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Smart city e turismo

Trattare il tema della valorizzazione del patrimonio culturale e della promozione turistica in una smart city richiede una premessa. Va cioè precisato quale sia il concetto di città intelligente qui adottato, per non cadere nella visione più comune che vi vede la semplice integrazione sul territorio di tutta una serie di tecnologie al servizio del turismo o della fruizione culturale. Fosse semplicemente così, gli esempi non mancherebbero: materiali cartacei e cartellonistica con QRcode, wi-fi gratuito, realtà aumentata, app dedicate…Oggi, inoltre, le destinazioni turistiche, dalle strutture ricettive ai consorzi, dalle APT agli IAT, sono tutte ormai presenti in rete con blog e pagine sui principali social media. Ma come si arriva a questi strumenti? E come li si utilizza?

La nostra premessa è che le tecnologie sono sì uno strumento importante, ma fanno una città davvero smart solo nel momento in cui vi si arriva in modo intelligente, partendo cioè dalla volontà di dare risposte concrete ai bisogni reali delle persone. Ascolto, quindi. E chi dovrebbe fornire le risposte? Le persone stesse, partecipando attivamente alla costruzione dei servizi e sostenendo così il miglioramento della qualità della vita di tutti.

È la logica del bottom up, contrapposta a quella del top down. Concetto tanto trito, quanto non ancora pienamente applicato. Eppure è evidente che la logica top down non funzioni. In un processo bottom up le tecnologie possono essere uno strumento importante, sia nella fase di ascolto (prima, durante, dopo), sia nel favorire la partecipazione e la co-progettazione, oltre che la diffusione e lo scambio di informazioni, l’integrazione e la collaborazione.

L’infrastrutturazione ha la sua importanza, ma solo con il coinvolgimento delle persone fin dallo sviluppo delle soluzioni si può arrivare a vivere davvero in una città intelligente, dove tecnologie e capacità umane si incontrano in modo creativo e le comunità stesse diventano portatrici di innovazione. Riassumendo: partecipazione attiva dei cittadini, governance illuminata e tecnologie sarebbero i tre ingredienti per migliorare la qualità della vita di chi abita la città, fosse anche solo per un weekend. Facile a dirsi, più difficile da mettere in pratica. Eppure qualcosa si muove…

Prima di vedere qualche tentativo, occorre però precisare ancora alcuni concetti, questa volta di ambito più strettamente turistico, ricordando che le persone, anche in questo caso, sono il punto di partenza. I primi turisti di una città sono i residenti. Altro concetto importante: una città che funziona bene, nella quale si vive bene, è più attrattiva anche per un turista. Per tanti motivi. Non va dimenticato, tra gli altri, che il turista in visita non fruisce solo di servizi esclusivamente dedicati, ma condivide col residente tutta una realtà e con quella una serie di servizi…o disservizi (mobilità, tutela ambientale, accessibilità…). Ne deriva perciò che, parlando di turismo e smart city, il discorso si potrebbe ampliare ben oltre ciò che si potrà fare nello spazio di questo articolo. Il fatto che una smart city usi le nuove tecnologie per mettere a sistema e far funzionare tutti gli aspetti che la tengono in vita, migliorando il benessere dei cittadini e partendo dall’ascolto e dalla partecipazione, torna a vantaggio anche del turismo.

Pensiamo ad alcune app, che possono contribuire a processi di consapevolezza, partecipazione e costruzione di contenuti utili al miglioramento dei servizi e, di conseguenza, all’immagine di una destinazione, oltre che all’accoglienza turistica. Ad esempio app partecipate per il decoro urbano o per l’accessibilità dei siti turistici, con la possibilità di segnalare problemi o carenze nei servizi e di suggerire azioni migliorative. Spesso nascono dal basso, da privati, e oggi vengono proposte, dai cittadini stessi, anche all’amministrazione pubblica…(un esempio in www.decorourbano.org). Hanno il vantaggio dell’immediatezza, oltre alla geolocalizzazione e alla possibilità di inviare immagini. Sono uno strumento utile per agevolare la segnalazione agli uffici competenti, a patto che all’ascolto segua l’effettiva presa in considerazione delle informazioni raccolte e lo sviluppo dei servizi.

