Intervista

Volontariato italiano, non solo in caso di emergenza

Passata in sordina sui mainstream media, pur tanto attenti a decantare il volontariato di casa nostra in tempo di emergenze e catastrofi, dal 5 al 7 ottobre a L’Aquila si è svolta la VI Conferenza Nazionale del Volontariato. Forte il grido dei volontari, diffuso in chiusura dei lavori attraverso la Lettera al Paese: "vogliamo incidere sulla determinazione delle politiche locali, nazionali e globali, sui temi di cui ci occupiamo". Dal nostro punto di vista, l’ingresso dei volontari nelle stanze della politica passa per un’amministrazione che, a tutti i livelli, sia capace di co-operare con chi è già attivo nella società. Abbiamo iniziato a parlarne con Danilo Festa, direttore della DG Volontariato Ministero Lavoro e Politiche sociali, co-organizzatore della Conferenza.

Ci dà una valutazione a caldo degli esiti della VI Conferenza Nazionale del Volontariato?
Noi della DG Volontariato siamo molto contenti, sia considerando i numeri che l’appuntamento ha fatto registrare, sia considerando il processo attivato in termini di dialettica e interazioni. Dal punto di vista della partecipazione abbiamo probabilmente superato i mille partecipanti nell’arco delle tre giornate. Per quanto riguarda la qualità dei lavori abbiamo un riscontro positivo sia sugli interventi in plenaria sia sui lavori e le relazioni degli otto gruppi tematici. Ci tengo a precisare che il nostro non è un giudizio nel merito, ma sulla qualità dei dibattiti e degli interventi.

La tre giorni dell’Aquila è stata un anello in un percorso che dura da molto più tempo…
Assolutamente si. Il lavoro preparatorio è stato enorme, da parte nostra come degli altri organizzatori. Sono stati organizzati circa 110 incontri sul territorio nazionale che hanno registrato la partecipazione di diverse migliaia di persone. Va tenuto conto che si tratta di incontri a cui la gente partecipa volontariamente, a proprie spese, in cambio di nulla se non il confronto e l’interazione a partire da interessi comuni.

A Bologna il 31 ottobre, ore 9,30 nel convegno "Innovazione sociale e smart city", all'interno di Smart City Exhibition, si parlerà di amministrazioni locali che imparano a co-operare con i soggetti attivi nella società

Nella Lettera al Paese, le principali reti del volontariato si rivolgono alla società italiana - dai media alle agenzie di formazione, dalle aziende alle amministrazioni - avallando la tesi per cui il volontariato non è un’attività di nicchia ma una risorsa trasversale. Per l’amministrazione centrale, questa visione in cosa si traduce?
Per le linee di strategia e policy, evidentemente, ci rifacciamo all’intervento del sottosegretario Guerra, che ha apprezzato il documento, sottolineando come il ruolo del volontariato non possa più essere considerato "di supplenza" rispetto a quello pubblico e come, di conseguenza, sia necessario mettere in piedi nuovi istituiti e relazioni. Dal punto di vista della nostra Direzione, abbiamo notato diversi punti interessanti. Avallo in pieno la tesi per cui il volontariato è una risorsa trasversale e sono d accordo con i punti in cui si chiede ai media di intervenire maggiormente su questi temi e all’amministrazione, a tutti i livelli, di considerare il volontariato come un elemento del welfare mix. Concordo sul bisogno espresso di una maggiore formazione del personale pubblico, non solo in termini di competenze tecnico-giuridiche ma anche in termini di orizzonte valoriale e culturale.

Ci fa un esempio pratico su come la formazione del personale pubblico possa essere migliorata?
Le faccio un esempio semplice ma importante. In questo momento stiamo lavorando molto con i colleghi dell’Agenzia delle Entrate, per diffondere e condividere pratiche che tengano conto che i soggetti del volontariato hanno delle caratteristiche particolari. Questo significa che, ad esempio, quando si organizza un’ispezione ad una associazione di volontariato è necessario adottare un approccio diverso, non solo dal punto di vista operativo ma anche psicologico.

