Editoriale

Smart city e taglio dei tribunali

Stavo scrivendo di città intelligenti con un occhio e un orecchio al TG3 dove passavano le immagini delle proteste contro la chiusura, operativa dallo scorso venerdì 13 settembre, di una trentina di piccoli tribunali, di un paio di cento procure e sedi distaccate e di qualche centinaio di uffici dei giudici di pace.

La macchina da presa impietosa vagava tra quelle stanze che, seppure senza più avvocati e magistrati, sono e saranno ancora per un bel pezzo stipate di montagne disordinate di faldoni, tra fogli svolazzanti e segreti di Pulcinella alla portata di tutti. Fuori della porta decine di lavoratori e sindaci con le fasce tricolori a difendere la sopravvivenza di quelle stanze e di quelle montagne di carta.

Poche volte ho visto plasticamente un tale contrasto tra lo sforzo di modernizzazione e la difesa dell’esistente. Non so e non voglio qui difendere una riforma che ha avuto ben più autorevoli appoggi a cominciare dal Presidente Napolitano sino alla Corte Costituzionale, ma certo da quelle piazze la modernizzazione non è passata. La dematerializzazione, l’informatizzazione degli uffici, la telematica avanzata non possono infatti non produrre anche un effetto di razionalizzazione e di rivoluzione degli spazi fisici. Bit e brick devono andare insieme. Nei tribunali come nelle nostre città.

Ma c’è di più. Molto di più. Gli avvocati vocianti e i sindaci messi a baluardo del diritto inalienabile di avere il tribunale (o l’ospedale, o l’ufficio comunale decentrato) sotto casa rappresentano in forma teatrale la nostra incapacità di immaginare e far immaginare davvero cosa succede in una città intelligente. Fino a che non riusciremo a suscitare nelle menti di tutti l’immagine concreta della società dell’informazione (ormai non la chiama quasi più nessuno così, ma io sono affezionato a questo termine) e non sembrerà preistorico un avvocato che si lamenta che dovrà fare cinquanta km in macchina per depositare un documento, perché questo sarà veramente possibile con un click. Fino a che quindi la tecnologia non sarà parte della rappresentazione della vita da parte dei cittadini e dei lavoratori, la nostra battaglia per l’innovazione sarà una battaglia di una sparuta avanguardia a forte rischio di aggiramento e annientamento, come purtroppo lo stato presente dell’Agenda digitale italiana dimostra.

E la responsabilità è sì di una politica distratta e sciatta, ma è anche la nostra: abbiamo parlato troppo in gergo, abbiamo formato caste sacerdotali, abbiamo creato una miriade di prototipi e di “pilota”, mai diventati oggetti di senso comune. Molto peggio: abbiamo cercato di far convivere tecnologie avanzate con modelli organizzativi, ruoli, organigrammi, orari, uffici, sportelli, edifici, scrivanie, sedie, sale riunioni, oggetti pensati per il mondo di prima.

Abbiamo suscitato coraggiose fantasie, ma solo nella testa di qualche decina di migliaia di persone, mentre la vita di tutti gli altri cambiava velocemente ovunque, ma non nei loro uffici, non nelle loro pratiche, non nel loro modo di immaginare il lavoro che non ha mai superato un’impronta fordista. Non ci credete? Pensate ai tornelli della PA che chiudono le persone in gabbia, qualsiasi cosa facciano poi dentro, dopo che ci sono arrivate in fila su automobili private incolonnate per chilometri; pensate alle tante amministrazioni che impediscono l’uso di Internet o dei social network ai loro dipendenti, pensate alla forma delle nostre classi, uguali a quando andavo a scuola io, ma anche mio nonno.

Insomma non abbiamo dato combustibile all’immaginazione del futuro e quindi diventa un dramma se l’ufficio che pur mi vede arrivare solo per pratiche inutili, che potrei fare benissimo da casa, si sposta e si allontana da me. Sembra che lo Stato stesso si allontani.

Ciascuno alle proprie responsabilità: noi stiamo provando a dare immagini al presente possibile con il nostro lavoro. Tra poco aprirà Smart City Exhibition, ampiamente descritta su questo sito e su www.smartcityexhibition.it e sarà l’occasione per confrontarci proprio su questo: sulla nostra capacità di vedere far vedere un mondo più aperto, più semplice, più conviviale, ma che non ci sarà dato gratis. Chiederà che sappiamo immaginarlo, progettarlo e costruirlo insieme.

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Commenti

Riforma della Geografia Giudiziaria.

