Intervista

La classe dirigente che non c'è. Luca Attias a FORUM PA 2012

Luca Attias, Dirigente Generale della Direzione Generale dei sistemi informativi automatizzati della Corte dei conti, tornerà a parlare di valorizzazione delle persone a FORUM PA 2012: appuntamento mercoledì 16 maggio alle ore 16.00. Un appuntamento imperdibile per tutti i nostri lettori che, in questi ultimi quattro anni, hanno continuato ad animare quella sorta di “forum” spontaneo nato dall’ormai famosa intervista ad Attias, seguita alla sua vittoria nel Premio innovatori del FORUM PA 2008.

Da quella chiacchierata e dai successivi commenti emergeva, anzi si confermava, un ritratto davvero sconfortante della nostra PA e, più in generale, del nostro Paese, in cui meritocrazia e valorizzazione delle competenze erano concetti più unici che rari. Tanto da far sembrare assolutamente rivoluzionario il lavoro di Luca Attias che, da Dirigente dei sistemi informativi della Corte dei Conti, aveva ottenuto grandi risultati in termini di efficienza proprio partendo da un passaggio semplice solo all’apparenza: la riorganizzazione delle attività del suo ufficio in funzione delle attitudini dei singoli collaboratori.

Il prossimo 16 maggio a FORUM PA scopriremo se le riflessioni emerse in quell’occasione sono ancora così attuali…qualche anticipazione Luca Attias ce l’ha data in questa intervista. Parleremo dell’importanza del “buon senso” per un manager che voglia valorizzare i propri collaboratori e dipendenti e di quanto pesi sul nostro Paese l’incancrenirsi di metodi sbagliati per la scelta della classe dirigente. Ma, promette Attias, parleremo anche di cinema, musica, arte… 

Your rating: Nessuno Average: 5 (1434 votes)

Commenti

Aggiornamento

Pensi ancora che non sia possibile ?

Abbi fede !

Abbi fede !

Il Paese che non c'è .............

e invece i sondaggi danno il Cavaliere in grande ascesa e Monti in forte diminuzione. Qui non si tratta della mancanza di una classe dirigente, si tratta della mancanza complessiva del Paese. Chiunque ha una coscienza e dei figli dovrebbe spingerli ad emigrare prima possibile.

Gli italiani si meritano il cavaliere !

Berlusconi dichiara di togliere l'IMU non appena salirà al Governo. I sondaggi gli danno un aumento immediato del 10-12%. Nessuno si chiede ne da chi è stato principalmente sostenuto il Governo che ha ripristinato l'IMU ne dove saremmo finiti senza l'IMU. Bisogna scappare dall'Italia.

Questa indegna classe dirigente nell'Italia che muore

Le acrobazie del governo, i ricatti del Cav: il vento si porti via questi politici
Chi l'ha inventato il termine "larghe intese"? Lo stesso che ha coniato "convergenze parallele" o veri ossimori come "caldo ghiacciato" o "pace furibonda"? "Larghe" perché c'è un sacco di gente dentro? "Intese" su cosa, su come sopravvivere pochi mesi con il coltello tra i denti, tra ricatti e minacce, seduti al fianco del nemico che un attimo prima si stava combattendo? Questo, sono stati i pochi mesi del disgraziatissimo governo del Letta nipote. "Larghe intese", appunto, che tradotto significa una ridicola farsa, a cui nessun italiano dotato di un minimo di discernimento avrebbe comunque mai potuto credere. Fortemente voluto da Napolitano, per sua stessa natura senza identità, tenuto su da ultimatum e sbruffonerie. Tenuto su dal prodigioso collante dei ricatti del centrodestra, cioè dai diktat del Pdl (oggi Forza Italia) cioè dalle esigenze del suo capo Berlusconi. E da nient'altro. Punteggiato da indimenticabili perle come quella della speriamo ex ministra della Sanità Beatrice Lorenzin, che davanti al biocidio della Terra dei Fuochi sparò la consueta boutade degli "stili di vita" sbagliati. Tanto per dirne una, a caso. Speriamo che se li porti via il vento, e con loro anche i conniventi piddini che hanno appoggiato, votato e voluto questo governicchio di quattro soldi. Che è nato male e muore peggio. Che muore perché un affarista ex socialista che si è inventato un partito è stato sopraffatto dalle illegalità commesse, finalmente condannato ma che tiene in mano le sorti di questo disgraziatissimo paese. La luce la sta spegnendo lui, il giullare che la sinistra ha deriso per anni, che ha sottovalutato e sfottuto, ma che ora ha in mano le carte vincenti. Decadrà, innestando una reazione a catena che ci manderà tutti a gambe all'aria. Lo spread schizzerà, la cassa integrazione in deroga per le aziende non potrà essere finanziata, l'Iva aumenterà, si continueranno a perdere posti di lavoro. Un capolavoro, reso possibile anche da uno sconquassato centro sinistra che non sa vincere, non piace e non si piace, ed è il primo a non credere nella sua possibilità di costruire un'alternativa decente al giullare e al suo circo. Che il vento si porti via la Santanchè e la sua fedeltà al capo che l'ha creata e le ha dato la possibilità di diffondere il suo verbo, che si porti via le colonnelle, le gregarie e le comparse, i quagliarielli e i servi sciocchi prima messi sul trono e poi defenestrati, ma si porti via anche un Pd che con questo governo qua pensava di poter fare leggi e azioni condivise, un Pd impastoiato nelle correnti e nelle contraddizioni, diviso tra le scalpitanti giovani promesse e le nostalgie di centralismo democratico. Questa è l'Italia che muore, l'Italia che non arriva alla terza settimana, che vende le fedi nuziali per mettere insieme il pranzo e la cena, che muore tra i veleni delle terre intossicate dalla camorra e dalle industrie furbe e criminali. Questa Italia non si meritava tale oscena, ridicola, ingiustificabile, dannosa e indecente rappresentazione della propria classe, per così dire, dirigente.

la classe dirigente che non c'è

è indicativo osservare che la disquisizione avvenga sotto ad una intervista che s'intitola "la classe dirigente che non c'è". L'ing. Attias, come al solito, ha fatto centro !

Gli italiani si meritano BERSANI !

Fino a prova contraria l'ICI sulla prima casa è stata tolta dal governo Berlusconi.
L'IMU disegnata da Tremonti era una tassa municipale unica diversa da quella che Monti ha somministrato agli italiani con il colpevole sostegno di tutti i partiti.
In dodici mesi il governo Monti ha messo tasse su tasse su tasse ed è stato sotenuto da entrambi gli schieramenti(nessuno ha detto niente...) ma è indubbio che il Pd e Bersani hanno avuto il privilegio di condividere la maggior parte dei provvedimenti e delle "nomine" e di essere stati ispiratori di molti provvedimenti.
Perchè da sinistra c'è sempre una "sorta" di presunzione di superiorità morale.... e di essere portatori della verità assoluta. perchè non si accetta serenamente un confronto BERLUSCONI-BERSANI che hanno pari dignità?!

oggi come oggi dovresti farti

oggi come oggi dovresti farti un esame di coscienza

L'ennesimo recupero impossibile

So che ha molti da fastidio ma stiamo velocemente recuperando e vedrete che finiremo in parità. Governerete cinque sei mesi insieme a Monti e poi riandremo ad elezioni e prenderemo un'altra volta una maggioranza assoluta e schiacciante e Silvio sarà di nuovo il capo.

Il paese più bello del mondo

Con grande tristezza e senso di impotenza mi trovo costretto a darti ragione. Questo sarebbe veramente il paese più bello del mondo .................. se non ci fossero gli italiani.

ma come si fa a dire certe

ma come si fa a dire certe cose ????????!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Castronerie

In effetti, Andrea, oggi il cavaliere ha detto una cosa giusta e cioè che Benito Mussolini, a parte la "sciocchezza" delle leggi razziali, non è che abbia fatto cose tanto sbagliate. In effetti paragonato al ventennio del Cavaliere, quello del duce, a parte le leggi razziali, non è stato poi così male. Certo che mentre i tedeschi in 60 anni sono profondamente cambiati, gli italiani hanno tragicamente arrestato il loro processo evolutivo.

NON SONO MAI STATO DI SINISTRA

Per caso, Andrea hai dato uno sguardo ai nomi dei candidati del PDL ? Hai qualche commento da fare in proposito ? Mi tiri fuori per favore, se ci riesci, anche un solo nome inoppugnabile dal punto di vista morale e professionale. E NON PUOI IMMAGINARE QUANTO MI URTA DOVER VOTARE A SINISTRA !!!

Va bene ma mi spieghi come

Va bene ma mi spieghi come faccio a votare Cosentino ?

Scappiamo

Premesso che concordo sul fatto che un paese che è al settantaduesimo posto tra quelli meno corrotti non può oggettivamente avere forze politiche pulite, sono tuttavia convinta che senza Berlusconi e tutto ciò che a lui è collegato forse staremmo intorno al quarantesimo posto, insomma ci sarebbe da preoccuparsi ma non da scappare.

Concordo sul fatto che la

Concordo sul fatto che la pessima classe politica a tutti i livelli rispecchia la società italiana e la sottocultura oramai nel nostro DNA. Nonostante tutto penso anche che non si possa oggi come oggi confondere Bersani, Monti e diversi altri personaggi, che possono pure non piacere, con Berlusconi, Bossi, Storace e altri. Non è possibile scordarsi quello che hanno fatto dopo pochi giorni.

