Editoriale

Perché le PA non stanno rispondendo al censimento ISTAT?

Il 20 dicembre prossimo, come abbiamo noi stessi più volte annunciato, scade il termine ultimo per rispondere al questionario (on line naturalmente) del Censimento delle Istituzioni Pubbliche. Purtroppo il numero dei rispondenti è ancora molto, molto basso nonostante rispondere non sia un’opzione, ma un obbligo di legge con tanto di sanzioni per i dirigenti responsabili e inadempienti. Il limitato numero delle risposte è un fatto, che come tutti i fatti non può essere discusso, ma solo interpretato. Cerchiamo quindi di capire perché è così basso il numero delle amministrazioni in regola, tanto basso che, pur tenendo conto delle due settimane che mancano alla scadenza, c’è il timore di avere un risultato molto al di sotto delle aspettative.

Una prima spiegazione possibile è che negli anni si sono moltiplicati i questionari che le amministrazioni hanno ricevuto e che quindi l’interesse a rispondere è calato in proporzione all’aumento delle risposte da dare. Se è così, va ricordato che questa non è una ricerca come le altre, ma che “il” censimento costruisce il quadro conoscitivo fondamentale del Paese e che tale quadro è alla base di tutte le successive azioni di approfondimento.

In vista della scadenza, l'Istat organizza per venerdì 7 dicembre alle ore 10 un webinar (seminario on line) in cui  risponderà alle domande sulle modalità di compilazione del Questionario di rilevazione. Per partecipare è necessario registrarsi! Leggi il programma e iscriviti

Un’altra ragione potrebbe derivare dalla grande “confusione” che l’agitatissimo e nebbioso momento di fine legislatura spande su tutte le amministrazioni e in particolare su quelle della PA centrale. Non è molto razionale, ma nei tanti anni di esperienza che mi porto dietro ho notato che in ogni periodo di interregno (e quasi ci siamo) il dirigente pubblico tende a uscire il meno possibile allo scoperto. Dare dati, produrre numeri è sempre qualcosa giudicato potenzialmente pericoloso nella PA: meglio astenersi, tanto alle sanzioni chi ci crede!

La scarsa risposta potrebbe però derivare, e qui il ragionamento si fa più interessante, dalla struttura stessa dell’indagine che, essendo molto completa ed ambiziosa, richiede un rispondente autorevole, che abbia accesso alle informazioni del suo ente.

Qui secondo me casca l’asino: molto spesso le conoscenze non sono merce disponibile, sono anzi appannaggio geloso dei singoli uffici. Non è banale infatti, nella maggior parte delle organizzazioni pubbliche, trovare chi sappia rispondere in modo esauriente su temi quali la consistenza e le caratteristiche delle risorse umane e la loro collocazione nelle organizzazioni centrali e nelle unità territoriali; la tipologia dei servizi resi e la modalità della loro erogazione; la consistenza dei servizi online e la loro diffusione più o meno omogenea; la sostenibilità ambientale; il processo di informatizzazione con l’indicazione di quanti sono gli addetti all’ICT nelle amministrazioni e come sono organizzati; e così via.

In questo senso le prossime due settimane possono essere un’occasione da non perdere: rispondere al censimento può infatti voler dire non solo rispettare un obbligo, ma cogliere l’opportunità per ripensare a come le informazioni girano o non girano nell’organizzazione, a quali difese implicite o esplicite si sono strutturate nel tempo contro la trasparenza, a quanto i numeri fondamentali dell’ente sono noti al suo stesso interno. Questa trasparenza interna diventa infatti premessa indispensabile per la trasparenza e l’accountability verso i cittadini e quindi per rispettare quella “total disclosure” che la legge ormai impone a tutte le amministrazioni pubbliche.

Un passo ormai non più rimandabile, basti pensare che oggi è stato diffuso l’indice di Transparency International per il 2012, indice che misura la percezione della corruzione nel settore pubblico e politico a livello globale. L’Italia è al 72° posto su 174 Paesi nel mondo, tre posti in meno rispetto allo scorso anno. Siamo molto lontani dalla sufficienza (42 su 100 non è certo un voto lusinghiero) e dalle prime tre classificate, Danimarca, Finlandia e Nuova Zelanda, tutti e tre con un punteggio di 90 su 100. Considerando solo i Paesi europei siamo fanalino di coda, in compagnia di Bulgaria e Grecia.

