Editoriale

Chi ha paura dei numeri nella PA che cambia?

Gli impiegati pubblici italiani sono più o meno della media europea? Ci sono più uffici pubblici a Catania o a Venezia? Tutti i dipendenti delle amministrazioni hanno Internet? E lo usano? E per far che? Come sempre se cercate risposte difficilmente potrete basarvi su numeri certi e spesso le opinioni, e ahimè anche le decisioni, si basano così sulle impressioni piuttosto che sui fatti.

Ora è il momento di fare chiarezza, anche a costo di dover dare l’addio a convinzioni di comodo. Parte infatti in questi giorni, nell’ambito del Censimento dell’Industria e dei Servizi realizzato dall’ISTAT, la rilevazione dedicata alle istituzioni pubbliche, che assume quest’anno una particolare rilevanza derivata sia dalla modalità di rilevazione, totalmente online, sia dalla sua stessa funzione che, nelle particolari circostanze di finanza pubblica, costituirà un importante strumento conoscitivo per la razionalizzazione della macchina pubblica e per un più efficiente uso delle risorse. Al di là quindi dei luoghi comuni e delle semplificazioni giornalistiche, spesso ingenerose con il mondo pubblico, la rilevazione permetterà infatti di fare definitiva luce, con i numeri giusti, su alcuni aspetti strategici dell’organizzazione dell’amministrazione. 

In primis la sua distribuzione sul territorio, grazie anche alla nuova anagrafe dei numeri civici avremo infatti per la prima volta una fotografia dettagliata e georeferenziata della dislocazione di tutte le unità locali della PA che permetterà di individuare duplicati, sovrapposizioni, ma anche carenze. Se è assolutamente necessario infatti una razionalizzazione della presenza pubblica nelle varie aree geografiche, la situazione non è certamente omogenea nel Paese. A volte addensate in aree limitate, a volte disperse su spazi troppo estesi, gli uffici operativi delle amministrazioni richiedono infatti interventi basati sulla conoscenza e non solo su tagli a volte non giustificati.

Il censimento aiuterà poi a capire quanto alcuni aspetti dell’innovazione normativa, organizzativa e tecnologica che hanno accompagnato le leggi di riforma degli ultimi anni si sono tradotte effettivamente in comportamenti e modelli organizzativi nuovi. Sapremo quindi con chiarezza e in dettaglio quali sono le innovazioni tecnologiche effettivamente introdotte, quante e quali risorse umane, finanziarie e strumentali vi sono dedicate e per quali obiettivi.

Il processo di informatizzazione delle amministrazioni è stato oggetto di numerosi e diversi provvedimenti in questi anni di tumultuoso cambiamento, anche recentemente nell’ambito dell’iniziativa per l’Agenda Digitale, ma l’effettiva attuazione delle norme spesso ci sfugge.

Il censimento ci permetterà ora di sapere quanti sono gli addetti all’ICT nelle amministrazioni, quali sono le dotazioni informatiche e come sono strutturate, se sono in uso forme di e-procurement [che per altro divengono praticamente obbligatorie con il decreto sulla spending review] e come e quanto è usata la rete Internet e le eventuali intranet.

Altrettanto significativo è l’approfondimento proposto sulla consistenza e le caratteristiche delle risorse umane e sulla loro collocazione nelle organizzazioni centrali e nelle unità territoriali, con un particolare focus sulla formazione, sull’utilizzo di forme di lavoro atipico o flessibile, sulla lotta alle discriminazioni e al mobbing, sulla sicurezza.

La tipologia dei servizi resi e la modalità della loro erogazione sarà oggetto di una specifica attenzione che permetterà di verificare, tra l’altro, la consistenza dei servizi online e la loro diffusione più o meno omogenea sul territorio. Anche l’aspetto della sostenibilità ambientale sarà messo in evidenza. Oggetto di molti provvedimenti legislativi l’amministrazione sostenibile non è ancora un obiettivo raggiunto. Il censimento ci aiuterà a capire a che punto siamo sui vari aspetti: dagli acquisti verdi al consumo energetico e alle certificazioni ambientali.

Se la conoscenza approfondita dei fenomeni e dei processi di modernizzazione della pubblica amministrazione è sempre necessaria in una democrazia, essa diventa oggi, alla luce degli enormi sforzi richiesti in termini di risparmio e di riqualificazione della spesa, assolutamente indispensabile per fornire ai decisori politici e all’opinione pubblica cifre certe, dando così la possibilità di scelte politiche razionali, basate anche su confronti e benchmarking sia italiani sia internazionali.

Qualcuno, che in questi anni ha sparato cifre al vento e ne ha fatto la base per proclami emotivi, in un senso o nell’altro, ne avrà paura, ma i numeri, se sono corretti, alla fine non possono che far bene. Collaborare a questa operazione-verità non è per la PA e i suoi lavoratori solo un obbligo di legge, ma alla fine anche una grande opportunità. 

 

PS: il presidente dell'Istat Enrico Giovannini presenterà il censimento il prossimo lunedì 10 settembre a Roma, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri [si tratta di un evento su invito].

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Commenti

Alcune considerazioni

Gli impiegati pubblici italiani sono ormai anagraficamente al di sopra della media europea, quindi, non tutte le amministrazioni hanno a disposizione la stessa tecnologia, collegamenti di internet e capitale umano, inoltre, chi ha oltre 40 anni d'età ha un maggior carico di stress fisico, psichico-familiare e più difficoltà a cimentarsi con la tecnologia. Oltre a questo si aggiunge la tendenza di certe amministrazioni che tendono ad accorpare uffici e realtà distanti tra loro in modo da giustificare la razionalizzazione e la "necessaria" organizzazione delle risorse come negli ospedali, università e scuola, luoghi dove non dovrebbe verificarsi tale situazione visto la delicatezza che si deve mantenere in queste strutture e forse troppe forme di lavoro atipico e flessibile creano troppa confusione ed incertezza nei lavoratori e negli utenti ....creando un po' di disorientamento sociale