Intervista

La classe dirigente che non c'è. Luca Attias a FORUM PA 2012

Luca Attias, Dirigente Generale della Direzione Generale dei sistemi informativi automatizzati della Corte dei conti, tornerà a parlare di valorizzazione delle persone a FORUM PA 2012: appuntamento mercoledì 16 maggio alle ore 16.00. Un appuntamento imperdibile per tutti i nostri lettori che, in questi ultimi quattro anni, hanno continuato ad animare quella sorta di “forum” spontaneo nato dall’ormai famosa intervista ad Attias, seguita alla sua vittoria nel Premio innovatori del FORUM PA 2008.

Da quella chiacchierata e dai successivi commenti emergeva, anzi si confermava, un ritratto davvero sconfortante della nostra PA e, più in generale, del nostro Paese, in cui meritocrazia e valorizzazione delle competenze erano concetti più unici che rari. Tanto da far sembrare assolutamente rivoluzionario il lavoro di Luca Attias che, da Dirigente dei sistemi informativi della Corte dei Conti, aveva ottenuto grandi risultati in termini di efficienza proprio partendo da un passaggio semplice solo all’apparenza: la riorganizzazione delle attività del suo ufficio in funzione delle attitudini dei singoli collaboratori.

Il prossimo 16 maggio a FORUM PA scopriremo se le riflessioni emerse in quell’occasione sono ancora così attuali…qualche anticipazione Luca Attias ce l’ha data in questa intervista. Parleremo dell’importanza del “buon senso” per un manager che voglia valorizzare i propri collaboratori e dipendenti e di quanto pesi sul nostro Paese l’incancrenirsi di metodi sbagliati per la scelta della classe dirigente. Ma, promette Attias, parleremo anche di cinema, musica, arte… 

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Commenti

Diversi comportamenti, diverso stile

Nel villaggio dei Kyenge, nel Katanga, quando tra le mani della sacerdotessa appare una foto di Roberto Calderoli, che aveva paragonato sua figlia Cécile a un orango, tra la gente qualcuno vorrebbe sentire qualche parola forte. Ma Kyenge preferisce cedere la parola al pastore Eustache Youmba che improvvisa una preghiera: «Signore», dice in lingua bemba, «nella tua misericordia ci hai detto di pregare per chi ci perseguita, per chi ci ingiuria e per chi ci maltratta. Non siamo contro Calderoli, il fratello che ha insultato la nostra Kashetu (nome originario della Kyenge, ndr), ma contro lo spirito che lo ha spinto a ingiuriare. Tu che puoi punire o perdonare, libera questo tuo figlio dalla malvagità dello spirito. Fai che riconosca il suo peccato e che porti il suo pentimento davanti a Cécile». A rinforzare la richiesta del pastore intervengono anche gli iniziati. Portano la foto di Calderoli davanti all'altare degli antenati e chiedono il loro intervento perché chi ha insultato si liberi dallo spirito che ha guidato le sue parole. Preghiera accolta. La porticina dell'altare si spalanca e Calderoli finisce tra le effigi dei capi villaggio, antenati del ministro Cécile Kyenge.

Sono milanese da generazioni

Il dramma è che dalle mie parti c'è ancora chi da il voto a questa gentaccia, corrotti,razzisti e ignoranti che hanno portato la mafia anche al nord.

Intolleranza

Tutta la mia stima per il tuo accorato post. Anche se è difficile trovare qualcuno che veramente meriti il voto in Italia sono d'accordo che i primi che vanno esclusi sono coloro che manifestano bieche forme di intolleranza.

Una ricorrenza per Calderoli & C

SU QUESTO BLOG SI FA CULTURA E QUESTA E' CULTURA CIVILE
Cinquant'anni fa Martin Luther King, nato Michael King, guidò verso Washington la "marcia per il lavoro e la libertà". Era il 28 agosto del 1963. Una giornata di sole. L'America era in bianco e nero, la musica iniziava a vestire fiori colorati, il presidente era John F. Kennedy. E quello un Paese che andava verso il futuro e voleva farlo senza catene. Jfk aveva presentato al Congresso un provvedimento che sanciva pari diritti per bianchi e neri. Aveva contro il Sud di Stati che non riuscivano a diventare uniti.
Oggi l'America ha un presidente nero che nello Studio Ovale della Casa Bianca ha un busto del reverendo e la foto incorniciata del programma della manifestazione di quel giorno a Washington. Solo che dopo aver pronunciato il suo discorso non è andato a visitare la Casa Bianca, c'è tornato a dormire.
Per Barack Obama Martin Luther king è un eroe, di più, un profeta. Un esempio. Salire su quello stesso palco da presidente è la prova della lotta d'altri, del reverendo, delle sue parole e del suo sogno. "Sono qui, siamo qui, grazie a quelle battaglie e a quelle marce. La fiamma della giustizia non è mai morta", ha detto il presidente. "Siamo in debito con chi ha sacrificato la vita per cambiare il nostro Paese. Con chi ha marciato insieme in quegli anni. Per noi".
"Non sono morti invano. Sono degli eroi. Martin Luther King ha dato speranza a milioni di persone. L'America è divenuta più libera e giusta, non solo per gli afro-americani ma anche per i latinos e i gay. Grazie a loro sono cambiati i legislatori, il Congresso, e alla fine anche la Casa Bianca è cambiata. E ora noi abbiamo il dovere di continuare il loro sogno", ha detto il presidente di fronte alla folla. E davanti alla famiglia King. Ai suoi figli, ai nipoti.
Deve tenerli uniti. Il discorso di Obama non è stata solo una celebrazione, ma una promessa. Ha ripreso quegli stessi fili, per fare altri nodi. "Serve il coraggio, lo stesso coraggio", ha continuato a dire. Bisogna ancora marciare.
Obama ha anche parlato della attuale "povertà tremenda dei giovani", così come dell'"assistenza sanitaria inadeguata" e della posizione di tutti i lavoratori americani "che è peggiorata". Perché "quel sogno è ancora sfuggente".
Poi ha aggiunto che "quello che King descriveva era il sogno di tutti gli americani". "Abbiamo una scelta, possiamo continuare nella strada attuale in cui questa democrazia può fermarsi" o "la stragrande delle famiglie non arriva alla fine del mese" oppure "possiamo cambiare", ma è necessario collaborare e "rialimentare l'empatia tra di noi". "America - ha concluso - io so che la strada sarà lunga, forse inciamperemo, ma ci rialzeremo".
"I have a dream", il sogno 50 anni dopo. Obama: "Liberi grazie a Martin Luther King" Barack Obama, la first lady Michelle Obama, Jimmy Carter e Bill Clinton
Il 28 agosto del 1963. A celebrare il proclama di emancipazione al Lincoln Memorial di Washington arrivarono oltre 250 mila persone. Cinquantamila, molto meno della metà, erano afroamericane. Con King in testa, alla manifestazione andarono anche i 'Big Six', i leader delle sei grandi organizzazioni per i diritti civili. Roy Wilkins (National Association for the Advancement of Colored People), Whitney Young (National Urban League), A. Philip Randolph (Brotherhood of Sleeping Car Porters), John Lewis (Student Nonviolent Coordinating Committee-SNCC) e James L. Farmer Junior (Congress of Racial Equality). Kennedy era preoccupato dei disordini che sarebbero potuti diventare incontrollabili. Ma alla fine decise di concedere il suo appoggio.
Salì sul palco e strinse la mano a King. Quel giorno, da quel palco, di fronte a quella folla, che arrivò poco a poco fino a stiparsi e a marciare compatta, furono prounciate le parole del discorso "I have a dream". Erano le ore 15 di 50 anni fa.
Oggi l'America lo ha ricordato, unita. Dopo il raduno di sabato scorso, con la marcia presso il National Mall della capitale, sullo stesso palco al Lincoln Memorial di Washington sono saliti in tanti. Prima di Obama, i suoi predecessori democratici Jimmy Carter e Bill Clinton insieme alla famiglia del reverendo e il deputato John Lewis, che parlò in prima persona alla marcia del 1963. E che oggi ha rimarcato: "Dobbiamo fare ancora tanta strada".
Una marcia e un discorso che "hanno cambiato l'America", ha detto l'ex presidente americano, Bill Clinton. Prima di lui è salito sul palco del Mall di Washington l'ex presidente Jimmy Carter che ha continuato a dire "se Martin Luther King non ci fosse stato è improbabile che io, Clinton e Obama" saremmo stati presidenti.
Con loro anche star dello spettacolo, come Oprah Winfrey, Jamie Foxx e Forest Whitaker.
"Let freedom ring". Alla stessa ora del discorso, le 15 ora locale (21 in Italia), le campane delle chiese e dei monumenti di tutto il mondo hanno risuonato in contemporanea. Non solo a Washington, ma in tutti gli Usa, fino all'Alaska, dove i partecipanti hanno fatto suonare anche i campanacci delle mucche. Così come in altre parti del mondo. "Let freedom ring": a Trafalgar Square a Londra, ma anche in Giappone, Svizzera, Nepal e Liberia. Il sindaco di Londra Boris Johnson ha affermato a proposito che il discorso di King continua a ispirare le persone.
"I have a dream". Si racconta che il discorso, tra i più famosi della storia americana, King lo preparò poche ore prima di salire sul palco. Un messaggio di speranza e lotta per un mondo migliore e privo di diseguaglianze. Meno di cinque anni dopo il reverendo fu ucciso fuori la stanza di un motel di Memphis. In un grigio aprile del Tennessee.
Diciassette minuti di discorso. Di cui solo i primi sette paragrafi erano preparati. Martin Luther King lo buttò giù appena arrivato al Willard Hotel di Washington la notte prima della marcia. Chiamò i suoi assistenti nella lobby e loro cominciarono a dare consigli. Uno voleva che parlasse del lavoro, un'altro della discriminazione. Alla fine, dopo averli ascoltati King disse: "Grazie fratelli, capisco. Apprezzo i suggerimenti. Ora andate e lasciate che mi consigli con il Signore". Poi salì nella sua stanza. Cercava il ritmo. Come in un gospel. Finì di scrivere alle 4 di mattina. Poi consegnò i fogli perché fossero dattiloscritti e consegnati alla stampa.
Secondo quanto racconta Clarence Benjamin Jones, consigliere e amico intimo del reverendo: "Avevamo selezionato insieme i temi e lui aveva steso il testo. Poi a un certo punto Mahalia Jackson, la grande cantante gospel che aveva aperto la manifestazione, ha iniziato a urlare: 'Parla del sogno, Martin! Parla del sogno!'. Ero a pochi metri di distanza e ricordo benissimo che King ha accantonato i fogli e ha preso a parlare a braccio. La parte che è entrata nella storia era in realtà improvvisata, ed è anche questa la sua forza. Con un discorso spontaneo ha espresso un concetto che si può riassumere in tre parole: All, Here, Now. Vogliamo tutto, qui e ora. Non possiamo tralasciare il valore che la spontaneità e l'improvvisazione hanno avuto quel giorno". La tesi di Jones è confermata. George Raveling, un ex giocatore di basket che si trovava sul palco, conserva ancora i fogli originali.
Il sogno. Cinquant'anni fa non c'era mai stata una tale folla in corteo a Washington. La "marcia per il lavoro e la libertà" chiedeva la fine della segregazione razziale nelle scuole, una legge sul tema dei diritti civili, la protezione dalle brutalità della polizia per gli attivisti, uno stipendio minimo di 2 dollari all'ora per tutti i lavoratori. E un organo di auto-governo per Washington D.C., a quel tempo governata da un comitato. Quel discorso, quelle parole chiedevano tanto, chiedevano un sogno. Chiedevano che l'impossibile diventasse reale.
Il primogenito: "Ancora tanto da fare". "A troppi americani vengono ancora offerte opportunità non adeguate per sfuggire alla povertà, alla disoccupazione, alla discriminazione e la violenza", ha detto dalle pagine del 'Washington Post', Martin Luther King III, il primogenito. "La massiccia presenza" e il "meraviglioso spirito dei partecipanti", è stata una potente testimonianza del sogno duraturo che mio padre ha condiviso con la nostra nazione e con il mondo mezzo secolo fa". "La data del 28 agosto 1963 - ha detto - fu scelta per commemorare l'ottavo anniversario della brutale uccisione del 14enne Emmett Till. Il clamore che ne è seguito ha contribuito a risvegliare una nuova era di proteste contro l'ingiustizia razziale. Mezzo secolo dopo, tuttavia, i giovani afroamericani hanno ancora buone ragioni per temere la violenza a sfondo razziale". "Non è possibile realizzare il sogno di una società pacifica fino a quando non avremo attuato un controllo misurato delle armi letali", ha continuato. "Realizzare il sogno di mio padre comporterà anche la trasformazione della nostra società in una in cui chiunque voglia un lavoro con uno stipendio decente lo possa avere".
"Guardando indietro non posso fare a meno di chiedermi: cosa penserebbe mio padre? Di una cosa sono certo. Si adopererebbe senza sosta per farci lavorare insieme, tutti, ad affrontare le questioni più urgenti di oggi. E reagire".
Incidente stradale per la famiglia King. La famiglia di Martin Luther King è stata coinvolta in un incidente stradale subito dopo la cerimonia per i 50 anni del discorso del padre dei diritti civili "I Have a Dream".
I familiari di King tra cui la sorella Christine King Faris e la figlia Berenice stavano lasciando Washington a bordo un pullman quando un furgone è passato col rosso costringendo l'autista a frenare bruscamente per scansare l'altro veicolo. Tutti incolumi tranne l'autista che è stato ricoverato in ospedale, riporta il sito Tmz.com.