Il censimento diventa quindi palestra di accountability e di trasparenza: rispondere diventa un esercizio per testare quanto l’amministrazione è pronta a rispondere a queste sfide che sono importanti sempre, ma ancor più in un momento in cui la ricostruzione della fiducia è l’obiettivo fondamentale per il mondo pubblico.

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Commenti

Come sempre la legge è uguale per tutti ma per qualcuno ....

Per qualcuno è più uguale che per gli altri.
La pubblica amministrazione come sempre fa come vuole, così come i soliti noti. Per il censimento cittadino i termini sono stati improrogabili e le leggi ferree...e poi parliamo di legalità e buon senso. Ma andiamo! L'Italia è un paese che va a rotoli sotto tutti i punti di vista, la finta burocrazia imperversa e parte proprio dalle istituzioni che sono le prime a non rispettare le regole." “il” censimento costruisce il quadro conoscitivo fondamentale del Paese e che tale quadro è alla base di tutte le successive azioni di approfondimento." Ecco la risposta: IL PERICOLO SI AVVICINA E NESSUN DIRIGENTE VUOLE UN APPROFONDIMENTO PER OVVIE RAGIONI DI TRASPARENZA CHE CREEREBBERO CHIAREZZA SU TANTE E TANTE INSPIEGABILI MANCANZE.

E' INUTUILE PARLARE BISOGNA FARE PIAZZA PULITA!!!

La PA è prevedibile fino alla

La PA è prevedibile fino alla noia, Accetto scommesse che all'ultimo momento tutti si preciteranno a rispondere e il sito s'ingolferà, e quindi ci sarà un rinvio....

La trasparenza è solo un

La trasparenza è solo un trucco degli accaparratori/monopolizzatori a vita dei pubblici impieghi allo scopo di continuare a tenersi stretti i "loro" posti fissi.

Essi vedono i cittadini che premono per partecipare ed allora imboniscono la fuffa della trasparenza, sperando di continuare ad emarginarci al di là di uno spesso impenetrabile vetro per altri mille anni.

Guaio è per loro che noi cittadini in Internet ci siamo resi conto di essere stati ingannati per sessant'anni ed ora non siamo più disponibili a tralasciare quello che abbiamo capito:

DEMOCRAZIA VUOL DIRE CONDIVISIONE DELLA RES PUBLICA.

IL PUBBLICO IMPIEGO È PARTE IMPORTANTE DELLA RES PUBLICA.

IL POPOLO HA PIENO DIRITTO DI CONDIVIDERE IL PUBBLICO IMPIEGO.

Ecco perché della trasparenza non ce può importà de meno. PUBBLICO IMPIEGO A ROTAZIONE e tutto comincerà a girare per il verso giusto.

per danilo d'antonio

E sarebbe? morti di fame a rotazione? sei mesi sopravvivo io e sei mesi tu? e che c'entra con la democrazia questa condivisione di stipendi? perchè è così che tu vedi il pubblico impiego, un mero stipendificio vero? senza nessuna importanza per le funzioni e i ruoli da svolgere. Non sei diverso dal sistema che vorresti combattere.

Censimento

Tra le remore a rispondere io aggiungerei la questione della valutazione delle performance, attualmente regolata dall'art. 2 l. 135/2012, soprattutto individuale. Pensate che se io sapessi o solo sospettassi che dai dati che fornisco la mia carriera, dunque il mio reddito, potrebbe subire un peggioramento, io allegramente fornirei gli strumenti ai valutatori per farmi sanzionare? La statistica è una scienza di grande valore, se viene usata solo per fini conoscitivi, migliorativi, ma in senso generale, non sanzionatori. La statistica è scienza delle policy. Il management la può usare solo per realizzare policy gestionali generali, non per stabilire chi deve fare carriera e chi no. Bisogna introdurre una legge che vieti l'uso delle statistiche per fini di selezione del personale pubblico. Dopo ciò i censimenti verranno compilati con maggior tranquillità e soprattutto i dati saranno più affidabili.
Renzo Remotti
La ragione del diritto
http://www.renzoremotti.it

