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The Web Index: una fotografia sull’impatto della rete in 61 Paesi

Come e quanto il web può influenzare l’economia, la società, la politica dei diversi Paesi del mondo? Quali sono le nazioni che maggiormente hanno colto le opportunità offerte dalla rete per creare sviluppo e occupazione, favorire la condivisione e la conoscenza, migliorare la qualità della vita dei cittadini? È di pochi giorni fa la diffusione della classifica stilata sulla base del Web Index della World Wide Web Foundation, la fondazione diretta da Tim Berners-Lee. Obiettivo del progetto: capire dove il potenziale della Rete è ancora poco sfruttato e aiutare i singoli Paesi ad allocare al meglio le risorse destinate allo sviluppo del digitale, supportando quindi i responsabili delle decisioni strategiche in questo settore, sia nel pubblico che nel privato. 

L’indice, costruito proprio per valutare nel dettaglio la diffusione e l’impatto del web sulle nazioni, è composto da 85 indicatori che consentono di analizzano il tema a 360 gradi: la possibilità di accedere al web, sia dal punto di vista delle infrastrutture tecnologiche e di comunicazione, che dal punto di vista della normativa in materia; la disponibilità di contenuti utili in rete, la percentuale di persone connesse e il grado di utilizzo del web da parte degli utenti; l'impatto del web nella dimensione politica, economica e sociale (salute, istruzione, competitività delle imprese, governance, etc). 

Sono 61 i Paesi oggetto del report: prima in classifica è risultata la Svezia, seguita da Stati Uniti e Gran Bretagna. A seguire vengono Canada, Finlandia e Svizzera. L’Italia è invece solo 23esima, dodicesima tra i Paesi europei: considerando un range di punteggio da zero a 100, il nostro Paese ottiene in totale 56,45 punti. Questo risultato, non certo positivo, è determinato più dallo scarso impatto politico, sociale ed economico della rete nel nostro Paese che da carenze infrastrutturali o dalla percentuale di persone che accedono e utilizzano internet abitualmente. Una lettura attenta di questi dati potrebbe rivelarsi particolarmente interessante in questo momento in cui si torna a parlare dell’Agenda digitale italiane e si attende a giorni la discussione sul “decreto Digitalia” che dovrebbe individuarne norme, risorse e modalità di attuazione…

I dati utilizzati per realizzare il report riguardano gli ultimi cinque anni e provengono da fonti diverse, tra cui ITU (International telecommunication Union), Banca Mondiale, Nazioni Unite, World Economic Forum, Reporter senza frontiere, Wikipedia e Freedom House. La World Wide Web Foundation ha pubblicato i dati grezzi sul suo sito per consentire a chiunque di esplorarli e riutilizzarli. Sono inoltre disponibili delle visualizzazioni che consentono una lettura del report semplice e intuitiva.

È disponibile inoltre il report completo.

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