Intervista

La classe dirigente che non c'è. Luca Attias a FORUM PA 2012

Luca Attias, Dirigente Generale della Direzione Generale dei sistemi informativi automatizzati della Corte dei conti, tornerà a parlare di valorizzazione delle persone a FORUM PA 2012: appuntamento mercoledì 16 maggio alle ore 16.00. Un appuntamento imperdibile per tutti i nostri lettori che, in questi ultimi quattro anni, hanno continuato ad animare quella sorta di “forum” spontaneo nato dall’ormai famosa intervista ad Attias, seguita alla sua vittoria nel Premio innovatori del FORUM PA 2008.

Da quella chiacchierata e dai successivi commenti emergeva, anzi si confermava, un ritratto davvero sconfortante della nostra PA e, più in generale, del nostro Paese, in cui meritocrazia e valorizzazione delle competenze erano concetti più unici che rari. Tanto da far sembrare assolutamente rivoluzionario il lavoro di Luca Attias che, da Dirigente dei sistemi informativi della Corte dei Conti, aveva ottenuto grandi risultati in termini di efficienza proprio partendo da un passaggio semplice solo all’apparenza: la riorganizzazione delle attività del suo ufficio in funzione delle attitudini dei singoli collaboratori.

Il prossimo 16 maggio a FORUM PA scopriremo se le riflessioni emerse in quell’occasione sono ancora così attuali…qualche anticipazione Luca Attias ce l’ha data in questa intervista. Parleremo dell’importanza del “buon senso” per un manager che voglia valorizzare i propri collaboratori e dipendenti e di quanto pesi sul nostro Paese l’incancrenirsi di metodi sbagliati per la scelta della classe dirigente. Ma, promette Attias, parleremo anche di cinema, musica, arte… 

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Commenti

Confermo, non gli fate perdere tempo

Abbiamo un talento di questo livello e gli stiamo facendo perdere alla Corte dei conti. E' come se facessimo giocare Messi in una squadra di serie B. Mettiamolo a fare qualcosa di più utile per il Paese.

Cultura informatica

Solo chi ha una profonda cultura informatica può capire lo spessore e l'innovatività di un intervento del genere. Speriamo ci sia qualche politico che dia un seguito a quanto prospettato dallo strepitoso ingegnere.

Bravo

Uno degli aspetti che secondo me va sottolineato dell'intevento di Attias al forum Pa è che lui è un ingenere informatico, cioè un tecnologo, che però non pensa che l'innovazione sia un mero problema tecnologico o informatico. Chi la pensa in modo diverso non ha minimamente chiaro cosa sia l'informatica e a cosa serve. La tecnologia è un mero strumento, se non supportata da una forte attenzione all'organizzazione, al cambiamento dei processi, alla gestione delle risorse umane e quindi alle persone può essere inutile se non dannosa (oltre che costosa).

Luca Attias torna a FORUM PA 2013

Siamo lieti di comunicare che l'ingegner Attias sarà presente nel prossimo FORUM PA nel convegno conclusivo nel pomeriggio del 30 maggio 2013 . Il codice del convegno è ca.06. A fine settimana ll programma completo. Per ora è già possibile iscriversi on line
qui www.iniziative.forumpa.it/convegno/2013_ca.06
Vi aspettiamo
la redazione di FORUM PA

Consiglio per le persone interessate all'intervento di Attias

So che siamo in tanti, per cui vi suggerisco di arrivare al convegno puntuali alle 15, anche perchè l'orario potrebbe subire variazioni (l'intervento dell'ing. Attias già è stato anticipato stamattina).

Ma quale PA digitale, bisogna provocare

Ho letto che l'intervento di Luca Attias è intitolato verso la PA digitale. Sono 20 anni che in Italia parliamo solamente di andare verso la PA digitale e dal punto di vista pratico non facciamo niente se non scrivere norme su norme, complicatissime e inutili e che vengono regolarmente disattese da tutti.Noi parliamo e gli altri operano. Ci vogliamo rendere conto che siamo oramai da anni gli ultimi in Europa.dal punto di vista pratico e i primi nella produzione di inutile burocrazia. Mi piacerebbe che l'ingegnere da grande comunicatore/provocatore evitasse di parlare dei soliti argomenti in cui si parla in questi convegni, l'agenda digitale, il piano per la trasparenza, il responsabile dell'anticorruzione, che finalmente quando avremo le regole tecniche faremo questo o faremo quello. Se solo Luca Attias si alzasse dalla sedia dicendo: "scusate io vado a lavorare" già sarebbe un intervento molto significativo.

Parlate dei social network nella PA

Negli ultimi anni la pubblica amministrazione italiana è stata sollecitata a sviluppare al proprio interno una cultura di maggiore trasparenza e di apertura verso l'esterno, abbandonando logiche di autoreferenzialità che hanno spesso caratterizzato il funzionamento degli enti pubblici.
L'esigenza di una maggiore osmosi con l'ambiente circostante si traduce soprattutto nella ricerca di efficaci ed immediate modalità di comunicazione coi propri cittadini e gli stakeholders in generale.
L'opportunità offerta dal web 2.0 ha permesso alle amministrazioni pubbliche di utilizzare i social media per re-inventare la relazione col cittadino in un'ottica di condivisione di informazioni e contenuti.
Dobbiamo osservare e interpretare il cambiamento delle amministrazioni pubbliche e impegnarci per agevolare l'utilizzo dei social network da parte delle stesse.

Signori Ministri

e sottosegretari che verrete sicuramente al convegno di chiusura del Forum PA ad esporre le vostre idee, vi consiglio di ascoltare con una attenzione particolare quello che dirà l'ing. Attias perchè è tra i pochi in Italia che fa affermazioni innovative e realizzabili che consentirebbero di ottenere qualche significativo miglioramento in un Paese completamente allo sfascio.

