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Notifiche nel processo a mezzo PEC: le ultime pronunce di TAR e Cassazione

Cosa si deve produrre in giudizio per provare l’avvenuta notifica di un atto a mezzo PEC? Questa è la questione che si è posta il TAR Campania - Napoli, Sez. VI, nella sentenza 3 aprile 2013 n. 1756, in riferimento a un ricorso giurisdizionale avanzato da una società circa l’accesso agli atti della PA e notificato al Comune a mezzo PEC.

A tal proposito occorre innanzitutto precisare che l’articolo 39, comma 2, del codice del processo amministrativo (D.Lgs. n. 104/2010) per quanto concerne le notificazioni degli atti nel processo amministrativo rinvia alle disposizioni del codice di procedura civile e alle leggi speciali che disciplinano le notificazioni degli atti giudiziari in materia civile.

Nello specifico, nel 2011[1] sono state apportate significative modifiche alla legge n. 53 del 1994 - “Facoltà di notificazioni di atti civili, amministrativi e stragiudiziali per gli avvocati e procuratori legali” - che hanno introdotto la possibilità di utilizzare per le notificazioni la posta elettronica come strumento alternativo alla notifica tramite servizio postale, ed è stato emanato il DM 21 febbraio 2011, n. 44, con il quale sono state promulgate le Regole tecniche sul processo civile telematico, consentendo agli Avvocati (autorizzati ai sensi della legge n. 53/1994) di eseguire le notifiche tramite PEC.

Nel caso in questione, la società ricorrente ha notificato il ricorso a mezzo posta elettronica certificata (PEC) al Comune di Mondragone, non costituito in giudizio, e ha prodotto poi in giudizio la ricevuta di accettazione del messaggio da parte del sistema di posta certificata e la ricevuta di avvenuta consegna alla PEC del Comune stesso.

La disamina del TAR Campania parte dall’analisi dell’art. 18 del DM n. 44 del 21 febbraio 2011[2] che consente agli avvocati autorizzati di eseguire le notifiche a mezzo PEC, anche previa estrazione di copia informatica del documento cartaceo. La copia informatica dell’atto, sottoscritta con firma digitale, deve essere trasmessa all’indirizzo di posta elettronica certificata del destinatario risultante dal registro generale degli indirizzi elettronici, nella forma di allegato al messaggio di posta elettronica certificata inviato al destinatario.

L’articolo 18 prevede ancora che nel corpo del messaggio debba essere inserita la relazione di notificazione che contiene le informazioni di cui all’articolo 3, comma 2, della legge 21 gennaio 1994, n. 53, dell’indirizzo di posta elettronica certificata presso il quale l’atto è stato inviato, nonché del numero di registro cronologico di cui all’articolo 8 della suddetta legge.

Sempre ai sensi dell’articolo 18, la notificazione si intende perfezionata nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna breve da parte del gestore di posta elettronica certificata del destinatario. Al riguardo il TAR ha specificato che, attenendosi alla lettera a questa disposizione, per l’avvocato sarebbe sufficiente produrre in giudizio la PEC accompagnata da tale ricevuta breve. Bisogna però considerare che questo tipo di ricevuta non restituisce l’intero allegato (cioè l’intero atto con firma digitale), ma solo un suo estratto codificato, la cui verifica richiede peculiari competenze tecniche e non consente al giudice di associare immediatamente la P.E.C. all’atto notificato. Si rileva infatti che l’art. 23 del codice dell’amministrazione digitale, nel delineare il concetto di copia cartacea di documento informatico firmato digitalmente, evidenzia come occorra una conformità all'originale informatico "in tutte le sue componenti".

Con l’obiettivo di risolvere la questione - e quindi di chiarire come possa essere verificato l’effettivo buon esito della notificazione e la conformità tra l’atto notificato con la PEC e quello depositato in formato cartaceo - il TAR Campania afferma che l’avvocato deve presentare la ricevuta completa di avvenuta consegna della PEC, compreso il numero di registro cronologico di cui all’art. 8 dalla Legge n. 53/1994, producendo quindi l’intero atto notificato e non solo un suo estratto.

Il TAR ritiene che l’avvocato debba necessariamente produrre anche:

  • la stampa dell'atto notificato con la relata;
  • il certificato di firma digitale del notificante;
  • il certificato di firma del gestore di PEC;
  • le informazioni richieste dall'art. 18 per il corpo del messaggio;
  • le ricevute della PEC;
  • gli ulteriori dati di certificazione.