Un bel coraggio

Non che il PD sia costituito da santi per carità. ma certo che a parlare di moralità dopo quello che hanno combinato in questi anni il PDL e la Lega ci vuole veramente del coraggio.

Ci vuole un bel coraggio a

Ci vuole un bel coraggio a dare le colpe alla destra, perchè la destra di fatto non esiste, come non esiste la sinistra nel nostro paese. Questa è la veritá! Null'altro. La politica italiana è cialtrona! e la classe dirigente italiana altrettanto.
Nessuno, di o nessuno, ha mai tagliato gli sprechi fatti e creati dalla precedente legislatura! Nessuno ha mai toccato un ente o una commissione inutile, NESSUNO!
Quindi, la veritá è che sono tutti d'accordo nello spartirsi il bottino sottratto al popolo! Altro che democrazia!
Poi la conferma arriva quando i Radicali si alleano con Storace!!! Ma vergognatevi! VERGOGNATEVI pure voi di Forum che campate con i soldi, i nostri soldi per qualcosa che è diventata inutile.

Poi qualcuno dice che siamo un paese normale

Che dire nel momento peggiore della sua storia, in cui si è dimostrata tutta la "incapacità della sua classe dirigente", il PD per la prima volta stravince le elezioni.

Basta con questa storia dei comunisti

In Italia continuiamo con questa storia inutile e antiquata di destra e sinistra. Vediamo ovunque dei comunisti e ci continuiamo ad impostare le campagne elettorali, anche se oramai nel mondo ci sono rimasti 3 paesi dove ancora si pratica quella ideologia. In tutto questo grazie anche al Berlusconismo siamo diventati gli utimi (insieme alla Grecia) in Europa da tutti i punti di vitsa anche se viviamo nel paese potenziamente più ricco del mondo.

Una domanda

Ma secondo te anche Monti, Casini e Fini sono di sinistra (e magari anche un pò comunisti) visto che di Berlusconi dicono le stesse identiche cose che dice Bersani ?

certo che ne hai di coraggio

certo che ne hai di coraggio !

Dio mi perdoni

Lo ammetto in passato ho votato con convinzione per ben 2 volte Berlusconi ma oggi come oggi, dopo tutto quello che è successo, anche io non riesco a capire come si possa ripresentare.

Tranquillo sei in buona compagnia

Oggi anche Monti ha dichiarato di esserci cascato una volta. Sono pochi quelli che non ci hanno mai creduto e io sono orgogliosa di essere tra questi ;-)

Io sono di destra e della

Io sono di destra e della Lazio, ma al posto del Cavaliere mi prendo anche Bersani e Totti

Non ci posso credere c'è

Non ci posso credere c'è ancora qualcuno che ci casca dopo tutto quello che è successo in questi anni.

Gli italiani sono senza memoria

Con tutto il male che si può pensare del Governo Monti, bisognerebbe ricordarsi cosa era il Governo precedente (e forse la parola Governo non è adeguata).
Anche io non sono di sinistra ma se il rischio è il ritorno di Beerluscono mi affido anche a Vendola.

Un Paese senza memoria

Concordo, guarda cosa sta succedendo con un assassino nazista come priebke, per molti italiani è perfino un eroe.

Ma come è possibile

Ma come si può oggi come oggi ancora pensare che Berlusconi possa risolvere i problemi di questo paese.

La speranza è di tornare alla normalità

Con il massimo rispetto per la sua opinione, le garantisco che sono di destra e che quindi non voterò mai Bersani. Ma con la medesima sincerità le dico che ritengo il Berlusconismo ciò che sta tenendo oramai da 15 anni l'Italia fuori dal mondo civile.

Non sono affatto d'accordo

Come tutto ciò che si trova su internet anche questo spazio è un covo di veterocomunisti che sputano contro l'unica persona che ha fatto del bene all'Italia negli ultimi 20 anni. Continuate a pagare l'IMU, a farla pagare alla chiesa (E QUINDI ANCHE A NOSTRO SIGNORE) e a pensare che le coppie di fatto e le coppie omosessuali debbano essere formalmnete riconosciute e vedrete dove finirà questo paese.

Si vergogni !

Si vergogni !
Papa Bergoglio

Usciremo mai dal Medioevo ?

Hai ragione se seguissimo questi principi immorali rischieremmo di finire come la Svezia, la Danimarca, la Gran Bretagna, la Germania paesi sicuramente molto più incivili del nostro. Non ti preoccupare non succederà mai. Persino Monti che oggettivamente è quanto di meglio si è visto negli ultimi 10 anni, dice che una famiglia può essere formata solo da un uomo e una donna.

Per chiarezza

Ma quando dici "l'unica persona che ha fatto del bene all'Italia negli ultimi 20 anni" ti riferisci a Barbara D'Urso vero ?.

Grande Cristina !

Grande Cristina !

Via dall'Italia

Ma come è possibile che ci caschiamo ancora ! Gli utimi quindici anni ci anno portato veramente fuori dall'Europa. La distanza tra noi e la Francia era sottile ed è diventata un baratro. Oramai anche la Spagna sia dal punto di vista della corruzione e del senso civico che da quello della modernità è 20 anni avanti a noi. Si può solo spperare che i nostri figli se ne vadano da questo paese.

Grazie ai politici italiani e anche ai cittadini

oramai so cosa fare con i miei figli

non esiste al mondo una classe dirigente come quella italiana

La classe dirigente del paese sembra diventata quasi uno scherzo della natura. E non ci riferiamo solo alla politica, il cui primato si esercita anche nella decadenza trascinando con sè nel declino uomini, istituzioni ed economia. Avete, ad esempio, mai visto nel mondo un partito del 25% guidato da un personaggio come il simpatico Beppe Grillo che, spalleggiato da un guru degno di un film di Roman Polanski, dà ordini a deputati e senatori della Repubblica via e-mail? Beh, in Italia c’è e quel che più spaventa o diverte a seconda dei casi è il fatto che la grande stampa di informazione e televisiva ogni giorno riprende e rilancia messaggi, invettive e minacce di sanzioni(non siamo ancora arrivati a quelle corporali). Tutto ciò non accade neanche in Iran nonostante gli ayatollah. Ma almeno Grillo ha dalla sua una lunga carriera di comico professionista, gli altri sono dilettanti del settore. Avete mai letto o visto che in una democrazia occidentale per eleggere un segretario di partito si fanno le primarie “urbi et orbi” confondendo così uno strumento nato per eleggere nientepopodimeno che il presidente degli Stati Uniti e ripreso da questi scherzi della natura per eleggere chi deve guidare un partito? E ,come se non bastasse, gli iscritti, che in altri paesi eleggono in un congresso il proprio segretario, rischiano di essere numericamente surclassati dai tanti viandanti che passano per piazze, strade e valli e che, se vogliono, vanno a votare per un segretario di un partito al quale non intendono iscriversi? In Italia questa stranezza c’è, la chiamano democrazia moderna. Avete mai visto ministri che danno le dimissioni per non fare accadere un evento giudicato disastroso e poi ritirarle quando quell’evento, come era prevedibile, sta accadendo? In Italia è accaduto qualche settimana fa! Avete mai visto che un governo e un parlamento approvino leggi per applicare le quali occorrono centinaia di decreti attuativi che non verranno mai emanati o, nel migliore dei casi, lo saranno dopo anni per cui quelle leggi restano lettera morta? In Italia tutto questo c’è dando così l’impressione che l’intero Parlamento stia su “scherzi a parte”. Avete mai visto un paese europeo guidato da un partito che si definisce di centrodestra o di centrosinistra o addirittura nomi come quelli di Forza Italia, Ulivo, Margherita, Asinello, dismettendo così ogni profilo culturale tipico dei partiti del vecchio continente? In Italia questo è accaduto e continua ad accadere. Anche questa la chiamano modernità. Avete mai visto nel mondo una banca costretta ad accantonare una somma pari in percentuale a quella che offre ad imprese e famiglie mentre se compra titoli di Stato questo obbligo viene fortemente ridotto con il risultato prevedibile di contrarre il credito a chi produce e a chi consuma? Questa volta l’Italia è in buona compagnia, quella europea, anche se nel vecchio continente paesi forti come Germania e Francia, hanno mantenuto in mani pubbliche larga parte degli istituti di credito. Avete mai sentito che una banca chiami parte della grande imprenditoria del paese che fa altri mestieri a diventare azionisti e dirigenti di una compagnia aerea al suon della fanfara tricolore? In Italia è accaduto. Avete mai visto che istituzioni locali in grandi difficoltà finanziarie impegnino risorse cospicue per feste di piazza, concerti e divertimenti vari rilanciando la vecchia cultura borbonica “festa, farina e forca”? In Italia accade ogni settimana. Avete mai letto che in un paese a democrazia matura un collegio di giudici emetta una ordinanza con la quale dichiara in nome del popolo italiano cha la politica è l’arte del mentire o un pubblico ministero capace di trasformare il proprio luogo di lavoro nell’ombelico del mondo arrestando ed inquisendo deputati, senatori, giornalisti, ex regnanti e varia umanità ovunque essi lavorino? In Italia è accaduto e continua ad accadere. Avete mai visto in un paese occidentale un tasso di litigiosità cosi acuto e spesso volgare come quelli che vediamo nei dibattiti politici televisivi almeno 15-20 volte a settimana spesso senza capire nulla perché i protagonisti si parlano addosso sovrapponendosi? In Italia è la norma così come sono la norma file interminabili di persone che attendono mesi per fare un accertamento diagnostico pur spendendo oltre cento miliardi di euro di soldi pubblici per una sanità che pure per molti versi è un’eccellenza. Ed infine ci si vergogna così tanto di dichiarare i propri emolumenti ovunque si lavori nascondendosi dietro l’alibi della tutela aziendale mostrando così una debolezza culturale e un senso di colpa che molto spesso non sta ne’ in cielo ne’ in terra. Parlamentari che salgono sui tetti della camera o che interrogati da giornalisti impertinenti non sanno le più elementari nozioni di storia e geografia, è forse l’immagine più allarmante del nostro bel Paese che diventa ogni giorno di più una Disneyland confusa e vociante che copre le urla di un silenzio assordante che sale dalla parte più debole della società che guarda smarrita diseguaglianze crescenti che diventano, a loro volta, ogni giorno che passa sempre più intollerabili. Forse è anche questa la modernità di un paese che cammina a tentoni avendo smarrito una bussola antica senza averne trovata una nuova.

