Intervista

Oltre la Smart City. Intervista a Tim Campbell

Tim Campbell ha lavorato per più di 35 anni nello sviluppo urbano con esperienza in decine di paesi e centinaia di città in America Latina, Asia meridionale e orientale, Europa orientale e Africa. Le sue aree di specializzazione comprendono la pianificazione strategica urbana, le strategie di sviluppo della città, il decentramento, la politica urbana, l'impatto sociale e la povertà urbana. In questa intervista ci racconta cosa è una Smart City e ci anticipa il contenuto del suo intervento durante il convegnoHuman Smart Cities: la visione” che si terrà il 29 maggio mattina a FORUM PA all’interno della “Periphèria Final Conference”.

Incontrare Tim Campbell a FORUM PA è un’occasione da non perdere. Se avete letto il suo ultimo libro Beyond Smart Cities: how cities network learn to innovate (London: Routledge) pubblicato nel gennaio del 2012 ne conoscete già il motivo.

Chi è Tim Campbell?
È un pioniere delle strategie sulla città, Professore presso la Stanford University e la University of California a Berkeley.
Ha lavorato per più di 17 anni per la Banca Mondiale a vario titolo nel settore urbano come capo della squadra del World Bank Urban Institute, membro del Gruppo consultivo in America Latina e regione dei Caraibi e capo della Regione della Unità Urbana e Acqua. Prima di entrare alla Banca, ha lavorato per più di 13 anni come consulente privato e professore universitario ed è autore di numerosi saggi e articoli sul decentramento, la politica urbana e lo sviluppo istituzionale.
Gli abbiamo rivolto alcune domande sulle Smart Cities e sul suo intervento del 29 maggio.

Perché, a suo parere, la città ha bisogno di essere riposizionato al centro dello sviluppo?

Le città stanno avanzando verso ruoli più importanti in affari nazionali e internazionali. Il livello territoriale della città è quello colpito più direttamente da diverse problematiche: dal cambiamento climatico, alle catastrofi e alle azioni di recupero. È anche quello che si occupa di questioni quali la promozione del commercio e lo sviluppo economico locale, i rapporti di cooperazione con le università, gli ospedali e le organizzazioni di ricerca. In tutti questi campi le città sono in grado di agire e reagire più velocemente rispetto ai governi nazionali, e in ogni caso le città sono meno gravate da vincoli burocratici e diplomatici internazionali. La globalizzazione ha avuto anche un effetto di livellamento per cui le città si rendono conto di dover competere in un mercato globale. Sarebbe auspicabile che il coordinamento delle politiche nazionali e internazionali sui temi dei beni globali coinvolgesse anche le città. Il regolamento finora sovranazionale è stato illusorio, come il caso del cambiamento climatico chiaramente illustra. Oltre a tutto questo, c'è un argomento normativo: le città dovrebbero avere un ruolo più importante, semplicemente perché sono le entità politiche che più direttamente incidono nelle aree elencate in precedenza.

Che cosa è una Smart city e quali sono le condizioni per attivare il processo di città intelligente?

La definizione popolare e commercialmente più visibile di una città intelligente è quella che sfrutta le connessioni ad alta tecnologia, i sensori e  le grandi quantità di dati al fine di gestire al meglio la città. Questa definizione non è però esaustiva perché lascia fuori diverse dimensioni estremamente importanti di intelligenza. In primo luogo sto parlando dell’'infrastruttura immateriale di organizzazioni civiche, i gruppi di quartiere, il mondo accademico e la comunità imprenditoriale, come attori e partner nel processo di gestione della città. Inoltre, le definizioni convenzionali di “smartness” ignorano spesso l'importante processo di apprendimento collettivo. Il mio ultimo libro mostra un grande volume di scambio di conoscenze in corso tra le città. La mia definizione di una città intelligente è quella che incorpora le tante voci dell’urbano nella definizione dei problemi alla ricerca di soluzioni deliberanti; la Smart city è in grado di fare il miglior uso di strumenti tecnologici attivando un processo di apprendimento attraverso il quale nuove idee vengono catturate e adattate per uso locale.

Nel suo ultimo libro, Beyond the Smart Cities, si mostra come le reti siano utilizzate per favorire la connessione in modo da raggiungere l'apprendimento e l'innovazione. Che cosa vuol dire allora andare oltre le città intelligenti?

Beyond the Smart Cities raffigura reti di leadership, che tra l'altro riguardano le reti civiche e i gruppi della società civile che ci sono in molte città e che contribuiscono a favorire l’innovazione. Andare oltre le città intelligenti significa appunto sfruttare il capitale sociale della città, al fine di selezionare e guidare l’ hardware tecnologico di intelligenza e di strutturare e interpretare l'apprendimento. Per esempio, a Torino, i leader eletti mobilitano la partecipazione come parte del processo di apprendimento o all'estero, tra Barcellona e Glasgow, la progettazione di un piano strategico prevede una reale partecipazioni della società civile organizzata. A Juarez, in Messico, un Think Tank ha preso in prestito idee da altre città latino-americane per controllare l'uso del territorio e limitarlo. A Kansas City negli Stati Uniti, si è formato un gruppo di leadership su base ampia per scrivere un "game-book" su come fare il miglior uso degli investimenti di Google per Internet a banda larga per l'intera città.

Ci può dare qualche anticipazione del suo intervento?

Io vorrei parlare e quantificare il volume sorprendente di apprendimento che stanno mettendo in atto le città di tutto il mondo, e spiegare perché le città si avventurano nel processo di Smart City con il fine di apprendimento e di crescita. Vorrei descrivere ciò che esse portano avanti e in che modo le nuove idee vengono promosse e adattate per l'utilizzo di tutta la cittadinanza. La mia presentazione illustrerà anche alcuni esempi di casi tratti dal libro per illustrare come le città diventano intelligenti.

L’intervento di Tim Campbell è previsto per il 29 maggio durante la sessione “Human Smart Cities: from Vision to Practice”. Per ulteriori informazioni e per iscriversi clicca qui.

Da non perdere!

 

Your rating: Nessuno Average: 5 (1 vote)

Commenti

La città secondo Adriano Olivetti

L’ordine è certamente di potenza divina... Ma
il disordine ancora prevale. Ne siamo consapevoli
quando incontriamo – e la tristezza ci
avvince – il diseredato, il disoccupato, quando
nei rioni delle nostre città e dei nostri borghi
vediamo giocare in letizia nugoli di bimbi
che hanno a difesa il sole – caldo e materno
– e nulla sappiamo del loro avvenire; è ancora
disordine quando vediamo le nostre belle
città crescere senza piani nel rumore e nella
bruttezza. Noi sogniamo invece una città
libera, ove la dimora dell’uomo non sia in
conflitto né con la natura né con la bellezza
e ove ognuno possa andare incontro con
gioia al suo lavoro e alla sua missione.
Adriano Olivetti, Città dell’uomo.