Editoriale

FORUM PA 2013: il Paese alla sfida della trasparenza e della verità

Articolo del dossier FORUM PA 2013: What's new?

Tre sono le parole d’ordine dell’Open Government: partecipazione, collaborazione, trasparenza. Sono tre gambe dello stesso sgabello e si sostengono l’una con le altre. In questo momento la nostra attenzione si rivolge con la massima energia sulla grande domanda di trasparenza che leggiamo intorno a noi e che è giustificata e ragionevole, specie in questi anni in cui gli scandali si sono accompagnati alla drammatica crisi che ha ridotto il tenore di vita e le aspettative di tutti gli italiani.

Anche se avessi, infatti, tutta la tecnologia del mondo e potessi in un minuto far conoscere a tutti il mio parere o il mio voto su qualsiasi cosa, in un’orgia di telecomandi, ma non potessi contare sulla trasparenza e la verità, non sarei in una vera democrazia.

Se anche potessi svolgere qualsiasi adempimento online, potessi dimenticare per sempre l’indirizzo di qualsiasi sportello pubblico e potessi dialogare via Internet con qualsiasi ufficio, ma non sapessi esattamente come vengono spesi i miei soldi sino all’ultimo euro, sarei un cittadino a metà.

Se anche tutta la PA fosse semplice e diretta, ma non potessi controllare quante operazioni di appendicite ha fatto con successo l’ospedale in cui mi andrò ad operare, non avessi modo di verificare quanti dei diplomati nella scuola di mio figlio hanno poi finito l’università o quanto costa l’ufficio provinciale del lavoro di xxx in confronto a quello di yyy che ha più o meno gli stessi abitanti: beh, sarei ancora un suddito.

Più cerco faticosamente di leggere il nostro confuso presente e più ritengo che se non abbattiamo il muro dell’opacità che ci cresce intorno sia nelle istituzioni e nell’amministrazione (qui non c’è bisogno che faccia esempi), sia nel privato (basti guardare il caso di tante istituzioni finanziarie italiane ed estere, ma anche la composizione dei Consigli di Amministrazione o gli improvvisi buchi di bilancio di tante aziende del tutto private) non andiamo più da nessuna parte. Anzi torniamo indietro, e velocemente anche nell’economia reale che, come sappiamo, trova una spinta essenziale proprio dalla fiducia.

Perché il Paese è in crisi per la mancanza di lavoro e di soldi, ma è ancora più in crisi per la mancanza di speranza. E senza speranza non c’è né partecipazione, né imprenditoria, né politica sana; ma la speranza non può che nascere dalla fiducia e la fiducia trova terreno fertile solo nella trasparenza e nella verità.

E’ su queste basi che propongo di fare di questo slogan, “Il Paese alla sfida della trasparenza” , il tema unificante di FORUM PA 2013.

Non è un tema buonista o astratto, ma anzi sfidante, concreto e fecondo e può essere declinato utilmente in tutti gli aspetti dell’Open Government che andiamo insieme costruendo.

Certo di trasparenza non si parla oggi per la prima volta, certo anche troppi provvedimenti legislativi sono stati scritti, certo anche noi ce ne occupiamo da anni: ma è necessario oggi entrare in una nuova fase e in una nuova dimensione in cui la trasparenza non sia uno dei campi di azione, ma sia l’ambiente in cui l’innovazione prospera, se vuole essere innovazione sociale e non solo nuovi prodotti o nuovi processi slegati dai bisogni reali del Paese.