Caro ing. Attias

Se non sbaglio è la prima volta che lei si troverà ad una tavola rotonda con Ministri, Sottosegretari e deputati vari. Vedrà che sarà anche l'ultima volta tenuto conto della sincerità con cui la S.V. esprime i Suoi pensieri circa i mali del Paese e soprattutto della Pubblica Amministrazione. Per cui non Si ponga limiti, agisca senza freni, noi siamo tutti con Lei.

Massima fiducia

Anche io mi unisco a Luigi, l'occasione non va sprecata, mi rendo conto che 15-20 minuti sono pochi, ma possono essere anche tanti se si riesce a dare un messaggio preciso come lei, ing. Attias, riesce sempre a fare. Non ci crederà ma molti contano su di lei.

Sinceramente avrei preferito

Sinceramente avrei preferito "gustarmelo" come un anno fa, per un'ora e senza freni. I messaggi di Attias sono chiarissimi ma allo stesso tempo piuttosto complessi e articolati anche nei dettagli, non so cosa riuscirà a combinare in 15-20 minuti, non credo sia la situazione che piùgli si addice anche se sono comunque molto curioso.

Gentile dott. Sismondi,

Gentile dott. Sismondi,

ho letto il Suo interessante (come sempre) articolo il Topo che mangiava i gatti dove sono elencate una serie di considerazioni che dovrebbero essere scontate in qualsiasi paese ma che in Italia diventano sfortunatamente innovazione.
In questo ambito ha giustamente ricordato le interviste e il keynote dell'ing. Attias e il blog che si è generato a partire da esse. In tutto ciò quello che mi sconforta di più è che dalla prima intervista ad Attias sono passati 5 anni, 4 anni e mezzo dal famoso messaggio di AS73 (o qualcosa del genere) su cui lei scrisse un articolo altrettanto interessante è non rilevo che tutti quei buoni propositi siano stati messi in pratica neppure in una minima percentuale.
E' una triste considerazione che baso sulla mia personale esperienza.
Lavoro in una grande azienda d'informatica e sono 8 anni che mi occupo di Pubblica Amministrazione. Tra i i primi dirigenti che ho avuto la fortuna di conoscere c'era proprio Luca Attias ed effettivamente mi ero illuso che stesse arrivando una ventata di novità e di competenza presso le Pubbliche Amministrazioni. Oggi come oggi registro che l'ingegnere della Corte dei conti è un caso atipico e isolato che mi ha illuso, ho incontrato centinaia di dirigenti e direttori generali per lo più incompetenti nella materia, ma in generale incapaci di fare quel mestiere, il dramma è che molti sono giovani e sovente scopro che sono figli o comunque parenti o amici del potente di turno.
Ho maturato in questi anni la triste consapevolezza che l'Italia abbia imboccato una strada senza via d'uscita ma, ancora più tristemente, anche una strada dalla quale non riesce a tornare indietro.
Volendo continuare a lavorare preferisco restare anonimo.
Con stima
.

Complimenti

Il suo messaggio, egregio sig.anonimo, oltre ad essere molto bello è anche molto vero. Se non si cambiano i direttori, i dirigenti e i direttori generali delle Amministrazioni con persone competenti e managerialmente all'altezza non andremo mai da nessuna parte. Da noi si pensa che i problemi si risolvano solo con le norme; norme spesso incomprensibili che nella maggior parte dei casi non fanno altro che complicare ancora di più una situazione già ampiamente compromessa.

Caro Babbo Natale

Eccoci giunti alla fine di questo 2013, sicuramente intenso per l’ecosistema dell’innovazione italiana. Un anno in cui, con grande fatica, sono stati lanciati tre fondi di venture capital dopo un decennio di vuoto quasi pneumatico. Anno in cui, grazie ai molti attori che hanno movimentato il mercato e a una rinnovata attenzione dei media, abbiamo visto la nascita, rinascita e resurrezione di centinaia, anzi migliaia, di nuovi imprenditori e aziende innovative (le nostre amate Startup!).
Un 2013 positivo che deve essere di buon auspicio per un 2014 ancora più ambizioso.
Quindi, cosa chiedere a Babbo Natale? Non tantissimo tutto sommato, ma poche cose determinanti affinché il lavoro fatto possa veramente essere utile per gli anni a venire.
1. Denari: sì, servono. Ma forniti con gli strumenti giusti e considerati come investimenti che genereranno ritorni, non come sussidi. Un nuovo fondo di fondi servirebbe a creare altri operatori di venture capital, a canalizzare le risorse e far crescere anche in Italia le professionalità necessarie a sviluppare un sistema denso di investitori qualificati.
2. Attenzione:gli imprenditori e le imprese tradizionali dovrebbero guardare al nuovo come opportunità di investimento e acquisizione. Serve che investano da un lato per acquisire le competenze e i modelli innovativi di cui le aziende tradizionali italiane hanno tanto bisogno, ora più che mai, e dall’altro trasferire ricchezza agli imprenditori meritevoli, creando nuovi casi di successo che servano d’esempio per i giovani e per gli imprenditori che verranno.
3. Consapevolezza: a monte serve che quanto si sta facendo come investitori e imprenditori non venga visto come un curioso movimento laterale di un manipolo di sognatori, ma considerato un passaggio chiave del naturale sviluppo di un’economia moderna che, nel caso del nostro Paese, ha perso qualche colpo negli ultimi tempi.
Caro Babbo Natale, tieni presente che questi regali che ti chiediamo non resteranno dimenticati in un armadio, ma rappresentano un investimento per il futuro di medio e lungo termine di cui potranno beneficiare non solo gli startupper o i venture capitalist, ma il nostro Paese tutto.
Quindi Babbo Natale, fai uno sforzo, noi siamo pronti ad accoglierti sempre con grande calore ed entusiasmo, Tanti Auguri!