Premesso che: ritengo giusto, come in tutti i paesi c.d. civili, vi sia un presidio di Giustizia Statale di in ogni citta e in ogni circoscrizione di quartire, che la geografia giudiziaria sia aggiustata partendo dalle ineficienze (mentre sono state tagliate le efficienze). Che l'accesso alla Giustizia Statale (e non alla nascente Privata) sia un diritto di ogni Cittadino dello Stato, che la criminalita, l'illegalità, il terrorismo (anche quello bancario in atto), le associazioni criminali, le mafie vanno sconfitte sul posto e guardacaso si sono chiusi presidi di giustizia proprio dove più incisiva la criminalità (Napoli secondigliano, Corleone, Rosarno, Castrovillari, Mistretta e Nicosia - comuni dei nebrodi Siciliani ecc...), luoghi dove gli extracomunitari stanno prendendo il sopravvento sugli Italiani (Desio, Tolmezzo, Bassano del Grappa ecc...). Che assieme alla chiusura dei presidi giudiziari si passerà alla chiusura di Carceri, Caserme delle Forze dell'Ordine e Commissariati e non mi si dica che anche il controllo del territorio viaggia via web. Ritengo di cattivo gusto questo articolo, poichè non tiene conto che nel princiopio di sussidiarietà (art.118 della Cost.) esiste la democrazia, il momento che tale principio è smantellato, con la chiusura di questi presidi di legalità, con la soppressione di Province, comuni e comunità, non esiste più la democrazia e si passa alla tirannia, Tirannia che oggi è esercitata dalla BCE e dalla Federal Reserve nel nome di un pseudo risparmio che non esiste, è falso e menzognero: Si pensi al numero di testimonianze delle Forze dell'ordine che graveranno sul bilancio dello stato (aumentati di ore e giorni per renderle), si pensi alle testimonianze che devono lavoratori e comercianti (prima resi in poche ore, ora rese per giorni interi di lavoro), si pensi all'enorme vole di lavoro caricato su quei tribunale che esprimevano già carenze oreganizzative spaventose (cito quello di Enna a me noto) e altro ancora che evidentemente il Giornalista sconosce, forse indotto a scrivere per qualche potentato del Ministero della Giustizia.

italianità ...

Non entro nel merito del giusto o sbagliato.
L'italianità sta nel non concentrarsi sugli obiettivi, ma sul concentrarsi sul solo piccolo primo passo, sprecando montagne di risorse, in generale mal investite, e rimanendo costretti a temporeggiare quando ci si trova a tirare le somme.

L'obiettivo è fornire giustizia e sanità nel modo più efficace ed efficiente?
Bene.
Analizzando la situazione si rileva che giustizia e sanità sottocasa non consentono di essere efficienti?
Bene.
L'analisi della situazione ci porta a concentrare i servizi in pochi luoghi con elevate economie di scala.
Bene!
Questo implicherà avvicinare le persone ai servizi, e questo lo si può fare minimizzando la necessità di spostare le persone a favore della veicolazione delle informazioni.
Per farlo occorono due cose: una buona infrastruttura ICT e software facilmente usabile, e ottimi mezzi pubblici per facilitare l'accesso delle persone ai servizi.

... ed ora guardiamo cosa hanno prodotto le politiche nazionali per l'Italia Digitale, per Telecom, per le ferrovie, per Alitalia, ...

E vivendo da dentro queste operazioni dell'Amministrazione, vi assicuro che so cosa sto dicendo ...
In ogni caso basta leggere i giornali, per farsi un'idea chiara di quanto la nostra politica non abbia le idee chiare; il vero guaio è che strapaghiamo persone che almeno non facessero nulla, ma purtroppo combinano guai e stanno da troppi anni distruggendo l'economia nazionale e, in fin dei conti, quelle dei cittadini.

Tagli spesa vs Smart city

Buongiorno,
sinceramente non mi trovo del tutto daccordo con l'opinione espresa nell'articolo. Stiamo parlando al solito di riforme che sono soltanto il frutto della logica di tagliare spese, che nulla ha a che fare con termini quali innovazione, investimenti, informatizzazione dei processi ecc.
La chiusura di un tribunale e l'accorpamento di uffici magari già in pessime condizioni come carichi di lavoro e come infrastrutture tecnologiche e non, non mi pare che abbia nulla in comune con l'idea di smart city.

La verità è i governi (del tutto miopi e incapaci da anni) provvedono a tagliare spese, senza la benchè minima logica, senza progettualità senza visione e pogrammazione del futuro. L'unico ordine è abbassare la spesa pubblica per tagliare i servizi, cosi come ci impone (purtroppo) chi comanda, vale a dire alcune istituzioni finanziarie, BCE in primis.

