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Digital Divide di genere, Agenda Digitale e impatto sulla società

L’Agenda Digitale Italiana (ADI) è stata finalmente istituita il  1 marzo 2012 e con il Decreto Legge del 18 ottobre 2012, n° 179 "Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese"  (c.d. provvedimento Crescita 2.0) si sono definite le misure per l'applicazione concreta dell'ADI su identità digitale, PA digitale/open data, istruzione digitale, sanità digitale, divario digitale, pagamenti elettronici e giustizia digitale. L'inclusione di quei cittadini che non hanno accesso ai benefici della società dell'informazione è così diventato uno dei punti cardine dell'Agenda italiana così come lo è di quella europea: se non si usano in modo appropriato ed efficiente i nuovi mezzi di comunicazione (internet e new media) sembra quasi inutile preoccuparsi degli aspetti procedurali e tecnologici della sanità digitale, dei pagamenti elettronici, della firma certificata o degli open data della pubblica amministrazione.

Per quanto riguarda il divario digitale l’Agenda Digitale Italiana individua poi nell’incentivazione del cosiddetto “target femminile” all’uso delle tecnologie per fini professionali nei campi della produzione e della progettazione di tecnologia una delle misure più rilevanti per la crescita del Paese. (si veda a tale proposito anche l’articolo di Maria Sangiuliano)

Infatti, come riporta l'ADI, uno studio condotto recentemente da EUN Schoolnet in alcune scuole secondarie superiori, in Italia, Francia, Paesi Bassi, Polonia e Regno Unito ha evidenziato una sostanziale parità iniziale di attitudini e interesse per l'informatica fra i ragazzi e le ragazze, laddove il 90% delle giovani donne in età scolare si dice interessato all’ICT e, fino all'età di 9 anni, sembra non esserci grande differenza tra ragazzi e ragazze nei voti ottenuti in matematica e scienze. La generazione più giovane ha poi grande domestichezza nell’utilizzo del computer per accedere a internet, chat-room e reti sociali.
Quindi è assolutamente necessario comprendere cosa interviene dopo, poiché il numero di ragazze che sceglie di proseguire gli studi nel settore tecnologico non è elevato e la maggior parte di esse in ogni caso non intende avviarsi a una carriera in tale settore. Secondo le più recenti statistiche, poi, le donne rappresentano oltre il 50% degli studenti nell'istruzione superiore e possiedono anche più del 50% di tutti i dottorati nei 27 Stati membri dell'UE. Ma solo il 20% degli studenti in ingegneria e informatica sono donne ed è a questo punto che gli uomini effettuano il “sorpasso”.

Le nuove tecnologie rappresentano delle opportunità vere a patto che non si pensi che c'è un solo modo di usarle. “In primo luogo – ha affermato la Commissaria Europea per l’Agenda Digitale Neelie Kroes – dando dimostrazione di come l’ICT dà più potere e conoscenza alle donne si innesca un circolo virtuoso: più le donne vedono cosa l’ICT può fare per loro – nell’ambito della formazione, come aiuto per i diversi compiti domestici o lavorativi svolti quotidianamente, come strumento di auto-espressione e di realizzazione – più vorranno essere coinvolte”. (si veda a tale proposito anche l’articolo di Fernanda Faini)

Quindi le azioni proposte (ma non ancora finanziate e rese operative!) anche all’interno dell’Agenda Digitale sono mirate alla creazione di una maggiore consapevolezza delle prospettive di carriera femminile, puntando sia sulla fase iniziale ed intermedia della crescita professionale, che sulle opportunità di carriera di alto livello, definendo un nuovo immaginario che superi i tradizionali steccati, incoraggiando e stimolando le già presenti inclinazioni per le materie scientifiche (matematica, scienze, ingegneria e tecnologia) nelle giovani donne e incentivando lo spirito imprenditoriale, attraverso pratiche di integrazione formativa tra scuola e impresa e attraverso corsi, workshop, bootcamp, per avvicinare le donne di tutte le età all’ambito tecnologico come veicolo di empowerment. Dall’introduzione all’uso critico e consapevole di internet alla promozione di competenze digitali un po’ sulla falsariga delle azioni delle Girls Geek Dinner (GCD), bellissima iniziativa a livello internazionale che negli ultimi anni si è espansa a macchia d’olio anche in Italia con eventi rivolti specificatamente al genere femminile e orientati allo scambio reciproco e orizzontale di conoscenze informatiche e tecnologiche con l’obiettivo di far crescere la consapevolezza della presenza femminile in ambito tecnologico, promuovendoo scambio di conoscenze e incoraggiando altre donne ad acquisire competenze ed utilizzarle.