E se quella per la trasparenza deve essere una battaglia a tutto campo, allora è con più forza e con più determinazione che ne dobbiamo identificare e superare gli ostacoli e i nemici, senza far sconti a nessuno, a cominciare da una parte della politica e della burocrazia, alleate nella conservazione. La trasparenza permette infatti la partecipazione e la collaborazione e rende quindi possibile quella profonda innovazione che da anni propugniamo

La trasparenza ci chiama infatti sul terreno dell’innovazione istituzionale: qui parliamo dell’introduzione di un Freedom of Information Act in Italia [ne avevamo parlato qualche settimana fa con il nostro Panel PA], di una riforma del bilancio su obiettivi chiari e comprensibili con una riclassificazione che superi la prova di leggibilità, del governo per budget, di programmi di mandato chiari, di obiettivi misurabili, di rendicontazione, di democrazia basata sulla partecipazione alle scelte, di eliminazione delle opacità nei finanziamenti pubblici, del sacro rispetto del costo della democrazia, ma della tenace lotta allo spreco opaco dei privilegi.
Ma ci parla anche, a mio parere, della “normalizzazione” dei rapporti tra cittadini e amministrazione pubblica e quindi del necessario ripensamento della stessa base del diritto amministrativo così come, in una prassi difensiva, si è andato configurando in Italia. 

La trasparenza ci coinvolge poi nell’innovazione organizzativa e dà un senso alla riforma della PA e della sua dirigenza: taglia alla base la corruzione; permette a ogni dirigente di sapere quanto costa la sua unità operativa (provate a chiederglielo ora) e a parametrare i costi sui benefici; libera i dati in forma comprensibile per i cittadini; introduce la cultura della valutazione, del confronto e del merito basata su numeri e dati oggettivi e non sulle appartenenze; restituisce ai territori conoscenza utile per lo sviluppo, trasformando inutili indagini sugli output in compiute riflessioni sugli outcome, ossia sugli effetti reali delle politiche pubbliche. Per evitare che l’operazione sia perfettamente riuscita coi tempi e coi mezzi previsti (output), ma il paziente ahimè sia morto (outcome).

La trasparenza è l’obiettivo di tanta parte dell’innovazione tecnologica che abilita nuova conoscenza e nuove capacità: aiuta la cooperazione tra enti e tra sistemi; orienta il rilascio degli open data; permette una valutazione corretta e coraggiosa delle idee e quindi rende possibile quel “procurement pubblico di innovazione” che ora ci è negato; è l’ambiente in cui vivono le comunità intelligenti e che rende possibile la partecipazione e la sussidiarietà, perché non si collabora con chi non ci ispira fiducia.

Per questo mettere in cima al nostro lavoro la sfida di una nuova e più sistemica trasparenza non è appesantirlo di una nuova etichetta, ma anzi orientarlo e focalizzarlo sull’obiettivo primario. D’altra parte da lì siamo partiti ventiquattro FORUM PA fa, nel 1990, dalla legge 241 e dall’abbattimento del muro della burocrazia, che allora, illusi, pensavamo fosse a portata di mano. E da lì, mutatis mutandis, tocca ricominciare se non vogliamo che la mancanza di fiducia diventi mancanza di speranza e la disperazione diventi la cattiva consigliera di scorciatoie sciagurate, “di un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo arrivare…” (come diceva l’imperatore Adriano nel celeberrimo libro della Yourcenar).

Che fare allora? Due proposte concrete e una nuova iniziativa di FORUM PA per cominciare.

Panel PA: Oltre la normativa, la trasparenza di fatto. Dicci la tua e aiutaci a scoprire le Pa "trasparenti"!

Tra le proposte la prima vi interroga e troverà realizzazione nei prossimi giorni: vi chiederemo in un “PanelPA” cos’è per voi la trasparenza. Non nelle definizioni filosofiche, ma nella reale vita dei vostri uffici e delle vostre relazioni, con esempi concreti. Vi chiederemo quali ne sono i principali nemici e quali i migliori alleati.

La seconda proposta mira a FORUM PA: proponiamo un riconoscimento per le amministrazioni più trasparenti, quelle che hanno, con una parola inglese che non so tradurre se non con una perifrasi, più accountability, ossia che rendono conto esattamente ai cittadini di come usano le loro risorse strumentali, umane e finanziarie, a favore di chi e con che risultati.

Open PA: un riconoscimento per le amministrazioni che “rendono conto” ai cittadini

Ripartiremo da un lavoro fatto qualche anno fa, la “Carta di Belluno”, e ve lo rilanceremo, aggiornandolo ai tempi presenti, come sfida e provocazione. Vediamo chi ci sta e chi non ci sta.