All’esito della motivazione, il TAR ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per irritualità della notifica.

In tema di notificazioni a mezzo PEC, di estremo rilievo appare anche la recentissima ordinanza della Cassazione civile, Sez. VI, n. 6752 del 18 marzo 2013.

In tale contesto, occorre menzionare la legge 24/2010, ai sensi della quale, nel processo civile e nel processo penale, tutte le comunicazioni e notificazioni per via telematica devono effettuarsi mediante posta elettronica certificata. In particolare, l’art. 4, così come modificato dal recente DL 179/2012 (Decreto crescita 2.0, convertito nella Legge n. 221/2012), dispone che “nei procedimenti civili le comunicazioni e le notificazioni a cura della cancelleria sono effettuate esclusivamente per via telematica all'indirizzo di posta elettronica certificata risultante da pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni, secondo la normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici”.

Nello specifico, la Suprema Corte ha rinviato a nuovo ruolo il processo in quanto i relativi atti (decreto e relazione) erano stati notificati presso la cancelleria della Corte di Cassazione, ai sensi dell'art. 366 comma secondo c.p.c., nonostante la ricorrente avesse indicato l'indirizzo di posta elettronica certificata, come previsto dall’art. 366 c.p.c. a seguito della modifica introdotta dall'art. 25 della Legge n. 183 del 2011. La Cassazione, conseguentemente, ha rilevato che ciò avrebbe imposto la notifica a mezzo PEC o, nell'impossibilità di eseguire tale notifica, a mezzo fax ai sensi dell'art. 136 comma 3 c.p.c.


[2] Regolamento concernente le regole tecniche per l’adozione nel processo civile e nel processo penale, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in attuazione dei principi previsti dal dlgs 7 marzo 2005 n. 82, e successive modificazioni, ai sensi dell’art. 4, c 1 e 2, del decreto-legge 29 dicembre 2009 n. 193, convertito nella legge 22 febbraio 2010 n. 24.

* Sarah Ungaro e Debora Montagna – Digital & Law Department www.studiolegalelisi.it

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Commenti

come NON funziona la posta certificata

Buongiorno a tutti, vi propongo la mia esperienza per poi chiedere qualche parere a chi più esperto di me in materia.
Si tratta(va) di un concorso, al quale ci si poteva candidare inviando la domanda, le pubblicazioni, i titoli e quant'altro o in forma cartacea, oppure, come indicato nel bando, via posta certificata.
L'università in questione aveva bandito una molteplicità di concorsi tutti scadenti nello stesso giorno e per tutti aveva indicato lo stesso indirizzo di posta certificata.
Vado per ordine:
- la scadenza del bando era fissata per un lunedì. Io avevo inviato tutto il materiale venerdì mattina. A seguito della mail inviata ricevo dal sistema PEC la certificazione di ACCETTAZIONE e quella di CONSEGNA.
- sabato pomeriggio, per puro caso, controllo la mia posta certificata e vedo che ho ricevuto un messaggio automatico di errore "Undelivered Mail Returned to Sender" ovvero la mail mi è tornata indietro.
- Dato che era sabato pomeriggio, ho dovuto per forza rimandare il problema al lunedì successivo, giorno di scadenza.
- Lunedì mattina chiamo l'università per sapere come comportarmi e mi dicono di riprovare l'invio, dato che hanno la casella intasata.
- Riprovo e mi torna indietro.
- Richiamo e mi dicono di riprovare alle 10 e di richiamare alle 11 per verificare il ricevimento della mail.
- Riprovo alle 10 e mi torna indietro di nuovo.
- Chiamo alle 11 e faccio notare a chi mi risponde che un "cittadino" con la PEC ha diritto a soli 10 invii giornalieri e dato che le pubblicazioni sono file "pesanti" ho dovuto dividere tutto il materiale in due mail differenti. Mi ero quindi già giocato 4 invii. Mi rispondono che stanno ancora provando a svuotare la casella di posta e che dovrò riprovare nel primo pomeriggio.
- Richiamo alle 14 e mi dicono che chi si occupa della posta è in pausa pranzo e rientra alle 14:30.

