Editoriale

INPS: dati, metadati e esodati.

Sul pasticciaccio dei dati relativi ai cosiddetti “esodati” è difficile aggiungere parole che non alimentino un’ulteriore confusione, mi pare però necessario che anche qui sfruttiamo l’occasione per imparare dall’esperienza. Voglio quindi ribadire alcuni concetti fondamentali che sono alla base dei nostri valori e del nostro impegno per l’open government e per la trasparenza. Provo a dirvi i miei punti chiave, che riguardano per prima cosa la proprietà dei dati, poi il diritto di accesso e il dovere della trasparenza, poi la cultura del dato e l’obbligo della chiarezza, infine i rapporti istituzionali tra amministrazione e politica. Attendo vostri commenti.

La materia non è banale e lo spazio di un editoriale è poco, quindi mi scuserete se sarò un po’ tranchant, partendo da quattro asserzioni da cui poi discenderà qualche considerazione:

  • I dati non sono dell’INPS, non sono del Ministro, non sono del Parlamento: i dati pubblici sono dei cittadini. Questo vuol dire che nessuno può essere accusato, a meno che non violi le regole della privacy, perché mette a disposizione dell’opinione pubblica dati pubblici in suo possesso. La parola “fuga di notizie” in questo caso è impropria e fuorviante: si tratta infatti di “notizie” che tornano ai legittimi proprietari.
  • La trasparenza non è un optional, è un diritto dei cittadini ed un obbligo delle amministrazioni sancito dalla legge. Vale la pena di rileggere l’art. 11 della legge delega 15 del 2009: La trasparenza è intesa come accessibilità totale (…) delle informazioni concernenti ogni aspetto dell'organizzazione, degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all'utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali, dei risultati dell'attività di misurazione e valutazione svolta dagli organi competenti, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità. Essa costituisce livello essenziale delle prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione.
  • I dati però non bastano: perché la trasparenza sia reale bisogna che siano forniti con una adeguata descrizione che ne aiuti la comprensione [su questo consiglio l’intervento del Presidente Giovannini a FORUM PA 2012]. Io ho letto quasi tutti gli articoli che sono usciti sui mezzi di informazione, ma confesso che non ho le idee chiare su cosa c’è dentro i 390.200 “esodati” o simili indicati dall’INPS. Probabilmente è perché non abbiamo la possibilità di leggere la relazione completa. Sarebbe però nostro diritto, se vogliamo farci un’opinione, se vogliamo esercitare un controllo, se vogliamo essere partecipi democraticamente di scelte così importanti avere insieme ai dati una loro precisa definizione.
  • Una pubblica amministrazione non è proprietà del Governo né tantomeno di uno dei suoi ministri, alcune considerazioni sul fatto che in un’azienda privata i vertici dell’INPS, colpevoli di aver diffuso dati pubblici importanti per un tema politico a cui l’opinione pubblica è così sensibile, sarebbero stati sostituiti sono anche qui improprie e fuorvianti. Un’azienda ha un padrone, il cui arbitrio è per altro ben contenuto dalla legge, una pubblica amministrazione è proprietà dei cittadini. I suoi vertici giurano fedeltà non al Governo, ma alla Repubblica, alla Costituzione, alla legge. Veramente dopo tanti anni dal decreto legislativo 29 del ’93 non credevo ci fosse ancora bisogno di ricordarlo.

Come avete visto non ho parlato del merito: guarda caso non posso farlo … perché non ho i dati. Mi limito quindi a suggerirvi due letture. La prima è il bell’articolo del mio amico Marco Rogari che su Il Sole24Ore fa il punto sui numeri, almeno su quelli che si sanno. La seconda è la relazione annuale dell’INPS così è stata presentata da un grande manager pubblico, e a cui va tutta la mia stima e tutto il mio incoraggiamento, Antonio Mastrapasqua.

 

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Commenti

ma anche un link più efficentr non guastrebbe

Perfettemente d'accordo sulle considerazioni circa la proprietà pubblica dei dati e l'obbligo della trasparenza, della completezza e della pubblicità. Aggiugerei però qualche modesta notazione. I dati non sono nemmeno proprietà o strumento di potere dei funzionari, dirigenti, top manager, che li gestiscono. Una corretta gestione pubblica dovrebbe disporre di dati certi, elaborati in tempo utile per un supporto alla decisione e fatti circolare con la massima tempestività in particolare all'interno delle strutture della p. a. (inps - ministero dl welfare nel caso di specie). Forse certi penosi balletti delle cifre - questo è solo l'ultimo anche se, per evidenti ragioni, il più eclatante - si potrebbero evitare. E ciascuno sarebbe costretto ad assumersi le proprie responsabilità e a risponderne. Ma evidentemente il vizietto di compartimenti stagni è duro a morire. e anche troppo comodo.