Mi dispiace ma è la triste verità, almeno secondo me. Inoltre se ai continui tagli che ci vengono imposti dall'UE si unisce l'incapacità tipica italiana di far funzionare gli enti pubblici per problemi di natura "culturale" (qui però la discussione è troppo complessa...), la conclusione non può che essere sul pessimista, o per lo meno poco ottimista.

Saluti
Giovanni

Chiusure

Buongiorno a tutti,
sulle chiusure posso solo parlare di quello che conosco ovvero il tribunale di Tolmezzo, recentemente rinnovato con grossa spesa, perfettamente funzionante, praticamente in pari con la gestione delle pratiche, insomma un modello da copiare oltretutto destinato ad un territorio vastissimo con un carcere importante a pochi chilometri ed ora la spesa per l'immobile non è che sia stata risparmiata, è solo passata dal comune di Tolmezzo a quello di Udine mentre si aggiungono le spese di trasporto dei detenuti a Udine per le udienze oltre al disagio e spese per i dipendenti trasferiti, per gli avvocati e soprattutto per le parti in causa nei procedimenti.
Se qualcuno mi fa i conti (non bla bla bla come al solito) e mi dimostra il risparmio lo ringrazio!

Non parliamo poi dell'unificazione dei GdP che prevede il passaggio del 50% del personale degli uffici soppressi all'ufficio che assorbe.
Anche qui vorrei che qualcuno mi dimostrasse come degli uffici già sottoorganico (tra parentesi non sono stati rideterminati gli organici!) ed in perenne affanno possano sopravvivere con un aumento del volume di lavoro e con metà personale rispetto all'attuale per sbrigare il lavoro aggiunto, mi spiego:
Situazione attuale GdP1: volume di lavoro 1000 personale 3 GdP 2: volume di lavoro 2000 personale 4 GdP3: volume di lavoro 700 personale 3
Questo ammesso - e non concesso - che con il personale indicato il volume annuale di lavoro venga tutto evaso!
Futuro GdP1 (+ GdP2 +GdP3) volume di lavoro 1000+2000+700=3700 personale 3+2+2(ottimistico)=7 (anzichè 10)
Risultato inevitabile come minimo la creazione di arretrato che come ben sappiamo andrà a sommarsi all'arretrato già esistente ma sarà sicuramente peggio.

Questo ovviamente per la realtà che conosco.

Il punto è proprio che queste riforme vengono decise senza tener conto della realtà locale ovvero dei carichi di lavoro e della capacità elaborativa degli uffici, avendo lavorato in passato anche nell'analisi organizzativa di un ente regionale mi permetto di affermare che si deve partire appunto dall'analisi dei carichi di lavoro e delle procedure, ufficio per ufficio per poi determinare le piante organiche e tutto il resto. Un approccio pragmatico, forse teutonico, ma l'unico in grado di portare risultati.

Invece in italia si fa tutto al contrario, da sempre.

Con totale pessimismo vi saluto.

Luigi

Chissà se il valente

Chissà se il valente editorialista si è mai posto il problema che non viviamo dentro una rete telematica ma, bensì, dentro un mondo fatto di strade, orografia, eventi climatici e distanze chilometriche.
Non avrà mai, beato lui, la ventura di dover mettere in esecuzione un provvedimento giudiziario di qualsivolgia natura; e non avrà necessità di noleggiare un elicottero per raggiungere le località montane del circondario del Tribunale di Tolmezzo in inverno con le strade bloccate dalla neve, il tutto per procedere ad un pignoramento mobiliare. O se avrà la ventura, o la sfiga, di voler tutelato un suo diritto, che farà? Aspetterà il disgelo?

L'innovazione reale inizia col misurare i costi/benefici!

Condivido i fondamentali dell'intervento di Luigi.

Premetto che per mestiere mi occupo di innovazione e tecnologia. Sono quindi normalmente attento e propenso a favorire processi di innovazione basati sull'impiego di tutto quanto le nuove tecnologie consentono.

Troppo spesso però, soprattutto nell'ambito della P.A., il tema delle nuove tecnologie è trattato in modo ideologico, astratto ed in definitiva dannoso anche per chi come me vive di questo.

Non è mai superfluo ripetere che l'innovazione tecnologica è solo un potente strumento che per generare valore richiede un impiego intelligente e ponderato.

