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Obblighi, diritti e sanzioni, ecco le parole chiave del “decreto trasparenza”

Con il testo unico sulla trasparenza i cittadini avranno gli strumenti e la possibilità di controllare quello che fanno le pubbliche amministrazioni e la politica, non ci saranno più aree di opacità nell'operato della PA e si potrà verificare come vengono spese le risorse e riorganizzati i servizi amministrativi. Questa, secondo il Ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione, Filippo Patroni Griffi, la rivoluzione avviata dal decreto che entrerà in vigore il prossimo 20 aprile. 

Mancano solo dieci giorni all’entrata in vigore del cosiddetto “decreto trasparenza”, il testo unico che riordina gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni da parte delle amministrazioni pubbliche e introduce sanzioni per chi non rispetta questi obblighi. Con questo decreto “non ci saranno più aree di opacità nell'operato della Pubblica Amministrazione e i cittadini potranno verificare come saranno spese le risorse e riorganizzati i servizi amministrativi'”, ha commentato il Ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione, Filippo Patroni Griffi, che oggi nel corso di una conferenza stampa ha illustrato i principali adempimenti e gli strumenti di attuazione.

Il Decreto legislativo 14 marzo 2013 n. 33 – che attua i commi 35 e 36 della Legge anticorruzione ed è stato approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri il 15 febbraio scorso – è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 80 del 5 aprile ed entrerà in vigore il 20 aprile prossimo. Il testo unico, ha sottolineato il ministro Patroni Griffi, ha prima di tutto il vantaggio della chiarezza, dato che mette insieme tutti gli obblighi di pubblicità a carico delle amministrazioni fino ad oggi sparsi in tanti testi diversi, cosa che impediva sia alle amministrazioni che ai cittadini di avere un quadro completo delle norme in vigore.

Queste le parole chiave: obblighi per le amministrazioni; diritti per i cittadini (diritto ad attuare un controllo sociale sull’operato delle pubbliche amministrazioni, ad esempio sull’erogazione di servizi e sussidi); strumenti per il monitoraggio (tra cui la Bussola della trasparenza, che consente un’analisi a tappeto sull’assolvimento degli obblighi di trasparenza e pubblicità da parte delle PA: un monitoraggio quantitativo, non qualitativo, ma che fornisce comunque una base informativa ampia su cui poi eventualmente effettuare controlli più di dettaglio); infine, soprattutto, sanzioni per chi è inadempiente. Negli anni scorsi infatti, ha ricordato Patroni Griffi, la critica più ricorrente che veniva fatta alla normativa sulla trasparenza era la mancanza di un sistema sanzionatorio; il testo unico, invece, introduce sia sanzioni generali che sanzioni legate a specifiche inadempienze.

In questo senso il ministro ha citato, tra gli altri, gli obblighi di pubblicità patrimoniale per i titolari di incarichi politici di carattere elettivo e la relativa sanzione (da 500 a 10mila euro) per il responsabile della mancata comunicazione. Una misura che consente di verificare se ci sono stati significativi scostamenti nella situazione patrimoniale prima e dopo l’assunzione della carica (il che non significa necessariamente che ci siano degli illeciti) e che è stata introdotta perché viene considerato un diritto dei cittadini sapere come evolve la situazione patrimoniale dei loro rappresentanti. Il ministro ha ricordato, inoltre, la grande importanza per cittadini e imprese degli obblighi di pubblicità sui tempi dei procedimenti amministrativi e sui tempi medi di pagamento dei contratti da parte delle amministrazioni.

Questa la tabella con le sanzioni previste

Il Ministro, infine, si è soffermato sul tema dell’Accesso civico (art. 5 del decreto) sottolineando come “quella che forse è la novità più importante del testo unico sia stata criticata non da amministrazioni conservatrici, ma da associazioni da tempo impegnate nella diffusione di una sempre maggiore trasparenza”. Il riferimento è alla discussione nata intorno a questa domanda: il decreto può essere assimilato al FOIA, il Freedom of Informaction Act statunitense?

Di questa discussione ci siamo occupati nel gennaio scorso, al momento della prima approvazione del decreto legislativo.

Su questo tema ci confronteremo a FORUM PA 2013 e vi invitiamo a riprendere la discussione anche all'interno di questo forum attraverso i vostri commenti

“La pioggia di informazione non equivale necessariamente a trasparenza – ha detto il Ministro – perché c’è anche quella che sia chiama ‘opacità per confusione’. Noi abbiamo agito con un’operazione selettiva a monte, andando a vedere quali sono le informazioni utili per i cittadini e fissando l’obbligo per le amministrazioni a metterle on line, indipendentemente dal fatto che ci sia una richiesta. Insomma l’obbligo e la sanzione ci sono anche se nessuno ha chiesto quell’informazione, cosa che negli Stati Uniti non esiste. Se l’obbligo di pubblicità non viene adempiuto scatta il diritto per qualsiasi cittadino di chiedere quelle informazioni. Abbiamo assicurato il massimo della pubblicità nelle materie rilevanti e nello stesso tempo abbiamo dato ai cittadini lo strumento per far valere il diritto alla trasparenza. Un rimedio a mio avviso più efficace per la situazione italiana di quanto non sarebbe stata una soluzione che ponesse genericamente un diritto in capo ad ogni cittadino senza fissare degli obblighi specifici di pubblicità in capo alle amministrazioni”.

Questi i documenti di sintesi distribuiti nella conferenza stampa di oggi:

 

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