Perfettamente calzante

In un blog che oramai è "RESISTENZA"

Direi "RESISTENZA AL'INCIVILTA' E ALL'INTOLLERANZA"

La scelta di definire questo blog "RESISTENZA", cara Alessandra è quasi commovente.

La resistenza è il nome attribuito ai movimenti che mettono in atto atteggiamenti ostili verso l'invasore di un paese occupato, od anche verso un governo di una nazione sovrana Movimenti di questo tipo, che sono prevalentemente di natura popolare, possono essere formati da un unico aggregato isolato oppure costituiti da più gruppi di persone dislocati ed organizzati in maniera più o meno articolata. Essi possono agire tanto tramite una resistenza passiva, come può essere la mancata collaborazione con l'invasore, quanto con la guerriglia armata, passando per il sabotaggio e lo spionaggio..

É MORTO IL PAESE CHE CONOSCEVO

Ecco il NUOVO paese dei furbi E DEI LADRI,

dell'ignoranza,

degli arrampicatori

dei Ricucci,

dei Fazio,

della Roma capitale parassitaria e provinciale,

del sud trasformato in un unico pendaglio malato,

del nord senza più onore,

ecco l'italia delle corruzioni,

delle conoscenze,

dello sfruttamento,

delle truffe,

l’italia de ciò i soldi del resto che mi frega,

l'italia assistita e assistenziale,

l'italia dei palazzi e dei palazzinari,

dei politici corrotti e dei magistrati distratti, del vorrei ma non posso,

l'italia del fanno bene lo farei pure io,

l’italia degli occhi rubati

l'italia dei parlamentari cocainomani ,

l'italia che non ha chiesto a nessun professionista se i cocainomani possano gestire un paese,

l'italia dello squallore politico,

l’italia dei furbi e dei .....i

l’italia napoletana che ride e muore

l’italia senza fu.turo

l’italia che ce l’ha duro, ma non si sa cosa

l’italia amante del sesso,

l’italia dei maiali sdoganati.

l’italia dei maiali in piena regola perche’ oggi il sesso è libero ma soprattutto è in tv, e se il sesso è in tv, pure i maiali hanno un valore.

L’italia delle veline, letterine, cagnettine, .....elline, sempre carine, belline ciccine , pici pici pici

l'italia delle pornostar senza ritegno

l'italia del maurizio costanzo che in fondo far la prostituta è un mestiere come un altro, basta che non lo faccia sua figlia

L’italia delle teen-agers che si vendono senza saperlo

L’italia delle donne con le mini-mini gonne

L’italia che l’uomo lo tengo per le palle

L’italia come il brasile di 20° anni fa: le don.ne, le nostre fig.lie si prostitui.scono, molte di nascosto dal marito, molte si prostituiscono al marito e si vendono ogni giorno della loro vita.

l’italia dei lap-dance dove le nostre figlie si vendono ogni notte.

l’italia dei pedofili e dei bimbi venduti come cani

L’italia senza regole

L’italia che se fai una denuncia per furto in casa, la polizia ti consiglia: lasci perdere è tutto tempo sprecato.

l’italia della gente onesta impotente, inc...ata e rassegnata

l’italia de non te preoccupà ce penzo io

l’italia de non te preoccupà conosco er presidente

l’italia de se tutto va bene coll’assessore ce famo na fortuna

l’italia de non ti preoccupare ho pagato le persone giuste

l’italia che usa “zelig cabaret “ come una supposta di antidolorifico

l’italia che ride e si diverte

l’italia malata di edonismo, (gli anticorpi della professionalità curano l’edonismo e i privilegi smanacciati)… l’italia senza anticorpi sociali.

l’italia edonista senza professionalità, approssimativa, camuffata, apparente,

l’italia che crede senza sapere e sa senza credere…

l’italia del posto fisso

l’italia del posto sta.tale che se lavori sei un crumiro

l’italia che se lavori troppo sei bastardo

degli avanzamenti immeritati,

l’italia delle pensioni dorate

l’italia senza palle, senza futuro, senza dirigenti, ….solo cani affamati

l’italia che non va in galera neppure con gli omi.cidi

l’italia dei vent’anni alle bestie di satana

l’italia dell’ergastolo a Sofri, della grazia mai arrivata

del calcio finto e ignorante delle più sane regole sportive, dello spirito sportivo, dell’educazione per i giovani

l’italia degli “insegnamenti” drammatici agli adolescenti

l’italia del porno a 10 anni

dei videoporno a 12

delle pornoragazzine nude sui telefonini per 10 euro

l’italia che fa finta di saper gestire tutto sto casino e non gestisce nulla

l’italia senza controlli, senza regole, senza uomini

l’italia dei giornali della stampa venduta al Dio denaro

l’italia dei direttori dei quotidiani con stipendi da 8000 € al mese

l’italia dei vampiri

l’italia delle coste cementificate, dei veleni buttati a mare, dei fiumi più inquinati d’europa

l’italia delle bellezze perdute…

non più comica ma umorista (pirandello)

l’italia che pena e che affonda…l’italia inzuppata, ammollo nel mediterraneo

l’ italia che rischia di rimanere senz’acqua.

L’italia delle pensioni da 400 euro al mese

L’italia delle tasse doppie rispetto all’europa e 10 volte tanto i paesi in via di sviluppo

L’italia mai rispettata, ne dai politici ne da chi la abita

L’italia bistrattata, derubata svenduta, prosciugata, sbeffeggiata, insultata, smembrata, prostituita

L’italia senza giustizia, l’italia dei tribunali kafkiani, degli ospedali kafkiani, degli uffici statali kafkiani,

l’italia delle professioni privilegiate,

l’italia dei liberi professionisti che non pagano tasse, l’italia dei commercialisti che ti insegnano a rubare, degli avvocati che hanno venduto l’anima al diavolo,

l’italia delle ville abusive in costa azzurra ma tanto noi possiamo

l’italia delle case abusive a Ischia, che poi crollano

l’italia che non distingue più tra politica e mafia

l’italia che gli italiani hanno imparato a sfruttare

l’italia statale che non funziona più, l’italia che se è di tutti, è soprattutto mia e la spremo !

l’italia dei treni ignobili

l’italia dei treni in ritardo

l’italia senza treni

l’italia che non riesce a gestire una compagnia di bandiera

l’italia che non riesce a gestire aeroporti

l’italia che ruba nelle valige dei viaggiatori

l’italia che non riesce a licenziare i ladri

l’italia che se sei camorrista sei degno di rispetto

l’italia che se sei un operaio sei morto dal primo giorno di lavoro

L’italia degli ultras criminali

l’italia degli ultras, pieni, imbottiti di droghe prima della partita trattati come persone normali

l’italia degli ultras, poverelli, scortati sennò si fanno male….