Anch'io, ogni tanto, per il

Anch'io, ogni tanto, per il lavoro che faccio (bancaria) mi sento fragile ed inadeguata. L'informazione costantemente forma un'opinione pubblica rabbiosa nei confronti delle banche ma soprattutto verso chi, per ormai pochi euro al mese, si guadagna la "pagnotta". Credo che il coraggio di cambiare sia indispensabile in tutti noi, in ogni settore ma e' l'informazione che deve imparare e trasmettere la prima lezione: sincerita'e coerenza.

non riesco ad aprire il

non riesco ad aprire il collegamento

Bravo Gramellini !

Bravo Gramellini !

Un mito

Ladri di biciclette
di massimo gramellini

Sabato scorso un ciclista parcheggia la sua bici da tremila euro sulla punta del molo di un porticciolo di Agrigento per andarsi a fare un giro in barca. Al ritorno dalla gita il ciclista scopre che la bicicletta è stata rubata e, senza troppe speranze, sporge denuncia all’autorità competente. Invece, nonostante siano sotto organico e oberate da ogni genere di reati, le forze dell’ordine trovano il tempo di visionare insieme con il derubato le immagini dell’impianto di videosorveglianza, smascherano il ladro in men che non si dica e recuperano la superaccessoriata refurtiva.

Sempre sabato scorso un ciclista parcheggia la sua bici da duecento euro intorno al palo che fronteggia un bar di Pavia per andarsi a fare un giro in centro. Al ritorno dalla passeggiata il ciclista scopre che la bicicletta è stata rubata e, senza troppe speranze, sporge denuncia all’autorità competente. Purtroppo, poiché sono sotto organico e oberate da ogni genere di reati, le forze dell’ordine non trovano il tempo di visionare le immagini dell’impianto di videosorveglianza, che dopo una settimana (domani) verranno inesorabilmente cancellate, rendendo impossibile lo smascheramento del ladro e il recupero della sottoaccessoriata refurtiva.

Dagli scarni indizi sopra esposti, vi sfido a scoprire quale dei due ciclisti derubati sia il signor Angelino Alfano, ministro degli Interni, e quale la signora Tina Bianco, lettrice de La Stampa.

e non basta

Un posto alle Poste non si nega a nessuno. Si diceva così durante la prima Repubblica. Epoca finita ormai un ventennio fa, ma forse le abitudini di allora hanno resistito al terremoto dei primi anni ’90. Almeno a guardare gli ultimi arrivi nella linea direttiva del gigante postale. Una decina di giorni fa a sbarcare tra i dirigenti di Postecom (la società dei servizi internet di Poste italiane) è stato Alessandro Alfano, fratello minore del più celebre Angelino, vicepremier e ministro dell’Interno nel governo delle larghe intese. Nulla da ridire, per carità. Formalmente un dirigente può essere «nominato» senza alcun concorso, senza selezione: in un giorno si può anche accedere all’incarico di direttore commerciale di una controllata del Tesoro, dove lo stipendio medio per una figura apicale può arrivare a 200mila euro annui.
Succede, ma certamente non è proprio il massimo dell’eleganza. Tanto più se si tratta di un gruppo in cui il vertice è in scadenza - è il caso di Massimo Sarmi - dopo un decennio di riconferme durante l’era targata Letta-Tremonti-Grilli.

Ha ragione Luca Attias

Siamo di fronte ad una classe dirigente incolta che, dal 1945 a oggi, credo sia del più basso livello che si sia mai avuto.

La classe dirigente

La decadenza politica italiana non nasce all'improvviso, è il prodotto storico di questo ultimo tormentato ventennio. Dalla cosiddetta stagione di Mani pulite noi abbiamo vissuto un tempo di azzeramento di ogni idea di classe dirigente. Il messaggio che è passato è che il governo del Paese e ogni sfera dell’agire politico possano essere appannaggio del primo venuto. Abbiamo dunque creato uno stato emergenziale permanente, dove il vuoto politico ha cominciato a essere occupato da soggetti supplenti, provenienti dal mondo imprenditoriale o accademico. Peraltro le eccezioni sono tali per definizione sicché chi ha tentato, dopo Silvio Berlusconi, di occupare la sfera politica da outsider ha fallito. Il fenomeno Grillo non dimostra un sentimento antipolitico diffuso. Non c’è un’avversione per le classi dirigenti ma verso classi dirigenti presunte e improvvisate che non sanno fare il loro mestiere. Che classe dirigente è del resto quella che non va oltre la tassazione per recuperare risorse con cui far funzionare una pletorica macchina statale e un welfare inceppato? Il fatto che l’ascensore sociale nel Paese oggi sia fermo è il segno di una paralisi del pensiero e della volontà; ed è un dramma sociale vasto e profondo. Destinato a peggiorare, ferme queste condizioni, nei prossimi trent'anni, quando arriveranno al pettine i nodi previdenziali. In questi anni come università abbiamo dato uno scossone a un sistema che è sempre stato accusato d’essere chiuso nella sua torre d’avorio. E l’accademia ha certo avuto le sue colpe, in tempi di vacche grasse ha moltiplicato corsi di laurea e costi di gestione, s’è accomodata sul valore legale del titolo di studio non registrando le differenze che pure esistono tra ateneo e ateneo. Oggi è più chiaro, anche di fronte alla fuga dalle università, che va aperta una competizione vera.
Detto questo però va anche detto che le università italiane hanno una media di qualità molto alta rispetto ad altri paesi europei e hanno fatto duri sacrifici in questi anni. Devono tornare a essere attrattive anche per chi ha l’ambizione di essere classe dirigente in Italia. La politica per prima deve però capire che quello della formazione è un asset strategico. Il presidente del Consiglio Enrico Letta ha detto che se si faranno tagli alla cultura e alla ricerca si dimetterà. È un buon inizio. Ma io andrei oltre. Visto il ruolo strategico della formazione, ci sarebbero gli estremi delle dimissioni anche se i fondi per la ricerca e la formazione non verranno incrementati.

anche io propongo una lettura istruttiva

La politica si è già messa sulla strada del ricambio generazionale. Per molti altri settori, imprese e pubblica amministrazione in testa, è ancora una chimera. A mostrarlo è uno studio di Coldiretti, presentato in occasione della consegna degli «Oscar Green», per le idee più innovative nel campo dell’agricoltura. Cosa dice la ricerca?