Censimento PA

Posso esprimermi solo per la mia amministrazione (regione FVG) e pienamente solo per la mia direzione e servizio.
Sono stato indicato come referente per il mio servizio per il censimento, ho completato il mio lavoro diversi giorni fa, indubbiamente ho solo un servizio da seguire per cui il lavoro è stato veramente minimo, per quanto mi riguarda in meno di un'ora ho raccolto tutti i dati necessari e quindi chi magari ha 4-5 servizi da seguire può avere qualche difficoltà in più ma metterci oltre 2-3 giorni per fare appunto 4-5 servizi mi pare eccessivo. Chi coordina la raccolta dati della mia direzione mi ha fatto i complimenti per la velocità, sono il primo a completare il questionario. A me sembrava di essere in ritardo!
Sarà che come servizio siamo abituati ad avere scadenze improrogabili con la Commissione Europea, sarà il retaggio ancora vivo (fortunatamente) del senso del dovere di austroungarica memoria o forse che semplicemente che basta fare il lavoro assegnato per tempo e quindi farlo nel migliore dei modi senza che divenga un'urgenza, ma il servizio dove lavoro funziona così.
Ovviamente ci sono delle situazioni in cui la tipologia del lavoro stesso non permette di poter affrontare in tale modo il lavoro ma allora va cambiata l'organizzazione degli uffici e l'assegnazione del personale...
Siamo noi i diversi?
Sono gli altri a dover cambiare?
Chiudo con un esempio che ultimamente cito spesso in discussioni di questo genere.
Mio figlio fa un dottorato di ricerca a MI, ora è all'estero (USA) per 6 mesi nell'ambito di questo dottorato.
Arrivato a MI ci sono voluti 18 mesi per avere un tesserino di riconoscimento. 18 mesi!!! Oltre a dover girare vari uffici e fare diverse code per ottenere documenti e certificani o anche solo per avere informazioni.
In USA (università pubblica) nella mattinata d'arrivo ha avuto tutto ciò che gli serviva, informazioni, tesserino ecc... e con un e-mail a cui viene risposto normalmente entro un'ora ha tutte le indicazioni che per caso non trova sul sito dell'università.
Ed i dipendenti dell'ufficio preposto a queste cose in USA non erano affannati, anzi tranquilli e rilassati.
E' questione di mentalità di popolo e di organizzazione!
Ed ovviamente il discorso non si esaurisce su questi aspetti ma ho voluto solo dare un contributo.
Saluti a tutti.
Luigi

Re: Censimento PA

Onestamente, mi sembra la solita polemica esteròfila, che non dà alcun contributo alla discussione che verte sul motivo per cui molte pubbliche amministrazioni non hanno compilato il questionario del Censimento.
L'unica opinione che si intravede in questo post (si legge tra le righe) è che il questionario non sia stato compilato perchè nelle pubbliche amministrazioni lavorano solo incapaci o scansafatiche.
Mi sembra un po' qualunquista. Non credo che servano i luoghi comuni in questa sede.
E, per giunta, tale polemica è anche condita dalla classica ciliegina sui propri meriti e sui meriti del piccolo mondo a se circostante.
Lascio da parte, per non uscire fuori tema, i commenti su come funziona il mondo del lavoro negli Stati Uniti d'America.

spirito di servizio, prima dote da rintracciare

eh, magari ce ne fossero come te Luigi! sei evidentemente orgoglioso dei tuoi lavori fatti bene, precisi e puntuali. E lo faresti in ogni luogo, sia con contratto stabile che da temporaneo. Perché è una cosa che viene da dentro lo spirito di servizio, ce l'hai o non ce l'hai. Se ce l'hai prendi a cuore i problemi e cerchi di risolverli essendo contento la sera di esserti reso utile ai concittadini, se non ce l'hai ti preoccupi solo di far passare le ore, timbrare ed andar via, si rimanda a domani, tutto può aspettare, nel gran casino. La prima dote da rintracciare nella P.A. per assegnare posti e incarichi è proprio lo spirito di servizio, altrimenti le capacità gestionali possono venire usate per ricattare chi chiede informazioni: "lo so soltanto io e non te lo dico se non mi regali qualcosa", "dipendi da me per una firma e te la faccio pagare salata". Mi spiace dirlo, ma nella P.A. dovrebbero esserci le telecamere a partire dall'ufficio protocollo per scovare quanti inetti o in malafede ci lavorano. Sapendo di essere controllati sia per la qualità delle prestazioni che per l'onestà, si presenterebbero ai concorsi molto meno candidati.