L’iniziativa a cui facevo riferimento è invece la costituzione di una nuova business unit di FORUM PA (K4D ossia Knowledge for Development) dedicata alla conoscenza per lo sviluppo. Il sito www.icitylab.it di cui vi abbiamo già parlato e la piattaforma realizzata per conto dell’ISTAT per la presentazione dei dati del BES (ne trovate per entrambi ampia descrizione in questa stessa newsletter) ne sono i primi esempi. Ne parleremo ancora.

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Commenti

un esempio (mancato) di trasparenza

Stamattina ricevo una telefonata da numero privato dal cui altro capo una signora brandisce il potente nome del comune di roma e della Signora Sveva Belviso per pormi alcune domande.
Vorrebbe sapere (immagino quanto!) cosa ne pensa di tutte le iniziative...bla bla bla.
Sa il mio numero, il mio cognome e ad un mio primo tentativo si obiezione dice che probabilmente ho firmato qualcosa che autorizzi il comune di roma a contattarmi quando vuole.
Mi viene da ridere ma vado avanti.
Non questiono sul sondaggio, peraltro imbarazzante per la signora (e la sua mandante) durante una campagna elettorale piena di ovvietà e povera di idee.
Questiono sul modo. Il comune di roma NON DEVE contattare i suoi utenti da numero privato.

Quando capiremo che dipende sempre da "come" e non da "cosa" avremo tagliato il traguardo.
Grazie

Lavoro da venti anni nella PA

Lavoro da venti anni nella PA (in diversi comuni) e ho sempre, dico sempre visto i meschini e spesso gli ignoranti nelle posizioni di potere. Tutti lo sanno eppure NON CAMBIA NULLA e anzi le cose stanno drammaticamente peggiorando e chi è capace viene mobbizzato e allontanato tanto che si trova spesso a non avere nulla da fare e a dover far finta di fare qualcosa. Che trasparenza ci può essere in una PA che funziona in questo modo?

Mochi smettila di dire

Mochi smettila di dire inutilerie! Le dici da 20 anni e non è cambiato niente! Le dici da 20 anni e il costo della PA è aumentato, anche grazie a forumpa, visto che i ministeri pagano per partecipare. O no!
Ora è arrivato il momento di dire basta! È arrivato il momento di cambiare e di essere veramente utili al paese.

Buonasera sig. xxx, vorrei

Buonasera sig. xxx,
vorrei chiamarla con il suo cognome, ma Lei lo cela dietro un anonimato, mentre mette il mio (confesso sono io) come titolo del suo commento. Non mi pare che sia il massimo della trasparenza.
Si riveli, così come faccio io tutti i giorni, ci metta la faccia come faccio io da più di vent'anni, esprima le sue opinioni firmandole e poi dialogherò volentieri con lei e proverò a convincerla che una buona comunicazione pubblica è funzionale a un'amministrazione efficiente ed efficace e mi impegnerò a farle vedere i nostri costi, i nostri prezzi e i nostri bilanci (compreso quanto spendiamo per studiare).
Non so se riuscirò a convincerla che non siamo uno spreco, ma un'opportunità, forse no e allora avrò rispetto della sua opinione e proverò a imparare da lei.
Così, dietro a banali e anonimi giudizi, si qualifica da solo.
La aspetto "fuori" ossia nella trasparenza.
Carlo Mochi Sismondi

