Articolo

#hackathonterremoto: dopo la “maratona”, non perdiamo di vista i progetti

Dall’assistenza in caso di emergenza alla gestione dei beni di prima necessità, dalla verifica dei danni alle abitazioni all’organizzazione dei campi, dall’informazione in situazione di pericolo alla domanda/offerta di alloggio, fino alla ricostruzione partecipata. A queste sette diverse esigenze rispondono le applicazioni uscite dalla maratona tecnologica Hackathon Terremoto che si è svolta a Bologna il 16 e 17 giugno scorsi. Un progetto nato dall’entusiasmo di Clio Dosi, Chiara Cacciani e Matteo Vignoli, cresciuto in rete, adottato e sostenuto da diversi soggetti e associazioni. Anche Iperbole e il Comune di Bologna hanno appoggiato l'iniziativa e si ripromettono di seguirne gli sviluppi, come ci racconta Luca Zanelli dello staff Iperbole...

Come può la tecnologia aiutare in caso di emergenze come il terremoto? Apps, social media, mappe aperte quanto possono supportare cittadini, istituzioni e associazioni prima, durante e dopo un'emergenza? E' quello che si sono chiesti Chiara, Clio e Matteo quando hanno deciso di creare su Facebook il gruppo Hackathon Terremoto che in una sola settimana ha superato i 200 iscritti. Designer, analisti, sviluppatori, comunicatori 2.0 hanno da subito sviluppato in rete un dibattito interessante e una partecipazione così vivace da rendere quasi superfluo rispondere alle domande.

Del resto gli eventi sismici che hanno colpito l'Emilia tra il 20 e il 29 maggio avevano già evidenziato un territorio evoluto dal punto di vista digitale, mostrando come sia le istituzioni più pronte, sia i cittadini auto organizzati, sapessero utilizzare la tecnologia e i media digitali per informare, comunicare e scambiare pratiche durante una crisi. Dalla copertura informativa in tempo reale fatta dagli account twitter istituzionali della rete civica di Bologna Iperbole (@Twiperbole) e di Turismo Emilia Romagna (@turismoER) durante le scosse di terremoto, ai cittadini blogger, agli stessi piccoli comuni coinvolti che, in poco tempo e in molti casi, hanno creato blog e siti specifici con tutte le informazioni necessarie, ai tanti volontari che hanno creato pagine Facebook e profili twitter per raccogliere i bisogni dai campi, organizzare raccolte di beni o semplicemente raccontare le storie delle persone: tutto questo ha rappresentato l'humus su cui l'idea di hackathon terremoto ha immediatamente preso vita.

Iperbole e il Comune di Bologna hanno appoggiato da subito l'iniziativa, riconoscendone le potenzialità e aderendo allo spirito di una collaborazione aperta dal basso tra cittadini e istituzioni per rispondere ai bisogni collettivi e individuali. Sia perché, come detto prima, Iperbole ha maturato competenze per la gestione tempestiva e qualitativa delle informazioni d'emergenza sui social media (dalle abbondanti nevicate dell'inverno 2012 fino appunto al terremoto). E sia perché dal gennaio 2012 il Comune di Bologna ha avviato un percorso partecipato per l'Agenda Digitale cittadina che, nella sua fase off line, ha promosso in prima persona e soprattutto patrocinato incontri tematici di soggetti pubblici, privati e no profit per mobilitare e valorizzare un ampio ecosistema pronto alla collaborazione e alla condivisione di contenuti, bisogni, pratiche. È risultata conseguenza naturale di questo percorso patrocinare l'iniziativa, supportarne l'organizzazione e contribuire ai lavori, così come seguirne l'evoluzione futura e la realizzazione pratica dei progetti avviati.

L'hackathon può rappresentare, a mio avviso, l'esempio ben riuscito di un progetto nato in rete e nutrito dalle rete e dalle community. Dall'idea lanciata su Facebook al brainstorming digitale aperto sulla piattaforma Ideascale a un wiki ai primi prototipi tutto è rintracciabile, aperto e trasparente.

