà di quelle dei colleghi francesi, per esempio
ma non è qui che mi scaldo di più, questo mi succede quando sento parlare di avvicinamento al privato e cose del genere
l'ho già detto forse anche su queste pagine, ma da decenni constato che il sistema pubblico, pur nella sua complessiva tragica situazione da africa orientale italiana, è l'unico a rispondere, garantire, offrire standard
ho un libro nero personale di nefandezze che ho pagato personalmente, assieme ai miei familiari, o da professionista, compiute da notai e meccanici, dentisti e carrozzieri, muratori e caldaisti, fornitori e geometri, concessionari di auto e commercialisti, consulenti e trasportatori
un panorama di un'italia allo sfascio, popolata di persone che non sanno fare più nulla e al massimo possono provare a vendere qualcosa di cui non sanno nulla
è questo il paese reale, quello che risponde "mi faccia causa" quando ti allaga la soffitta perchè gira il rubinetto sbagliato, o non sa più aprire la tua automobile perchè ha bloccato il telecomando, e tenta di capire che succede interrogando un computer
intanto il pubblico risponde ai reclami, pubblica tempi di attesa, produce milioni di prestazioni delle quali risultano visibili solo quelle che fanno notizia
una o due su qualche milione
mi sono fatto una mia rappresentazione per la quale le riforme necessarie sono quelle di cui non parla nessuno, ma che potrebbero forse essere affrontate per gradi, a partire da inversioni di tendenza
per questo sogno un sistema pubblico completamente separato dalla politica, nel quale eventuali interazioni improprie fra politica e amministrazione pubblica configurino gli estremi di un reato
un'amministrazione pubblica fatta di professionisti del settore, perchè di un settore specifico si tratta, con competenze e livelli di prestazioni proprii, che viva al proprio interno di meccanismi da cursus onorum, e che cancelli ogni traccia delle attuali ingerenze
direttori generali a nomina politica, consigli di amministrazione delle partecipate, fondazioni e così via
quando deliro, non vorrei neanche più che esistessero comuni e regioni
solo province, e senza nessuna funzione legislativa
solo e esclusivamente distretti amministrativi
sono decenni che tentiamo di sanare regioni trasformate in parlamentini bislacchi nelle quali la funzione del cosiddetto governatore è quella di costruire dispositivi per aggirare le leggi centrali
un sistema criminogeno
l'esplosione del debito pubblico e dell'avvitamento burocratico da quando il sistema delle regioni è stato attivato sul serio
è mai possibile che se un medico della provincia di bolzano mi fa una prescrizione farmaceutica, non possa ritirare i farmaci nella provincia di trento, dall'altra parte della strada della mia casa in montagna?
quanti amministrativi, sistemi informatici, codifiche e convenzioni consentiranno poi compensazioni, riconoscimenti, contabilità e assurdità simili?
e quanti comuni in una valle di meno di venti kilometri avranno vigili urbani diversi?
bastabastabastabasta
la politica a produrre e governare indirizzi su mandati di consenso
l'amministrazione pubblica a garantire servizi che debbono essere erogati a tutti
grazie per la pazienza
buona serata e buon lavoro

... solo un piccolo appunto

... solo un piccolo appunto relativo alle sue osservazioni in merito alla frase "...se al lavoro pubblico si debbano applicare tutti gli istituti tipici del lavoro privato ...": negli esempi che riporta ne manca uno fondamentale che viene bellamente taciuto da sempre, ovvero lo stipendio visto che come saprà bene un pari funzioni nel privato guadagna nettamente meglio che nel pubblico ... dal semplice impiegato di concetto che nel pubblico può aspirare al massimo a 1000/1200 euro dopo 20 anni di lavoro al privato dove parliamo di minimo 200/300 euro mensili in più.
Se poi vogliamo far passare il contrario o passare al "populismo mediatico" dove il pubblico è "grattarsi tutto il giorno" allora sarò lieto di pubblicare diverse buste paga di confronto REALE tra pubblico e privato (benefit inclusi ovviamente) :D

stipendi

già poi spuntano le famose medie - confronto lavoratori pubblici e privati - dove risulta che il dipendente pubblico guadagna in media di piu' (tale media comprende magistrati, i dirigenti generali etc..fino all'ultimo livello impiegatizio- e sla si raffronta con la media dei lavoratori - impiegati e operai del settore privato-)