Offre un confronto semplice, ma significativo, delle varie classi dirigenti italiane. I dati lasciano pochi dubbi. Il settore più attempato è quello bancario, con i 69 anni di età media per presidenti e amministratori delegati dei principali gruppi italiani. In altri campi si scende un po’, ma si resta su cifre quasi da pensione. È infatti di 62 anni l’età media dei vertici delle prime 100 aziende italiane per capitalizzazione. Il 62 sembra il numero simbolo di tutta la questione, visto che è l’età media anche dei presidenti e amministratori delegati delle principali società a partecipazione statale e quella dei presidenti di associazioni d’impresa e sindacati italiani.

E la politica?

Per una volta, dà il buon esempio. A certificarlo non è solo la verdissima età media – 35 anni – della nuova segreteria del Pd targato Renzi, ma anche quella di chi siede in Parlamento. Deputati e senatori sono infatti i più giovani della storia italiana e tra i più giovani d’Europa. Con le ultime elezioni, l’età media dei senatori è passata dai 56 della scorsa legislatura ai 54 attuali. Quella dei deputati da 54 anni a 48. Proprio alla Camera c’è stato il cambio di passo più significativo e oggi, su 630 membri, gli over 60 sono 75. Alla fine della legislatura precedente, erano addirittura 192, oltre il 30 per cento.

Una svolta che vale anche per il governo?

Sì, a partire ovviamente dal presidente del Consiglio Enrico Letta, la cui precocità politica è stata più volte ricordata. Letta è entrato in carica a 46 anni, contro i 68 di Mario Monti nel novembre 2011 e i 57 di Silvio Berlusconi al suo primo incarico (nel maggio 1994). Ma è guardando anche al governo nel suo complesso che si notano le differenze. Quando s’insediarono, i ministri del governo Monti erano i più anziani d’Europa, con 64 anni di media. Quelli attuali sono entrati in carica, in media, a 53 anni, che oscillano tra i 37 di Nunzia De Girolamo, responsabile delle Politiche Agricole, e i 72 del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni.

Oltre a banche e imprese, ci sono altri settori da ringiovanire?

Sì, e più d’uno. Il caso forse più critico riguarda l’istruzione. L’ha recentemente ricordato Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli: la scuola italiana è la più anziana d’Europa e l’età media degli insegnanti supera i 50 anni. Negli atenei, non va affatto meglio e ad aver superato i sessanta – come segnala Coldiretti – è ben un quarto dei professori. In Francia e Spagna sono il dieci per cento, in Gran Bretagna l’otto per cento.

Perché succede?

C’entrano la crisi e il cosiddetto blocco del turnover: un principio che vale per tutte le pubbliche amministrazioni. In sostanza, mentre si va in pensione sempre più tardi, le assunzioni di giovani vanno a rilento e manca il famoso ricambio generazionale. Così, i dipendenti pubblici italiani sono i più anziani dei Paesi Ocse e solo un decimo è sotto i 35 anni, contro il 28 per cento di quelli francesi e il 25 per cento degli inglesi.

Ci sono altri esempi, oltre alla scuola?

Sì, ad essere alle prese con un organico che invecchia ci sono anche le nostre forze armate e le forze dell’ordine. L’età media della polizia italiana, circa 45 anni, è tra le più alte d’Europa. E lo stesso discorso si può fare per i militari. La loro età media è di 39 anni: va cioè ben oltre gli standard europei e – come ha recentemente fatto notare il capo di Stato Maggiore della Difesa Luigi Binelli Mantelli – è pure destinata a salire fino a 46 anni da qui al 2024, se non ci saranno interventi specifici volti a favorire un turn-over.

Tutto questo che conseguenze ha sulla società?

Più profonde di quello che si pensi, visto che l’invecchiamento di lavoratori e dirigenti risulta spesso un freno all’innovazione. Lo spiega Roberto Moncalvo, eletto a 33 anni presidente di Coldiretti: «Il problema anagrafico riflette una mancanza di rinnovamento generale, la tendenza di alcuni settori a essere “seduti”, legati a dinamiche troppo tradizionali». In termini più sociali, si può invece citare un dato su tutti: la tendenza a fare figli sempre più tardi. Nel 2012, l’età media delle mamme era di 32,6 anni, contro i 31,8 del 2004.

Politica a parte, ci sono ambiti che hanno iniziato il rinnovamento generazionale?

L’agricoltura è uno di questi, spiega ancora Moncalvo: «C’è un fortissimo rinnovamento delle imprese del settore, che sono tornate ad avere un posto centrale». Sono molti i giovani che scommettono sul cibo: tra i ragazzi che si sono iscritti quest’anno alle scuole superiori tecniche e professionali, il 23 per cento ha optato per l’indirizzo agrario, enogastronomico o alberghiero. E dal 2008 ad oggi, le iscrizioni alle facoltà di scienze agrarie, forestali ed alimentari sono cresciute del 45 per cento.

Consiglio una lettura che ho appena ultimato

Decapitati. Perché abbiamo la classe dirigente che non ci meritiamo di Giovanni Floris

La nostra classe dirigente non ci piace più, e non solo a noi. Sono stati sfiduciati dalla stampa mondiale, dal mercato e a guardarli in faccia si nota che sono piuttosto sfiduciati loro stessi. Suonano lontane le parole di Alcide De Gasperi: "Badate che nella vita pubblica non importerà tanto quello che voi direte, ma quello che voi sarete". In questi sessanta anni, chi lo ha ascoltato? In pochi, tra i politici di oggi; ed in pochi anche tra noi cittadini, che li abbiamo scelti e tollerati. Ora i nostri capi si stanno incamminando sul viale del tramonto ed è una vera e propria emorragia. Politica, economia, cultura: da dove viene la crisi di leadership che ha decapitato l'Italia? Alla ricerca di spiegazioni, esempi, idee, Giovanni Floris si imbarca in un'avventura nella storia della nostra repubblica. Osserva le eterne dicotomie d'Italia, incarnate tanto da Cavour e Garibaldi quanto da Agnelli e Marchionne, o da Totti e Baggio. Analizza capi del male come Totò Riina e capi del bene dal carisma universale come Giovanni Paolo II. Ci ricorda le volte in cui ci siamo affidati (sbagliando) all'Uomo del Destino, e quelle invece in cui abbiamo messo sul ponte di comando leader normali: i De Gasperi e i Pertini, i Ciampi e gli Amato che, magari senza emozionarci tanto, hanno saputo tirarci fuori da momenti di crisi gravissima. Non ci serve un Uomo della Provvidenza, suggerisce Floris, ci serve una nuova dirigente tutta intera.