La maratona tecnologica di 48 ore svoltasi a Bologna il 16 e 17 giugno ha portato da tutta Italia 30 persone tra progettisti, sviluppatori, analisti e designer ed è stata preceduta da una intensa quanto accurata e indispensabile analisi di raccolta dati e bisogni. Il viaggio sul campo, tra i comuni colpiti, le tendopoli e i volontari che Clio Dosi, Chiara Cacciani e Matteo Vignoli (grazie al prezioso supporto di Action Aid e Protezione Civica) hanno compiuto per incontrare le istituzioni del territorio, i cittadini, i volontari e i soccorritori e raccoglierne le necessità e le aspettative, è stato il punto di partenza da cui sono stati individuati 8 bisogni prioritari che nell'attività di brainstorming on line sono sfociati in 7 possibili soluzioni trasformate dagli hackathoneti in altrettante applicazioni:

1) gestione beni di prima necessità;

2) sicurezza della propria abitazione (controllo agibilità, verifica danni);

3) gestione/organizzazione/comunicazione nei campi;

4) assistenza e informazione in situazione di pericolo;

5) domanda e offerta di alloggio;

6) trasparenza, ricostruzione partecipata;

7) assistenza e sicurezza nell'emergenza.

Senza fare torto a tutte le altre validissime proposte mi soffermo sulle due che più direttamente hanno interessato e interessano una pubblica amministrazione, soprattutto tra quelle dei comuni coinvolti dal terremoto. Per l'informazione prima, durante e dopo l'emergenza PREcedario è un'app che vuol facilitare il passaggio di notizie tra istituzioni e cittadini, integrando in una guida semplice le informazioni della Protezione Civile e quelle dei piani per le emergenze comunali. Grazie alla geolocalizzazione l'utente può vedere su una mappa i “punti di raccolta” ed essere guidato a quelli più vicini, oltre che esser aggiornato in tempo reale sulle emergenze seguendo gli hashtag e i profili twitter indicati. trasparER è invece un vero e proprio portale che permette alla popolazione colpita dal sisma di partecipare al processo decisionale della ricostruzione e di monitorare lo stato di avanzamento dei lavori, anche attraverso la pubblicazione degli open data grezzi sulla gestione dell'intera ricostruzione. Le soluzioni realizzate durante l'hackathon sono comunque disponibili on line per la curiosità e la lettura di tutti qui

Per dare una continuità nel tempo al progetto, al di là dell’evento maratona, all’inizio di luglio il gruppo ha creato per ognuna delle sette proposte una sorta di scheda riassuntiva (descrizione, dati tecnici, prossimi steps e contatti) per informare dello stato dell’arte gli eventuali stakeholders e coinvolgere altri sviluppatori e gruppi interessati. Ogni progetto manterrà una propria identità, poiché ogni progetto è basato su bisogni specifici e coinvolge istituzioni, stakeholders e processi specifici.

L'iniziativa ha ottenuto un ottimo riscontro, non soltanto dai parte dei media, ma anche dagli stakeholder e dalle istituzioni coinvolte: dalla Protezione Civile alle realtà del territorio colpite dal sisma le soluzioni proposte sembrano abbastanza facilmente implementabili e sviluppabili in un arco di tempo ragionevole, magari estendendo la collaborazione alle Università che, visti i tempi ristretti dell'hackathon, non è stato possibile coinvolgere nella prima fase. Iperbole e il Comune di Bologna continueranno a seguire l'iniziativa (partecipando per esempio allo “sviluppo” di PREcedario) certi che quello che si chiede oggi a una pubblica amministrazione è il saper fare regia, mettendo a disposizione il proprio capitale di conoscenze e lasciandosi contaminare dall'energia positiva delle reti.

Segui gli sviluppi dell’iniziativa sul blog di hackathonterremoto
Your rating: Nessuno Average: 5 (3 votes)