Editoriale

Il mio #SCE2013 (a caldo)

Primi feedback intellettuali ed emotivi da SMART CITY EXHIBITION 2013.

Over all la manifestazione è andata molto bene, non solo nei numeri, che hanno superato le nostre aspettative, ma anche e soprattutto nel clima positivo e nella condivisione dell’assunto centrale di questi tre giorni: per far ripartire il Paese occorre lavorare al futuro delle nostre città.

Ma ogni rosa ha la sua spina e quindi comincerò con le cose che mi sono piaciute di meno, per passare poi a quelle (molte di più) che mi hanno dato soddisfazione e speranza.

1.      Quello che ho visto, ma mi sarebbe piaciuto non vedere (e spero di vedere sempre meno)

  • Ancora una grande ignoranza tecnologica da parte della nostra politica e del vertice della nostra amministrazione (specie centrale). Anche dove c’è voglia ed entusiasmo, se manca spesso una seppur pallida conoscenza della cultura dell’innovazione, si è come stranieri in un Paese di cui non si conosce la lingua: spaesati e diffidenti.
  • I palchi dei convegni con sempre più uomini che donne e, qualche volta (poche per fortuna) solo uomini. E’ un discorso aperto su cui stiamo lavorando, ma evidentemente non abbastanza: né noi, né il Paese. Guardate la bella intervista sul tema a Flavia Marzano.
  • La superficialità di gran parte dei nostri operatori della stampa e dei media che ti inseguono per sapere quale Ministro interviene o per avere classifiche (di qualsiasi genere purché elementari), ma non ti chiedono mai i “cosa” e i “perché”. Noi siamo produttori di contenuti, non di notizie e, a volte, nonostante la nostra monumentale rassegna stampa, sono veramente frustrato. Cari colleghi: un po’ più di curiosità, un po’ più di tempo per approfondire, un po’ più di studio e anche il vostro sbattervi di qua e di là sarà più divertente. E i risultati saranno meno scorza e più polpa. 
  • Qualche grande azienda (poche per fortuna rispetto alle tantissime che c’erano) che è stata alla finestra e non è riuscita a far diventare proposta visibile il pur grande impegno tecnologico della sua struttura produttiva e ha così perso un’occasione (certo non sono così presuntuoso da pensare che sia l’unica, ma era una buona occasione) per parlare alla parte più innovativa del Paese.

2.      Quello che ho visto e mi è piaciuto (elenco necessariamente rozzo e provvisorio).

  • Il lavoro collaborativo nei laboratori: oltre 90 città, 19 Paesi stranieri, centinaia di discussant che sono intervenuti gratuitamente per il piacere dello scambio e per offrire tanta formazione per tutti.
  • Le decine di progetti, accordi, nuove idee che sono partite dalle nostre sale e salette per intraprendere il loro viaggio nel mondo dell’innovazione. 
  • Tanti giovani imprenditori entusiasti (e anche qualcuno non più tanto giovane, ma entusiasta lo stesso), più attenti a quel che potevano dare che a quello che potevano prendere. Guardate l’articolo su la Repubblica. 
  • Le visite guidate dei ragazzi delle scuole superiori, che sono venuti ad impadronirsi di un po’ del loro futuro. Attenti e motivati credo siano tornati a casa con qualche curiosità in più: magari sarà tra questi che verrà fuori qualche progettista delle nostre città di domani. Purtroppo accanto a questi c’era anche qualche banda dispersa, tesa solo a fare un giorno di vacanza. Anche qui, come succede per le aziende, la differenza sta in quel che succede prima di varcare i cancelli della Fiera, nel lavoro di preparazione, nello studio, nell’interesse suscitato. 
  • Una nuova volontà di capirsi tra amministrazioni e imprese, anche grandi. E’ una novità: spinta forse anche dalla necessità di questo momento che fa ciascuno più debole da solo e ci fa cercare alleanze e nuovi modi di collaborare, ma è comunque una bella notizia che dà anche un nuovo protagonismo alle nostre aziende ICT. 
  • La presenza del Governo centrale e locale: cinque ministri, tanti tra viceministri e sottosegretari, tanti sindaci e assessori sia comunali, sia regionali, testimoniano che il tema “smart city” è uscito dalla cerchia degli “esperti” ed è diventato una politica nazionale condivisa. Sono già disponibili tutti gli interventi su InnovaTV
  • Il ruolo e il protagonismo di ANCI che ha organizzato un Osservatorio, ha prodotto un importante Vademecum, si è impegnato a seguire il percorso delle città che vogliono divenire smart. 
  • Il costante pienone nello spazio del Datalab #censimenti dove ISTAT metteva a disposizione la cultura del dato con un vero e proprio laboratorio per imparare attraverso keynote e workshop; applicare quanto imparato attraverso esercitazioni e laboratori; condividere attraverso momenti di confronto e networking di Data Journalism, Open Census, Policy making. 
  • Su tutto porto a casa le tre parole CONOSCENZA - INNOVAZIONE – INTEGRAZIONE, con cui abbiamo cominciato il 16 mattina, che ho visto interpretate da migliaia di operatori per i tre giorni del nostro evento, sempre, anche nelle belle occasioni di incontri off con colleghi di tutto il mondo, e che ci teniamo strette come programma di lavoro. 

 

Grazie a tutti e ad maiora! 

 

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