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Giovani e donne in Parlamento dopo le elezioni 2013

Le elezioni politiche 2013 sono sicuramente state le più “anomale” che personalmente abbia mai vissuto (e ormai sono ben 38 anni che voto). Anomale non tanto per i risultati di cui non intendo parlare qui (spazi e luoghi per parlarne non mancano di sicuro di questi tempi) quanto per l'entrata in politica di moltissime nuove persone di tutte le regioni, di tutte le estrazioni e di tutti gli schieramenti politici.

Che cosa è successo?

La “salita” in politica di Monti, il ritorno di Berlusconi, lo tsunami del Movimento 5 Stelle, le primarie PD (Bersani vs Renzi), i partiti nati/morti/accorpati (e permettetemi di non citarli tutti)... insomma un quadro politico davvero molto diverso da quanto siamo stati abituati a vedere dal dopoguerra ad oggi.

Ma qui non voglio parlare dei risultati ottimi, buoni, così-così o pessimi di qualche coalizione ma di una novità di cui pochi si sono accorti o, se se ne sono accorti, poco ne hanno parlato, ovvero dell'arrivo al Parlamento, tra le “nuove persone”, anche di molte nuove donne di ogni estrazione, di ogni regione e più o meno di ogni coalizione.

Si tratta di un rigurgito di democrazia del partiti?
In alcuni casi forse, ma forse è successo perché la politica ha percepito (anche se ancora troppo poco, anche se solo con “la pancia” e troppo poco con “la testa”) la necessità di nuovo, la necessità di cambiamento, la necessità di ascolto dei valori del diverso, la necessità di inclusione dei giovani e delle donne.

Nella speranza che non se ne dimentichino troppo alla svelta (se e quando riusciranno a fare un Governo) vi racconto come è andata da questo punto di vista.

Lasciatemi però prima fare un'altra premessa, doverosa, a mio avviso, sul termine e sul concetto di “quote”: fatemi un grande regalo (e fatelo a voi visto che il termine corretto è quanto sto per dirvi), non chiamatele quote rosa, ma quote di genere. Non sono infatti state mai definite per difendere un genere, ma per garantirli entrambi!

Detto questo partiamo dalla più giovane eletta, Marta Grande (Movimento 5 Stelle, Lazio, 25 anni) anche perché si parla di lei come della possibile terza donna presidente della Camera (dopo Nilde Iotti e Irene Pivetti).
E questa è solo una delle belle notizie. Infatti le donne rappresentano il 31% dei parlamentari (32% alla Camera e 29% al Senato) dato che pur non rispecchiando ancora la realtà del Paese (le donne in Italia sono più del 51%) è tuttavia in netto miglioramento rispetto al passato: alle ultime elezioni poliche svoltesi nel 2008 le elette erano meno del 20% e nel 2001 addirittura poco sopra l'11%.
C'è speranza che entro un altro paio di giri elettorali si arrivi al 50%?

Altro dato importante è l'età media degli eletti che va a migliorare davvero, diventando di 48 anni (45 alla Camera e 53 al Senato). E qui vince il Movimento 5 Stelle con una media di 37 anni, seguito da Lega Nord (45 anni), Sinistra Ecologia e Libertà (47), Partito Democratico (49), Popolo della Libertà con una media di 54 anni e Lista Monti – UDC- FLI (55 anni).

Torniamo alle elette e vediamo le percentuali di elette nei diversi partiti al Senato, poiché i dati relativi alla Camera non sono ancora sufficientemente consolidati a causa del complesso meccanismo elettorale (calcolo dei resti su base nazionale e possibili opzioni di eletti in più circoscrizioni).

Ordinando i partiti (o coalizioni) in relazione alla maggiore presenza femminile, la graduatoria al Senato è la seguente:

1.      Movimento 5 Stelle: 44%

2.      Partito Democratico: 39%

3.      Sinistra Ecologia e Libertà: 29%

4.      Lega Nord: 28%

5.      Lista Monti: 17%

6.      Popolo delle Libertà: 11%

 

 

 

Graduatoria partiti/coalizioni al Senato in relazione alla maggiore presenza femminile

 
Confesso che il primo pensiero vedendo le ultime liste in graduatoria è stato “non c'è trippa per gatti”, ovvero ci sono ancora troppe aree della politica e dell'opinione pubblica in cui si ritiene che il potere debba rigorosamente essere spartito tra uomini di potere.

Questa è forse la sfida più grossa che abbiamo davanti. Dobbiamo lavorare, e lavorare duro, per un cambio di mentalità nei gruppi dirigenti di tutti i partiti indipendentemente dalla loro collocazione nell'arco politico. E soprattutto dobbiamo lavorare per un cambio di mentalità nell'elettorato che dovrebbe considerare seriamente anche il rispetto del principio dell'equilibrio di genere come uno dei criteri sulla base dei quali giudicare i partiti e orientare le proprie scelte elettorali.

Certo è che l'attuale legge elettorale non favorisce la libera espressione delle opinioni dei cittadini neanche da questo punto di vista. È sintomatico, ad esempio, guardare al numero di donne individuate come capolista (e quindi con una ragionevole certezza di essere elette) al Senato. Fatto salvo il caso del PDL che aveva lo stesso capolista (uomo) in tutta Italia e la Lega Nord che tra i 4 capilista eletti non conta nessuna donna, si va dalla Lista Monti con 3 donne sui 12 capilista eletti a SEL con 2 donne su 6 capilista, al PD con 9 donne sui 20 capilista eletti fino al Movimento 5 Stelle con 8 donne sui 17 capilista eletti.

Una legge elettorale che vincolasse maggiormente l'elezione individuale al consenso sulla persona (ad esempio con l'espressione di una preferenza o con meccanismi formalizzati di primarie) e non soltanto sul partito renderebbe certamente più facile un orientamento del voto attento anche alla rappresentanza di genere.

L'appuntamento delle WISTER a FORUM PA 2013, Palazzo dei Congressi Roma, aperto a tutti, è in programma il 28 maggio dalle 15 alle 18: #PianoD: come liberare le risorse delle donne.
Il lavoro partecipato cominicia on line sul wiki dedicato alle WISTER su Stati Generali dell'Innovazione.

Nota dell'autrice: alcuni dati sono tratti da "Chi sono le donne elette alla Camera e al Senato alle elezioni 2013", su www.marieclaire.it
 

Flavia Marzano è Presidente di Stati Generali dell'Innovazione, docente alla Sapienza e all'Università di Torino di Tecnologie per l'Amministrazione Digitale, Coordinatrice del Comitato degli Esperti per l’Innovazione di OMAT360, Consulente per la Pubblica Amministrazione e le imprese per l'innovazione e lo sviluppo della Società dell'Informazione e della Conoscenza, valutatore esperto del V, VI e VII Programma Quadro della Commissione Europea, blogger per Wired.it.

 

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