Intervista

Opportunità e fondi per l’innovazione in Puglia: "Chi non se ne avvale dovrebbe essere sanzionato"

È partito Living Labs SmartPuglia 2020, la terza call del progetto Apulian ICT Living Lab, con dotazione di 15 milioni di lire per finanziare un pezzo del percorso verso la Puglia digitale 2020. Fino alle ore 12.00 del 20 novembre su www.sistema.puglia.it è possibile presentare candidature per il nuovo bando (scarica il bando). Abbiamo chiesto all’Assessore a lo Sviluppo Economico della Regione Puglia, Loredana Capone di raccontarci il significato e le principali novità del bando.

Ci racconta come e perché è nato il bando “Living Labs”?

Living Labs nasce per ridurre la distanza tra soggetti della formazione, produttori di conoscenza, imprese e pubbliche amministrazioni. L’obiettivo è quello di mettere i tre attori in rete modo da potersi ibridare e poi coinvolgerli in progetti di utilità comune.

Per questa ragione ci sono tre linee nel bando: “Smart Communities”, “Conoscenza e Formazione”, “Imprese e distretti produttivi”. Spingiamo in questo modo le imprese a mettersi a disposizione dei Comuni per migliorare le performance dei Comuni stessi in materia di innovazione.

Ci può fare un esempio di progetto che vi aspettate e che finanziereste?

Se più comuni hanno il fabbisogno di far conoscere i beni culturali è importante metterli in rete e costruire una piattaforma di servizi. Noi siamo in grado di finanziare progetti fino a 800 mila euro con il co-finanziamento delle imprese per aiutare i Comuni a realizzare la piattaforma di servizi con l’obiettivo di aiutarli e beneficiare dell’indotto turistico e a vedere promossi in tutto il mondo i loro beni culturali.

Quali passi avanti sono stati fatti rispetto all’anno precedente? Quali sono gli elementi innovativi di questa edizione?

Sicuramente il maggior coinvolgimento diretto delle imprese e dei distretti produttivi.
Le imprese sono invitate a raggrupparsi perché in questo caso ottengono un finanziamento superiore e le stesse imprese sono stimolate a ragionare in termini di filiera. In questo modo coinvolgiamo non solo le imprese che lavorano nella grande distribuzione ma anche le piccole e medie imprese che possono accodarsi alla filiera.
Se torniamo all’esempio del Comune che deve promuovere una piattaforma di beni culturali e la vendita di itinerari turistici, in questo caso possiamo finanziare accanto all’impresa che realizza la piattaforma, l’impresa della comunicazione, quella della logistica, l’impresa sociale, ossia diverse specializzazioni che partecipano alla costruzione del progetto.

Qual è l’obiettivo che vi siete posti di raggiungere?

Vista la barriera che esiste nei temi cosi innovativi e l’alta probabilità che si parli un linguaggio di nicchia e che i progetti alla fine siano per pochi beneficiari, abbiamo voluto puntare a realizzare servizi che giungono direttamente ai cittadini e migliorano la qualità della vita di tutta la popolazione.
Per esempio sulla seconda linea, quella della conoscenza e della formazione c’è l’intervento per le imprese che aiutino le scuole a diventare sempre più 2.0 e quindi che aiutino gli istituti superiori a collegarsi in rete attraverso delle applicazioni che consentano a studenti e insegnanti di avere sempre maggiori servizi. Ci sono scuole che oggi sono delle eccellenze in materia di innovazione, ma sono casi abbastanza sporadici.
Il nostro scopo è di mettere impresa e scuola in connessione in modo tale che si sviluppino applicazioni sempre più facili e sempre meno costose.

Qual è l’impatto sul territorio e qual è il carattere generativo che vi aspettate da questo bando?

L’impatto è la diffusione della cultura dell’innovazione.
Noi auspichiamo che l’innovazione si diffonda e che tutti comprendano che le nuove tecnologie sono uno strumento per avere servizi migliori e intelligenti e aumentare l’occupazione, la capacità di produzione delle imprese, i prodotti e i servizi per i cittadini.
Il sistema territoriale cosi sarà più competitivo.
Dobbiamo secondo me arrivare ad un Digital Compact [riferimento alla posizione di Confindustria digitale che ha proposto l’ipotesi di un piano nazionale per il rispetto di alcuni parametri di informatizzazione simile a quello che è stato fatto per i conti pubblici: il Fiscal compact appunto]: chi non si avvale delle risorse che sono messe a disposizione per avere servizi innovativi dovrebbe essere sanzionato.
Se l’attenzione dei cittadini e delle associazioni di categoria per l’innovazione è forte, allora si diffonde l’uso delle tecnologie innovative e l’Italia può uscire da questo ventiseiesimo posto in Europa per la diffusione delle tecnologie.
Se questo non accade, noi rimaniamo così come siamo e fino ad ora.

La puglia vuole essere Smart in questo senso: coinvolgere tutti nella consapevolezza che questa è una rivoluzione culturale e che si possono realizzare attraverso le imprese servizi migliori e aumentare la qualità della vita dei cittadini tutti.

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