Ai fini del nostro discorso sarà inoltre utile sottolineare la centralità nel turismo del concetto di accoglienza: indagini fatte anche a livello internazionale ci dicono che è il fattore a cui il turista dà più importanza. Eppure è uno degli aspetti su cui tutti, dall’operatore turistico all’ente pubblico, lavorano meno o per nulla. Così magari si va alle fiere del turismo a promuovere un territorio, dove poi il visitatore incontra una realtà indifferente, disorganizzata, non accogliente o addirittura ostile. Legato a questo primo problema c’è anche quello della perdita di senso di identità e legame col territorio di tante comunità. Le conseguenze vanno dalla noncuranza per il proprio patrimonio culturale alla incomprensione di politiche tese - al contrario - alla sua valorizzazione, fino all’incapacità a rispondere alla richiesta di informazioni di un turista smarrito. Nel fondamentale passaggio dalla semplice conservazione del bene culturale all’impegno per la sua comunicazione e fruibilità – anche digitali – occorre rivolgersi prima di tutto alle comunità locali, che spesso non conoscono, non apprezzano, non tutelano e non vivono il loro stesso patrimonio (eppure il patrimonio pubblico dovrebbe essere patrimonio di tutti, per definizione). La tecnologia, facilitando la comunicazione e la fruibilità, può aiutare cittadini e turisti ad avvicinarsi ai beni culturali ed ambientali, fin dalla fase di progettazione.

Una comunità con un forte senso di identità e consapevole del proprio patrimonio si fa testimonial naturale del proprio territorio. E gli strumenti offerti dalle nuove tecnologie aiutano. Pagine Facebook e blog diffondono le informazioni, ma soprattutto sono piazze virtuali, dove partecipare alla community online per scambiarsi consigli, commentare i post, condividere foto, essere propositivi. Anche in tempo reale, smartphone in tasca, segnalando la propria posizione e condividendo immagini e video. Il racconto delle proprie esperienze, tra l’altro, innesca quel passaparola che è uno dei mezzi di marketing più potenti nel turismo, oggi amplificato dal mondo web 2.0.

È sempre dalle persone che si dovrebbe partire, perché l’immagine e l’ospitalità di una destinazione turistica sono fatte dalla comunità intera. Senza la pretesa di tracciare un quadro esaustivo, vediamo ancora qualche esempio che chiarisca principalmente la logica con cui è possibile ragionare. Si tratta solo di semplici spunti, esempi a cui ispirarsi, modelli da adattare al proprio contesto. Perché i progetti intelligenti sono co-prodotti dalla comunità e il legame col territorio resta fondamentale, tanto più in ambito turistico.  

Partendo dall’ascolto dei turisti da una parte e degli operatori turistici dall’altra, si può arrivare a costruire, ad esempio, azioni di formazione e sensibilizzazione per operatori, attività commerciali, cittadini e turisti, definite sulla base di bisogni reali. Si va dalle lezioni di storia e storia dell’arte alle visite guidate sul territorio, dai corsi di inglese ai laboratori del gusto fino ai corsi di alfabetizzazione informatica e web 2.0. Anche con l’uso delle nuove tecnologie, per diffondere informazione e conoscenze, per agevolare lo scambio, la costruzione di relazioni, la partecipazione e la co-produzione, per raccogliere feedback…D’altra parte non possono esistere smart city senza smart people. Attenzione al capitale umano, quindi.

A proposito dell’uso dei social media e della corsa ad aprire account da parte di enti pubblici e uffici turistici, troppo spesso si lavora ancora con logiche unidirezionali, rigorosamente dall’alto verso il basso, per cui la propria presenza non diventa occasione di ascolto e partecipazione, ma semplice pubblicazione di avvisi e comunicati, più o meno adattati allo strumento. Pagine Facebook con la bacheca chiusa, i commenti impossibili o, se autorizzati, nessuno che si preoccupi di leggerli e rispondere, fanno più male che bene. Perché invece di aprirsi e incoraggiare la partecipazione e l’interazione tra pubblico e privato, con e tra cittadini e turisti, si sottolinea ancora una volta la propria chiusura. Si dovrebbe fare tutt’altro e magari non accontentarsi nemmeno di ciò che gli utenti vengono a scrivere sui “propri” spazi, ma andare a cercare commenti, opinioni e bisogni su social di nicchia e tra le community, che sono una vera e propria miniera di informazioni. E poi costruire le risposte, magari insieme, aprendo il dialogo. Anche perché il turista contemporaneo vuole essere oggi sempre più co-produttore nell’organizzazione della vacanza.