Quello che trovo drasticamente e diffusamente carente è l'attitudine a "fare i conti" (un articolo che ho scritto in proposito potete leggerlo: http://goo.gl/xvzvem). Come scriveva Luigi nel suo commento, quando si pensa di eliminare un Tribunale fisico bisogna mettere sul piatto della Bilancia tutti i servizi e quindi i costi connessi a tale servizio fisico e pianificare l'evoluzione dei servizi sostitutivi in modo attento e coordinato.
A fianco del risparmio derivante dal fatto che gli Avvocati eviteranno di dover recarsi in Tribunale per depositare un atto (quando sarà possibile!?), bisogna contabilizzare i costi del trasferimento dei detenuti in un luogo più lontano. Chi ha deciso questi interventi ci avrà pensato?

E' solo un esempio, ma a mio parere descrive bene il limite tipico dell'agire nel nostro Paese, soprattutto quando si tratta di costi pagati dalla collettività.

L'innovazione quando portata avanti senza piani ben fatti e rispettati nella tempistica non serve a nulla e a volte crea dei danni.

Progettare innovazione senza competenza e responsabilità, fa male all'innovazione perché non ne evidenzia il valore e, per contro, crea esempi negativi che generano sfiducia.

Concordo

In Italia tutti a chiedere riforme e modernizzazione e poi tutti a difendere l'orticello.

Ma il motivo di tutto ciò è assai semplice.

Si riforma senza valutare, ossia si applicano soluzioni "standard" per tutti gli scenari, il che è un'immensa boiata.
La frase più significativa è senz'altro quella che hai messo tra parentesi "(tra parentesi non sono stati rideterminati gli organici!) "

Non sono un avvocato,

Non sono un avvocato, premetto, ma un ex funzionario responsabile del servizio studi-statistica del Comune.
Il Comune è Cesena ed ha quasi 100.000 abitanti.
Tribunale spostato a Forlì (ma la prov. non è Forlì-Cesena ?). Ho letto di una grande disagio degli avvocati e del fatto che il Tribunale di Forlì non ha possibilità di incrementare il servizio a fronte di un'utenza praticamente raddoppiata. Così aumentano i tempi ed i costi e, alla fine, questi ricadranno sui cittadini-clienti.
Risparmi nei tempi della giustizia ?
Smart?
Forse sarebbe meglio pensare PRIMA a far sì che gli atti si possano, ad esempio, inviare con un CLICK e DOPO si potrebbe intervenire sulle strutture e la logistica.
Senza le PREMESSE è difficile dare attuazione alle buone idee e, alla fine, si rischia di affossare tutto (o, nel caso specifico, di allungare ulteriormente i tempi ed accrescere i disagi).
Cordiali saluti

FOTOGRAFIA IMPIETOSA MA REALE

Innovare ed "agire come prima", ha ragione Carlo Mochi Sismondi nella sua fotografia impietosa della p.a.
In tale ambito la valutazione è l'esempio emblematico, tanta enfasi e pochi fatti: qualche passo in avanti e poi indietro come i gamberi.
Non si migliora quello che non si valuta e, anche i tribunali, non fanno eccezione. Naturalmente, condurre correttamente la valutazione delle politiche pubbliche e delle prestazioni amministrative (pure della giustizia), non garantisce l’accettazione politica e culturale dell’informazione valutativa né la sua integrazione nei processi decisionali e di gestione, come esercizio di responsabilità pubblica e incentivo all’apprendimento. Non è neanche realistico attendersi a breve in Italia un cambiamento immediato delle politiche e delle pratiche amministrative come effetto degli eventuali suggerimenti valutativi: siamo il paese della cooptazione e delle lobby occulte, dove conta fedeltà e appartenenza.

Cav. Dr. Giovanni Urbani

Grazie. Ha dato voce concreta

Grazie.
Ha dato voce concreta al mio - e spero di molti altri - pensiero.
Sono un avvocato che esercita nel circondario ove è stata soppressa una sezione distaccata.
Condivido il Suopensiero ed inorridisco di fronte alle sciocche battaglie della maggior parte dei miei colleghi.
Buon lavoro

Si' informatizzazione,

Si' informatizzazione, sburocratizzazione, dematerializzazione, telematica,smartcities possono andare di pari passo con una razionalizzazione delle sedi, purché si investa in processi, sistemi informatici, formazione delle persone,...
Qui invece, specie nei tribunali, girano ancora montagne di carta, "Smart" e' una parola fuori luogo in mezzo a faldoni su faldoni e la riduzione di sedi pare un modo per toglier soldi più che investire su un miglior servizio.
Parliamo di futuro e di migliori processi, servizi Smart, ma per farlo davvero, non a chiacchiere, altrimenti quella protesta sarà da aspettarsela, indice di quel che non va più che da biasimare.