l’italia degli ultras che dai oggi ci divertiamo, e se rimane un vetrina intatta siete dei .....i

l’italia della polizia rassegnata

l’italia della polizia costretta a chiudere gli occhi per sentirsi accettata

l’italia della polizia che ruba …….perchè alla fine non gli rimane altro

l’italia della polizia che rischia la vita ogni giorno, della polizia bistrattata l’italia irriconoscente

l’italia che non sa più cos è il bene e cosa è il male

l’italia che se mi faccio un kilo di coca al giorno voglio vedere chi caxzo ha il coraggio di dirmi qualcosa

l’italia che non vede non sente non parla

l’italia paese mediorientale in piena europa

l’italia ferma da 30 anni,

l’italia legata al passato e mai presente

l’italia dei lavori che ormai non servono più, l’italia dei lavori che andavano fatti 20/30 anni fa

l’italia extracomunitaria predisposta al crimine

l’italia che finge di essere evoluta, accoglie extracomunitari e li indirizza direttamente alla criminalità

l’italia del calcio che passa sopra ai morti

l’italia sen’anima ne mestiere

l’italia arida, desolata, degli stadi pieni nonostante tutto

l’italia delle partite nonostante tutto

l’italia dei presidenti dei club nonostante tutto

l’italia dei morti allo stadio nonostante tutto

l’italia della scuola inesistente

l’italia delle università devastate, dei baroni, dei papponi,

l’italia che se vuoi superare un concorso devi pagare

l’italia degli ignoranti

l’italia dei genitori che denunciano gli insegnanti

l’italia delle insegnanti che si fanno mettere le mani nel cxlo.

L’italia delle lauree comprate

L’italia delle lauree conseguite con i crediti, regalate ai dipendenti statali,

L’italia della giustizia fai da te, perché non la fa nessuno.

L’italia dei giovani senza lavoro

L’italia della nuova emigrazione

L’italia dei conti pubblici falsificati.

L’italia dei conti pubblici che neppure chi li fa ci capisce qualcosa

L’italia che da i numeri

l’italia che ci sopporta

l’italia che …………

sarebbe ora diventasse tedesca

Sono perfettamente d'accordo

e mi domando con quale coraggio Roberto Maroni riesce ancora a guardarsi allo specchio dopo tutto ciò.

Meritocrazia, io non l'ho vista

Pensavo stamattina che, crisi o non crisi, una delle principali ragioni per cui tante cose vanno male è che vengono condotte male. Tutti noi abbiamo fatto esperienza di insegnanti incapaci di insegnare, dirigenti incapaci di dirigere, capi incapaci di capeggiare, rappresentanti incapaci di rappresentare. E, corrispettivamente di veri talenti in tutti i settori tenuti fuori dalle linee di decisione e di comando in quanto “incontrollabili” e perciò “inaffidabili”.
Possibile che i sapienti e gli illuminati che ci sono stati dati in dono siano buoni solo per scrivere livre de chevet o per animare dibattiti, e mai per decidere ciò che va deciso, mai per fare politica? Questo vale in particolar modo per il nostro Paese, patria del familismo e della raccomandazione. Ho sempre pensato che una quota fisiologica di raccomandati va messa nel conto, ma negli anni ho visto ingigantirsi questa quota fino a diventare maggioritaria e sempre più arrogante: i mediocri fanno blocco tra loro e sbarrano la strada ai più capaci.
Il termine “meritocrazia” è bruttino, ma da qualche tempo non si fa più nemmeno la fatica di pronunciarlo, nemmeno per fare un po’ di scena. Sembra che non si prenda più in considerazione l’ipotesi di affidarsi, per uscire dai guai, a chi avrebbe capacità e idee per tirarcene fuori. Anzi: nella penuria, la situazione si aggrava, e i non-capaci serrano le fila. Dice Roger Abravanel, autore del saggio “Meritocrazia” che “negli USA, patria della meritocrazia, le “recommendations” portano a riempire un posto di lavoro su due. Si tratta però di “raccomandazioni” molto diverse dalle nostre. Chi segnala qualcuno particolarmente bravo e adatto per un posto di lavoro lo fa con grande cautela, perché mette in gioco la propria stessa reputazione e risponderà moralmente della performance della persona segnalata; da noi, invece, si raccomandano con leggerezza persone che non si conoscono (dal punto di vista delle capacità professionali) per posti di lavoro che non si conoscono“.
Una delle ragioni per cui il merito viene osteggiato è l‘idea egualitaristica che pensa alla meritocrazia come a un’ingiusta aristocrazia, in cui solo i migliori avrebbero opportunità e tutti gli altri rimarrebbero indietro. E invece alla nostra non-meritocrazia corrisponde una delle società più ineguali dell’Occidente, con ridottissime chance di mobilità sociale. La valorizzazione del merito è una chance, non un ostacolo alla democrazia.

Non ne ne ossiamo più

come ha ragione ! ma c è di peggio.In alcune aziende pubbliche della mia zona, carrozzoni, a volte capita, che venga assunta una persona in gamba,volenterosa,capace.Dopo 5 giorni viene convocata dal superiore e viene reguardita di smettere di lavorare con tanto impegno, di impiegare più tempo a svolgere le pratiche ,di assecondare gli altri che da tempo vi lavorano,si fa per dire. Tale persona racconta tale situazione e pur essendo brava, viene convinta ad adattarsi, perchè un altro posto non lo troverà, e deve dar da mangiare alla famiglia. Grazie a chi ha creato questa mentalità che è un evasore di doveri, da perseguire come l'evasore fiscale, ma non l'hò mai sentito in televisione.Noi italiani siamo straordinari,perchè per tanti anni, troppi ci siamo permessi di sopportare e mantenere questa situazione,ma ora basta,non ce la facciamo più, e fra poco ne vedrmo le conseguenze.

Italia bloccata

C'è un'Italia bloccata, ostaggio di una "classe dirigente generale" separata dal resto della società, articolata sul modello feudale, che non vuole rinunciare ai privilegi conquistati. I mali italiani non sono imputabili soltanto alla "casta". Infatti la società italiana coltiva con la classe dirigente una certa dose di complicità, in cambio della tolleranza e della comprensione dei propri istinti egoistici. La presenza di questa società al tempo stesso vittima e complice è evidenziata dall'esistenza di tre Pil: quello ufficiale, quello sommerso e uno criminale. L'Italia può uscire dalla crisi solo rompendo questa complicità, attraverso la riscoperta dei doveri e delle responsabilità.

Hai ragione

Siamo un Paese che già faceva abbastanza schifo confrontandoci soprattutto con il nord Europa, ma questi 20 anni di berlusconismo e direi anche di antiberlusconismo ci hanno bloccato rispetto a tutto il resto del mondo civile.

Partecipazione convegno

Luca Attias parteciperà il prossimo 9 luglio al convegno "Innovazione e competitività" promosso dalla ERNST&YOUNG (15,18.30) presso EY Business Center, via Po, 28.
Ecco il llnk del programma:
api.ning.com/files/*HDzBFbLBYwlJJoj6-fQ3VwV3qdemq0PmZLHfpDtmxXURvfI7qWhFK825xz*TJjceqTHCHCNPJwQT0hkkqCGOSDwrb5Q*QYb/Innovazione.jpg

Evento "Innovazione e Competitività" spostato al 9 ottobre

L'evento "Innovazione e Competitività" organizzato da Ernst & Young e CDTI Roma
//cdtiroma.ning.com/events/event/listByDate?date=2013-10-09
è stato spostato al 9 ottobre

occasione da non perdere

Mobilitiamoci per far venire qualcuno che conta a questo convegno è una occasione da non perdere. Caio, Ragosa, Palmieri, Lanzillotta, Casalino ....

Evento "Innovazione e Competitività" spostato al 9 ottobre

L'evento "Innovazione e Competitività" organizzato da Ernst & Young e CDTI Roma
//cdtiroma.ning.com/events/event/listByDate?date=2013-10-09
è stato spostato al 9 ottobre

Andiamoci tutti il 9 di ottobre

Una presenza consistente anche di chi ha guà visto l'intervento al Forum PA 2013 sarebbe molto significativa.

Il convegno del 9 luglio con Luca Attias è stato rimandato

Ho avuto la conferma ufficiale che il convegno con Luca Attias è stato rimandato a data da destinarsi per problemi organizzativi

Niente complotti

Niente complotti, il convegno è stato semplicemente rimandato al 9 di ottobre.

Il blog comincia ad avere il suo effetto

Il blog comincia ad avere il suo effetto, diamoci dentro e qualcosa di buono ne uscirà.

Una vita da informatico

Si è parlato e si continua a parlare molto (sempre di più) in tutte le Pubbliche Amministrazioni dell’intervento dell’ing. Attias all’ultimo Forum PA, e sicuramente ciò è una buona cosa. Tutti concordano su quanto è difficile preparare una esposizione di questo tipo, soffermandosi sul fatto che ci vogliono mesi per riuscire a comunicare con quella ironia, chiarezza e semplicità dei concetti piuttosto difficili.
Io personalmente ho una opinione ancora più radicale, questo intervento non può essere preparato ne in due mesi e neppure in due anni, per arrivare a quei contenuti ci vogliono almeno una decina di anni, ci vuole una vita di maturazione di esperienze che attraversa numerosi passaggi intermedi.
Solo quando un numero consistente di persone riuscirà a percepire veramente tutto ciò che c’è dietro quelle slide, e ci vorrà molto molto tempo, il lavoro iniziato l’ultimo giorno del Forum PA 2013 potrà dirsi positivamente concluso.
Al momento quello che va fatto, per chi ci crede, è diffondere e analizzare il più possibile, tramite discussioni costruttive, il keynote dell’ingegnere.

Una proposta operativa

Il successo delle interviste e dei keynote dell’ingegnere è un dato oramai incontrovertibile. Come, secondo me, è innegabile che l’ultimo intervento al Forum ha aumentato in modo molto consistente il numero di persone che seguono sia questi blog che tutto ciò che intorno ad essi si muove.
Il tuo Roberto è uno dei post più centrati all’interno di questo spazio, anche se sono altrettanto convinta che in pochi possono comprenderne il contenuto fino in fondo.
Prendo spunto dalla tua ultima frase per proporre ai lettori più assidui una tecnica tipica di diffusione in rete e cioè di inserire i link degli interventi di Luca Attias, con un commento esplicativo, all’interno di altri blog il cui tema è simile, presenti sulla rete.