Censimento PA

Hai detto grandi verità che in oltre 30 anni di lavoro nella PA ho constatato di persona.
Ti ringrazio dei complimenti che intendo estesi a (quasi) tutti i miei colleghi di servizio e (gran parte) dei colleghi della mia Regione.
Purtroppo sono straconvinto che se qualcuno verrà esodato avrò più probabilità di esserlo io piuttosto che altri nullafacenti amici di amici (il colore della loro casacca importa poco e non faccio qualunquismo).
Altrettanto putroppo devo dire per il mio spirito di servizio che, proprio vedendo che nulla cambia malgrado i proclami di molti nel tempo, sta calando.
Saluti,
Luigi

purtroppo ritengo che

purtroppo ritengo che l'interpretazione debba essere molto più banale

chi, come luigi, deve rispondere di un settore con poche informazioni direttamente rintracciabili, lo farà subito o quasi

chi risponde o coordina rilevazioni articolate in ambiti complessi con decine di sedi e migliaia di dipendenti, dovrà ovviamente organizzare di più, e non è detto che ci riuscirà

quindi: dove si fa in fretta vuol dire che ci sono risorse disponibili

dove queste mancano, non si fa

beato luigi, che lavora dove il rapporto fra impegno e risorse è così favorevole

queste verifiche sono cartine di tornasole

misurano i rapporti

il mio babbo diceva: così, son buoni tutti

ritardo compilazione e restituzione questionari censimento

Dopo 30 anni di direzione del .)Servizio Studi e Statistica (e Censimenti, Toponomastica e Numerazione Civica) in un Comune di quasi 100.000 abitanti, attività che ho lasciato a fine 2008 per continuare l'attività nel privato, continuo a leggere e a seguire le "cose" della Statistica.
Personalmente darei un'occhiata anche a come è stata organizzata questa ultima tornata dei censimenti: ridimensionamento del ruolo dei Comuni, difficoltà nel controllo dell'avanzamento lavori (numero dei rispondenti, possibiltà di effettuare recuperi con i rilevatori, ecc.), molteplicità nelle modalità di restituzione, affidamento di un ruolo importante a Poste Italiane, ecc.
Innovazione OK, ma l'aver rottamato di colpo quasi tutte le esperienze di censimenti precedenti (operatori, dirigenti, strutture, investimenti da parte dei comuni, ecc.) ha prodotto quanto era facilmente immaginabile già 2-3 anni prima della tenuta dei Censimenti stessi.
I Comuni hanno un ruolo assai minore, non possono trattenere nessun tipo di dato, neppure provvisorio (come se le esperienze del 1981, 1991 e 2001 facessero parte di una lontana era geologica) e, privati di fatto della possibilità di avere in tempi rapidi dei dati disaggregati (anonimi ovviamente, ma i Comuni non erano parte del SISTAN ?) PER QUALE MOTIVO e CON QUALE RAGIONEVOLE UTILITA' dovrebbero investire risorse in personale e mezzi per una migliore riuscita dei Censimenti ? Io penso che 10 anni prima se si fosse verificato un tale "buco" nel numero di questionari non restituiti, i responsabili degli Uffici Comunali di Censimento NON si sarebbero limitati a qualche appello alla stampa, 10-15 giorni prima della scadenza ultima. Poi, certamente, ci sono anche motivi di disaffezione e di ostilità verso la cosa pubblica...
Infine, a meno che la normativa non sia cambiata, agitare lo spauracchio delle SANZIONI assomiglia molto a una delle famose "grida manzoniane": procedura lunga e farraginosa, quasi inapplicabile...o sbaglio ? Quante sanzioni sono state applicate finora e di quale entità
Nonostante tutto questo, un saluto affettuoso agli operatori che sono stati miei colleghi per un trentenni nel quale abbiamo cercato (invano ?) di assicurare un ruolo alla statistica all'altezza dell'importanza che (a parole) in tanti sembrano riconoscerle. Ricordate ? "conoscere per programmare"...ecc., ecc.