La Commissaria Kroes nel recente discorso tenuto a Budapest all'interno della conferenza "Women in Science, innovation and technology” ha invitato tutti gli Stati europei a investire sulle professionalità ICT al femminile, affermando: “Le donne sono state dei pionieri in questo settore che ancora non le rende uguali agli uomini: ricordate che "Eniac", il primo computer, è stato programmato da sei donne. Ma raramente abbiamo ottenuto i riconoscimenti che meritiamo e raramente siamo incentivate a lavorare nelle ICT o a salire ai vertici più alti. Dalle aule scolastiche ai consigli di amministrazione, fino ai garage dove nascono le start-up, il mio messaggio è lo stesso. Non ha senso rendere digitale solo metà dell’Europa. Fino a quando l'intero settore non capirà questo e non agirà, rischieremo un enorme divario di competenze e l'Europa resterà indietro".
Per questo la Commissaria, firmando la dichiarazione ‘Donne Digitali’, ha affermato di voler "unire la rivoluzione dell’ICT e la rivoluzione della parità di genere. L'emancipazione femminile e l'affermarsi delle tecnologie digitali hanno cambiato il mondo in meglio. È giunto il momento di unire queste due rivoluzioni. La tecnologia non dovrebbe essere confinata al mondo maschile. I nostri guru ed eroi tecnologici non possono essere soltanto uomini. Viviamo in un mondo digitale e il mondo digitale è aperto a tutti.”.

Anche la Commissaria UE alla Giustizia, Viviane Reding aveva denunciato la scarsa presenza delle donne ai vertici delle principali società europee che è di appena 1 consigliere su 7. Sebbene il risultato sia lievemente migliore rispetto all’11,8% del 2010, di questo passo ci vorranno ancora 40 anni per raggiungere un equilibrio di genere accettabile.

L’UE ha già promosso alcune iniziative importanti sostenendo ad esempio la creazione di un codice di condotta per le imprese 'Codice di buone pratiche delle donne nelle Ict' e l’istituzione di un esercizio di 'shadowing' che invita le ragazze a seguire per un giorno un ingegnere donna in azienda per vedere in che cosa consiste il suo lavoro. Intel ad esempio ha sviluppato delle reti per sostenere il personale femminile ed ha recentemente sponsorizzato un importante rapporto denominato “Women and the Web” .
Altre iniziative vanno dal Women's Initiative Portal globale che è un trampolino di lancio per molte idee e progetti, al Women's Leadership Exchange  che guida le donne con più esperienza a farsi strada per raggiungere i vertici aziendali. Un altro esempio interessante si trova in Ibm, che ha creato i campi "Exite" per far conoscere alle ragazze più giovani le tecnologie e aiutarle a superare alcuni pregiudizi nei confronti delle donne che scelgono studi e posti di lavoro nelle Ict. Questo è per citarne solo alcuni, ma ci sono molti altri esempi positivi.

 

L'appuntamento delle WISTER a FORUM PA 2013, Palazzo dei Congressi Roma, aperto a tutti, è in programma il 28 maggio dalle 15 alle 18: #PianoD: come liberare le risorse delle donne.
Il lavoro partecipato cominicia on line sul wiki dedicato alle WISTER su Stati Generali dell'Innovazione.

Anna Giannetti è una consulente e imprenditrice, con lunga esperienza nel settore ICT, maturata in gran parte all’estero. E' stata professore incaricato di Software Quality presso l’Università degli Studi di Perugia. Da sempre interessata alle questioni di parità di genere e della inclusione sociale, è una attivista dei diritti di accesso al mondo digitale ed opera al fine di diffondere quanto più possibile la cultura del digitale e dei nuovi media come strumento di empowerment, per una democrazia partecipata e inclusiva a supporto della definizione e applicazione di politiche sociali. E’ membro del direttivo di Informatici senza Frontiere, attiva negli Stati Generali dell’Innovazione e mediattivista di Urban Experience.

 

 

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