Tipo ……………..

Se siete interessati a tematiche che riguardano la digitalizzazione, la cultura informatica, la gestione delle risorse umane, il management e i rapporti tra queste tematiche e la pubblica amministrazione, vi consiglio i seguenti link:

//saperi.forumpa.it/relazione/verso-la-pa-digitale-0
//www.innovatv.it/video/2767932/luca-attias/future-government-quale-amministrazione-l-italia-del-2020
//saperi.forumpa.it/story/66057/la-classe-dirigente-che-non-ce-luca-attias-forum-pa-2012;
//saperi.forumpa.it/story/68340/la-valorizzazione-delle-competenze-nella-pa-il-video-del-keynote-di-lucaattias
//saperi.forumpa.it/story/33513/linnovazione-comincia-dalle-persone

diamoci da fare ...
Francesca

Disponibilità

Per quel che mi riguarda sono pronto e ti darò una mano.

Importante precisazione

La tuo Roberto è una precisazione importante, se qualcuno si aspetta di vedere Luca Attias al Forum PA 2014 con un intervento di questo calibro su argomenti diversi, allora non ha capito nulla ed è meglio che il prossimo anno faccia un salto al cinema piuttosto che venire al Forum.

Guardate le slide con attenzione

Se guardate le slide dell'intervento di giovedì scorso al Form Pa vi accorgerete che già solo i titoli sono delle pillole straordinarie di cultura. Non sono slide ma delle opere d'arte di un maestro della comunicazione e grande esperto dell'information technology.

Intoccabili

La slide degli intoccabili dimostra che l'ing. Attias è uno dei pochi che ha veramente capito quali sono i problemi della Pubblica Amministrazione italiana e sa anche come risolverli. Dategli gli strumenti per farlo.

Per chi non lo sapesse do avviso

che la discussione sta continuando anche su un altro blog:
saperi.forumpa.it/relazione/verso-la-pa-digitale-0#comment-23085

idea

In effetto tutte le slide proposte da Attias sono talmente dense di contenuti che ognuna di esse potrebbe essere il titolo di uno specifico keynote.

keynote sugli intoccabili

Mi piacerebbe vedere approfondito in uno specifico keynote il tema trattato nelle slide delgi intoccabili. In quelle poche slide ci sono tutti i problemi delle amministrazioni: l'arroganza e l'ignoranza dei potenti, la totale mancanza di flessibilità, l'organizzazione scellerata del lavoro, i lavativi presenti in tutte le amministrazioni, i colli di bottiglia, la burocrazia antica nel senso più negativo del termine e tanti altri.

La competenza è importante

C'è un aspetto che nessuno ha ancora sottolineato del convegno finale del Forum PA di quest'anno, mi riferisco al fatto che di tutti i partecipanti l'unico veramente esperto di IT era proprio Luca Attias. Penso che ci sia una chiara relazione tra la sua competenza specifica e il successo del suo intervento. Una esposizione di quel tipo la può fare solo un grande esperto della materia. La quasi totalità dei convegni sulla PA digitale, a parte qualche rara eccezione, è gestita da politici, rappresentanti del Governo, esperti di comunicazione, finti neo-informatici, imprenditori ed è per questo che i veri informatici vedono in Luca Attias una specie di simboloi della loro rivalsa. Provate a chiedere agli altri cosa è UML, o il paradigma ad oggetti o il ciclo di vita del software e vedrete cosa vi rispondono

lobby

Forse uno dei motivi per cui l'ing. Attias contesta tanto le lobby è perchè noi informatici siamo forse gli unici a non essere riusciti a costituirne una. E' un problema di appartenenza e di requisiti che non sono facili da individuare e forse per questo non ne avremo mai una.

Mi riferivo chiaramente solo all'Italia

Per non essere frainteso chiarisco che in altre nazioni, ad es. negli Stati Uniti, la lobby informatica è potentissima. A mo di esempio riporto un interessante articolo ...................
La lobby delle aziende informatiche preme sui senatori Usa per ottenere più lavoratori immigrati specializzati.

A solo una settimana dal lancio della sua lobby di pressione politica, il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg viene accusato da un’inchiesta del Washington Post per “manovre” al Congresso volte a facilitare l’assunzione nella sua azienda di un maggior numero di dipendenti stranieri, senza rispettare norme più rigide previste dalla legge sull’immigrazione che verrà presentata dagli otto senatori “saggi” nei prossimi giorni.
Stando a quanto riportato dal giornale, i lobbisti di Facebook stanno facendo pressioni a Capitol Hill per inserire poche parole nella nuova legge sull’immigrazione, che consentirebbero al colosso di Zuckerberg e alle altre aziende del settore tecnologico di essere esentate dal rispetto della norma che richiede alle aziende Usa uno sforzo “in buona fede” per favorire l’assunzione di personale americano rispetto a quello straniero e di quella che stabilisce di pagare stipendi più alti ai dipendenti stranieri.
Secondo il Washington Post, le nuove misure a favore di Facebook farebbero parte di un compromesso raggiunto dall’industria tecnologica, che lamenta una carenza di personale specializzato.
Il quotidiano ricorda che di recente Facebook è stata bollata come “dipendente” dai visti H1B, avendo ormai superato la soglia del 15% di forza lavoro munita di questo permesso. Per questo motivo, l’azienda di Zuckerberg rischierebbe di dover rispettare le norme più severe previste dalla nuova legge sull’immigrazione, volte a colpire soprattutto le grandi aziende che impiegano ogni anno decine di migliaia di nuovo lavoratori H1B. Interpellata dal WP, Facebook non ha voluto commentare nello specifico sul visto, sottolineando invece come l’obiettivo della nuova legge sia quello di sostenere la ripresa economica del Paese.
(Red.)

Deadlock

Quella slide è l'esatta geniale rappresentazione (mai vista prima !) del fallimento della PA digitale nel nostro Paese. Se si prendesse atto di quanto contenuto in quella slide e, soprattutto, se il Presidente del Consiglio, come dice Luca Attias, prendesse in prima persona consapevolezza di ciò che è spiegato con quella slide, allora veramente ci potrebbe essere la svolta.

De-lucidazione

Sarò ignorante ma che diamine è questo deadlock, voi informatici usate termini tecnici e pensate sempre che tutti possano comprenderli.

mi sembra chiaro

io non sono un informatico ma il significato l'ho capito benissimo

Da wiki ........ senza offesa....... imparate a usare il web

In informatica il deadlock (o stallo) è una situazione in cui due o più processi o azioni si bloccano a vicenda, aspettando che uno esegua una certa azione (es. rilasciare il controllo su una risorsa come un file, una porta input/output ecc.) che serve all'altro e viceversa.
Un esempio è rappresentato da due persone che vogliono disegnare. Per disegnare hanno a disposizione solo una riga e una matita. Per disegnare hanno bisogno di entrambe. Potendo prendere un solo oggetto per volta, se uno prende la matita e l'altro prende la riga, e se entrambi aspettano che l'altro gli dia l'oggetto che ha in mano, i due generano un deadlock.
Questa situazione può esser vista come un paradosso (come la questione dell'uovo e della gallina) e non può essere risolta, ma si può prevenire. Applicazioni che sono tipicamente soggette ai deadlock sono i database, nel caso in cui ci siano richieste circolari di accesso esclusivo da parte di diverse transazioni sulle stesse risorse, oppure i sistemi operativi che gestiscono l'accesso contemporaneo a file e a dispositivi di I/O di diversi processi.

Non credo ci sia bisogno di spiegare anche la "bellissima" slide dell'ing. Attias che appare a mio modesto parere alquanto esplicativa

Non sono solo

Grazie del tuo post Alessandra pensavo di essere l'unico ad aver capito la portata di alcune considerazioni fatte dall'ing. Attias all'ultimo Forum PA.

L'Italia

In un altro Paese uno così l'avrebbero fatto Ministro dell'informatica, in Italia già è tanto che è arrivato dove è arrivato. Per la sua salute però farebbe bene a mettersi un pò da parte che gira gira se continua a fare certe affermazioni qualcuno gli farà passare un grosso guaio.

Trasformiamo l’energia potenziale in energia cinetica

Le forme che l'energia assume sono molteplici. Tra le più importanti possiamo citare l'energia cinetica e l'energia potenziale. Tanto per chiarire: l'energia cinetica è l'energia dovuta al moto, mentre l'energia potenziale è l'energia di cui un corpo dispone in virtù della posizione che occupa.

Facciamo un facile esempio. Immaginiamo un oggetto, inizialmente fermo ad una certa altezza dal suolo, e che venga lasciato cadere. Prima che inizi a muoversi, la sua velocità e quindi la sua energia cinetica sono pari a zero, mentre la sua energia potenziale è massima. Se tale oggetto cade, la sua energia cinetica aumenta e, in modo corrispondente, diminuisce la sua energia potenziale. Quando l’oggetto toccherà il suolo, la sua energia cinetica sarà massima, mentre la sua energia potenziale sarà nulla. E’ avvenuta cioè una trasformazione di energia potenziale in energia cinetica.

Considerando che senza movimento non può esserci cambiamento, e che senza cambiamento non può esserci miglioramento, credo che i tempi siano maturi per passare all’azione. Dobbiamo cioè trasformare la nostra energia potenziale in cinetica, dobbiamo permettere a quell’oggetto, che prima era sospeso, di cadere al suolo.

Tutto quanto sta accadendo qui, ora, grazie al dott. Attias sta fortemente alimentando la nostra energia potenziale. Un’enorme quantità di buona energia che non possiamo lasciar dissipare, che non possiamo sprecare. Abbiamo il dovere morale di far qualcosa.

Ringrazio voi tutti per l’attenzione prestata e mi complimento con il dott. Attias per il suo splendido lavoro.

