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Messaggi in bottiglia nel mare di dati aperti del Vecchio Continente

Gli open data non sono più una grande novità. Pochi Paesi al giorno d’oggi non hanno mai parlato almeno una volta di open data, e pochi non hanno mai fatto un documento di strategia o di regolamentazione su questo tema. D’altra parte, secondo quanto ci dice Google Trends, l’intesse nel termine “open data” è piuttosto stabile, a dei livelli significativamente alti, dal 2004.

E’ curioso tuttavia osservare in quali Paesi l’interesse su questo argomento è maggiore, ossia, in ordine: Kenia, India, Sri Lanka, Sudafrica, Singapore, Pakistan e Filippine. Se spostate il periodo di riferimento al 2010, trovavate in ordine: India, Australia, Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Olanda e Italia.

Non è necessario essere dei maghi di statistica per rendersi conto – almeno secondo ciò che ci dice Google Trends - di uno spostamento significativo di quelli che sono i “punti caldi” degli open data nel mondo, trovandosi dei paesi che uno non si aspetterebbe certo nella top-ten.

Questo ci fa riflettere: se nei paesi cosiddetti “sviluppati” il termine pare aver perso un po’ del suo originario appeal, nei paesi in via di sviluppo, dove la libertà di informazione è magari una questione ancora molto dibattuta, c’è un crescente interesse negli open data.

Ma allora cosa è successo nel nostro Vecchio Continente, in quei luoghi dove sono stati aperti i dati? Quali sono stati i risultati raggiunti, le conclusioni comuni alle varie città che hanno aperto dati da un po’ di tempo?

Davvero l’argomento ha perso appeal oppure – più probabilmente – siamo nella famosa fase di maturità dove il tema è meno ricercato sul web perché, anche se a macchia di leopardo, è comunque ormai nel DNA delle pubbliche amministrazioni?

Proprio pochi giorni fa è uscito questo breve articolo negli Stati Uniti, dove la storia degli open data è iniziata molto tempo fa, che parrebbe farci optare per la seconda ipotesi.

In questo contributo, cercheremo di capire che cosa stia accadendo in alcune città europee molto significative, che hanno aperto i propri dati in momenti diversi degli ultimi mesi o anni.

Chiederemo a tre colleghi che lavorano nella Regione di Parigi, ad Helsinki, e a Zurigo, di raccontarci le loro storie, e proveremo a fare un qualcosa è che un misto fra un benckmarking assolutamente non pretenzioso, ed una chiacchierata al bar fra amici.
Da un lato abbiamo Ville Meloni di Forum Virium, la società che gestisce progetti di innovazione ad Helsinki, che è Project Manager del programma Open Data Infoshare. E’ un progetto a livello regionale-metropolitano, avviato nel 2010, e con un numero di dati aperti davvero impressionante.
Da un altro lato abbiamo Micha Rieser del Dipartimento Innovation & Technologie della Città di Zurigo, un’Amministrazione con un commitment molto forte verso l’innovazione, pronta ad ospitare il prossimo meeting annuale di Major Cities of Europe 2014, e con un progetto molto più giovane sugli open data, ma non per questo meno interessante.
Il terzo caso riguarda un progetto open data promosso da un ente di livello regionale, focalizzato su temi urbanistici, e ci viene raccontato da Gregoire Odou, che lavora a La Fonderie, un’azienda che gestisce l’innovazione nella Regione di Parigi.

Se immaginiamo di vedere le varie esperienze europee come un mare di dati aperti, le tre storie che vedremo ci lasceranno ciascuna un messaggio in bottiglia con una sintesi speciale per ciascuna esperienza, da tramandare agli altri colleghi europei che vogliono aprire dati nelle proprie città. Vedremo che i tre messaggi alla fin fine non si discostano poi tanto, pur provenendo da luoghi ed esperienze diverse. 

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*Gianluca Vannuccini un breve profilo

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