Per affrontare il problema bisogna

a. Comportamenti non meritocratici (o collusivi) sono radicati nella cultura del paese. Occorre quindi intervenire sui sistemi degli incentivi per favorire la selezione sulla base del merito. In generale, crediamo infatti che un’operazione culturale che faccia appello alla morale pubblica, o sottolinei la necessità di un’etica dei comportamenti rischi di restare lettera morta se non si promuovono anche nuovi meccanismi che incentivino la rottura con le abitudini consolidate
b. Occorre introdurre elementi di concorrenza – oltre che nell’economia - nelle amministrazioni pubbliche, nelle università e in generale per tutti gli ambiti che non sono esposti a concorrenza di mercato.
c. Occorre promuovere la diffusione di efficaci e sostanziali meccanismi di valutazione, sia nell’ambito privato che in quello pubblico. Va cioè ridotto il peso dei criteri di anzianità, in favore di criteri di merito.
d. Occorre massimizzare l’esposizione internazionale in qualunque ambito professionale (aumentare il peso delle esperienze all’estero nelle valutazioni di merito, e nei percorsi di carriera dei ‘civil servant’, dei docenti universitari eccetera).

la riduzione dei dirigenti pubblici

I ragionamenti proposti dal governo non farebbero una grinza se non fosse che allo stesso duraturo ed efficace risultato si potrebbe giungere in modo più immediato con un’operazione estremamente più semplice: abolire da subito l’istituto dei cosiddetti “incarichi dirigenziali a contratto”, ovvero le assunzioni di dirigenti a tempo determinato al di fuori delle dotazioni organiche, spessissimo effettuate per cooptazione da parte del politico, che sceglie il dirigente (anche tra funzionari non aventi la qualifica dirigenziale, perché non hanno mai vinto il necessario concorso) tra le persone più meritevoli di “fiducia” e di propensioni politiche affini.
Se vi è un esubero potenziale di dirigenti, non pare avere molto senso lasciare in piedi disposizioni come l’articolo 19, comma 6 e seguenti, del testo unico sul pubblico impiego (Dlgs 165/2001) o l’articolo 110 del testo unico sull’ordinamento degli enti locali (Dlgs 267/2000), che consentono di attingere a piene mani all’esterno degli organici pubblici per assumere dirigenti, mentre contemporaneamente si afferma che di dirigenti ve ne sono troppi.
È chiaro che la dirigenza a contratto costituisce una sorta di apparato parallelo, che l’organizzazione amministrativa non può permettersi sia per ragioni di opportunità, vista l’eccessiva collateralità con la politica (a tutto svantaggio dell’imparzialità dell’azione amministrativa) e considerato che occorre comunque operare risparmi sulle spese del personale pubblico.
Nel solo comparto degli enti locali, stando ai dati della Corte dei conti, nel 2010 su 6.884 dirigenti di ruolo, ben 2.199 sono dirigenti a tempo determinato, per un’incidenza pari al 32 per cento. (1) Aggiungendo anche i 902 dirigenti extra dotazione organica, l'incidenza sale al 45 per cento.
Quando si devono imporre riduzioni e tagli di spesa al personale, appare razionale e forse inevitabile partire proprio dalla chiusura dei rapporti flessibili, meno indolore e sicuramente efficiente. Solo successivamente si estendono i tagli al personale stabile.Tuttavia, di chiudere una volta e per sempre la discutibile esperienza dei dirigenti a contratto e gli elementi di spoils system che vi sono connessi (più volte considerati incostituzionali dalla Consulta a partire dal 2007), non si parla. Troppo comodo, evidentemente, disporre di una dirigenza almeno in parte (non piccola) allineata con la politica.

Poco Ict e poca meritocrazia, i "mali" dell'Italia

L’Italia registra un notevole ritardo nell’adozione dell’Ict e questo ha impattato negativamente sulla capacità competitiva del paese e sul livello di reddito procapite: il reddito pro-capite italiano, espresso come percentuale della media Ue15, è diminuito costantemente dal 1994 in poi e nel 2012 si è attestato all’84%. È l’analisi fatta da Fadi Hassan e Gianmarco I.P. Ottaviano sul lavoce.info.
“È opinione condivisa che l’eccezionale sviluppo dell’Information and Communication Technology (Ict) sia stato uno dei principali fattori dell’accelerazione della produttività che gli Stati Uniti hanno vissuto rispetto all’Europa a partire dalla metà degli anni Novanta – spiegano gli economisti - Quindi lo stallo della produttività in Italia iniziato in quegli stessi anni potrebbe essere proprio nella limitata diffusione dell’Ict". Dalla metà degli anni Novanta l’Italia non è infatti riuscita a tenere il passo degli altri paesi europei, Francia e Germania in primis.
Una possibile spiegazione è legata alla capacità dei vertici aziendali di adattarsi alla new economy: le imprese italiane promuovono i lavoratori principalmente sulla base dell’anzianità, invece di identificare e promuovere attivamente i migliori mentre i manager tendono a premiare le persone tutte allo stesso modo e indipendentemente dai loro risultati, invece di fornire obiettivi e premi di risultato. Inoltre i dipendenti che producono scarsi risultati raramente sono rimossi dalle loro posizioni; allo stesso modo i dirigenti non sono valutati sulla base della forza del gruppo di talenti che hanno attivamente contribuito a costruire, ed è perciò probabile che non considerino una priorità la ricerca e lo sviluppo del talento.
E sono proprio questa pratiche consolidate ad ostacolare “la penetrazione e lo sfruttamento delle Ict”. “Assieme al ruolo fondamentale che l’Ict ha avuto sulla crescita della produttività negli ultimi venti anni, ciò può essere una spiegazione importante per la stagnazione italiana – sottolineano Hassan e Ottaviano - Ridurre la rigidità del mercato del lavoro non è sufficiente se rimangono inalterate le pratiche di gestione scarsamente meritocratiche. L’Italia ha perso la capacità di produrre perché sembra non riuscire a gestire correttamente il cambiamento”

La meritocrazia in Italia non esiste.

La meritocrazia in Italia non esiste. Non esiste perché noi stessi rifiutiamo che essa esista in quanto davanti ad un’Alternativa, scegliamo sempre quella più semplice e più comoda per noi, anche quando significa compiere un’azione disonesta. Ormai è di moda definirsi “meritocratici”, fa tendenza e dà una certa dose di fascino che non si avrebbe senza questa auto definizione. La meritocrazia non è però un sentimento astratto, un evento intangibile, un azione non visibile. La meritocrazia è un principio educativo, un fattore determinante di una cultura civile, un modo di essere e di esistere. La meritocrazia in Italia non esiste. Non esiste perché c’è una profonda crisi culturale prima che economica che ha intaccato il nostro vivere civile e i nostri costumi. Per far tornare la meritocrazia tra noi, ci toccherebbe compiere un grande sforzo. Dovremmo tornare ad essere onesti, prima che con gli altri, con noi stessi. Dovremmo riconoscere più che il merito degli altri i nostri limiti. Dovremmo capire davvero qual è il nostro ruolo sociale. Se il sistema meritocratico fosse stato attuato in Italia negli ultimi vent’anni, tutti noi ci saremmo risparmiati vent’anni di berlusconismo con annesse soubrette, spogliarelliste e pornostar. Oggi non mi vergognerei così tanto di essere italiano quando viaggio. La meritocrazia in Italia non esiste, eppure è tanto “cool” autodefinirsi così, senza un legittimo perché.

Suggerimento

Leggetevi l'articolo di Andrea Lisi: Digilandia: il Governo Monti nel Paese delle Meraviglie Digitali. Chi apprezza le interviste di Luca Attias non può non apprezzare questo articolo.

grazie del suggerimento,

grazie del suggerimento, l'articolo è grandioso, ironico e pieno di contenuti aderenti alla realtâ. Dobbiamo smetterla di promulgare norme che sono impossibili da rispettare.

Segnalazione

Nel cercare di difendere il sito dagli attacchi spamming mi sa che avete tolto inavvertitamente dei "commenti buoni".
Cordiali saluti

E' possibile

Stiamo attivando dei filtri automatici che si basano sul riconoscimento di parole e link. Ancora non siamo riusciti a trovare la soluzione ottimale ed è possibile che in questi momenti possa venire eliminato qualche commento "buono" ce ne scusiamo con i lettori. Prima di chiudere definitamente i commenti per evitare lo spam ci piacerebbe trovare una soluzione automatica.