Prima regola: Semplicità

Ieri notte mi sono rivisto il contributo del dott. Attias, lo avevo già apprezzato nel pomeriggio di giovedì al palazzo dei congressi. Indipendentemente dai contenuti (forti e di assoluto rilievo), ho deciso di scrivere qui due righe, oggi, per sottolineare una particolarità che mi è saltata all’occhio solo con una più attenta rilettura della “formula Attias”: La sua estrema semplicità. Il dott. Attias è un semplice e, pertanto, espone le sue scottanti verità in maniera altrettanto semplice, ovvero chiara, diretta, trasparente, e con atteggiamento personale spontaneo e cristallino. Nessun artificio. E’ questo, secondo me, l’ingrediente segreto che fa della “formula Attias” una formula vincente. Tanti complimenti a lui e al suo Staff.

Semplice e buono come il pane

Sono d’accordo con Peppe al 100%. Riflettevo sull’importanza della semplicità proprio oggi. Ho lo hobby della cucina ed ho trascorso buona parte del pomeriggio a preparare il pane fatto in casa (ne faccio uno con noci e basilico che è uno spettacolo) e, mentre maneggiavo quella pasta fatta essenzialmente di sola acqua e farina, riflettevo che da tale semplicità sarebbe poi scaturita una gran delizia, simbolo della nostra cultura: Il pane. Quanto sono importanti e buone le cose semplici? Per non parlare poi di quel buon profumo di pane appena sfornato che pervade l’intera casa… Auguro sinceramente a noi tutti che il “buon profumo” degli argomenti del dott. Attias pervada presto e definitivamente tutta la “Casa Italia”.

Umltà in primis

Una delle chiavi del successo del dott. Attias è sicuramente l’umiltà e il rispetto per il lavoro dei colleghi. E' sempre l’unico che alla fine di ogni intervento ringrazia pubblicamente i propri collaboratori, anche rischiando di essere mandato a quel paese perché sfora con il tempo a disposizione. La capacità di unire delle straordinarie (forse uniche) competenze informatiche con delle eccellenti capacità manageriali e di gestione risorse umane ne hanno fatto una specie di modello per tutti.

Imparate a gestire le risorse umane

Molti dirigenti della Pubblica Amministrazione non hanno idea di come si gestiscono le risorse umane. Spesso svolgono in lavoro in proprio perchè non si fidano dei propri collaboratori o perchè non vogliono condividere con loro le informazioni. Ai concorsi per dirigente oltre a non chiedere nulla di informatica non si chiede nulla neppure sulla gestione delle risorse umane, interessa solo che il dirigente conosca a memoria le norme.

Concorsi

I concorsi così come sono fatti non selezionano affatto i migliori, bisogna trovare altre strade.

Meritocrazia e concorsi

Un Paese paralizzato, in cui la parola “meritocrazia” non è di casa. I concorsi pubblici in Italia sono ormai mosche bianche per pochi fortunati. Un terno all’otto che tanti, tantissimi ambiscono a vincere. Ma ai quali lo Stato non dà nemmeno la possibilità di partecipare. Ci sono interi ministeri in cui le porte di entrata sono sbarrate ai giovani. Si esce, ma non si entra, se non attraverso la solita raccomandazione. La laurea, i corsi di specializzazione, gli stage all’estero, la conoscenza delle lingue, non servono a nulla. Perché tanto non si fanno selezioni per assumere nuovo personale di cui, in molti uffici, ci sarebbe grande bisogno.
Nella polizia di Stato l’ultimo concorso per agenti aperto alla vita civile risale al 1996. I poliziotti ormai provengono dal servizio militare e sono volontari in ferma breve e in ferma prefissata. Questo vuol dire essenzialmente due cose: sempre meno donne in polizia (attualmente solo il 12% degli agenti) e personale che arriva già “vecchio” dopo la leva. “Sono anni che chiediamo un concorso pubblico per i civili – spiega Daniele Tissone, segretario nazionale Silp-Cgil – Anche perché attualmente gli agenti sono in sottorganico di 7 mila unità. Per ogni tre persone che se ne vanno, ne entra una. E ormai l’età media è arrivata a 40 anni”. Lo stesso discorso vale per gli ispettori e i periti tecnici, gli ultimi concorsi risalgono rispettivamente al 1998 e al 2000. Solo i commissari di polizia riescono ad avere il giusto ricambio con 100 posti banditi annualmente.
Anche nella polizia penitenziaria il personale arriva dall’esercito. Il concorso da ispettori è stato fatto nel 2003 ma, a seguito di un contenzioso giudiziario, è ancora bloccato. Vengono istituite nuove carceri senza che sia assicurato il turn-over. La carenza di organico nell’intero settore si attesta sulle 8 mila unità. Basti pensare che il rapporto di educatori-detenuti è di 1/70. L’ultima selezione per questo profilo professionale risale al 2006. Le cose non vanno meglio ai Vigili del Fuoco. Per il personale amministrativo sono anni che non si fa un reclutamento, mentre per gli operativi è stato necessario riaprire le graduatorie del 2007-2008. Chi è davvero alla canna del gas, però, è la giustizia. Si è persa traccia nella memoria dei concorsi per cancellieri nei tribunali (2001) o degli ufficiali giudiziari (2004). Mancano all’appello 6.000 dipendenti e quest’anno, con i pensionamenti, il numero è destinato a crescere di altre 3 mila unità. L’età media al ministero di via Arenula (unico esentato dalla spending review) è 55 anni e il dipendente più giovane ne ha 42. Per fare fronte alle esigenze d’ufficio si ricorre a tirocinanti in cassa integrazione o al gettone di presenza per carabinieri e finanzieri. Nei distretti giudiziari di Milano e Venezia, lo scoperto tocca il 30%. Nemmeno i minori fanno eccezione. In alcune città come Roma e Napoli c’è un assistente sociale del Tribunale minorile ogni 50 ragazzi. L’ultimo concorso per questa figura professionale risale, infatti, al 2003. Nel settore della giustizia si salvano solo i notai, per i quali viene assicurata una selezione all’anno. Mentre il concorso in magistratura è diventato una “lotteria” con 300 posti messi a bando ogni 2 anni per circa 5 mila aspiranti.
Al Ministero del Lavoro gli amministrativi non esistono più, saranno 15 anni almeno che non si fa una selezione. Per mandare avanti la macchina burocratica si è costretti a ricorrere agli ispettori del lavoro. Così facendo, però, si lascia sguarnito un settore strategico come il controllo nei cantieri. Alla Difesa, invece, l’area più in sofferenza è quella degli arsenali e dei poli di mantenimento che garantiscono la manutenzione dei mezzi militari. Sono gli unici stabilimenti industriali pubblici rimasti in Italia e ora il rischio è che gli artigiani che ci lavorano (età media 50 anni) non possano trasmettere il know-how ai giovani. Al Ministero degli Esteri gli unici che hanno diritto a fare concorsi sono i diplomatici, non soggetti ai limiti del turn over. La piramide è stata rovesciata: ci sono ben mille dirigenti a fronte di 3.500 impiegati. La metà di questi lavora in 400 sedi dislocate nel mondo. In Tunisia, ad esempio, ci sono solo tre impiegati che si occupano del rilascio di visti. È ovvio poi che il servizio degli italiani all’estero venga percepito come insoddisfacente. E la paralisi delle assunzioni significa anche più spese per lo Stato. I Beni culturali, infatti, sono costretti ad affidarsi a imprese esterne per le attività di scavo e restauro. Nel frattempo il personale interno va in pensione senza speranza che, per i prossimi 4 anni, venga rimpiazzato da nuove leve.

Perchè ?

Luca Attias ha fatto una proposta serissima e semplice sui concorsi che cambierebbe totalmente la qualità delle assunzioni nella PA, perchè nessuno la prende minimamente in considerazione ?