Quali possibilità ha l’azienda Italia?

“La decadenza politica italiana non nasce all'improvviso, è il prodotto storico di questo ultimo tormentato ventennio”.

Parole sante, corretto.

Poi mi lascio trasportare per deformazione professionale; sono un’insegnante di una scuola statale e mi soffermo a riflettere. Penso che l’ultimo ventennio rappresenta solo l’estremo apice di un enorme iceberg che ha cominciato la sua formazione poco più di 1500 anni fa, ovvero con la caduta dell'Impero romano d'Occidente. Già nell’Alto Medioevo iniziano le invasioni da parte di popoli stranieri, passati alla storia con la fama di “barbari”. La nostra penisola è contesa dagli interessi di molti, troppi direi, impossibile ricordarli ed elencarli tutti. Nel Basso Medioevo, proprio a causa della mancanza di un potere imperiale, le famiglie più potenti delle città italiane, soprattutto del nord e del centro, si riuniscono in associazioni (comuni) che governavano su ogni aspetto della vita pubblica. La crescente emancipazione dei comuni fu agevolata sempre più dalla debolezza dell'Impero. Le Signorie furono l'evoluzione istituzionale di molti comuni. Prosegue il periodo di intricate intese, di accordi, di intrecci politici, fin troppo spesso sottobanco, di tradimenti, di lotte per il potere e l’egemonia. La penisola viene amministrata da Arabi, Spagnoli, Francesi, Austriaci e da Italiani ed in differenti forme di governo: Stati, Regni, Ducati, Marchesati, Vescovati e Repubbliche. Solo a ricordare i nomi delle Casate italiane del 1500 viene il mal di testa: Sforza (Milano e Genova), D’Aragona (Napoli), De Medici (Firenze), D’Este (Ferrara, Modena e Reggio), Gonzaga (Mantova), Montefeltro (Urbino), Paleologhi (Monteferrato), Malatesta (Rimini), Bentivoglio (Bologna), Savoia (Piemonte, Savoia e Nizza), Aleramici (Saluzzo), Malaspina (Massa e Carrara), Baglioni (Perugia), Della Rovere (Senigaglia), Appiani (Piombino ed Elba), Da Varano (Camerino), per finire con Roma e Lazio dove troviamo i Colonna, gli Orsini, i Caetani e i Savelli. Non dimentichiamo poi che il nostro Paese ha raggiunto una sofferta unità, all’epoca Regno d’Italia, solo nel 1961, ovvero 152 anni fa. Non dimentichiamo neanche che la Repubblica Italiana nasce solo nel 1946, meno di 70 anni fa, a seguito di un referendum istituzionale e sulla base, oltretutto, del sospetto di brogli elettorali…

Questo è il nostro DNA. Questo è il nostro background storico-culturale.

Ritorno in me, mi stropiccio gli occhi, ed inorridita mi chiedo: Esiste una “cosa comune” nel nostro Paese? Esiste una tale unità nella nostra collettività tanto da potersi definire “Popolo”? Ed in ultima analisi, quali future possibilità ha l’azienda Italia?

S.O.S. Marziani

Bè, considerando che gli Americani (tanto tempo fa) sono già sbarcati in Normandia, e che non credo vogliano ripetere l’exploit, considerando ancora che il 21 dicembre è ormai trascorso e, a meno di evidenti errori commessi nei calcoli ad opera dei Maya, il mondo purtroppo non finirà, ebbene, a fronte di tutto ciò, ritengo che l’unica futura possibilità per l’Italia sia che i Marziani esistano (nascosti da qualche parte) ed escano finalmente allo scoperto, conquistino con la forza la nostra bella penisola, e ci facciano un bel campo giochi per i loro bambini (verdi e con le antennine), oppure, nel peggiore dei casi, ci facciano uno sgambatoio dove i loro enormi cani a tre teste possono finalmente far pipì e pupù in santa pace (pare che i cani marziani ne facciano proprio tanta, tanta, tanta)… Certo, per l’Italia sarebbe una fine ingloriosa, ma, una volta tanto, giusta!

Il Titanic

Purtroppo siamo tutti sulla stessa barca, per meglio dire, sulla stessa nave: Il Titanic. I passeggeri (leggi noi) indulgono in attività più o meno ludiche sui vari ponti della nave stessa, inconsapevoli del fatto che l’iceberg è già stato impattato. L’equipaggio (leggi la Classe Dirigente) passa il tempo a gloriarsi ed incensarsi del suo ultimo “inchino” e già pianifica il prossimo. Sono i responsabili del disastro imminente. I macchinisti (leggi la minoranza di noi) sono gli unici che faticano duramente e che si rendono conto del fatto che la nave ha colpito un iceberg. Sono sporchi del lavoro che fanno, sudati fradici e puzzano. Conoscono gli enormi sacrifici che si devono compiere per consentire alla nave di procedere senza affondare, ma non hanno voce in capitolo, nessuno li ascolta perché non contano nulla… Sembra che nessuno si renda conto che siamo tutti sulla stessa barca. Allora, venendo alla domanda di Maria, quali possibilità future ha l’azienda Italia? Non credo molte, forse solo quella di affondare, ma nella speranza che succeda il prima possibile, almeno, così facendo, non ci illudiamo oltre sul fatto che la nave arriverà in porto.

