Intervista

L’ABC nella governance dei beni comuni. Alberto Lucarelli e l’acqua di Napoli

 A un anno dai referendum che hanno decretato l’acqua “bene comune” e mentre si riscalda il dibattito sui modelli di gestione dell'oro blu (con particolare veemenza a Roma dove si discutono le sorti dell’Acea), Alberto Lucarelli, assessore a Beni comuni, Acqua pubblica e Democrazia partecipativa del Comune di Napoli e professore di Diritto pubblico all’Università Federico II, ci introduce al tema della governance dei beni comuni. E parte da una "pratica" unica in Italia: la gestione dell'acqua pubblica con l'azienda speciale ABC - Acqua Bene Comune Napoli. 

 

Partiamo dalle definizioni che, senza esagerare, possono aiutarci a non cadere nell’astrattezza che un po’ perseguita i buoni principi e le belle parole della nostra pubblica amministrazione.

Elementi distintivi di un bene comune
“A partire dal lavoro della Commissione Rodotà  - spiega Lucarelli - si è inteso che bisogna andare oltre la contrapposizione pubblico – privato e conseguentemente oltre la dicotomia beni pubblici - beni privati. Si è reso evidente che occorre lavorare per la costruzione di una nuova categoria che sono i beni comuni . Aldilà del titolo proprietario, ciò che è importante nella definizione di beni comuni è che sono beni di appartenenza collettiva e che devono essere tesi a soddisfare diritti fondamentali. Ciò che rileva per i beni comuni quindi non è il titolo di proprietà ma è la loro funzione, ovvero andare a soddisfare fasce di utilità. Come paradigma generale dei beni comuni, per rendere chiara la definizione, potrei senza dubbio parlare dell’acqua”.

I beni comuni, alla ricerca di una governance
“Il tema di grande attualità, in riferimento ai beni comuni, è quello della loro gestione”, riconosce Lucarelli  “Intendo dire – continua  - che aldilà della definizione della categoria si pone il problema della gestione di questa particolare tipologia di “beni”. Sicuramente la gestione dei beni comuni non può prescindere dalla democrazia partecipativa cioé non può prescindere da una gestione pubblica partecipata. Una gestione pubblica partecipata prevede un modello non orientato al commercio, estraneo alle logiche del mercato e del profitto ma che nello stesso tempo sa immaginare e rendere effettivo il coinvolgimento dei cittadini”.
“Il coinvolgimento dei cittadini – sottolinea – è necessario per evitare la riproposizione di vecchie logiche statalistiche o pubblicistiche”.
E precisa “I cittadini attivi devono essere coinvolti come soggetti in grado di controllare, proporre ma anche di gestire”.

A Napoli, dove l’acqua è pubblica e i cittadini partecipano
Unico Comune che ha attuato la volontà referendaria del 12- 13 giugno 2011, quando 27 milioni di cittadini si sono espressi contro la privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni, il Comune di Napoli è stato il primo a trasformare il soggetto gestore da società per azioni in soggetto di diritto pubblico. ABC Napoli  - Acqua Bene Comune Napoli, infatti, è l’azienda speciale che gestisce l’acqua a Napoli attraverso metodi partecipativi. Nel Consiglio di Amministrazione siedono i cittadini e i rappresentanti delle associazioni ambientaliste che hanno lo stesso potere dei tecnici, cioè di quelle figure nominate direttamente dal sindaco e in più è previsto  un Comitato di sorveglianza, dove siedono ancora rappresentanti di cittadini, utenti e associazioni ambientaliste così come rappresentanti del lavoratori dell’azienda. In sostanza è il primo esempio di una governance partecipata, con il coinvolgimento dei cittadini, per quanto riguarda la gestione dei beni comuni.

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Commenti

PAROLE VUOTE

Si menziona della supposta "appartenenza collettiva" ma poi viene smentita asserendo che non è la proprietà pubblica o privata che li caratterizza e nei fatti la società ora è un soggetto di diritto pubblico. TRE CONTRADDIZIONI IN UNA SOLA DICHIARAZIONE DEFINITORIA. Ci sono cittadini così esperti di investimenti, esternalità per la gestione partecipata? O associazioni ambientali? altrimenti siamo nelle logiche di consenso, perché di questo si tratta e non a invertire la rotta di anni e anni di malagestione che i Comuni hanno fatto con il servizio idrico proprio perché è comune solo un fatto, che pagano tutti la penuria di investimenti e l'eccesso di spesa corrente per il funzionamento del servizio.

invertire la malagestione del servizio idrico

I cittadini non sono tenuti ad così esperti di investimenti, esternalità per la gestione partecipata ma hanno innanzitutto diritto ad essere informati e soprattutto essere messi in condizione di capire come e perché la gestione si orienta in una certa direzione, quali sono gli effetti, quali le alternative e gli interessi reali sul tavolo. E se possibile e opportuno come nel caso dei beni comuni, devono anche poter partecipare alle gestione. Secondo, è un dato di fatto che esistono cittadini esperti e competenti di investimenti, esternalità per la gestione partecipata. La parola chiave è responsabilità, perché non si trasformi in un esercizio di demagogia. Intanto il dato da cui partire è che i cittadini si sono pronunciati con un referendum sullo status di acqua – bene comune e quindi sulle modalià digestione, napoli sta lavorando per adeguarsi democraticamente alla decisione referendaria … gli altri??