AIPA-CNIPA-DigitPA-Agenzia per l'Italia Digitale

Con gli artt. 18 e ss. del D.l. n. 83/2012 (Decreto sviluppo 2012) è stata istituita l'Agenzia per l'Italia Digitale, ente preposto agli obiettivi dell'Agenda digitale italiana, in base agli indirizzi di intervento elaborati dalla Cabina di regia di cui all'art. 47 del D.l. n. 5/2012.
Per espressa previsione dell'articolo 20 del Decreto sviluppo, sono affidate alla costituenda Agenzia le funzioni di coordinamento, di indirizzo e di regolazione affidate a DigitPA dalla normativa vigente e, in particolare, dall'articolo 3 del decreto legislativo 1° dicembre 2009, n. 177, ossia funzioni di consulenza e proposta, di emanazione di regole, standard e guide tecniche, di vigilanza e controllo sul rispetto di norme, di valutazione, di monitoraggio e di coordinamento, di predisposizione, realizzazione e gestione di interventi e progetti di innovazione, nonché pareri tecnici, obbligatori e non vincolanti, sugli schemi di contratti stipulati dalle pubbliche amministrazioni centrali, superiori ad una determinata soglia, concernenti l'acquisizione di beni e servizi relativi ai sistemi informativi automatizzati. In tal modo, il citato Decreto legge ha apportato implicitamente modifiche anche a molti articoli del Codice dell'Amministrazione Digitale che attribuivano determinate funzioni a DigitPA, in considerazione della circostanza che, in base a quanto stabilito dall'art. 22, dalla data di entrata in vigore del citato Decreto, DigitPA e l'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione sono soppressi.
Preme sottolineare che la nuova Agenzia per l'Italia Digitale sembra solo l'ultimo espediente di un Legislatore che pare voler dissimulare la perdurante assenza di investimenti in tecnologie digitali nel Paese, mediante la creazione di organismi ed enti sempre nuovi e preposti al coordinamento di future iniziative in materia.
Non può non ricordarsi, infatti, l'avvicendarsi nel corso degli anni dell'AIPA (Autorità per l'informatica nella pubblica amministrazione), del CNIPA (Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione), di DigitPA e, infine, della neonata Agenzia per l'Italia Digitale.
Peraltro, questo tourbillon di soggetti, preposti sostanzialmente allo svolgimento delle medesime funzioni (che, tuttavia, si sarebbero potute ampliare nel corso degli anni ed essere conferite alla stessa Autorità, senza necessariamente sopprimere enti e crearne di nuovi), appare ancora più incomprensibile se si considera che sono oggetto di trasferimento non solo le funzioni che erano state assegnate a DigitPA, ma anche tutto il personale di ruolo, nonché le risorse finanziarie e strumentali degli enti soppressi (art. 22, co. 3, D.l. n. 83/2012), senza che siano stanziati nuovi fondi per l'attuazione dei nuovi obiettivi (art. 22, co. 8 del Decreto).

una curiosità

Ma che fine ha fatto l'Agenzia per l'Italia DIgitale ? sembrava essere la soluzione a tanti problemi del Paese, avremmo finalmente implementato il CAD e l'Agenda Digitale, avremmo dato impulso alla digital economy e di conseguenza a tutta l'economia, i cittadini avrebbero ottenuto finalmente dei servizi più efficienti. Non sarò uno inserito nell'ambiente ma mi sembra che per ora non sia successo praticamente nulla.

Non succederà mai nulla !

Non succederà mai nulla !

Leggiti il recente editoriale

Leggiti il recente editoriale di Carlo Mochi Sismondi dal titolo: Economia digitale: chi l’ha vista? è veramente illuminante.

Continua il balletto

Il premier Mario Monti e il Ministro Passera hanno in mano i curricula che verranno vagliati la prossima settimana, anche se già circolano alcuni nomi con una certa insistenza e, secondo alcune indiscrezioni, ci sarebbe già un’intesa su una persona proveniente dal settore privato.
Intanto è stato annunciato un bando, anche se non si tratterà di una vera e propria gara con una commissione, ma quasi di un proforma.
Qualcuno si aspetta qualche sorpresa da qui al prossimo CDM, fissato per il prossimo 7 settembre.

Agenzia per l’Italia Digitale: nomina del direttore generale

MiSE e MIUR avrebbero deciso di predisporre un bando per la nomina del DG che dovrebbe avvenire entro fine mese.
Forse, forse, qualcosa si muove. Domani dovrebbe essere pubblicato il bando per la scelta del direttore generale dell'Agenzia per l'Italia digitale. A fine mese scadono infatti i termini stabiliti dall’emendamento approvato dalle Commissioni VI (Finanze) e X (Attività produttive) della Camera dei deputati con il quale si è fatta slittare da 30 a 60 giorni la nomina del direttore generale, che doveva essere fatta entro venerdì 27 luglio.
Pare che alla base della scelta di procedere con un concorso per questa controversa, quanto essenziale, nomina, ci sia stato il mancato accordo tra i Ministri Corrado Passera e Francesco Profumo sulla persona al quale affidare la responsabilità di un ente, che avrà fondamentali funzioni per la realizzazione degli obiettivi dell'Agenda digitale. Ma anche il caos scatenato dai media sui problemi giudiziari che riguarderebbero uno dei nomi in lizza, una persona proveniente dalle aziende.
Bisogna anche considerare che il decreto Digitalia, che dovrebbe essere approvato entro fine mese, assegnerebbe esplicitamente all’Agenzia Digitale, attività che si sommano e si integrano con quelle previste dalla legge 83/2012 che l’ha istituita.
Tra le competenze più importanti, da quanto emerge dalla bozza in circolazione, il sostegno alla ricerca e all’innovazione e le smart communities.
Si prevede che la partecipazione al concorso sarà massiccia. Già si parla di decine e decine di domande che verranno presentate da chi è in possesso, o almeno crede di esserlo, dei requisiti previsti dalla Legge.
Ma quali sono questi requisiti? Si spera che il bando in questo senso possa offrire ulteriori chiarimenti, perché per quello che dice la Legge Sviluppo è poco, parlando solo di “particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di innovazione tecnologica e possesso di una documentata esperienza di elevato livello nella gestione di processi di innovazione” (art. 21 della Legge Sviluppo).
Qualcuno assicura che sarà chiaro il riferimento al possesso di un’esperienza non solo amministrativa, ma anche di mercato. Questo escluderebbe dal bando tanti dirigenti della pubblica amministrazione.
In ogni caso, ben poco, per chi dovrà andare a svolgere un delicato ruolo e farà da tramite con la Commissione Ue, per gli impegni fissati nella Digital Agenda europea.
Si allungano ulteriormente i tempi. Quanto ci vorrà prima che vengano presentate le domande, vengano selezionate e si possa insediare il nuovo direttore generale?
E poi da chi sarà composta la commissione aggiudicatrice?
Come sempre, resta un gran mistero tutto ciò che gravita attorno all'Agenzia e a una poltrona che ‘scotta’.
Senza poi tralasciare che da mesi tutti gli enti che per legge sono confluiti nell'Agenzia - DigitPa, Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, Dipartimento per la digitalizzazione della PA della Presidenza del Consiglio, che vengono soppressi o riorganizzati - al momento hanno sospeso i loro lavori e tanti progetti, in attesa che il nuovo direttore decida sul da farsi.
Facile prevedere che ci saranno altrettante centinaia di ricorsi da parte degli interni degli ex uffici confluiti nell’Agenzia, che avendo i requisiti per partecipare, sicuramente non accetteranno facilmente di farsi soffiare il posto.

PIÙ MERITOCRAZIA

L’Agenzia per l’Italia digitale, che assorbe le funzioni di tre enti pubblici preesistenti (compresa la DigitPA), diventerà il nuovo punto di riferimento nazionale per lo sviluppo di Internet. Molte le sfide aperte, come la diffusione della banda larga e il digital divide tra generazioni. E mentre si attende nelle prossime settimane la nomina del suo direttore generale, Calderini lancia una provocazione: «Questo dirigente avrà un organico adeguato? Lavorerà con 50 persone davvero preparate o continueremo con una visione ipergarantista?». Il messaggio è chiaro: non è più tempo di riciclare dipendenti senza competenze, bisogna guardare al merito e all’efficienza.

e inclusione digitale

Il tema dell’inclusione digitale è oggi fondamentale.
Abbiamo visto come le scelte politiche siano state influenzate da una sempre maggiore possibilità di informarsi, confrontarsi e, soprattutto, formarsi. Nel campo medico e dei servizi sanitari questo vuole innanzitutto dire maggiore efficienza con costi minori (per l’Italia si possono stimare risparmi fino a 10 milioni di euro annui, a fronte di un miglioramento del servizio e ad una maggiore vicinanza al cittadino). L'accesso, l'uso, la creazione e la pubblicazione di contenuti digitali attraverso computer, apparecchi elettronici e reti di comunicazione, sono elementi indispensabili per la crescita e lo sviluppo sociale, quindi anche economico. Non possiamo nasconderci che questo processo ha un impatto diretto sui modelli produttivi e, quindi, sul mercato del lavoro. L’innovazione tecnologica permette oggi ad una persona di fare quello che prima veniva fatto da 50 e proprio per questo motivo è fondamentale investire sulla ricerca e lo sviluppo, poiché aumenterà la richiesta di personale altamente qualificato e formato. Anche nelle pubbliche amministrazioni, come purtroppo la cronaca di questi giorni ci insegna e dove l’utilizzo appropriato delle nuove tecnologie può velocizzare esponenzialmente la gestione delle emergenze.

