Editoriale

Cronache di un anno bisesto

Sia la fine del mondo che stiamo aspettando, come dicevano i Maya, sia più semplicemente "L'anno che verrà" come diceva Lucio Dalla certo non vediamo l'ora che questo brutto anno bisesto-anno funesto che è stato il 2012 finisca e cominci un 2013 sperabilmente un po' meglio. Difficile sottrarsi dal fare consuntivi e rendiconti: io proverò a raccontare a modo mio l'anno che finisce stilando qualche elenco, ma per evitare il "ne ultra crepidam" che i latini intimavano a calzolaio presuntuoso, rimarrò nel campo dell'innovazione della PA.

Vi propongo quindi tre elenchi. Se avete voglia di giocare con me, magari aiutatemi ad arricchirli.

Elenco delle cinque cose del 2012 che hanno indebolito la mia speranza (ho fatto proprio fatica a limitarmi a cinque):

1.       La nuova burocratizzazione delle riforme, si chiamino anticorruzione o gestione delle risorse umane, con un potente arretramento dello spirito riformista, che nasce solo nella fiducia e non nella diffidenza verso qualsiasi autonomia.

2.      Una potente ricentralizzazione delle decisioni con la scusa che un federalismo, in realtà mai attuato e nato storpio, sia fallito o troppo costoso.

3.      La spending review, quando vuol dire tagliare senza discriminare, senza chiederci ogni volta cosa vale la pena di tenere o di potenziare e cosa si debba eliminare.

4.      Il pasticciaccio brutto delle riforme istituzionali, a cominciare dalla storia infinita delle province. Nato nella confusione, portato avanti tra leggi contraddittorie, morto senza gloria non in un campo di battaglia, ma in una palude parlamentare.

5.      La scarsa attenzione ai risparmi veri che nascono non dalla bufala dell'innovazione a costo zero, ma da una nuova architettura delle amministrazioni, a cominciare dai modelli organizzativi, per finire con i sistemi informativi in cui parole come cloud o data center consolidation rimangono appunto parole da convegno.

Elenco delle cinque cose del 2012 che hanno accresciuto la mia speranza:

1.      Le esperienze di partecipazione civica e politica che sono nate più meno spontaneamente nelle città e il nuovo interesse all'innovazione sociale.

2.      L'affermazione internazionale, in parte ripresa anche in Italia, del paradigma dell'Open Government. Con essa la spinta all'adozione in Italia di un Freedom of Information Act.

3.      Una maggiore, anche se ancora insufficiente, attenzione ai numeri e alle misure che, spinta anche dal movimento per gli Open Data, può aiutare l'accountability e il controllo sociale.

4.      La continuità nella tenace, a volte oscura e un po' noiosa lotta per la semplificazione burocratica che, briciola dopo briciola, sta erodendo un sistema consolidato e sta affermando principi nuovi quali la misurabilità degli oneri, la proporzionalità degli adempimenti, la concertazione con gli stakeholders per degni i percorsi e le priorità.

5.      Il grande sviluppo delle tecnologie abilitanti, che ci permettono condizioni di maggiore libertà nel lavoro, nel tempo libero, nei nostri spazi di socializzazione e di divertimento e che possono far scrivere a me questo articolo e a voi leggerlo ovunque ci piaccia essere. 

Elenco delle prime cinque cose che vorrei vedere nel 2013:

1.      Un piano strategico per l'Italia digitale che abbia chiaro il progetto complessivo, il piano finanziario e le priorità, la governance e la catena di comando.

2.      Un maggior numero di giovani nella PA, perché vorrei che per la prima volta dopo decenni l'età media dei dipendenti pubblici cominciasse a calare (e, visto che ci siamo, diminuisse anche la percentuale di giuristi)

3.      Uno spazio di azione per le comunità intelligenti che usi la tecnologia come potente strumento che abilita alla coesione, alla partecipazione, alla trasparenza. Il tutto in un clima favorevole alla sussidiarietà orizzontale e ad un nuovo protagonismo dei cittadini attivi.

4.      Una grande attenzione alla programmazione dei fondi europei 2014-2020 per non piangere poi quando il latte è versato.