MORALE:
stufo e in ansia per il ritardo, senza alcuna certezza che dopo le 14:30 avrei potuto risolvere il problema (visto com'era andata nella mattina) mi trovo costretto a correre alla ricerca di una copisteria e di un ufficio postale (ero a Roma e NON sono di Roma). Dopo una rocambolesca avventura riesco a mandare in modo TRADIZIONALE, CARTACEO, tutto il materiale.

A questo punto le domande:
1) Se la mail è tornata indietro, perché mi è arrivata la ricevuta completa di ACCETTAZIONE E DI CONSEGNA? E se, essendo sabato, io non mi fossi accorto del ritorno della mail, ma avessi confidato nella 2 ricevute, avrei potuto farle valere come prove?

2) Come si gestiscono le situazioni del tipo "Ho la ricevuta completa di invio ma per colpa del destinatario la mail non è arrivata?"

3) Vi chiedo a questo punto se la colpa sia stata più dell'università, che ha concentrato troppi concorsi su di uno stesso indirizzo, o più dello scarso spazio disponibile della casella PEC stessa.

4) Come me, altri miei colleghi hanno "ripiegato" per un invio TRADIZIONALE avendo perso le speranze nella buona riuscita dell'invio all'indirizzo PEC. Ma allora perché proporre una soluzione più "facile" come quella dell'invio per e-mail, che restituisce delle ricevute apparentemente valide, per poi dover invece complicare il tutto e tornare al CARTACEO?

5) Avendo subito un disservizio, (ho dovuto fare tutto di corsa rischiando di sbagliare, ho dovuto pagare taxi e copisteria, ho dovuto chiedere un permesso a lavoro, ecc. ecc. a chi dovrei chiedere un risarcimento??

Un saluto.
Giorgio

CTU

Trovo strana l'assenza di commenti a questa notizia, si tratta probabilmente di una delle prime sentenze che mette in discussione le ricevute PEC.
Da profano in materia giuridica mi sembra di rilevare una sorta di discrasia: da una parte la norma avvalora la ricevuta breve e dall'altra il giudice la disconosce appellandosi al C.A.D. - in quanto questo tipo di ricevuta, mi pare di aver capito quando prodotta su carta, non risponde al requisito di conformità della copia al documento originale informatico.
Non vorrei sembrare eccessivo, ma sembra quasi che il giudice per evitare di affrontare la questione da un punto di vista tecnico - caso per il quale mi risulta esistano i consulenti d'ufficio - cerchi un appiglio normativo. Il passaggio "...la cui verifica richiede peculiari competenze tecniche e non consente al giudice di associare immediatamente la P.E.C. all’atto notificato..." infatti mi lascia perplesso: il calcolo di un hash SHA1 di un file, per riscontro con l'hash dichiarato dalla ricevuta breve, è un'operazione alla portata di chiunque (esiste una varietà di programmi anche liberi per tutte le più diffuse piattaforme).

Qualcuno più ferrato di me in diritto potrebbe illuminarmi?
Sto cercando di capire se, al di là della fattispecie della notifica e della disciplina del processo, la ricevuta breve sia da considerarsi legalmente valida ai fini dell'opponibilità del documento trasmesso.

Grazie a FORUM PA e buona giornata a tutti.

PEC

Mi pare che il TAR abbia esagerato nel formalismo.

Da un certo punto di vista però ha ragione. La semplice produzione della ricevuta in forma breve della PEC non è sufficiente, occorre che venga prodotto anche il documento originario (elettronico). Per la qual cosa è però sufficiente avere la PEC originale, in quanto sono in corrispondenza uno-a-uno.

Comunque, a mio parere (e l'ho anche scritto su http://www.dirittoegiustizia.it/news/23/0000057666/La_notifica_via_PEC_%... in cui do il riferimento alla norma tecnica, con tanto di link) anche in quella modalità l'atto è valido e il Giudice dovrebbe semmai limitarsi a richiedere l'assistenza della parte che l'ha prodotta, in caso di contestazione.

Aggiungo che la norma tecnica del PCT (art. 18) parla di "ricevuta breve", ma le norme tecniche sulla PEC dicono che di regola la ricevuta è completa a meno che non si richieda la ricevuta in forma breve. Mi chiedo cosa sia venuto in mente all'Avvocato di richiedere una ricevuta in forma breve... sempre ammesso che il TAR abbia concretamente ravvisato che lo fosse e non semplicemente si sia fidato di quello che dice la norma.