Lettera aperta al (futuro) direttore dell'Agenzia Digitale

L'ho trovata in rete ma mi sembrava interessante condividerla con i lettori:

Egregio Direttore,
l'istituzione dell'Agenzia, salutata in maggior parte favorevolmente, la pone in una posizione delicata e cruciale per la realizzazione dell'Agenda Digitale Italia e quindi, sono certo ne converrà, del futuro del nostro Paese. Non solo della sua prospettiva di crescita economica, dell'efficienza delle sue amministrazioni pubbliche, ma della capacità di transitare verso un modello socio-economico in cui i valori principali siano la qualità della vita e la sostenibilità. E questa è una delle principali ragioni per cui accogliamo con favore il fatto che le sue competenze siano ampie e non ristrette al mondo industriale o della pubblica amministrazione.
I suggerimenti che possiamo darle per questa prima fase di avvio, in attesa che sia messo in grado di definire un piano operativo di dettaglio grazie all'approvazione del decreto Digitalia (di cui ancora non abbiamo date certe), sono pertanto sui principi di azione. Per il contesto in cui le scrivo, ho pensato di sintetizzarli in cinque punti principali:
1. Snellezza. Il rischio che l'Agenzia si trasformi nell'ennesimo carrozzone burocratico è reale, e sarebbe bene sin dall'inizio porre in essere decisioni che possano evitarlo. Ad esempio, mantenendo rigidamente il ruolo di indirizzo e coordinamento e identificando le modalità con cui, tramite altre strutture (ad esempio le in-house ICT, ma non solo) supportare le amministrazioni pubbliche. Qui i decreti non dicono molto, ma tramite accordi e convenzioni si può costruire una rete di supporto che funziona;
2. Chiarezza. L'istituzione dell'Agenzia non è stata accompagnata da tutti i cambiamenti normativi necessari. Se si volesse stare alle norme attuali, ad esempio, i compiti (sovradimensionati) attribuiti a DigitPA nel CAD all'art.50bis sulla Continuità Operativa dovrebbero passare all'Agenzia. Ma la paralisi dell'attuazione dovrà pure insegnare qualcosa: ponga allora subito le questioni di competenza e faccia sì che l'Agenzia proattivamente elimini le ambiguità rispetto ai principi base della sua istituzione;
3. Apertura. La limitazione nel numero di dipendenti e gli ingenti compiti che devono essere assolti sono compatibili soltanto se l'Agenzia riesce ad utilizzare al meglio la ricchezza delle esperienze e delle intelligenze che è rappresentata dalla rete di associazioni, professionisti, esperti, poli tecnologici e imprese. Come si è potuto sperimentare in alcuni gruppi di lavoro della Cabina di Regia per l'Agenda Digitale, la collaborazione aperta e l'interazione unite ad una forte capacità di coordinamento permettono di raggiungere ottimi risultati impensabili se perseguiti in autonomia autarchica. Da questo punto di vista, non sapendo ancora se il decreto Digitalia riporterà l'istituzione di tavoli permanenti multistakeholder (come la Consulta Permanente dell'Innovazione), il caldo suggerimento è di dotarsi in ogni caso di un organo di consultazione permanente di questo tipo e adottare l'apertura come metodo di lavoro (anche sulla base dell'art.19 di istituzione “[..] persegue gli obiettivi di efficacia, efficienza, imparzialità, semplificazione e partecipazione dei cittadini e delle imprese”);
4. Committment. È chiaro che il rapporto decisivo con le amministrazioni pubbliche si gioca sulla possibilità di rendere effettivo il coordinamento tecnico da un lato e il monitoraggio dei piani ICT dall'altro. Soprattutto nella fase iniziale è importante che l'Agenzia utilizzi al meglio il rapporto diretto che viene identificato verso il Presidente del Consiglio (vedi art.20), che rappresenta così il vero referente del Direttore, a cui dà il suo alto committment. Su questa strada e con queste modalità, con i chiarimenti che saranno necessari successivamente nei prossimi mesi, il Direttore può interpretare a tutti gli effetti il ruolo di Chief Information Officer della PA, in quanto è chiamato a dettare gli indirizzi, coordinare e monitorare. Interpretazioni diverse rischiano di portare ad una situazione di sostanziale paralisi, in cui le decisioni sono frutto di lunghi compromessi tra più Ministeri e gli indirizzi e i pareri possono essere disattesi dalle amministrazioni. Un disastro che sarebbe bene evitare;
5. Cambiamento. Non è solo l'Italia che dovrà cambiare radicalmente anche grazie all'attuazione dell'Agenda Digitale. Prima di tutto è l'Agenzia che dovrà essere frutto di una gestione di cambiamento di successo. Il passaggio è difficile e insidioso: confluiscono nell'Agenzia dipendenti di quattro enti diversi, senza una programmazione a monte delle competenze necessarie, e con storie ed esperienze diverse. Il compito arduo è di valorizzare le esperienze degli enti soppressi, le iniziative in corso, le competenze e le esperienze del personale che transita nell'Agenzia e allo stesso tempo mantenere una visione di cambiamento radicale, perché l'Agenzia deve essere davvero un organismo nuovo e diverso. Per questo a mio avviso è necessario un serio e accurato progetto di gestione del cambiamento, da definire rapidamente subito dopo la nomina, già nei 45 giorni che passeranno prima della formalizzazione dello Statuto. Sottovalutare questo aspetto può rendere impossibile l'attuazione anche di un'ottima Agenda Digitale Italiana.
In ultimo, non può mancare un forte augurio di buon lavoro. L'Italia è all'ennesima ripartenza, ma questa volta sappiamo bene che non può fallire. E l'Agenzia può essere una leva importante. Lavorando in modo aperto e partecipato. Credo che, per questa ragione, molti che operano nei diversi campi dell'innovazione siano pronti a dare il proprio supporto, se verrà richiesto. Se.

Da dipendente dell'Agenzia

Vi posso confidare che nonostante il dott. Ragosa mi sembri un ottimo manager e un ottima persona, l'Agenzia è una scatola vuota che, anche volendo, non è in grado di costruire nulla di buono. Non posso credere che in ambito governativo non ci sia questa consapevolezza.

se è un ottimo manager e

se è un ottimo manager e un'ottima persona come spiegate il trattamento che ha riservato a Giorgio De Rita ?