A proposito di concorsi

In Italia tutti sanno che i concorsi pubblici sono truccati e nessuno fa niente, tantomeno i magistrati. Gli effetti sono che non è la meritocrazia a condurre le sorti del sistema Italia, ma l’incompetenza e l’imperizia. Non ci credete o vi pare un’eresia? Basta dire che proprio il Consiglio Superiore della Magistratura, dopo anni di giudizi amministrativi, è stato costretto ad annullare un concorso già effettuato per l’accesso alla magistratura. Ed i candidati ritenuti idonei? Sono lì a giudicare indefessi ed ad archiviare le denunce contro i concorsi truccati. E badate, tra i beneficiari del sistema, vi sono nomi illustri.IL VADEMECUM DEL CONCORSO PUBBLICO TRUCCATO.
INDIZIONE DEL CONCORSO: spesso si indice un concorso quando i tempi sono maturi per soddisfare da parte dei prescelti i requisiti stabiliti (acquisizione di anzianità, titoli di studio, ecc.). A volte chi indice il concorso lo fa a sua immagine e somiglianza (perché vi partecipa personalmente come candidato). Spesso si indice il concorso quando non vi sono candidati (per volontà o per induzione), salvo il prescelto. Queste anomalie sono state riscontrate nei concorsi pubblici tenuti presso le Università e gli enti pubblici locali.
COMMISSIONE D’ESAME: spesso a presiedere la commissione d’esame sono personalità che hanno una palese incompatibilità. Per esempio nella commissione d’esame centrale presso il Ministero della Giustizia del concorso di avvocato è stato nominato presidente colui il quale non poteva, addirittura, presiedere la commissione locale di Corte d’Appello. Cacciato in virtù della riforma (decreto-legge 21 maggio 2003, n. 112, coordinato con la legge di conversione 18 luglio 2003, n. 180). Spesso le commissioni d’esame sono mancanti delle componenti necessarie per la valutazione tecnica della materia d’esame. Le Commissioni d’esame hanno sempre e comunque interessi amicali, familistiche e clientelari. Seguendo una crescente letteratura negli ultimi anni abbiamo messo in relazione l’età di iscrizione all’albo degli avvocati con un indice di frequenza del cognome nello stesso albo. In particolare, per ogni avvocato abbiamo calcolato la frequenza del cognome nell’albo, ovvero il rapporto tra quante volte quel cognome vi appare sul totale degli iscritti, in relazione alla frequenza dello stesso cognome nella popolazione. In media, il cognome di un avvocato appare nell’albo 50 volte di più che nella popolazione. Chi ha un cognome sovra-rappresentato nell’albo della sua provincia diventa avvocato prima. Infine vi sono commissioni che, quando il concorso è a numero aperto, hanno tutto l’interesse a limitare il numero di idonei per limitare la concorrenza: a detta dell’economista Tito Boeri: «Nelle commissioni ci sono persone che hanno tutto da perderci dall’entrata di professionisti più bravi e più competenti».
I CONCORSI FARSA: spesso i concorsi vengono indetti per sanare delle mansioni già in essere, come il concorso truffa a 1.940 posti presso l’INPS, bandito per sistemare i lavoratori socialmente utili già operanti presso l’Ente.
LE PROVE D’ESAME: spesso sono conosciute in anticipo. A volte sono pubblicate su internet giorni prima, come è successo per il concorso degli avvocati, dei dirigenti scolastici, o per l’accesso alle Università a numero chiuso (medicina), ovvero, come succede all’esame con più sedi (per esempio all’esame forense o per l’Agenzia delle Entrate, le tracce sono conosciute tramite cellulari o palmari in virtù del tardivo inizio delle prove in una sede rispetto ad altre. Si parla di ore di ritardo tra una sede ed un’altra). A volte le tracce sono già state elaborate in precedenza in appositi corsi, così come è successo all’esame di notaio. A volte le prove sono impossibili, come è successo al concorsone pubblico per insegnanti all’estero: 40 quesiti a risposta multipla dopo averli cercati, uno ad uno, in un volume di oltre 4mila che i partecipanti alla selezione hanno visto per la prima volta, leggere quattro testi in lingua straniera e rispondere alle relative domande. Il tutto nel tempo record di 45 minuti, comprese parti di testo da tradurre. Quasi 1 minuto a quesito.
MATERIALE CONSULTABILE: spesso, come al concorso di magistrato o di avvocato dello Stato ed in tutto gli altri concorsi, ad alcuni è permessa la consultazione di materiale vietato (codici commentati, fogliettini, fin anche compiti elaborati dagli stessi commissari) fino a che non scoppia la bagarre. Spesso, come succede al concorso di avvocato, sono proprio i commissari a dettare il parere da scrivere sull’elaborato, tale da rendere le prove dei candidati uniformi e nonostante ciò discriminati in sede di correzione.
IL MATERIALE CONSEGNATO: il compito dovrebbe essere inserito in una busta da sigillare contenente un’altra busta chiusa con inserito il nome del candidato. Non ci dovrebbero essere segni di riconoscimento. Non è così come insegna il concorso di notaio. Oltre ai segni di riconoscimento posti all’interno (nastri), i commissari firmano in modo diverso i lembi di chiusura della busta grande consegnata.
LA CORREZIONE DEGLI ELABORATI. Quanto già indicato sono i trucchi che i candidati possono vedere ed eventualmente denunciare. Quanto avviene in sede di correzione è lì la madre di tutte le manomissioni. Proprio perchè nessuno vede. La norma prevede che la commissione d’esame (tutti i componenti) partecipi alle fasi di:
• apertura della busta grande contenente gli elaborati;
• lettura del tema da parte del relatore ed audizione degli altri membri;
• correzione degli errori di ortografia, sintassi e grammatica;
• richiesta di chiarimenti, valutazione dell’elaborato affinchè le prove d’esame del ricorrente evidenzino un contesto caratterizzato dalla correttezza formale della forma espressiva e dalla sicura padronanza del lessico giuridico, anche sotto il profilo più strettamente tecnico-giuridico, e che anche la soluzione delle problematiche giuridiche poste a base delle prove d’esame evidenzino un corretto approccio a problematiche complesse;
• consultazione collettiva, interpello e giudizio dei singoli commissari, giudizio numerico complessivo, motivazione, sottoscrizione;
• apertura della busta piccola contenete il nome del candidato da abbinare agli elaborati corretti;
• redazione del verbale.
Queste sono solo fandonie normative. Di fatto si apre prima la busta piccola, si legge il nome, se è un prescelto si dà agli elaborati un giudizio positivo, senza nemmeno leggerli. Quando i prescelti sono pochi rispetto al numero limite di idonei stabilito illegalmente, nonostante il numero aperto, si aggiungono altri idonei diventati tali “a fortuna”.
In effetti, con migliaia di ricorsi al TAR si è dimostrato che i giudizi resi sono inaffidabili. La carenza, ovvero la contraddittorietà e la illogicità del giudizio negativo reso in contrapposizione ad una evidente assenza o rilevanza di segni grafici sugli elaborati, quali glosse, correzioni, note, commenti, ecc., o comunque la infondatezza dei giudizi assunti, tale da suffragare e giustificare la corrispondente motivazione indotta al voto numerico. Tutto ciò denota l’assoluta discrasia tra giudizio e contenuto degli elaborati, specie se la correzione degli elaborati è avvenuta in tempi insufficienti, tali da rendere un giudizio composito. Tempi risibili, tanto da offendere l’umana intelligenza. Dai Verbali si contano 1 o 2 minuti per effettuare tutte le fasi di correzione, quando il Tar di Milano ha dichiarato che ci vogliono almeno 6 minuti solo per leggere l’elaborato. La mancanza di correzione degli elaborati ha reso invalido il concorso in magistratura. Per altri concorsi, anche nella stessa magistratura, il ministero della Giustizia ha fatto lo gnorri e si è sanato tutto, alla faccia degli esclusi. Già nel 2005 candidati notai ammessi agli orali nonostante errori da somari, atti nulli che vengono premiati con buoni voti, mancata verbalizzazione delle domande, elaborati di figli di professionisti ed europarlamentari prima considerati “non idonei” e poi promossi agli orali. Al Tg1 Rai delle 20.00 del 1 agosto 2010 il conduttore apre un servizio: esame di accesso in Magistratura, dichiarati idonei temi pieni zeppi di errori di ortografia. La denuncia è stata fatta da 60 candidati bocciati al concorso 2008, che hanno spulciato i compiti degli idonei e hanno presentato ricorso al TAR per manifesta parzialità dei commissari con abuso del pubblico ufficio. Riguardo la magistratura, l’avvocato astigiano Pierpaolo Berardi, classe 1964, per anni ha battagliato per far annullare il concorso per magistrati svolto nel maggio 1992. Secondo Berardi, infatti, in base ai verbali dei commissari, più di metà dei compiti vennero corretti in 3 minuti di media (comprendendo “apertura della busta, verbalizzazione e richiesta chiarimenti”) e quindi non “furono mai esaminati”. I giudici del tar gli hanno dato ragione nel 1996 e nel 2000 e il Csm, nel 2008, è stato costretto ad ammettere: “Ci fu una vera e propria mancanza di valutazione da parte della commissione”. Giudizio che vale anche per gli altri esaminati. In quell’esame divenne uditore giudiziario, tra gli altri, proprio Luigi de Magistris, giovane Pubblico Ministero che si occupò inutilmente del concorso farsa di abilitazione forense a Catanzaro: tutti i compiti identici e tutti abilitati. O ancora l’esame di ammissione all’albo dei giornalisti professionisti del 1991, audizione riscontrabile negli archivi di radio radicale, quando la presenza di un folto gruppo di raccomandati venne scoperta per caso da un computer lasciato acceso nella sala stampa del Senato proprio sul file nel quale il caposervizio di un’agenzia, commissario esaminatore, aveva preso nota delle prime righe dei temi di tutti quelli da promuovere. E ancora lo scandalo denunciato da un’inchiesta del 14 maggio 2009 apparsa su “La Stampa”. A finire sotto la lente d’ingrandimento del quotidiano torinese l’esito del concorso per allievi per il Corpo Forestale. Tra i 500 vincitori figli di comandanti, dirigenti, uomini di vertice. La casualità ha voluto, inoltre, che molti dei vincitori siano stati assegnati nelle stazioni dove comandano i loro genitori. Una singolare coincidenza che diventa ancor più strana nel momento in cui si butta un occhio ad alcuni “promemoria”, sotto forma di pizzini, ritrovati nei corridoi del Corpo forestale e in cui sono annotati nomi, cognomi, date di nascita e discendenze di alcuni candidati. «Per Alfonso, figlio di Rosetta», «Per Emidio, figlio di Cesarina di zio Antonio», «Per Maria, figlia di Raffaele di zia Maria». Piccole annotazioni, certo. Il destino, però, ha voluto che le tutte persone segnalate nei pizzini risultassero vincitrici al concorso.