5.      La ripresa della spinta riformatrice basata sull'innovazione istituzionale per ridisegnare il perimetro dell'azione pubblica in un deciso sforzo di partnership tra pubblico, privato, terzo settore, forze sociali; sull'innovazione organizzativa che si centri sulla valutazione organizzativa e sulla misurazione degli outcome, piuttosto che su regole uguali per tutti in cui tutte le PA diventino Ministeri; sull'innovazione tecnologica che crei con una vera rete una community di sapere condiviso tra le PA, con il cloud le condizioni della collaborazione e dell'efficienza, con l'attuazione del CAD, gli open data e il paradigma del web 2.0 i prerequisiti della trasparenza, della collaborazione, della partecipazione. 

Che vi ritroviate o meno nei miei elenchi, voglio concludere con un sincero augurio a tutti e a ciascuno perché il prossimo sia un anno da ricordare cn un sorriso.

Ci si risente nel 2013, Maya permettendo!

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Commenti

Concordo quasi su tutto.

Concordo quasi su tutto. Quello che vorrei vedere nel 2013 è il nascere di comunità di pubblici funzionari che si scambiano informazioni e buone pratiche senza formalità e senza tante storie. Non servono convenzioni, accordi di programma, "agende" "cantieri" o chissà cosa. Basta avere un luogo (anche virtuale) su cui sia possibile confrontarsi con altri che fanno lo stesso lavoro. Un forum, una mailing list, sarebbero più che sufficienti per confrontarsi sui problemi concreti e vedere come gli altri li affrontano.

COMMENTO A REDAZIONALE

Caro Mochi Sismondi,
concordo e mi piace la tua segmentazione in tre settori.
Tra le cose che mi piacerebbe vedere, aggiungerei:

a. una disciplina delle funzioni pubbliche nel rispetto dei termini di pagamento alle aziende fornitrici
b. una miglior consapevolezza da parte delle PMI che l'investimento nel digitale non è un costo, ma, appunto, un investimento.
c. una miglior alfabetizzazione del privato nei confronti della cultura digitale.

Un caro augurio di Buone Feste

Achille

fine 12, inizio 13

Sono d'accordo con Lei quasi al 100%
Non credo, però, che a questa fine ingloriosa dell'impero romano, ci sia una ripresa, diciamo semplice?: semplice.
Se questi nostri dirigenti politici non si rendono conto di aver totalmente fallito il loro lavoro. questi "professionisti" e "tecnici" hanno fallito totalmente, oltre, a mio avviso, essere scivolati nella buccia di banana dei "rimborsi elettorali".
Penso che il 90% degli italiani, tra cui anche il sottoscritto, fosse convinto che a seguito dei referendum sul finanziamento pubblico dei partite, nulla venisse dato alle varie formazioni politiche. Invece, no! Non solo ai partiti in essere, ma anche a quelli morti e sepolti. Io, infatti, mi chiedevo: ma perchè fanno sempre nuovi partiti? Ecco il perché: perchè continuavano ad intascare soldi.
E' una vergogna che nessuno abbia sollevato il problema e che sia stata la magistratura ad intervenire.
Per me sono tutti...fuori!
Ci sono alcune cose da fare subito:
1-compensazione dei crediti da lavori pubblici con i debiti con il fisco;
2-IVA di cassa;
3-La prima casa dell'imprenditore non deve costituire garanzia;
4-Abolire i finanziamenti a fondo perduto perchè l'imprenditore deve pagare il denaro con un tasso pari allo 0,001% ma lo deve restituire;
5-Distinguere gli evasori dagli imprenditori in difficoltà che significa non applicare a tutti le stesse penalità.

queste 5 cose perchè anche Lei ha indicato 5 propositi che fanno ben sperare e 5 no.
Poi, vorrei aggiungere a titolo personale su questo scadente (sia in termini temporali che di qualità) governo: non dimentichiamoci, al di là di tutto che questi signori tecnici la prima cosa che hanno fatto per circa un paio di mesi è stata dare la caccia ai tassisti italiani indicati come i responsabili di tutti i nostri mali: ma mi facessero il piacere!
Hanno spento l'economia e, la vedo molto dura. VM