un articolo che dimostra il fallimento dell'Agenzia

Adesso l'Agenzia per l'Italia Digitale è operativa e quindi passerà all'azione per rendere concreto e attuale il piano dell'Agenda digitale, con cui il governo intende trasformare profondamente la pubblica amministrazione e le città. In quest'ultimo scampolo di legislatura, infatti, ha approvato lo statuto dell'Agenzia: in extremis e tra le polemiche di varie parti politiche e sindacali, che chiedevano di ripensarci. Ad annunciare l'approvazione è stato oggi il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, su Twitter, commentando che si tratta di un "altro passo avanti per l'Agenda digitale e per dotare i cittadini di servizi più efficienti". Il nuovo organismo diventa operativo e può così svolgere "gli importanti compiti sul fronte dell'innovazione che le sono stati assegnati", sottolineano i ministri Corrado Passera, Filippo Patroni Griffi, Francesco Profumo e Vittorio Grilli, nel commentare l'approvazione dello Statuto dell'Agenzia per l'Italia digitale. "Ora abbiamo lo strumento necessario per dare continuità all'attuazione delle strategie e dei principali obiettivi contenuti nell'Agenda digitale italiana ed europea, che consideriamo prioritari per la crescita e lo sviluppo del Paese" hanno concluso i ministri.
Conferma a Repubblica. it Agostino Ragosa, direttore generale dell'Agenzia: "Lo statuto è un passo importante, finalmente siamo operativi. Senza statuto l'agenzia non poteva funzionare". L'ex dirigente di Poste Italiane aggiunge che "ora i quattro ministeri competenti dovranno nominare il direttivo, per completare la governance dell'Agenzia. Poi faremo una relazione al Parlamento per indicare come intendiamo attuare il piano Ict nazionale (cioè l'Agenda digitale, ndr)". Ragosa è stato nominato già a ottobre, dal Consiglio dei ministri, a capo della nuova struttura. Ma ha aspettato finora i tempi tecnici della burocrazia per entrare nel vivo dei lavori.
L'Agenzia è l'asse portante operativo dell'Agenda, cioè di un pacchetto di norme (tra cui soprattutto il decreto Crescita 2.0 convertito in legge a dicembre 2012) con cui l'Italia intende introdurre il digitale a tutti i livelli nel Paese: con una rete banda larga onnipresente, una pubblica amministrazione che funziona e comunica tramite internet, senza carta; città ("smart city") dove il traffico e i consumi energetici sono regolati ed efficienti. E dove la strada è spianata per la crescita delle aziende innovative.
Per esempio, secondo il Crescita 2.0 che istituisce l'Agenzia, questa dovrà spingere le PA ad accettare i pagamenti con moneta elettronica a partire dai prossimi mesi. "Sentita la Banca d'Italia, definisce linee guida per la specifica dei codici identificativi del pagamento". Uno dei ruoli più importanti sarà di definire e sviluppare "grandi progetti strategici di ricerca e innovazione connessi alla realizzazione dell'Agenda digitale italiana e in conformità al programma europeo Horizon2020". "Definisce strategie e obiettivi, coordina il processo di attuazione e predispone gli strumenti tecnologici ed economici per il progresso delle comunità intelligenti". "In sostanza si tratta di mettere a fattor comune, a livello nazionale, tutti i progetti di innovazione e smart cities che si aggiudicheranno i bandi Miur da 1,2 miliardi di euro", spiega Mario Calderini, responsabile di questi temi per il Miur (Ministero per l'istruzione, università e ricerca). E' in corso proprio in questi giorni il primo bando smart city nazionale, da 665,5 milioni di euro.
Ma se è importante che l'Agenzia sia finalmente operativa, dopo mesi di attese, il momento e le modalità di avvio sono giudicate inopportune da varie parti. Nei giorni scorsi hanno protestato le organizzazioni sindacali, Fp Cgil, Fp Cisl, Falbi, Ugl, Fialp Cisal e la Rsu Agenzia per l'Italia Digitale, con una missiva urgente a Ragosa, perché a loro dire l'approvazione dello statuto "non rientra nei poteri di "ordinaria amministrazione del governo dimissionario". Inoltre, accusano lo statuto di contenere "previsioni in assoluto contrasto con la stessa normativa di risparmio e contenimento della spesa pubblica che ha ispirato la riforma e soppresso i vari enti che sono poi confluiti nella nuova Agenzia".
Protesta anche Oriano Giovanelli, presidente del Forum PA e Innovazione del PD, per una struttura definita troppo "pesante": "16 posizioni dirigenziali, 150 dipendenti per un soggetto regolatore non sono forse troppi? E poi che senso ha fissare nello statuto questa forte dotazione organica se non quella di irrigidire le scelte future?" Secondo Giovanelli "prevedere poi addirittura un articolo transitorio per dare al direttore il potere di conferire immediatamente 6 incarichi dirigenziali della durata di 24 (ventiquattro) mesi a pochi giorni dal voto" potrebbe tradire "l'intenzione di creare il fatto compiuto". Accuse anche dall'ex ministro della PA e Innovazione, Renato Brunetta: "Aumento della spesa, nessuna selezione per i nuovi dirigenti, rinuncia alla separazione del potere di indirizzo da quello di gestione, sterilizzazione delle strutture di controllo, strapotere del direttore".
Altre critiche denunciano invece una possibile debolezza della governance dell'Agenzia, perché è sottoposta a ben quattro ministeri: è quanto affermano Paolo Gentiloni (PD) e Antonio Palmieri (Pdl), tra gli altri. "Era ora che cominciassero a lavorare, visto che hanno tanto da fare", aggiunge Paolo Colli Franzone, dell'osservatorio specializzato Netics. "Ma oltre a un capo dell'Agenzia, che ha un ruolo tecnico, è necessario ci sia anche un referente unico politico per l'Agenzia. Altrimenti la governance per questi temi è troppo frammentata", aggiunge.
Piuttosto critico, sull'Agenzia, è stato anche Pierluigi Bersani, in un intervista al Corriere Comunicazioni: "Noi non ci siamo appassionati all'Agenzia Digitale. In Italia quando le cose non vanno si cambia il nome di organismi o si inventano strutture, invece di affrontare i problemi", ha detto il segretario del PD. "Il nodo è quello di avviare un progetto di riorganizzazione della PA che tiene conto delle necessità della società moderna. L'informatica nella PA è organizzata secondo linee dei primi anni '90, forse bisogna metterci mano. Qualche correzione alla Agenzia andrà fatta. Non servono tuttavia faraoniche riforme, servono chiari obiettivi e la possibilità di poter lavorare senza dipendere da fatti compiuti, pesanti condizionamenti di interessi".

diamogli il tempo di lavora e

diamogli il tempo di lavora e vedrete che i risultati arriveranno

Non innoveremo mai

IL GOVERNO ha bloccato l'attività dell'Agenzia per l'Italia Digitale, ritirandone lo statuto, e così ora c'è il forte rischio che molte misure pensate per l'innovazione siano rimandate per mesi. La modernizzazione della Pubblica amministrazione grazie ai servizi digitali, l'Anagrafe unica, gli open data, la strategia per le smart cities, il fascicolo sanitario elettronica: ci sono queste cose, infatti, tra le competenze dell'Agenzia, che possiamo considerare l'ente attuatore dell'Agenda digitale italiana (come previsto dal decreto Crescita 2.0 di ottobre 2012).
Il caso è scoppiato per un problema di costi. Lo statuto dell'Agenzia prevedeva una spesa troppo alta per le casse pubbliche, secondo la Corte dei Conti, di qui la decisione del governo di ritirarlo. Lo statuto era al vaglio della Corte dei Conti da metà marzo. "E senza lo statuto l'Agenzia si trova ferma in un paradosso: ha il budget assegnato ma non può lavorare ai decreti attuativi dell'Agenda digitale", spiega a Repubblica.it Paolo Colli Franzone, presidente dell'osservatorio Netics e tra i massimi esperti nazionali di politiche digitali. "In particolare, sarebbe in atto un braccio di ferro tra il direttore dell'Agenzia, Agostino Ragosa, e la Corte dei Conti- continua Franzone. Ragosa vorrebbe carta bianca sull'assunzione dei dirigenti e un organico di 150 persone. Ma uno scrupoloso magistrato della Corte si è accorto che secondo il decreto Crescita 2.0 l'Agenzia ha diritto a circa 28 persone in meno". Cioè allo stesso numero di dipendenti degli enti eliminati e accorpati nell'Agenzia: DigitPA, Agenzia per l'Innovazione e Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione della Presidenza de Consiglio. La Corte dei Conti teme anche che un altro articolo dello statuto possa portare a spese eccessive: la facoltà di Ragosa di stipulare contratti a tempo determinato, per un massimo di due anni non rinnovabili, a persone di comprovata professionalità, da assumere come dirigenti.
Lo statuto è una chiave di volta di tutta l'azione dell'Agenzia. Quando il precedente governo l'ha approvato, l'allora ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera ha commentato che si tratta di un "altro passo avanti per l'Agenda digitale e per dotare i cittadini di servizi più efficienti". Il nuovo organismo diventa operativo e può così svolgere "gli importanti compiti sul fronte dell'innovazione che le sono stati assegnati", aveva sottolineato lo stesso ministro e i suo colleghi Filippo Patroni Griffi, Francesco Profumo e Vittorio Grilli. "Ora abbiamo lo strumento necessario per dare continuità all'attuazione delle strategie e dei principali obiettivi contenuti nell'Agenda digitale italiana ed europea, che consideriamo prioritari per la crescita e lo sviluppo del Paese", hanno aggiunto in una nota.
Ma da quei giorni di entusiasmo per lo statuto e oggi è cambiato il governo e questo passaggio di consegne può aver avuto un ruolo nello stop di oggi.
Problemi erano nell'aria pure al momento dell'approvazione dello statuto. Avevano protestato le organizzazioni sindacali, Fp Cgil, Fp Cisl, Falbi, Ugl, Fialp Cisal e la Rsu Agenzia per l'Italia Digitale, con una missiva urgente a Ragosa, perché a loro dire l'approvazione dello statuto "non rientra nei poteri di "ordinaria amministrazione del governo dimissionario". Inoltre, accusano lo statuto di contenere "previsioni in assoluto contrasto con la stessa normativa di risparmio e contenimento della spesa pubblica che ha ispirato la riforma e soppresso i vari enti che sono poi confluiti nella nuova Agenzia".
Aveva protestato anche Oriano Giovanelli, presidente del Forum PA e Innovazione del PD, per una struttura definita troppo "pesante": "Sedici posizioni dirigenziali, 150 dipendenti per un soggetto regolatore non sono forse troppi? E poi che senso ha fissare nello statuto questa forte dotazione organica se non quella di irrigidire le scelte future?"
Critiche profetiche, a quanto pare. Ma adesso che con l'Agenzia è tutto da rifare, si pone il problema dei decreti attuativi che sono sotto la sua competenza. A partire dall'anagrafe unica della popolazione, asse portante di tante cose, tra cui la nuova carta d'identità elettronica (che dovrebbe essere anche codice fiscale e carta nazionale dei servizi per accedere a quelli online della Pa in modo facile e diretto) e il fascicolo sanitario elettronico (ora attivo solo in poche regioni, serve tra l'altro ad accedere ai propri referti medici via internet). Ma c'è anche il domicilio digitale, cioè l'idea che alla nascita tutti i cittadini abbiano, oltre al codice fiscale, un indirizzo internet universale (tipo email) per tutte le interazioni con la Pubblica amministrazione. Sono le tante cose a cui l'Agenzia stava lavorando, ma aspettava il via libera definitiva allo Statuto per formalizzare le misure. Adesso è tutto di nuovo in aria e l'Italia rischia di perdere un altro anno sulla strada della modernità digitale, dove ha già accumulato un ritardo record rispetto al resto d'Europa.