E ci sono poi le smartcard turistiche, che mettono in rete beni culturali e servizi e che soprattutto raccolgono informazioni sui movimenti e le preferenze del turista. I dati raccolti potrebbero essere funzionali al miglioramento dell’offerta, soprattutto se venissero messi a disposizione di tutti.

C’è poi chi è al lavoro su siti web e app, anche pubbliche, costruite però in modo partecipato, col contributo dei vari attori della filiera turistica, magari già riuniti in consorzi o simili. Certo la questione è delicata e le soluzioni adottate, a diversi gradi di cessione del controllo, le più varie.  

Tanti e diversi sono gli aspetti a cui guardare quando si parla di valorizzazione turistica e tutti devono dialogare tra loro. Le singole città dovrebbero inoltre a loro volta dialogare con le altre città, in una logica di sistema. Soprattutto però devono dialogare le persone, affinché la connessione che le tecnologie sostengono significhi anche vera partecipazione, collaborazione, cooperazione.


*Paola Gemelli, dopo gli studi liceali classici e la laurea in Lettere Moderne a Bologna, diventa giornalista nel 2003 specializzandosi subito nella comunicazione per il web. Freelancer, lavora per privati e amministrazioni pubbliche, muovendosi tra cultura, turismo e comunicazione. Ha intervistato centinaia di persone ed è autrice di sei pubblicazioni e due documentari di carattere storico-divulgativo, tutti costruiti grazie alle testimonianze raccolte. Dal 2006 coordina l’Info Point regionale Motor Valley e l’ufficio IAT di Maranello, dal 2010 segue progetti di accoglienza turistica diffusa sul territorio. Attualmente frequenta un Master in Management della valorizzazione del patrimonio territoriale e dell’accoglienza turistico‐culturale presso il Politecnico di Milano, sede di Mantova.

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Commenti

Smart City e il controllo delle informazioni

Ho letto e riletto l'articolo e lo trovo molto più che interessante.
Mi incuriosisce l'aspetto del controllo delle informazioni che Paola ha peraltro evidenziato a fine articolo. E' un argomento delicato che meriterebbe un approfondimento.
Grazie mille per l'opportunità.

«I primi turisti di una città sono i residenti»

Cito nell'oggetto un passo dell'ottimo articolo per segnalare un'iniziativa da noi sviluppata per il Comune di Andria, in Puglia. Si chiama AndriaApp ed è una classica app turistica con tutte le funzionalità specifiche (luoghi, mappe, informazioni utili, itinerari, etc.), ma soprattutto un’opportunità per il pubblico ed il privato di lavorare insieme per promuovere e valorizzare il proprio territorio. Non solo l’Amministrazione, ma anche i vari operatori delle categorie interessate possono illustrare la loro attività in maniera innovativa e diversa da quanto già visto in passato.

Gli operatori iscritti gratuitamente al sistema possono descrivere compiutamente la loro attività con testo ed immagini, ma soprattutto disporranno di strumenti per promuoverla attivamente. Possono pubblicare “eventi” da tenersi presso la propria sede o presso altri luoghi al fine di migliorare la propria visibilità. Gli operatori potranno pubblicare anche “promozioni”; queste renderanno più appetibile la propria offerta.

L'App è corredata da tutte le informazioni utili al cittadino e ai residenti, con forte predilezione per i servizi "smart" offerti dall'Amministrazione: bike-sharing, hot spot wi-fii, raccolta differenziata, numeri utili, accoglienza e servizi di promozione del territorio, etc.

Pur essendo un progetto ampiamente perfettibile (sono già in cantiere tantissime nuove funzioni soprattutto dal lato del social engagment), ci sembra assolutamente in linea con le indicazioni fornite dall'articolo. Qualora avesse tempo per darci un'occhiata, un suo feedback ci sarebbe di grandissimo aiuto!!

Il sito è http://www.andriapp.it, l'app è disponibile su GooglePlay e AppStore, per smartphone e tablet.

Grazie e complimenti ancora per l'articolo.

Maurizio
staff AndriaApp

Sistema Turismo Italia - La piramide rovesciata

L'analisi riguardante il Sistema Turismo Italia tocca molteplici aspetti, impossibili da descrivere in poche righe, ma ha la sua matrice nel sistema culturale. L'italiano è uno dei popoli più conservatori e resistenti al cambiamento nel mondo.
Questo aspetto porta radici profonde e lontane. In Italia non esiste un sistema turismo ma solo un vertice non esistendo di fatto un collegamento strutturale e funzionale con il territorio, una sorta di piramide rovesciata dove in alto stanno i blocchi, quindi la base formata dalle migliaia di operatori turistici che opero business inmodo individuale e a cascata, però verso il basso arriviamo all'istituzione maxima, l'ente governativo.