GLI ESCLUSI, RIAMMESSI. Candidati che sono stati esclusi dalla prova per irregolarità, come è successo al concorso per Dirigenti scolastici, o giudicati non idonei, che poi si presentano regolarmente agli orali. L’incipit della confidenza di Elio Belcastro, parlamentare dell’Mpa di Raffaele Lombardo, pubblicata su “Il Giornale”. Belcastro ci fa subito capire, scandendo bene le parole, che Tonino non era nemmeno riuscito a prenderlo quel voto, minimo. «Tempo fa l’ex procuratore capo di Roma, Felice Filocamo, che di quella commissione d’esami era il segretario, mi ha raccontato che quando Carnevale si accorse che i vari componenti avevano bocciato Di Pietro, lo chiamò e si arrabbiò molto. Filocamo fu costretto a tornare in ufficio, a strappare il compito del futuro paladino di Mani pulite e a far sì che, non saprei dire come, ottenesse il passaggio agli orali, seppur con il minimo dei voti». Bocciato e ripescato? Magistrato per un falso? Possibile? Non è l’unico caso. Era già stato giudicato non idoneo, ma in una seconda fase sarebbero saltati fuori degli strani fogli aggiuntivi che prima non c’erano. Ecco come sarebbe sorto il sospetto che qualcuno li avesse inseriti per “salvare” il candidato già bocciato, in modo da giustificare una valutazione diversa oppure da consentire un successivo ricorso al TAR. I maggiori quotidiani nazionali e molti locali, ed anche tanti periodici, si sono occupati di tale gravissimo fatto, e che è stato individuato con nome e cognome il magistrato (una donna) in servizio a Napoli quale autore del broglio accertato. Per tale episodio il CSM ha deciso di sospendere tale magistrato dalle funzioni e dallo stipendio. In quella sessione a fronte di 350 candidati ammessi alle prove orali pare che oltre 120 siano napoletani, i quali sembrano avere particolari attitudini naturali verso le scienze giuridiche e che sembrano essere particolarmente facilitati nel loro cammino anche dalla numerosa presenza nella commissione di esami di magistrati e professori napoletani.
TUTELA GIUDIZIARIA. Un ricorso al TAR non si nega a nessuno: basta pagare la tangente delle spese di giudizio. Per veder accolto il ricorso basta avere il principe del Foro amministrativo del posto; per gli altri non c’è trippa per gatti. Cavallo di battaglia: mancanza della motivazione ed illogicità dei giudizi. Nel primo caso, dovendo accertare un’ecatombe dei giudizi, la Corte Costituzionale, con sentenza 175 del 2011, ha legittimato l’abuso delle commissioni: “buon andamento, economicità ed efficacia dell’azione amministrativa rendono non esigibile una dettagliata esposizione, da parte delle commissioni esaminatrici, delle ragioni sottese ad un giudizio di non idoneità, sia per i tempi entro i quali le operazioni concorsuali o abilitative devono essere portate a compimento, sia per il numero dei partecipanti alle prove”. Così la Corte Costituzionale ha sancito, il 7 giugno 2011, la legittimità costituzionale del cd. “diritto vivente”, secondo cui sarebbe sufficiente motivare il giudizio negativo, negli esami di abilitazione, con il semplice voto numerico. La Corte Costituzionale per ragion di Stato (tempi ristretti ed elevato numero) afferma piena fiducia nelle commissioni di esame (nonostante la riforma e varie inchieste mediatiche e giudiziarie ne minano la credibilità), stabilendo una sorta d’infallibilità del loro operato e di insindacabilità dei giudizi resi, salvo che il sindacato non promani in sede giurisdizionale. I candidati, quindi, devono sperare nel Foro presso cui vi sia tutela della meritocrazia ed un certo orientamento giurisprudenziale a favore dei diritti inviolabili del candidato, che nella massa è ridimensionato ad un semplice numero, sia di elaborato, sia di giudizio. Giudizi rapidi e sommari, che spesso non valorizzano le capacità tecniche e umane che da un’attenta lettura dell’elaborato possono trasparire. Fatto assodato ed incontestabile il voto numerico, quale giudizio e motivazione sottesa. Esso deve, però, riferire ad elementi di fatto corrispondenti che supportino quel voto. Elementi di fatto che spesso mancano o sono insussistenti. All’improvvida sentenza della Corte Costituzionale viene in soccorso la Corte di Cassazione. Il sindacato giurisdizionale di legittimità del giudice amministrativo sulle valutazioni tecniche delle commissioni esaminatrici di esami o concorsi pubblici (valutazioni inserite in un procedimento amministrativo complesso nel quale viene ad iscriversi il momento valutativo tecnico della commissione esaminatrice quale organo straordinario della pubblica amministrazione), è legittimamente svolto quando il giudizio della commissione esaminatrice è affetto da illogicità manifesta o da travisamento del fatto in relazione ai presupposti stessi in base ai quali è stato dedotto il giudizio sull’elaborato sottoposto a valutazione. In sostanza il TAR può scendere sul terreno delle valutazioni tecniche delle commissioni esaminatrici per l’accesso a una professione o in un concorso pubblico, quando il giudizio è viziato da evidente illogicità e da travisamento del fatto. Ad affermare l’importante principio di diritto sono le Sezioni Unite della Cassazione con sentenza n. 8412, depositata il 28 maggio 2012. Insomma, la Cassazione afferma che le commissioni deviano il senso della norma concorsuale.
Certo che a qualcuno può venire in mente che comunque una certa tutela giuridica esiste. Sì, ma dove? Ma se già il concorso al TAR è truccato. Nel 2008 un consigliere del Tar trombato al concorso per entrare nel Consiglio di Stato, si è preso la briga di controllare gli atti del giorno in cui sono state corrette le sue prove, scoprendo che i cinque commissari avevano analizzato la bellezza di 690 pagine. “Senza considerare la pausa pranzo e quella della toilette, significa che hanno letto in media tre pagine e mezzo in 60 secondi. Un record da guinness, visto che la materia è complessa”, ironizza Alessio Liberati. Che ha impugnato anche i concorsi del 2006 e del 2007: a suo parere i vincitori hanno proposto stranamente soluzioni completamente diverse per la stessa identica sentenza. Il magistrato, inoltre, ha sostenuto che uno dei vincitori, Roberto Giovagnoli, non aveva nemmeno i titoli per partecipare al concorso. Mentre il Governo rifiuta da mesi di rispondere alle varie interrogazioni parlamentari sul concorso delle mogli (il concorso per magistrati Tar vinto da Anna Corrado e Paola Palmarini, mogli di due membri dell’organo di autogoverno che ne nominò la commissione) si è svolto un altro – già discusso – concorso per l’accesso al Tar. Nonostante l’organo di autogoverno dei magistrati amministrativi (Consiglio di Presidenza – Cpga) si sia stretto in un imbarazzante riserbo, che davvero stride con il principio di trasparenza che i magistrati del Tar e del Consiglio di Stato sono preposti ad assicurare controllando l’operato delle altre amministrazioni, tra i magistrati amministrativi si vocifera che gli elaborati scritti del concorso sarebbero stati sequestrati per mesi dalla magistratura penale, dopo aver sorpreso un candidato entrato in aula con i compiti già svolti, il quale avrebbe già patteggiato la pena. Dopo il patteggiamento la commissione di concorso è stata sostituita completamente ed è ricominciata la correzione dei compiti. Si è già scritto della incredibile vicenda processuale del dott. Enrico Mattei, fratello di Fabio Mattei (oggi membro dell’organo di autogoverno), rimesso “in pista” nel precedente concorso c.d. delle mogli grazie ad una sentenza del presidente del Tar Lombardia, assolutamente incompetente per territorio, che, prima di andare in pensione coinvolto dallo scandalo della c.d. cricca, si era autoassegnato il ricorso ed aveva ammesso a partecipare al concorso il Mattei, redigendo addirittura una sentenza breve (utilizzabile solo in caso di manifesta fondatezza), poco dopo stroncata dal Consiglio di Stato (sentenza n. 6190/2008), che ha rilevato perfino l’appiattimento lessicale della motivazione della decisione rispetto alle memorie difensive presentate dal Mattei. Dopo il concorso delle mogli e il caso Mattei, un altro concorso presieduto da Pasquale De Lise è destinato a far parlare di sé. Si sono infatti concluse le prove scritte del concorso per 4 posti a consigliere di Stato, presieduto da una altisonante commissione di concorso: il presidente del Consiglio di Stato (Pasquale De Lise), il presidente aggiunto del Consiglio di Stato (Giancarlo Coraggio), il presidente del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Sicilia (Riccardo Virgilio), il preside della facoltà di giurisprudenza (Carlo Angelici) ed un presidente di sezione della Corte di Cassazione (Luigi Antonio Rovelli). Ma anche il concorso al Consiglio di Stato non è immune da irregolarità. Tantissime le violazioni di legge già denunciate all’organo di autogoverno: area toilettes non sigillata e accessibile anche da avvocati e magistrati durante le prove di concorso, ingresso a prove iniziate di pacchi non ispezionati e asseritamente contenenti cibi e bevande, ingresso di estranei nella sala durante le prove di concorso, uscita dei candidati dalla sala prima delle due ore prescritte dalla legge, mancanza di firma estesa dei commissari di concorso sui fogli destinati alle prove, presenza di un solo commissario in aula. Tutti vizi, questi, in grado di mettere a rischio la validità delle prove.
Qual è l’organo deputato a giudicare, in caso di ricorso, sulla regolarità del concorso per consigliere di Stato? Il Consiglio di Stato… naturalmente!
Ecco perché urge una riforma dei concorsi pubblici. Riforma dove le lobbies e le caste non ci devono mettere naso. Ed ho anche il rimedio. Niente esame di abilitazione. Esame di Stato con la laurea specialistica. Attività professionale libera con giudizio del mercato o assunzione per nomina del responsabile politico o amministrativo che ne risponde per lui.
E’ da vent’anni che studio il fenomeno dei concorsi truccati. Anche la fortuna fa parte del trucco, in quanto non è tra i requisiti di idoneità. Qualcuno si scandalizzerà. Purtroppo non sono generalizzazioni, ma un dato di fatto. Invito ad informarsi tutti coloro che, ignoranti o in mala fede, contestano una verità incontrovertibile, non mi rimane altro che attendere: prima o poi anche loro si ricrederanno e ringrazieranno iddio che esiste qualcuno con le palle che non ha paura di mettersi contro Magistrati ed avvocati. E sappiate, in tanti modi questi cercano di tacitarmi, con l’assistenza dei media corrotti dalla politica e dall’economia e genuflessi al potere. Ho perso le speranze. I praticanti professionali sono una categoria incorreggibile: so tutto mi, e poi non sanno un cazzo, pensano che essere nel gota, ciò garantisca rispetto e benessere. Che provino a prendere in giro chi non li conosce. Ripeto. La quasi totalità è con le pezze al culo e genuflessi ai Magistrati. Come avvoltoi a buttarsi sulle carogne dei cittadini nei guai e pronti a vendersi al miglior offerente. Non è vero? Beh! Chi esercita veramente sa che nei Tribunali, per esempio, vince chi ha più forza dirompente, non chi è preparato ed ha ragione. Amicizie e corruttele sono la regola. Naturalmente per parlare di ciò, bisogna farlo con chi lavora veramente, non chi attraverso l’abito, cerca di fare il monaco. Ho costituito un gruppo facebook per “ABOLIZIONE DEI CONCORSI TRUCCATI E LA LIBERALIZZAZIONE DELLE PROFESSIONI”, in quanto parlare di liberalizzazione e di purificazione dell’esame di abilitazione o di accesso alle carriere pubbliche solo con i praticanti non porta da nessuna parte. Come sempre.