Un Paese senza alcuna speranza

Non c'è pace per l'Agenzia dell'Italia Digitale. Stamattina è partito un nuovo siluro (o una punzecchiatura, dipende dalla risposta del governo) contro il suo direttore/commissario Agostino Ragosa. Gennaro Migliore, capogruppo di Sel alla Camera dei Deputati ha presentato un'interrogazione a risposta scritta al Governo in cui, dopo aver ricostruito la genesi dell'Agenzia digitale e averne riassunto i compiti, allude al danno erariale causato dalla colposa inattività e inefficienza del nuovo ente che ha accorpato DigitPA, Agenzia per l'Innovazione e istituto superiore delle comunicazioni. E lo ha fatto in due righe chiedendo "quali siano stati i pregiudizi di natura economico-patrimoniale cagionati al "sistema Paese" da quella che agli interroganti appare l'inefficienza del management dell'Agenzia digitale per l'Italia".
A sostanziare l'allusione alla inadeguatezza del manager ex Poste Italiane, nell'interrogazione Migliore chiede anche al governo "quali siano stati i criteri di selezione "innovativi" per individuare i candidati che avessero i requisiti necessari a ricoprire l'incarico di direttore generale dell'Agenzia per l'Italia digitale" (dai 240 curricula un'agenzia privata ne ha selezionati circa 25 per colloqui velocissimi), e "se non si ritenga, alla luce di quanto suddescritto, di rimuovere l'organo di gestione dell'Agenzia per l'Italia digitale, ossia il direttore generale, ingegner Agostino Ragosa, dall'incarico che ricopre in base alla normativa prevista in materia". E di fatto chiede
una nuova nomina scrivendo "se il Governo non ritenga opportuno valutare preventivamente e concordemente con lo spirito della legge che istituisce l'Agenzia e dà avvio all'Agenda digitale per l'Italia, le opportune iniziative che rispettino in modo cogente i crismi stabiliti dalle norme in materia."
L'interrogazione pare retorica quindi sia nella formulazione che nel contenuto. Di mezzo c'è la volontà dell'opposizione di intervenire su una partita che lo stesso Presidente del Consiglio Letta dice di essere cruciale per il futuro del paese e che ha visto schierati i partiti di maggioranza sulla stessa richiesta: l'Agenzia vada sotto il controllo di un unico soggetto, preferibilmente un sottosegretario o un futuro "Ministro per Internet", che secondo il gossip politico prevalente sarebbe di area montiana.
Tutti pubblicamente sostengono che Ragosa è una brava persona, un ottimo tecnico, ma paradossalmente inadatto al ruolo per questo suo profilo che lo rende completamente diverso dagli altri digital champion europei, quasi tutti provenienti dal mondo dell'istruzione, dell'educazione e delle imprese. La critica che in ambienti governativi viene fatta a Ragosa sarebbe però la sua mancanza di una visione politica del grande tema della digitalizzazione e di come possa far ripartire servizi e consumi digitali ad alto valore aggiunto sviluppando e-skills piuttosto che comprando hardware e accentrando datacenter.
E tuttavia c'è da rimarcare che quella di Ragosa, il digital champion italiano, al netto dei pasticci sullo statuto contra legem e sulla pervicace richiesta di fare contratti di diritto privato a oltre 20 nuovi funzionari per l'agenzia, è da sempre una missione impossibile: accontentare i quattro ministeri da cui dipende e senza soldi in cassa sarebbe un handicap per chiunque. Anche per questo si è chiesto l'intervento della Cassa depositi e prestiti e anche per questo molti non vedrebbero male un recupero della DDI, Dipartimento per la digitalizzazione e l'innovazione della Presidenza del Consiglio, che dei soldi "ce li ha".
E tutto questo avviene mentre la fetta più grossa che costituisce l'Agenzia, l'ex DigitPA, che sul sito web si presenta come organo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sta per traslocare nel palazzo dell'ICE all'Eur di Roma con 100 dipendenti che, grazie alle competenze maturate sui pareri - passati alla Consip -, erano il watchdog dell'adeguatezza dei progetti di ammodernamento della PA. Questioni tutte appena toccate agli stati generali dell'Agenda digitale europea in Italia lo scorso 4 giugno a Roma dove Roberto Viola della Commissione Europea pure aveva enfatizzato il ritardo digitale del paese ma senza indicarne le responsabilità.

la politica si occupa solo di eliminare quelli bravi

e ovviamente stiamo parlando di fare fuori uno veramente in gamba come Agostino Ragosa, ma che non essendo un politico .........

Ma hanno un disegno in testa o è tutto casuale ?

Il premier Enrico Letta ha scelto. È Francesco Caio il "Mister Agenda digitale". Lo ha reso noto lo stesso capo del governo con un tweet, precisando che quella dell'agenda digitale è una "missione alla quale voglio dare massimo impulso". Caio diventa quindi il famoso coordinatore dell'agenda digitale invocato da vari settori della maggioranza parlamentare: piace all'area meno governativa del Pdl, non dispiace ai moderati del Pd, piace a Mario Monti, di cui è considerato un emulo. Qualcuno lo considera un "Bondi giovane" per il carattere roccioso e fumantino. E con una qualità: finora è stato lontano dalla "marmellata italiana": quell'intrico di sgambetti, tangenti e strategie sgangherate che hanno contrassegnato troppe delle politiche dell'innovazione tecnologica del Bel Paese.
Francesco Caio, classe 1957, In Italia ha guidato la Omnitel (responsabile divisione Telecom e multimedia), primo operatore privato di telefonia mobile, poi la sua capogruppo Olivetti. Dopo la guida della Merloni (l'attuale Indesit in crisi), ha lasciato l'Italia per la Cable & Wireless. Sia nel 2008 che nel 2009 è stato consulente per i governi inglese e italiano nella definizione delle politiche industriali per lo sviluppo delle reti a banda larga. È suo il famoso "piano Caio" in cui si denunciavano le inadeguatezze del sistema Italia in tema di banda larga. Dal 2011 fino ad oggi è stato a capo di Avio di cui sarebbe
dovuto diventare coordinatore di tutto il settore aerospaziale. Unico neo, se così si può dire, è stato nel board di Nomura (ex Lehman Brothers), la banca implicata nello scandalo del MontePaschi.
Scalzato Alfonso Fuggetta del Politecnico di Milano che correva per la stessa poltrona, Francesco Caio diventerebbe così il supercommissario addetto al controllo di Agostino Ragosa. La scelta di Letta sarebbe insomma maturata per dare operatività all'Agenzia per l'Italia Digitale guidata da Ragosa e ridare impulso alla trasformazione digitale della PA e alle nuove imprese innovative con un grandioso "piano paese" in grado di attuare il famoso decreto Sviluppo bis.
Ad affiancarlo un comitato di esperti con Francesco Sacco della Bocconi, Luca De Biase della Fondazione Ahref, Benedetta Rizzo, che organizzava VeDrò, il festival visionario del "think net" di Enrico Letta. Ma si dice che sia Catricalà, molto vicino a Gianni Letta, in rotta con i potenti direttori del Mise ad essere il solito kingmaker, nonostante Caio sia considerato un prodiano dal giorno in cui fece scivolare il piano banda larga a Wikileaks che lo diffuse.
Bravo in gestione, carattere spigoloso - si racconta di lui che fa volare oggetti nell'ufficio se arrabbiato - amico personale di Letta, alter ego di Passera, pronto a dare filo da torcere a chi nel sindacato e nell'alta burocrazia non vuole dare battaglia a cordate e fannulloni.
La scelta tutta politica per Caio riposa però sul fatto che fu lui a indicare tra le soluzioni ottimali per far partire le reti di nuova generazione lo scorporo da Telecom della rete fissa che è quello di cui si parla proprio in questi giorni: la vera partita dell'ammodernamento dell'Italia secondo tutti gli osservatori. La gestione della separazione della rete, infatti, se adeguatamente affrontata, insieme al tema degli standard e degli open data, la lotta al digital divide, il fisco elettronico e le identità digitali per i servizi erogati dalla PA in maniera federata sono le poche cose per cui i soldi ci sono e con un decisionista come Caio ben spalleggiato dal Governo potrebbero decollare anche domani.

Da un interessante articolo di Abravanel

Il problema è chiaro: nel nostro paese non si riesce a tradurre gli obbiettivi annunciati dei provvedimenti legislativi in risultati tangibili. Non funziona la “cinghia di trasmissione” tra quello che viene raccontato ai cittadini (l’annuncio, spesso con fini elettorali), i provvedimenti effettivamente approvati (le leggi ,i decreti), i regolamenti attuativi emanati e l’effettiva azione della Pubblica Amministrazione. Alla fine, se qualcosa succede, è solo grazie al coraggio e all’iniziativa di sconosciuti dirigenti che tengono in moto la macchina statale indipendentemente da chi guida il loro ministero.
Questo avviene perché la capacità di esecuzione dell’ “esecutivo” (e cioe’ del Governo) è purtroppo limitata. Spesso si lamenta anzi che si sia sostituito al parlamento facendo i decreti Legge e utilizzando la fiducia per approvarli, appropriandosi del potere “legislativo” ed espropriando le Camere. Ma il vero problema è che il governo non fa ciò che dovrebbe fare, cioè “eseguire”, attuare le leggi (varate dal Parlamento), e questo per mancanza di leadership politiche adeguate.
Potere esecutivo, legislativo e giudiziario sono i 3 pilastri di uno Stato. Da noi l’esecutivo non esegue e fa il legislativo al posti del Parlamento. E l’efficienza del giudiziario è inferiore a quella del Gabon.