Le reti di volontariato parlano di "filiera di solidarietà e inclusione". Questo presuppone una buona interazione tra i diversi attori, ma come l'interazione può essere facilitata?
In primo luogo ci deve essere raccordo tra le politiche nazionali e locali, nel senso che l’interazione sarebbe innanzitutto auspicabile tra amministrazione centrale e enti locali. In questa filiera vanno decisamente inclusi i portatori di interesse. Questo del resto è l’approccio richiesto anche dall’art. 118 della Costituzione, attraverso il principio di sussidiarietà più volte richiamato dal sottosegretario Guerra. In quest’ottica, come amministrazione centrale abbiamo iniziato a fare qualcosa. Lo scorso 27 marzo il Sottosegretario ha aperto un tavolo tecnico con rappresentanti di CSVnet, Forum del Terzo Settore, Convol e amministrazione nel quale si discute di tematiche che riguardano il volontariato. Per fare un esempio, attraverso questo Tavolo sono arrivate le le istanze sulla questione dell’IMU che inizialmente riguardava anche gli immobili delle associazioni non profit. Al tempo stesso abbiamo aperto un secondo Tavolo sulle materie dell’ ex Agenzia del Terzo settore.

A proposito di Agenzia del Terzo Settore... se ne è sentita la mancanza?
Direi proprio di no, al punto che nel documento finale presentato delle reti del volontariato non vi è traccia dell'Agenzia. E’ vero che dal punto di vista della produzione di soft law l’Agenzia, negli anni, ha prodotto ottimi lavori, ma con il budget attualmente a disposizione non si sarebbe potuto garantire un Authority di alto livello. D’altro canto, per quanto riguarda il lavoro di frontdesk prima svolto dall’Agenzia nel mio intervento ho dato dei dati precisi. Qui basti dire che abbiamo trovato arretrati risalenti al 2007- 2008.

È in corso il Censimento delle istituzioni non profit che metterà a disposizione di tutti un dettaglio e una ricchezza di dati senza precedenti. Quale è la principale utilità che vede?
Sono convinto che il Censimento in corso sia una opportunità senza precedenti per il volontariato italiano, al punto da chiedere che ne fosse prevista la presentazione da parte di Istat proprio nell’ambito della Conferenza. Da un punto di vista tanto culturale quanto scientifico, il lavoro che sta portando avanti Istat è fondamentale per tre motivi. Primo: serve a tutti gli studiosi della materia per elaborare studi e ricerche approfondite. Secondo: è assolutamente fondamentale perché se riusciamo a quantificare il numero dei volontari, il numero delle associazioni, cosa fanno e dove lo fanno possiamo attribuire un valore al volontariato italiano, in collegamento con lo studio portato avanti, a livello internazionale, dall’OIL - Organizzazione Internazionale del Lavoro. Questo ci servirà,  anche a livello europeo, per sostenere le nostre posizioni, potendo fare riferimento a dati finalmente aggiornati. In terzo luogo, il lavoro dell’Istat serve per affermare con più forza le istanze emerse dalla Conferenza. Se il volontariato vuole proporsi come soggetto politico, sarà necessario conoscerne nel dettaglio la ramificazione sui territori, la capacità di rappresentanza, le effettive dimensioni insieme all'impatto socio-economico delle attività che svolge.

Come proseguiranno i lavori nel dopo-L’Aquila?
La cosa che mi ha più positivamente colpito è la preparazione molto approfondita da parte dei volontari, anche su materie molto diverse tra loro quali erano quelle trattate negli otto gruppi tematici. Dall’Europa alla responsabilità sociale, su tutti i temi sono emersi spunti interessanti e veramente di alto livello. L’impegno ora sarà lavorarci, proprio a partire dai materiali della Conferenza che saranno presto resi pubblici.

Your rating: Nessuno Average: 5 (1 vote)