L'aspetto rilevante è che si parla di un buco di sistema che rappresenta una risorsa primaria del PIL.
C'è necessità di fare in-formazione e sensibilizzare l’opinione pubblica con intereventi motivazionali di qualità
Le dinamiche attuali del mercato italiano portano questo ambito ad essere quasi totalmente privo di progettualità e predisposizione all'innovazione. L'innovazione è un processo che deve partire dalla maturazione di una consapevolezza che il nuovo è meglio del vecchio e che cambiare è meglio di mantenere, ma non basta perchè
questo assetto crea terreno fertile alle grosse multinazionali delle prenotazioni online (OLTA, metasearch etc.) che individualizzano il mercato dell'offerta delle prenotazioni online (peraltro vendendo il solo posto letto), scoraggiando la creazione della componente di sistema che permette di creare sviluppo del territorio a 360 gradi tramite l’indotto turistico e illudendo anche gli operatori che questo sia il sistema e la soluzione per fare business.

Questa dinamica costa anche molto agli operatori che versano (a fondo perduto) fino al 25% del loro fatturato a queste multinazionali con centiania di Mln di Eur che esterizzano. Una fetta di importante di PIL.
L’obiettivo è sensibilizzare gli operatori nel creare sistema che permetta una disintermediazione programmata e progressiva dalle OLTA a vantaggio dei capitali che rimangono sul territorio e possono creare un fondo di re investimento in sviluppo e innovazione.

La vera innovazione è creare la cultura della motivazione al cambiamento con azioni che abbiano un fondamento progettuale e programmato, che abbiano lo scopo di creare il sistema e la rete territoriale con tutti gli attori interconnesi e formati con i quali porre sul mercato un'offerta ampia e variegata di servizi ma soprattutto attualizzata e competitiva.
Il territorio, l'eno-gastronomia, la cultura, la storia, il turismo sono risorse che il mondo ci invidia e che ci sta portando via a fette. Queste sono le armi vincenti di un processo di innovazione. Per concretizzare questo, le piattaforme tecnologiche sono indispensabili per creare il sistema integrato (DMS), i sistemi di promo-commercializzazione dinamica (es. i sistemi di card con software in rete) sono un potente strumento di marketing e vendita del territorio. Le Apps turistiche sono già oggi un investimento obbligato per catturare il mercato mobile ma essere funzionali ed aggiornate e non essere solo una sterile vetrina, devono essere interfacciate ad un sistema unico di gestione.

Ogni player attua strategie adeguate per acquisire il mercato, la strategia delle OLTA è quella di individualizzare il mercato a svantaggio della creazione del sistema. Purtroppo, ancora troppi operatori e manager credono che il business e l'innovazione segua questa direzione. Il prezzo di questo credere è molto elevato, il 20-25% del fatturato delle prenotazioni online esterizza, circa 300 Mln. di Eur, una parte importante di PIL che va fly-off.
Il terreno è fertile per le OLTA perchè l'Italia è anche al 20% (dato BTO 2011) per la penetrazione internet, con poco più del 50% di utenti in internet, se aggiungiamo la mancanza dei sistemi turistici territoriali (canali di promozione e vendita delle destinazioni) la scelta degli opertori verso le OLTA è capibile e obbligata.

Se la destinazione possiede un sistema turistico intergrato e tecnologicamente avanzato, permette ai propri operatori di avere un canale di vendita parallelo (che non offra solo il posto letto al costo di elevatissime commissioni sul prenotato) e permetta, anno dopo anno di effettuare una disintermediazione programmata dalle OLTA ma soprattutto che permetta agli operatori di poter scegliere e avere l'alternativa del canale di vendita più conveniente e/o performante.

