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Le sinapsi dell’innovazione sociale italiana. Ecco i primi "flash"

Qualcuno ha scritto di FORUM PA 2012 come di un grande cervello: un raggruppamento inusuale di neuroni e sinapsi, in una tre giorni e mezzo di incontri, presentazioni e contatti, nelle sale di lavoro come al bar. Uno zoom speciale meritano le “sinapsi” in creativity room il 17 maggio, dove hanno lavorato gli innovatori sociali italiani, quelli “ufficiali” insieme a quelli “di fatto”, attivi in campi solo apparentemente senza legami: dalla governance dei beni comuni alla scienza, dalla finanza all’education, dall’impresa al welfare e alla tecnologia. (Qui le immagini).

Qui le sinapsi sono state molte, rumorose e colorate, come le interessantissime esperienze raccontate ai tavoli nella mattina e gli approcci emersi, in nuce, ora da elaborare. L’elaborazione e la proposizione dei prossimi passi in un processo che già si mostra ricco di persone ed elementi oltre ogni più rosea previsione, sarà il compito delle prossime settimane di FORUM PA, insieme ai suoi partner in questo lavoro (rigorosamente in ordine alfabetico): Artea Studio, Aequinet Hub, Fondazione Mondo Digitale, I- SIN - Rete Innovatori Sociali Italiani, Parco Scientifico Università di Roma – Tor Vergata.

 


Questa giornata è stata infatti il primo passo con cui ci piacerebbe “operativizzare” la sfida, riconosciuta come urgente e imprescindibile dallo stesso Ministro Profumo in apertura di FORUM PA 2012: integrare questa ricchissima anima “social” tutta italiana nei modelli di innovazione “smart” verso cui le nostre città stanno muovendo. E’ una sfida, che va dunque “studiata” e che presenta le imperfezioni e le indefinitezze del suo stato nascente.

Filippo Addarii, aiutandoci ad introdurre il tema dell’innovazione sociale made in Italy, ci diceva che “l’innovazione sociale è un tipo di innovazione che non si sviluppa se non c’è un’attiva partecipazione della società, dei cittadini, un modo diverso di capire e strutturare la società ma anche di intendere e vivere la nostra relazione come individui rispetto alla comunità. E’ un modo diverso di essere cittadini, consumatori, elettori. E’ un cambiamento di mindset, di framework
E come più di qualcuno rilevava a margine dei lavori,  l’elemento k, la costante emersa dai primo confronto è proprio la partecipazione del cittadino. Lo status di cittadino è poi quello che ci accomuna tutti, pur nei diversi campi di expertise di ciascuno: nella scienza come nell’impresa come nella finanza come nel mondo dell’education e della tecnologia come nei processi di governance dei beni comuni, superando la tripartita, tradizionale divisione per settorepubblico, privato, no proft.

Per questo, ringraziamo tutti i partecipanti ai tavoli innanzitutto per il contributo (senza alcuna retorica, straordinario), per il tempo (i lavori sono stati senza sosta) e la pazienza verso le imperfezioni (di un processo partecipativo che non poteva che essere imperfetto), per l’intelligenza molto 2.0 dimostrata (in perfetta logica incrementale, per cui non è il “quanto parlo” che da la misura del “quanto contribuisco”) e, non da ultimo, per la curiosità e l’attenzione verso gli altri. Ringraziamo anche i relatori del pomeriggio, che hanno permesso un momento di approfondimento di natura più “istituzionale” e che hanno accettato l’invito ad inserirsi in un processo in corsa, aiutandoci ad avvicinare esperienze e modelli in parte formalizzati  (dalle Costituente dei Beni Comuni di Napoli al principio di sussidiarietà orizzontale sancito dalla Costituzione, dal modello della filiera sussidiaria sui territori all'approccio della "Science in society"  di Observa, solo per citarne alcuni ) alle logiche dell’innovazione sociale.

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