Trasparenza? Se il nostro

Trasparenza? Se il nostro paese è in queste condizioni la colpa è della politica ma anche dei direttori, generali e non, troppo impegnati a sistemare amici e parenti e che di rendere efficiente la pubblica amministrazione proprio non gli importa.
Onestamente, vederli in passerella, sentirli parlare sempre delle stesse cose, di dematerializzazione e di efficianza mi fa arrabbiare e ridere allo stesso tempo. Arrabbiare perchè non è cambiato nulla in venti anni, anzi i ministeri, negli anni, si sono sempre più gonfiati di direttori, dirigenti, auto blu (lussuose) e segretarie.
E noi, continuiamo a parlare di trasparenza? Che cambia se pubblichi i bilanci e poi si fa peggio di prima? Che cambia se poi non controlla nessuno o meglio nessuno fa niente per cambiare i clientelismi. Che cambia se per fare una relazione continuiamo a nominare costosissime commissioni (Monti insegna). Che cambia? Non cambia nulla!
Quindi il mio essere xxx è il mio essere italiano, è l'unico modo, in uno stato che non tutela il lavoratore ma al contrario copre e protegge il lavativo perchè è il nipote d questo o di quello!
Alla faccia della trasparenza! E poi, caro Mochi, se mi firmassi probabilmente, anzi sicuramente la mia vita diventerebbe un inferno per motivi facilmente immaginabili.
Sanno tutti che la pa è piena di figli, nipoti emici e figli degli amici e quelli non li tocca nessuno!
Invece ai miserabili come me toccherebbe minimo qualche trasferimento e sucuramente l'isolamento!
Ps: io la cito perchè ho letto che l'editoriale l'ha scritto lei.

la trasparenza non è tutto

Sento comprensione per entrambi. Il punto è che la "trasparenza" non è tutto, ma parte necessaria di un sistema che riconosce come indispensabile il controllo dei propri processi gestionali. Il vero problema è un po' più a monte della trasparenza: chi si occupa di garantire l'efficienza dei controlli del sistema e come? E' evidente che un tema del genere non può essere dibattuto all'interno del comparto amministrativo se non "clandestinamente", poichè sottende una proposta di natura politica dagli effetti potenzialmente dirompenti, considerato il diffuso tasso di trasgressione "fisiologico" al nostro attuale sistema. Trovo almeno consolante sapere che c'è almeno un posto dove queste cose si sanno, anche se si pubblicano in versione "politicamente corretta" (o clandestina). Del resto, il fatto che un tema come la "democrazia continua" (Rodotà, 1997) venga, nel 2013, meritoriamente presentato ad un forum sull'innovazione, è prova di una colpevole totale latitanza di sponsor politici (senza dimenticare l'avversione di grandi e piccoli burocrati); circostanza che il presidente Cochi Sismondi, bisogna riconoscere, ha, per lo meno in epoche recenti, puntualmente e accoratamente evidenziato. Toccherebbe dunque a "nuovi" politici raccogliere il testimone. Ma il cittadino attivo e consapevole, privo attitudini allo spettacolo, è, politicamente, un panda che sogna foreste di bambù.

Trasparenza

Lavoro da 30 anni nella Pubblica Amministrazione e non è cambiato niente da ieri ad oggi. Non è veritiera la trasparenza sono sole parole, oggi si pubblica tutto
sui siti web curriculum ect ma è solo una affacciata, il rendere conto dei falsi bilanci gli sprechi gli incarichi esterni per favorire il clientelismo pagati a peso d'oro non vengono pubblicati!
Questa è la festa e la moda dei dirigenti, segretari comunali che gonfiano le loro tasche a danno dei dipendenti.
Non si lavora più con armonia e dovere ma con sofferenza perchè ci hanno gambizzato e tolto il lavoro per darlo ai favoriti LSU.

trasparenza come antitodo alla corruzione

Purtroppo è vero...trasparenza solo a parole....e accorgimenti tecnici per non far sapere nulla.....Ma davanti a una situazione di mancanza sui siti delle PA italiane delle informazioni per cui sussiste l'obbligo di pubblicazione la CIVIT Autorità nazionale anticorruzione che farà?? Tutti hanno l'impressione di farla franca tanto non ci sarà nessun amministratore pubblico che manderà a giudizio per omissione i dirigenti pubblici coinvolti....e sotto ricatto dei politici stessi che hanno l'obbligo di agire....Qualcuno al Forum parlerà di questo? Potrebbe intervenire la finanza...E sul conflitto di interessi??L'anticorruzione sembra una legge destinata a morire inapplicata....e la trasparenza la segue nella tomba.
I cittadini da soli non possono stare dietro a tutte le complicate attività della PA...a meno che non facciano altro e prendano dei consulenti personali...