Paolo Borroi
Direttore marketing e sviluppo
Pmi IT-feratel Italia

Turismo integrato - Accoglienza - Expo 2015

Ho letto l'articolo e lo condivido ampiamente. Trovo anzi incoraggiante constatare che queste idee si stanno facendo sempre piu' strada, le stesse idee e gli stessi concetti di base che nell'ambito del progetto Ecosistema Digitale Expo 2015 abbiamo applicato, condividendoli con la societa' Expo, con le imprese aderenti al progetto di Confinduistria e Confcommercio, la Camera di Commercio di Milano e naturalmente con CEFRIEL-Politecnico di Milano (prof.Alfonso Fuggetta), che a questo progetto lavora dal 2010. Mi auguro che questi approcci si facciano rapidamente strada a tutto beneficio di turisti, cittadini ed imprese.
Pietro Guindani
Coordinatore Progetto Ecosistema Digitale per Expo 2015

Grazie a tutti

Grazie a tutti e scusatemi se rispondo solo a sera. So che sono temi caldi, ma tanta partecipazione lascia comunque piacevolmente stupiti... Grazie a chi ha lasciato la sua opinione e grazie a chi ha aggiunto il suo contributo con una segnalazione. Grazie anche ai tanti che hanno condiviso. Mi sembra che lo spirito dell'articolo sia stato colto, mi fa davvero piacere essere riuscita a comunicarlo. Personalmente leggerò ogni commento, spero che anche i commentatori di oggi leggeranno i commenti degli altri e così via... continuiamo a parlarne, serve a tutti!

Samrt City / e-democracy

Complimenti per l'articolo! Parlare di Smart Cities e di quanti benefici possano apportare le "nuove tecnologie digitali" è più che mai importante, dalla valorizzazione turistita del territorio fino all'interazione tra i cittadini e le istituzioni.
A tal proposito vi segnalo ePart, un'App web e mobile per la segnalazioni di disagi e disservizi, ma anche di proposte inerenti le problematiche urbane...il mio Comune ha iniziato ad utilizzare questo servizio da qualche tempo e con ottimi risultati!
La PA gestisce le segnalazioni e risponde celermente sullo stato delle stesse...davvero uno strumento di e-democracy!

Grazie

Grazie, Domenico, della segnalazione. Appena mi sarà possibile farlo con la dovuta attenzione guarderò di cosa si tratta!

Smart city e small city

Mi complimento per l'articolo i cui contenuti affrontano un problema da cui può dipendere una risposta importante per l'economia del paese. Il turismo è legato alla natura e alla cultura, al paesaggio e al territorio , all'arte e al paesaggio urbano. Le nostre città storiche sono mete turistiche per i tesori d'arte che racchiudono ma non solo, esse hanno tutte un tessuto urbano che le contraddistingue e che segna profondamente il vissuto del turista che ci si immerge. L'abbraccio delle case in certi quartieri di Roma, di Firenze,di Venezia, di Napoli, o di Perugia, di Gubbio ecc.. danno all'sperienza del turista l'italianità del paese, introvabile in altre parti del mondo. Questo è il messaggio che dobbiamo ricostruire nelle nostre città e che nessuna legge urbanistica o piano del territorio consente, anzi impedisce assolutamente dai tempi della carta d'Atene. Il messaggio futurista della velocità e dell'automobile che sta alla base dell'urbanistica di quel secolo detta ancora le regole delle nostre città, avvelenate dal traffico e dalle stupide regole della zonizzazione. La smart city può essere solo corta o compatta, questa deve essere la meta possibile dell'architettura di un paese esente dal vincolo economico degli idrocarburi e del gas e solo una città compatta può essere interamente verde e esente da rifiuti e da ogni forma d'inquinamento.

smart cities

Mi complimento per l'articolo. Sono totalmente d'accordo sulle considerazioni dell'autore. Mi piacerebbe poter essere informato su eventuali ulteriori scritti sul tema.
Grazie

Guide Jeco

A questo proposito segnalo le guide Jeco (www.jeco.biz), guide per smartphone geolocalizzate realizzabili attraverso un semplice browser da chiunque abbia conoscenza di un territorio o evento o patrimonio culturale, fruibili attraverso una singola App. A mio avviso si tratta di un ottimo esempio, peraltro realizzato da una start-up italiana, di valorizzazione del patrimonio culturale e turistico attraverso un modello crowd-sourced.

Grazie, Fulvio, ho dato

Grazie, Fulvio, ho dato un'occhiata veloce. Ci riguarderò con più tempo a disposizione!

includere i cittadini nell'accoglienza

Articolo molto centrato. Segnalo un'iniziativa nata a Napoli che punta ad includere i cittadini nel processo di accoglienza turistica attraverso il web www.angeliperviaggiatori.com

Grazie

Grazie, Stefano, sembra molto interessante! Mi riprometto di studiarmi per bene la cosa... :-)