La soluzione potrebbe...

... essere la SSPA, se finalmente si decidesse di creare un branch che si occupi di formare dirigenti tecnici. Oggi SSPA, con il suo corso/concorso seleziona e prepara solo dirigenti amministrativi (per mia esperienza migliori di quelli che escono dai concorsi delle singole PA).
Ovviamente a dirigere il tutto e ad insegnare va messo qualcuno che sappia di management e di tecnica. Non è necessario che indichi chi vedrei bene nel ruolo :-)

SSPA e Bocconi

se si originasse una collaborazione tra Scuola Superiore della PA e Bocconi forse si potrebbe veramente fare qualcosa di buono.

con tutto il rispetto non si

con tutto il rispetto non si può confondere la cioccolata con la ....

I feudatari

il mio di capo ritiene l'ing. Attias un pazzo che vuole modificare l'ordine precostituito. Ha fatto dei commenti sul keynote di giovedì scorso irriferibili, sembrava un invasato di Al-Qaeda.

Scuola di management

Uno dei più grandi insegnamenti di Luca Attias è che può esistere un modo diverso di interpretare il lavoro del manager (e parlo in termini molto generali volutamente). Con l'onesta e il senso civico primariamente, con una vera gestione delle risorse umane e una corretta attenzione all'organizzazione e alla comunicazione e infine con un utilizzo sapiente e condiviso con gli utenti inesperti delle potenzialità del digitale si possono ottenere risultati formidabili. Si è parlato di farlo diventare Ministro, deputato, di metterlo a capo dell'AGID, ecco a me invece piacerebbe vederlo a capo di una vera scuola di management della Pubblica Amministrazione, una scuola che selezioni solamente i più adatti a svolgere questo ruolo.

Stupidità? No, grazie

Purtroppo una delle energie facenti parte dell’intero sistema è la STUPIDITA’, che rappresenta a mio avviso la più grande forza distruttiva nella storia dell’umanità, ahimè. Purtroppo non sembra sia eliminabile, o almeno in tanti millenni di storia non ci siamo ancora riusciti. Una cosa almeno risulta chiara: Di tutte le energie negative e distruttive nessuna è tanto insidiosa, pericolosa e onnipresente come la stupidità umana. Non dobbiamo avere paura del potere della stupidità, forse è una forza invincibile, ma, almeno, imparare a capirla e a conoscerla può risultare una buon punto d’inizio per arginarla e ridurne i devastanti effetti.

ma che conosci il mio capo ?

ma che conosci il mio capo ?

coincidenze

forse abbiamo lo stesso capo !

Applauso spontaneo

Perchè secondo voi sulla slide degli imperatori e dei feudatari è scoppiato l'applauso ?

In questi anni l'ing. Attias

In questi anni l'ing. Attias si è circondato di collaboratori dotati di grande professionalità e competenze. Li ha saputi valorizzare in modo assolutamente meritocratico nell'ambito delle possibilità che il contesto gli permetteva e i risultati si sono visti. Tutto questo purtroppo non durerà perchè la scure della grande ingiustizia italiana si sta per abbattere anche in quell'isola felice.

Se fossimo .........

Se fossimo in un Paese in cui la quasi totalità della popolazione fosse onesta e dotata di senso civico tutto sarebbe più semplice. Non ci sarebbe bisogno della logica insensata di concorsi che, nei rari casi in cui non sono pilotati, selezionano dei "professionisti dei concorsi" che nella maggior parte dei casi non corrispondono affatto ai più adatti a ricoprire quel determinato ruolo. Potremmo assumere tramite colloquio e, in caso ci fossimo sbagliati, allontanare dopo un adeguato periodo di prova.

Dalle mie parti si dice che

Dalle mie parti si dice che se mio nonno avesse avuto cinque ............... sarebbe stato un flipper .......... parlate della realtà per favore ..........

Cambiare si può, ma non da soli

Come pronosticavo qualche giorno fa, il mio datore di lavoro non mi ha neppure suggerito la possibilità di partecipare al Forum di quest'anno. Grazie a streaming e registrazioni sono stato lo stesso presente, almeno con il cuore.

Ho letto i commenti pubblicati, prima ancora di vedere l'intervento di Luca Attias. E mi viene una domanda.

Ma se davvero nella nostra esperienza il "sistema" si ramifica così spesso lungo la catena del comando, e fa disperdere alla nostra PA troppe risorse negli stipendi di troppi dirigenti. Perché tutti noi, che affermiamo di non volere fare parte del "sistema", non troviamo il modo di riconoscerci e stringerci insieme in ogni posto di lavoro. E imporre, con il nostro numero e l'esercizio collaborativo delle nostre competenze, di farsi da parte ad un po' di loro ? Ed esigere che quei soldi vengano meglio investiti ogni anno, attraverso i contratti collettivi del personale non dirigente, per la valorizzazione del capitale umano esistente.

E' un paradosso, ma ormai ridurre i posti da dirigente non diminuirebbe le reali prospettive di carriera per il resto del personale già in servizio. Potrebbe invece forzare "la classe dirigente che non c'è" a manifestarsi.

Leggere, capire, diffondere

Dall’ultimo intervento di Attias (giovedì scorso) ad oggi, su questi due forum ("La valorizzazione delle competenze nella PA” e “La classe dirigente che non c'è”), sono stati scritti circa un’ottantina di commenti (non male direi), alcuni di questi hanno contenuti davvero importanti. Tali contributi rimangono “a galla” per troppo poco tempo, data la mole dei nuovi messaggi inseriti, pertanto, se possibile, prendetevi un po’ di tempo per andare a guardare più sotto, e per scavare tra le cose rilevanti e, soprattutto, diffondetele con ogni sforzo. Tutto ciò non può non far piacere a noi tutti; siamo tanti e siamo bravi.

Hai ragione Mariangela, ci

Hai ragione Mariangela, ci vorrebbe un modo per valorizzare tutto questo "ben di Dio" .......

Si accettano suggerimenti...

... dallo staff di Forum PA :-)

Messaggio per le aziende

Auspico che il management aziendale colga il fondamentale massaggio di Attias, non solo diffondendo il keynote dell'ingegnere al loro interno ma anche aiutando il management pubblico ad affrontare concretamente la problematica culturale, ne otterrebbero degli enormi vantaggi

Proposta per l'ing. Attias

Sono d'accordo con Paolo. Penso però che potrebbe essere lo stesso ing. Attias a raccogliere attorno ad un tavolo le più importanti aziende d'informatica e proporre un percorso in questo senso, non penso che gli manchino gli agganci. Se aspettiamo che lo faccia il politico di turno ci diventiamo vecchi.

Non scherziamo

Ma perchè non gli chiediamo anche di fare il cloud infrastrutturale della PAC e della PAL e di scrivere direttamente lui le applicazioni cloud a cui ha fatto riferimento nel corso del keynote al Forum PA ? Non scherziamo, capisco lo spirito della tua proposta, ma ognuno deve imparare ad assumersi le proprie responsabilità in Italia.

Che le aziende si destino!

Sono d’accordo con Paolo. Vorrei rivolgermi anche io alle aziende (informatiche, e non), e dar loro visibilità dei tanti temi, potenzialmente fruttuosi, che sono stati sviscerati in queste pagine. Alle stesse aziende vorrei altresì chiedere di svolgere un’opera di coordinamento, perché i tanti appelli accorati, qui trascritti, confluiscano in un’azione uniforme e coerente, tanto dirompente da incrinare l’attuale stato delle cose, e perché abbia inizio un auspicato processo migliorativo. In queste pagine sono stati fissati alcuni punti focali, i cavalli di battaglia dello stesso Attias (con il quale mi complimento caldamente) e sulla base dei quali si potrebbe cominciare a lavorare proficuamente. Ne cito solo alcuni: Digitalizzazione, abbattimento delle barriere culturali, qualità del management, valorizzazione del capitale umano. Ripeto: Una tale politica potrebbe essere messa in campo produttivamente soprattutto dalle aziende, ma le stesse dovrebbero avere evidenza di tutto ciò, ed al momento non credo sia così. Qualcuno ci può aiutare in tal senso?

Proposta di convegno per il Forum PA

Titolo: Un approccio culturale per andare verso la PA digitale
Intervento iniziale di Luca Attias (più o meno lo stesso del forum PA, magari un pò oiù lungo per esporre meglio i concetti)
Tavola rotonda con le aziende (magari con la presenza della Lanzillotta, di Palmieri e del responsabile tecnologico del PD) su come implementare praticamente le proposte dell'ingegnere.
Che ne dite ?

Una chiave di lettura

Premetto subito che sono totalmente favorevole alla tua proposta Tommaso. Tuttavia sono anche convinto che è destinata a fallire miseramente e di seguito ti spiego il motivo. Luca Attias, nonostante il Forum PA e l'impegno, direi anche coraggioso, in questo senso del suo direttore è totalmente fuori dai circuiti decisionali e soprattutto mediatici. Mi spiego meglio: i politici che tu nomini, così come le altre persone che contano nelle decisioni associate alla digitalizzazione del Paese, partecipano mediamente ad un paio di convegni a settimana su questo tema (ripetendo inevitabilmente più o meno ogni volta le stesse cose). C'è da domandarsi quando trovino il tempo per lavorare, ma a parte questa considerazione personale, è proprio sulla parola lavorare che si gioca tutto. Da quello che ho capito l'ing. Attias è uno che, "purtroppo" (ironico) passa quasi tutto il suo tempo a lavorare sui progetti informatici di cui si occupa la Sua Amministrazione e per tale ragione non può certo partecipare ai numerosi convegni (in cui secondo me nessuno si sogna neppure di chiamarlo) di rito dove sono presenti tutti coloro che contano. Il fatto che poi esponga più proposte interessanti lui in un convegno che tutti gli altri nel corso dell'anno è solo un trascurabile effetto collaterale. Tutti (politici inclusi) si sono divertiti e hanno fatto i complimenti all'ing. Attias per quei 15 minuti straordinari ma implicitamente gli hanno anche detto "ora per favore fatti da parte e non farti rivedere prima del prossimo Forum PA".

Proposta per l'ing. Attias

Ing. Attias,
tenuto conto del successo delle sue interviste e delle sue presentazioni perchè non sviluppa un blog personale, non va su twitter e non fa una pagina facebook, secondo me avrebbe in poco tempo diverse migliaia di contatti e forse potrebbe finalmente portare a compimento le sue idee.