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Agenda Innovazione Sociale: in attesa di governo & governance, aspettiamo ma anche no

A Roma, il Ministro Profumo (MIUR) ha ufficialmente aperto l’Agenda italiana dell’innovazione sociale. L’Agenda è un processo partecipativo, iniziato con una prima consultazione in rete, che continuerà nei prossimi giorni attraverso un wiki. Ricerca, finanza, imprese, cittadini e perfino la PA sono, chi più chi meno, dentro al processo, mentre mancano al momento governo e governance. Per il governo non possiamo che aspettare, per la governance possiamo applicare la regola aurea dell’innovazione sociale, così sintetizzata da Filippo Addarii, Euclid Network: “sperimentare, sperimentare, sperimentare".

Agenda Innovazione Sociale, la via italiana
Il MIUR spiega che “La Via Italiana alla Social Innovation Agenda” costituisce un primo quadro di indirizzo delle attività che l’Italia può mettere in campo nei prossimi anni. Partendo dalla raccolta di esperienze italiane e internazionali, gli indirizzi comprendono azioni concrete e obiettivi in materia di: politiche pubbliche; nuovi strumenti finanziari; obiettivi di misurazione dell’impatto, modelli di accelerazione, pratiche inclusive e partecipative per una nuova generazione di servizi pubblici. Presentando il documento, si sottolinea che l’avvio del processo è senza soluzione di continuità rispetto agli interventi fin qui realizzati e in corso d'opera: i bandi Social Innovation sulle Regioni dell’Obiettivo Convergenza (40 milioni di euro), su scala nazionale (25 milioni) e all'interno del bando Start - up con la misura Social Innovation Cluster (7 milioni). (qui il comunicato stampa MIUR)

Profumo e i collegamenti mancanti
Ieri, il Ministro Profumo ha rilevato due principali gap del sistema di innovazione da mettere al centro dell’Agenda italiana:

  • La mancata connessione tra domanda di innovazione e ricerca ai fini dello sviluppo
  • La non sempre verificata corrispondenza tra domanda sociale e offerta tecnologica

Il Ministro sostiene che, da un lato, nei testi dedicati alle politiche di sviluppo non ci sono sufficienti riferimenti alla ricerca e che, d’altro canto, nei processi di investimento e finanziamento spesso non opera il principio per cui "ogni euro ha due facce da sottoporre a verifica incrociata: la domanda sociale e l’offerta tecnologica". Con i primi bandi sulle smart communities, conclude, si è cercato di proporre un approccio che superasse questi limiti.

Cosa troverà il prossimo governo
Profumo afferma: “Noi abbiamo lavorato sul pre.” In altri termini il MIUR per esigenze “cronologiche” di processo si è concentrato, finora, sulla fase bando. Il Ministro sostiene che questi primi bandi hanno seguito l’impostazione europea, caratterizzandosi per semplicità nella forma e certezza nella tempistica. Il punto ora è far decollare il processo, nel momento un cui entra nella fase più delicata. Al nuovo esecutivo si richiede, infatti, di impostare un processo di verifica e monitoraggio dei progetti e del loro impatto, in itinere ed ex post, basato su approccio e competenze manageriali. “Ora – sintetizza – abbiamo bisogno di governance e aggregazione”. Dunque, nei prossimi 24 - 36 mesi occhio ai risultati. Conclude assicurando che il primo capitolo dell’Agenda sarà consegnato da questo al prossimo governo e avrà la forma di un’Agenda dei problemi del sociale.

Il cittadino al centro, la PA a sostegno
Punti e proposte fin qui emerse sono riproposte, divise per materia, nel documento “La Social Innovation nell’Agenda delle Istituzioni”, curato  e presentato dal team di lavoro del MIUR: Dario Carrera, Damien Lanfrey e Donatella Solda - Kutzmann.
Il filo rosso - che spiega tra l’altro perché il Governo ha più di qualcosa a che fare con l’Agenda dell’Innovazione sociale - è che il cittadino è al centro di tutto.  Si tratta di un cittadino “uno e trino”: contribuente (con le sue tasse), consumatore (destinatario dei servizi), produttore (di soluzioni). Mettere questo cittadino al centro dell’Agenda significa:

  • Focalizzarsi sui bisogni sociali
  • Individuare soluzioni emergenti nella società
  • Abilitare la comunità a creare, adottare e scalare soluzioni
  • Scardinare l’arcaica equazione, tradizionalmente italiana, per cui il sociale è campo di azione del non profit
  • Stabilire modelli di partnership mista: pubblico, privato, terzo settore
  • Individuare strumenti di misurazione dell’impatto sociale degli interventi
  • Ridisegnare la governance dell’intero processo di creazione di soluzioni a valore sociale aggiunto
  • Di conseguenza: resettare, re-ingegnerizzare e ri-motivare la pubblica amministrazione a tutti i suoi livelli
  • Sperimentare …a tutto campo

Sul ruolo della PA, il ministro è molto chiaro: la governance dei processi di innovazione sociale spetta alla pubblica amministrazione, ai suoi diversi livelli.

Punti caldi in Europa
A guidare l’Europa dell’innovazione sociale sembra essere il Regno Unito, dove, come sottolineato da Filippo Addarii di Euclid Network (che già ci aveva aiutato a inquadrare i lavori della Giornata dell’Innovazione sociale made in Italy lo scorso maggio) e Marco Zappalorto di Nesta UK, grande attenzione stanno ricevendo Impact investing (investimenti il cui scopo è generare un impatto sociale positivo oltre che un ritorno finanziario) e Challenge Prize (meccanismi premiali di riconoscimento a chi per primo o con maggiore efficacia trova la soluzione a una determinata sfida sociale). La stessa Commissione europea, lo scorso autunno, ha lanciato la 1^ European Social Innovation Competition, centrata sulla sfida dell’occupazione. Per la Commissione la priorità assoluta in questo momento – assicura Filippo Addarii – è la social impact evaluation, con una certa urgenza di tradurla in termini programmatici. Insomma a Bruxelles vogliono spingere su quello che ha un impatto effettivo  e per farlo hanno bisogno di un sistema valido di misurazione. Su questo stanno lavorando.
Sul coordinamento e la spinta nazionale (e internazionale) dell’innovazione sociale, interessante il modello di Nesta UK, nata come soggetto pubblico grazie ai fondi della lotteria nazionale inglese e ora fondazione indipendente.

Esperimenti di nuova governance
Al centro dell’intera questione, dunque, per ammissione dello stesso Ministro, non possono che esserci i cittadini, che si portano dietro la comunità in cui sono inseriti…amministratori inclusi. Nell’esigenza e nell’attesa di un disegno complessivo della governance dell'innovazione sociale italiana, possiamo considerare che la forza trainante non può che essere dal basso. Dunque, mentre aspettiamo il governo e le sue scelte in materia di Social Innovation Agenda, possiamo iniziare a sperimentare e anche a ragionare sugli esperimenti di nuova governance già in atto sul territorio italiano.
A FORUM PA 2013
, in collaborazione con le principali organizzazioni di cittadinanza attiva e innovazione sociale, proponiamo questo processo: stavolta sono i cittadini che vengono a proporre e a discutere con gli amministratori e con quelli che vorremmo chiamare “investitori di cittadinanza” le soluzioni possibili rispetto ad una sfida di assoluta importanza. La sfida è incidere sullo spazio di relazione tra cittadini e PA, necessariamente aperto, bidirezionale e abilitante e che pure spesso è ostruito o arrugginito da qualcosa che può essere rimosso, riposizionato o migliorato. O come qualcuno suggerisce “radicalmente innovato”. A breve i dettagli.

La PA alla prova dell’innovazione sociale
In chiusura della presentazione di ieri ha parlato Fabrizio Cobis, funzionario del MIUR che ci ha raccontato cosa succede alla pubblica amministrazione quando lavora sull’innovazione sociale. Interessante raccogliere il punto di vista interno, a testimonianza di come anche dal di dentro possa generarsi una consapevolezza e un nuovo gusto per modelli di amministrazione aperta, partecipata e social nei suoi uffici prima ancora che sul web. Per sua stessa ammissione, la PA di oggi non funziona per l’innovazione sociale. Ma l’innovazione sociale stessa, con i suoi attori e i suoi metodi e principi può forzare la PA e aiutarla a rigenerarsi.

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