Entriamo nel merito

Sono sicuro che ha ragione Mochi Sismondi: i dati dell'INPS sono nostri ed è nostro il diritto conoscerli.
Detto questo non capisco perché non si possano ancora vedere da nessuna parte.
Una volta data una definizione accettabile di Esodato (ad es. "colui che ha smesso di versare contributi da lavoro dipendente dopo aver superato l'età di ... / l'anzianità di ... negli ultimi tot mesi, ma che non percepisce ad oggi il relativo trattamento pensionistico"), visto che i dati necessari per poterli contare li ha l'INPS e solo l'INPS dovrebbe essere tutto più semplice se l'INPS pubblicasse tutto e subito. Sono convinto che cesserebbero anche le polemiche e ci metteremmo a discutere "nel merito". Per es. si potrebbe discutere, nel caso fossero troppi, di quali di essi devono essere ammessi e quali no, in base all'età, all'anzianità o all'epoca di cessazione del rapporto di lavoro...

esodati ed esodandi

il problema è l'incertezza. ancora non sono riuscita a capire chi verrà salvaguardato e chi non lo sarà. neppure l'avvocato che ho incaricato di seguire la pratica mi ha saputo dire nulla di chiaro, anzi ha dichiarato "se leggo l'art. 1 direi che lei è salvaguardata, ma l'articolo 2 mi fa pensre che non lo sarà" e intanto che faccio? verso la rata dei contributi volontari o aspetto?

dati

Mi sembra un editoriale che c'entra coi dati, ma non con la vicenda, una manipolazione in malafede che non c'entra nulla coi dati, con la costituzione, coi giuramenti.
Cerco di fare un esempio :
Se nel cielo c'è una nuvola che copre il cielo allo 0,3 % posso sempre dire che è nuvoloso, ma non ho dato l'informazione nè completa nè corretta, ma l'importante era darla, appunto tendenziosa.
Di questo si è beata la PA e tutti i soggetti pubblici italiani dall'inizio della repubblica ad ora ( prima non lo so perchè non c'ero). Continuate a divertirvi così, ma .... mi vien di pensare che ha ragione il 78% dei tedeschi che la pensa come la Merkel, ed alla Grillo dice: "Italia vaffan..."

Lo scoglio della trasparenza

Gentile Sismochi, sono d'accordo con lei su tutto. I dati che interessano i cittadini sono dei cittadini, quindi pubblici. Una pubblica amministrazione, ed aggiungo gli enti collegati come INPS, INAIL ed enti di ricerca, non sono di proprietà del Governo né dei ministri preposti, ma svolgono attività/servizi regolati da statuti funzionali a servire il bene pubblico.
Per il nostro paese, il passaggio a procedure trasparenti è una montagna insormontabile. L'assenza di trasparenza consente di mantenere opache le situazioni scomode e questo problema si riscontra sui diversi livelli politici e gestionali del paese. A proposito degli esodati, un giornalista del Sole24 ore in un'intervista ha dichiarato che lo stesso dato, consistente in 390.000, era stato presentato qualche giorno prima al Parlamento e non credo proprio che il Ministro Fornero fosse assente quel giorno o che non fosse stata anticipatamente informata con una relazione da Antonio Mastropasqua.
In sintesi non si tratta di omissioni, ma di altro.

Nessuna malizia, solo buon senso.

Dott.Sismondi, pur non avendo ancora approfondito l'argomento, applicando il buon senso chiunque può immaginare che come si è profilato all'orizzonte il "cambio di regole" della riforma pensionistica (esiste l'insider trading politico?) il numero di esodandi ha cominciato ad aumentare: lo possiamo dire questo? oppure dobbiamo continuare solo a pensarlo? In tempi di crisi come quelli che arriveranno aziende e dipendenti sono accorsi ai ripari: possiamo pensarlo? La ringrazio e saluto.

Dati ed esodati.

Spiacente dr. Sismondi, ma le sue riflessioni non sono affatto convincenti.
Non c'entra la privacy e le sue parole appaiono solo come un tentativo di difendere, d'ufficio, il capo dell'Inps.
I cittadini non sono stati danneggiati dalla violazione della privacy ma dal pessimo funzionamento di una importante pubblica amministrazione. Sulla vicenda esodati è stata fornita la prova di un modo di gestire la pubblica amministrazione assurda e ridicola, per la quale non c'è però nulla da ridere, perchè provoca gravissimi danni alla collettività. E il responsabile principale prima ancora di essere allontanato con ignominìa, se gli è rimasta un poco di dignità dovrebbe essere lui stesso ad andarsene. Il balletto di dati pubblicati, smentiti, modificati e poi rivendicati nelle loro contraddizioni è indegno della p.a. di un paese civile e moderno al quale apparteniamo e non danneggiano tanto il ministro e il governo ma tutti i cittadini.
Altro che privacy, come cittadini ci sentiamo presi in giro...

infatti la privacy non c'entra e neanche le difese d'ufficio

Gentile sig. Franco,
se legge con attenzione il mio articolo, su cui è ovviamente libero di non essere d'accordo, non troverà alcun accenno alla privacy se non come limite al diritto di trasparenza, ma che qui non è opponibile perché si tratta di dati aggregati e non nominativi. Per chiarezza estrema io dico che: i dati pubblici sono pubblici e appartengono ai cittadini e quindi vanno sempre diffusi; che la trasparenza è un diritto, ma che i numeri devono essere accompagnati anche dalle adeguate descrizioni (i metadati del titolo); che un ministro non possiede un'amministrazione, ma esiste una distinzione netta tra politica e amministrazione che deve essere rispettata. Difese d'ufficio non ne faccio mai: se legge ogni tanto quello che scrivo saprà che dico solo ogni volta quello che penso. Sapendo che a qualcuno può piacere a qualcun altro no.
un saluto
cms