L'involuzione della classe dirigente italiana

L’analisi delle caratteristiche e della composizione dei rappresentanti delle élite italiane ne evidenzia negli ultimi anni un significativo processo di invecchiamento, affiancato ad una perdita di peso della componente proveniente dall’economia (imprenditori e manager) a favore di quelle di estrazione politica, accademica e mediatica.
Si possono inoltre rilevare – a livello qualitativo – forti elementi di crisi nei serbatoi tradizionali di alimentazione della classe dirigente, quali le grandi imprese, alcuni istituzioni dell’Amministrazione Pubblica, le Università, le organizzazioni partitiche di massa.
La conseguenza più immediata è il degrado - potenziale o in atto - della qualità dei rappresentanti politici, dei quadri manageriali, del personale accademico e scientifico. La carenza di visione di insieme e lo scarso senso di responsabilità pubblica (“accountability”) - spesso dimostrati da chi ricopre posizioni di vertice in soggetti sia pubblici che privati - rappresentano ulteriori criticità.
Le cause di questa impasse sono da rilevarsi – oltre ai problemi strutturali che hanno contribuito a determinare l’attuale stato di stallo nell’economia e nelle istituzioni italiane – anche nella particolare natura delle correnti culturali dominanti in Italia, che sono tradizionalmente poco favorevoli ai meccanismi di selezione competitiva. Tuttavia, la scarsa enfasi sulla necessità della selezione meritocratica rischia di riprodurre – paradossalmente - i meccanismi di selezione basati sul censo e sull’appartenenza che sono tipici delle società più conservatrici.

Sono terrorizzata

Dici così perchè ancora non conosci i risultati delle prossime elezioni ? vedrai il peggio sta per venire

Avevo ragione o no ?

Avevo ragione o no ?

Complimenti

L'intervista è veramente interessante. Sono molro curiosa di vedere cosa proporrà Luca Attias al Forum PA.

Curiosità

qualcuno sa dirmi se luca attias sarà presente al prossimo forum pa ?

Luca Attias al Forum PA 2013

Sono lieto di comunicare che l'inglese. Attias sarà presente nel prossimo FORUM PA nel convegno conclusivo nel pomeriggio del 30 maggio. Il codice del convegno è ca.06. A dine settimana l programma completo.
Vi aspetto

è inutile che cercate di

è inutile che cercate di pubblicizzare, tanto non ci viene nessuno, sarà l'ennesimo flop dell'ingegnere !

Johann Wolfgang von Goethe

“Ognuno ascolta solo quello che capisce.”

Ennesimo flop dell’Ingegnere

E’ purtroppo una sacrosanta verità: In pochi interverranno. Quelli che lo faranno andranno solo ad ascoltare i vari Ministri, Sacerdoti, Re e Faraoni che faranno la loro bella presenza al Forum PA, e questa purtroppo è un’altra sacrosanta verità. Sarà l’ennesimo flop dell’Ingegnere. Sicuramente lo sarà. Si, non ci sarà nessuno ad ascoltarlo, le sue parole rimarranno per sempre soltanto onde sonore propagate nell’infinito.

Ciò accade perché nel nostro Paese l’indifferenza è uno degli strumenti ai quali si ricorre quando si vuole emarginare chi si reputa un “personaggio scomodo”, e i “Luca Attias” sono personaggi scomodi. I “Luca Attias” dovrebbero occupare ruoli cardine nella gestione del nostro Paese, ne avremmo tutti un gran bisogno, dovrebbero essere proprio loro a rappresentarci e a tutelare il nostro interesse, ovvero l’interesse comune.

Ahimè, nel caso peggiore, l’indifferenza non è uno strumento per emarginare consapevolmente qualcuno che si reputa “scomodo”. Nel peggiore dei casi l’indifferenza è un atteggiamento che naturalmente adottiamo quando il nostro livello culturale non ci permette di capire.

Concludendo, credo di si, interverranno in pochi e sarà l’ennesimo flop dell’Ingegnere, ma non credo che noi tutti dovremmo andarne fieri, anzi, a fronte dell’analisi eseguita, forse un cospicuo pizzico di umiltà e vergogna sicuramente aiuterebbe.

ma ci spieghi a quale altro

ma ci spieghi a quale altro flop ti riferisci ?

Grande coraggio

Mi congratulo soprattutto per il coraggio che ha avuto dott.Sismondi. Immagino che al convegno finale, come al solito, saranno presenti diversi ministri (Letta, Dalia ......) e personalità stranote. Inserire l'ing. Attias in questo ambito è una scelta intelligente e coraggiosa (che in Italia fanno ahimè in pochi). Luca Attias è uno che, anche se con grande ironia e leggerezza, analizza con crudezza e sincerità la realtà, soprattutto infischiandosene di chi si trova davanti. Speriamo bene.

L'innovatore colpirà ancora

Vedrete che l'ing. Attias saprà stupire anche questa volta, magari il suo linguaggio sarà meno forte e anche meno ironico rispetto ad altre situazioni, tenuto conto del contesto, ma sicuramente tirerà fuori ancora delle idee innovative e realizzabili. Ci sono persone che vengono da fuori Roma solo per sentire il suo intervento.

A me non mi aspettare ho cose

A me non mi aspettare ho cose più interessanti da fare

Tipo...

... imparare l'italiano.

anche questa è una buona

anche questa è una buona notizia !

Good news

Grazie Mochi, se non altro ci sarà anche da divertirsi.

è vero

trovare un ingegnere che sappia divertire facendo affermazioni di una drammaticità assoluta è una vera rarità. Non mancherò l'appuntamento.

L'ing. Attias non me lo

L'ing. Attias non me lo perderei per niente al mondo un anno fa è stato fantastico.

Questa si che è una buona

Questa si che è una buona notizia !