Meritocrazia

è perfettamente legittimo che il talento emerga, sia riconosciuto e premiato, ma a patto che questo torni a beneficio dell’intera collettività, in un contesto nel quale si assumano iniziative per sradicare le barriere sociali che impediscono il pieno sviluppo dei talenti e delle vocazioni di ciascun individuo

Meritocrazia, non necessariamente un bene

Una delle parole chiave del lessico contemporaneo è “meritocrazia”. E’ utilizzata spesso e volentieri dagli economisti che si ascoltano in tv e si leggono sui giornali e dai politici che indicano nella selezione in base al merito – appunto la meritocrazia - il toccasana per liberarsi sia dei favoritismi sia del detestato “egualitarismo” (che secondo alcuni sarebbe dominante nella società).
Il concetto di meritocrazia è percepito generalmente in termini decisamente positivi, ma merita d’essere approfondito, perché il suo avvento coincide con la scomparsa dal lessico di termini come “diritti” ed “uguaglianza”. Probabilmente non è un caso se stiamo assistendo a un passaggio del genere. L’idea che il merito debba essere il principale criterio di selezione è sacrosanta: è alla base, per esempio, dei concorsi per accedere all’amministrazione pubblica. E quindi è giusto invocarla per spazzare via favoritismi e clientelismi. I concorsi non devono essere viziati da aiuti e privilegi per amici e sodali.
Disgiungere però la selezione in base ai meriti dall’impegno per i diritti e l’uguaglianza porta su tutt’altre strade. La selezione per merito, nella società, dev’essere la conseguenza di una reale possibilità di esercitare i propri diritti di cittadini, dave cioè avere come base un’effettiva uguaglianza di opportunità, quella che si può ottenere attraverso il diritto allo studio.
Nasce da questa considerazione la scelta di avere – fin nella Costituzione – una scuola pubblica e gratuita. La meritocrazia, disgiunta dall’uguaglianza e dai diritti, è semplice logica del più forte, è ritorno a una società classista, nella quale prevalgono sistematicamente i più forti, i più dotati di “capitale culturale” (cioè appartenenti a famiglie più ricche e più istruite).
L’uso – e l’abuso – della nozione di meritocrazia è quindi assai sospetto in questi tempi di esasperazione della competizione e della logica del libero mercato. In quest’epoca di recessione globale e di impoverimento di massa, nella quale i responsabili del disastro sociale, ambientale ed economico in corso, non paghi, pretendono di infliggere alla società dosi ulteriori di quella stessa ricetta che simili disastri ha prodotto. Chi continua a lodare le virtù del libero mercato, chi invoca la deregulation (i “lacci a lacciuoli” da eliminare di confindustriale memoria), tende ad esaltare l’avvento di una stagione di perentoria meritocrazia.
Sull’ultimo numero della rivista “gli asini”, per l’appunto dedicato al tema “Valutazione e meritocrazia” c’è un bell’articolo di Mauro Boarelli, “Le insidie della valutazione”. A un certo punto Boarelli cita un vecchio testo del sociologo inglese Michael Young, “The rise of meritocracy (1870-2033)”, pubblicato in italia dalle Edizioni di comunità di Adriano Olivetti nel 1962. A Young si deve l’invenzione della parola meritocrazia, che per lui aveva un’accezione negativa, perché aveva portato all’abbandono dell’idea che l’istruzione dovesse colmare le diseguaglianze create dalle origini familiari e dalla ricchezza materiale. La percezione si è poi trasformata e da negativa è diventata positiva.
Boarelli scrive che la nozione di meritocrazia è “seduttiva perché occulta abilmente i presupposti ideologici che la nutrono e che rendono falsa la promessa” (la promessa che le rendite di posizione siano “scardinate da un sistema finalmente in grado di premiare le competenze, lo studio, l’impegno”).
Scrive dunque Boarelli: “Meritocrazia è un concetto che esalta l’individualismo e la competizione, e quindi porta i meccanismi del mercato fin dentro il sistema educativo alterandone in modo irreversibile la fisionomia. La promessa di una società più ugualitaria perché liberata dal privilegio è tradita dall’abbandono degli ideali egualitari e universalistici dell’istruzione”.
Sono considerazioni da tenere a mente e che possono aiutare a leggere che cosa si nasconde dietro il lessico oggi dominante quando si parla di istruzione pubblica (e non solo). In filigrana si intravede l’ennesimo inganno.

Meritocrazia e comunismo

Il comunismo non è un delitto è solo un'ideologia. Dopo settanta anni di regimi comunisti, i grandi dirigenti mondiali di essi, hanno abiurato, scappando all'estero, con il tesoro dei loro Stati e lasciando i popoli nella miseria più assoluta. Non bisogna mai, però, commettere l'errore di confondere le ideologie con gli uomini da cui sono state rappresentate. Bisognerebbe avere il coraggio di mandare al macero i parassiti, i ladri, i corrotti fin nel midollo delle loro ossa, ma di riconoscere la verità e bontà di certi principi inalienabili. Con il comunismo è finita anche la democrazia, anch'essa per gli stessi motivi. Il principio di uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge è di stampo ideologico di sinistra. Vogliono eliminarlo dalla nostra costituzione, o, in modo eufemistico, come dicono, nel tentativo di camuffare la verità, riformarlo. Questo è un principio che non è suscettibile di riforma. Il ladro, il corrotto, il delinquente fin nel profondo delle midolla delle sue ossa, non può convivere con il principio di uguaglianza, tanto meno con il comunismo. Il tunnel nel quale questi turpi esemplari di uomini faranno infilare l'umanità, sarà quello dei peggiori mali immaginabili: crisi economiche, rivolte popolari, rivoluzioni e guerre mondiali. Per comprendere la vastità e profondità del male, bisognerebbe riflettere su un dato di fatto impressionante. Tutti i concorsi pubblici sono stati truccati, non solo per favorire i raccomandati, ma, addirittura, per svantaggiare i meritevoli. In pratica, sono state aperte, dalle commissioni esaminatrici, prima delle correzioni dei compiti e non dopo, come doveva essere, tutte le buste piccole delle prove scritte, in cui erano riportati i nomi dei concorrenti, non solo per promuovere i raccomandati, ma anche per bocciare i meritevoli e preparati, cioè i migliori, coloro che rappresentavano ed esprimevano il meglio di un'intera collettività.Figuriamoci, poi, cosa accade agli orali di questi concorsi in cui la valutazione personale è il più possibile discrezionale! Un metodo di falsificazioni dei valori reali, elevato a sistema di politica nazionale, in base al quale l'incapace viene premiato ed il meritevole punito. Un assalto al bene da parte del male che verrà, storicamente, pagato a carissimo prezzo. Un danno incalcolabile per il progresso economico e sociale. Ma anche un crimine orrendo, che grida vendetta, che reclama condanna, che aspetta solo di essere punito a caro prezzo e di cui la storia sarà testimone. I tempi sono già maturi ed i segni sono univoci ed inequivocabili. Nessuno si illuda!

Senza meritocrazia

Senti, ma non è che puoi chiedere a tuo zio, visto che è il suo migliore amico, di parlare con il direttore del personale? Non puoi chiedere a tuo cugino se trova per mio figlio un posto in Regione? Bene, questo approccio clientelare fa parte ormai del nostro sistema. Non sono pochi gli economisti a ritenere che questa sia una delle grandi pecche del nostro sistema e che penalizza non da poco la nostra competitività…
La discriminante per aver accesso a determinate posizioni, in diversi ambiti pubblici o di grandi imprese private, finisce a ridursi a “conoscenza, parentela o favore”. Tutto questo cozza con i principi basilari della competitività e dell’eccellenza, poiché la capacità individuale passa in secondo piano. La preparazione, il talento e la capacità di innovare da valore finisce per diventare un “disvalore”, una minaccia allo status quo, dunque da arginare e da evitare il più possibile. Ed è così che troviamo sempre i soliti noti in posizioni dirigenziali e accanto ai soliti noti, famigliari, amici e parenti.
Una società più ricca ed equa deve partire dal principio meritocratico altrimenti si finisce per peggiorare sempre di più le condizioni della nostra economia. Ci vuole solo il coraggio di dire basta ed evviva la meritocrazia.

Meritocrazia e lavoro per i giovani in Italia, un disastro

Non penso che le cose da noi andranno meglio. Anche perché quello che sta facendo l'attuale governo difficilmente favorirà le prospettive in termini di lavoro e vita privata. Sono necessari soprattutto strumenti che riconoscano adeguatamente il merito sia in ambito universitario che nel lavoro. Servono agevolazioni per farsi una famiglia e avere dei figli. I giovani debbono potere avere accesso al credito con maggiore facilità per pagare mutuo e studi.
Per uscire da questa condizione critica, e fare tornare l’Italia ad essere competitiva e crescere è necessario qualificare il sistema dell'istruzione allineandolo agli standard europei, ripensare la formazione superiore che oggi ancora soffre di un'impostazione legata a modelli industriali ormai sorpassati, eliminare le barriere al sistema meritocratico che ingessano il mercato del lavoro ed infine favorire politiche attive che supportino e accompagnino la nascita e il consolidamento di nuove imprese con un sistema di tutoraggio e di accompagnamento, anche con il coinvolgimento delle università.

segnalazione

//www.meritocrazia.com/