Grazie

Verrò certamente, sono troppo curiosa di vedere cosa s'inventerà questa volta.

Ciao SIlvia, solo per farti

Ciao SIlvia, solo per farti notare che sei con un anno di ritardo, Luca Attias è intervenuto al forum 2012. L'intervento, che ti consiglio, lo trovi su questo stesso sito.

Sodoma e Gomorra

l'Italia è un paese completamente corrotto e senza speranza. La classe politica non può che essere espressione di ciò e anzi più è corrotta e più ottiene consenso.

Dovrebbero prendere esempio dal Papa

e dimettersi tutti !

Complimenti

Finalmente uno che dice con parole semplici e con coraggio dove è il problema. In Italia c'è un serio problema culturale, manca il senso civico, ancora oggi parliamo di fascismo e comunismo, siamo refrattari alla vera democrazia, siamo populisti, siamo individualisti ed egoisti, mercifichiamo la donna (e noi donne siamo complici di questo attegiamento), abbiamo quasi sempre dei rappresentanti impresentabili, usiamo la testa solo per capire come fregare il prossimo senza comprendere che il prossimo siamo noi stessi.

Complimenti

Osservazioni giustissime quelle di Serena

Sembra un'intervista a Luca Attias

Leggetevi l'intervista su Linkiesta dal titolo “Il problema dell’Italia? La classe dirigente” all'economista Luigi Zingales è veramente molto interessante. indica nelle classi dirigenti italiane, pubbliche e private, la radice di molti mali del nostro paese e nel cambiamento culturale la soluzione chi vi ricorda ?

C'è già una nuova classe dirigente

In linea di principio sono d'accordo con la linea dell'ing. Luca Attias, ma sono comunque convinto che c’è già anche una nuova classe dirigente che si è formata nei territori, che ha grande esperienza e sta vivendo nel momento più complicato, quando con meno risorse si cerca di assicurare i servizi ai cittadini. Una generazione che non ha vissuto l’epoca delle vacche grasse, quando i soldi c’erano e talvolta si sprecavano. E che gestendo l’amministrazione locale dentro la crisi, con le aziende che chiudono e le imprese che non vengono pagate per il patto di stabilità, è allenata a presidiare i territori, a immaginare strumenti diversi, ma anche a mediare tra interessi contrapposti, tra conflitti che possono emergere. È una generazione che sta già dentro la trasformazione del Paese e sa come portare l’Italia fuori da questa crisi. Penso che senza un ruolo forte degli amministratori locali sia difficile governare il Paese. L’esperienza politica è importante, ma quella amministrativa ti completa.

Serve una classe dirigente onesta non l’Uomo della provvidenza

Quando regna la confusione e si ha la sensazione di vivere in un Paese irriformabile, le scorciatoie autoritarie o l'attesa messianica del Grande Leader sono suggestioni ricorrenti. Ma fallaci. Di fronte a un mondo complesso come l'attuale e alla crisi più grave del dopoguerra nessuno ha la bacchetta magica per risolvere i problemi. Non esiste "dictator" che possa rimettere in sesto il nostro come altri Paesi. Men che meno in sei mesi. Non ci serve l'Uomo della provvidenza, anche perché, con buona pace di qualcuno, semplicemente non esiste. Abbiamo invece bisogno di una classe dirigente coraggiosa, onesta e determinata di cui indubbiamente l'intervistato è un degno rappresentante. Che sia capace di scelte chiare, che sia pronta a dire tanti no, a scontentare i pochi e i molti, a rompere l'assedio delle corporazioni e delle caste.
Le elezioni, in un Paese normale, dovrebbero servire proprio a questo: a selezionare, rinnovandola quanto serve, una classe politica e di governo che sia all'altezza delle sfide e delle difficoltà che una nazione ha di fronte a sè. Lo sappiamo: purtroppo l'Italia, da questo punto di vista, è un Paese assai poco normale. Ma l'unica via che abbiamo è questa. Le altre sono scorciatoie e non portano lontano. Anzi spesso portano fuori strada.

C’è qualcosa che la nostra classe dirigente non ha capito

Non è Grillo il problema, il fatto è che la gente si aspetta un “cambio di rotta”. E allora dico, sia a destra che a sinistra, centro e dintorni: basta poco per ritrovare dignità.
1) Alle vecchie generazioni, coloro che fanno politica da tempo e che hanno acquistato una notevole e necessaria esperienza nel amministrare “la cosa pubblica”; ebbene dovreste prestare servizio e saggezza alle nuove generazioni, affiancandole, per creare una nuova classe dirigente. Gratuitamente, solo per passione.
Così da dimostrare che la politica è servizio e non interesse.
2) Ai “trombati” di questa tornata elettorale; buonuscita, indennità e pensionamenti extra, donateli alle migliaia di esodati, disoccupati, pensionati che non ce la fanno più. Sarete considerati degni, finalmente, della parola “onorevole”. Basterebbe ciò a far riacquistare fiducia agli elettori.
Vedete? Poche semplici azioni, simboliche, ma indispensabili. Poi penseremo al riassetto istituzionale, a come intervenire per contrastare la speculazione internazionale, a come salvaguardare il nostro paese dagli avvoltoi, al debito pubblico, allo spread, etc. Poi, però, perché prima è necessario ridare legittimità alla politica”.

La classe dirigente

Bisogna incidere sul cancro del paese, che non è le mafie (130 miliardi di fatturato illegale ogni anno), né la corruzione (che ci costa 60 miliardi) e neppure l’evasione fiscale (120 miliardi). Questi fenomeni prosperano grazie ad un altro fattore, su cui bisognava calare la mannaia: vale a dire la classe dirigente italiana. E’ infatti il blocco politico, industriale e finanziario che governa l’Italia ad essere la principale causa del mancato sviluppo con cui stiamo facendo i conti.
Anche laddove la criminalità organizzata non c’entra direttamente, sono certi imprenditori che prosperano grazie ai soldi di certe banche e ai legami con una certa politica ad ingessare il paese in un sistema di relazioni tipicamente mafioso. Questa metastasi non è ovunque, ma è certo sufficientemente estesa per impedire che si prendano quelle decisioni che ci incanalerebbero lungo un cammino virtuoso, spezzando gli equilibri consolidati che fanno la fortuna di chi presiede posizioni di potere sfruttandole per il proprio interesse. Che le cose stiano in questi termini è facile da intuire. Basta accorgersi che coloro che siedono al vertice, che si tratti di centri di potere economici o politici, ormai da molti anni a questa parte sono quasi sempre le stesse persone.
Nemmeno Tangentopoli, al contrario di quanto viene spesso propagandato, ha rinnovato la classe dirigente. Prima la caduta del muro di Berlino e poi la tempesta giudiziaria del ’92 avevano messo in discussione gli assetti economici e politici in essere, portando anche la mafia dei Corleonesi a muoversi piazzando bombe in giro per l’Italia. Ma il processo andò per le lunghe, perse slancio e così ritornarono i vecchi affari, con i reduci della prima Repubblica e i loro figliocci ancora ben saldi sul ponte di comando. Al contrario un paese civile e democratico si dovrebbe basare sul principio che il potere logora: quindi deve passare di mano. Chi governa deve passare il testimone per legge; chi è ricco, invece, può restare tale, purché questo avvenga per merito personale e non per rendite di posizione.
Tant’è che negli Stati Uniti ci sono tasse di successione molto alte: i figli, anche se hanno il diritto di godere del lavoro dei padri, devono però essere incentivati a non sedersi sugli allori e a guadagnarsi per proprio conto una posizione sociale. L’Italia invece per mentalità, consuetudine e regole è più vicina ad un ordinamento feudale. Se oggi si hanno serie difficoltà a far pagare le tasse e a condannare gli evasori e gli amici dei mafiosi, questo lo si deve al fatto che chi ha il potere non permette che si vadano a scardinare quegli equilibri su cui basa la propria sopravvivenza. Detto questo, è anche vero che il clientelismo ha dato lavoro a molti italiani: abbiamo circa tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici e questo significa che 1 italiano su 20 vive grazie alle tasse che versano (quando li versano) i restanti 19, senza contare che in questo numero molti sono bambini, studenti, pensionati e disoccupati. Anche questa è una situazione non sostenibile sul lungo periodo.

Che ognuno abbia il suo esempio

La classe dirigente italiana dovrebbe prendere esempio da Papa Francesco per l'impegno che mette nella sua missione. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo l'incontro con il Pontefice al Quirinale. Per la classe dirigente italiana "è tempo di levare più in alto lo sguardo, di riguadagnare lungimiranza e di portarci al livello di sfide decisive che all'oggi già si proiettano sul domani - ha detto il capo dello stato -. Facendo nascere anche da questa straordinaria e così elevata occasione d'incontro, un impegno comparabile a quello di cui Santità Francesco ci sta dando l'esempio".
E Napolitano invece da chi dovrebbe prendere esempio ?

bella e corretta analisi, ma

bella e corretta analisi, ma la domanda è cosa possiamo fare per risollevarci da questa situazione ?

e l'intervista di Barbara

e l'intervista di Barbara D'Urso a Berlusconi di oggi pomeriggio ne è l'ennesima dimostrazione.

Crozza

Guardatevi l'ultima copertina di Ballarò di Maurizio Crozza, oltre ad essere estremamente divertente è anche molto istruttiva. Rappresenta con lucida drammaticità il nostro paese con contenuti analoghi a quelli esposti da Luca Attias e a molti degli interventi presenti in questo forum.

Voi pensate a ridere

e noi vinciamo un'altra volta le elezioni !

Siamo resuscitati anche stavolta

durerete 3 mesi e poi torneremo noi per diversi anni, l'Italia, per fortuna è un paese di destra ! GRANDE SILVIO !

Quindi il funerale non lo

Quindi il funerale non lo facciamo più ? neppure noi pensavamo di avre un successo simile. GRAZIE ITALIANI !

Silvio è un mito !

Guardate gli ultimi sondaggi, siamo di nuovo primi. Monti ha già perso il 5% che si è trasferito da noi. Non vedo l'ora di ritornare alle urne.

ci dobbiamo preoccupare di

ci dobbiamo preoccupare di una partita di calcio o di risollevare il nostro impoverito Paese? Vinciamo noi.....vincono loro..!!! Ma chi sono questi ignorantoni, anzi ignorantone, che fanno questi commenti da stadio!? Ah già sono quelle (o quelli ) che credono ancora alla befana!!! O meglio sono quelli che non devono guadagnarsi da vivere tutti i giorni e sono ...la maggior parte.
In più vorrei dire che l'educazione suggerirebbe (di chiunque si parli) di non chiamare per nome un rappresentante delle istituzioni a meno che...........non ci sia ...come dire..."una certa confidenza".
Meditate gente, meditate

Non cantare vittoria

Non essere così tranquilla Jessica perchè questa situazione caotica potrebbe, forse un pò casualmente, ridare un pò di dignità a questo paese ed eliminare i privilegi e la corruzione in cui la peggior classe dirigente mondiale che tu sponsorizzi ci ha condotti negli ultimi 20 anni.

ora posso cantare Gennaro ?

gli ultimi sondaggi ci danno nuovamente in testa e la tendenza è che chi ha votato Grillo, al prossimo giro, o non voterà o voterà per noi. L'Italia è l'unico Paese d'Europa in cui il centrosinistra non riuscirà mai a governare mettetevelo in testa, e nessuno mi venga a dire che il centrosinistra in passato è stato al Governo.

e aggiungerei

cha anche se vi alleaste PD, movimento 5 stelle, Monti, Casini, Fini, Ingroia vinceremmo comunque noi !

Non è possibile

Pur essendo una pessimista non posso credere che gli italiani ci caschino anche questa volta.