Editoriale

Semplifica Italia: perché è importante per la PA

Il decreto di Semplificazione approvato in via definitiva il 4 aprile contiene, tra tante misure puntuali che continuano l’opera laboriosa e paziente di disboscamento di una giungla che, colpevolmente cresciuta nei decenni, può essere vinta solo con la costanza dello sforzo bonificatore, alcuni principi di carattere generale che mi sembra possano essere armi potenti di cambiamento. In breve: il potere sostitutivo contro l’inerzia, il principio omeostatico contro le ricadute, l’unicità dell’amministrazione contro la molteplicità degli sportelli, l’approccio teleologico contro l’autonomia tecnocratica delle disposizioni, il buon senso e l’atteggiamento di ascolto come metodo di lavoro. Guardiamoli brevemente uno per uno, mentre vi rimando all’ottimo opuscolo edito dal Dipartimento della Funzione Pubblica per le norme puntuali.

Potere sostitutivo (art.1): se un dirigente non emette nei tempi un provvedimento non solo ne è responsabile dal punto di vista sia della valutazione sia del profilo disciplinare, ma sarà sostituito per inerzia da un dirigente designato ad hoc, che oltretutto avrà l’obbligo di segnalare tutti i procedimenti non conclusi nei termini previsti. Bello! Speriamo solo che i termini, che sono la pietra angolare della norma, ci siano dappertutto, siano chiari e non siano troppo “difensivi”, ma entro i limiti accettabili.

Principio omeostatico: la produzione di norme dovrebbe essere in grado di regolarsi autonomamente (come un termostato che blocca la caldaia se siamo oltre la temperatura di guardia). Viene infatti previsto esplicitamente ogni anno un “bilancio annuale degli oneri amministrativi introdotti e eliminati, che evidenzia il risultato con riferimento a ciascuna amministrazione”. Se per caso un’amministrazione aggiunge oneri amministrativi ed adempimenti, senza nel frattempo eliminarne almeno altrettanti, scatta la forbice automatica.
“Per ciascuna Amministrazione, quando gli oneri introdotti sono superiori a quelli eliminati, il Governo, ai fini del relativo pareggio, adotta (…) uno o più regolamenti (…), per la riduzione di oneri amministrativi di competenza statale previsti da leggi.”

Unicità dell’Amministrazione: è un principio così tante volte citato quanto disatteso. In pratica dice che è l’amministrazione che si deve adattare al cittadino e non viceversa: che se ad esempio una lavoratrice in gravidanza deve chiedere l’astensione anticipata dal lavoro e questa coinvolge sia l’ASL sia il Ministero del Lavoro, non debba più duplicare le richieste perché uno sportello varrà per entrambi. Facile? Non tanto: pensate alla fatica di Sisifo dello Sportello Unico, per cui c’è sempre qualche amministrazione “speciale” che sfugge.

Approccio teleologico: la parolona di origine filosofica nasconde una domanda semplice “ma ci serve davvero? E il gioco vale la candela?”. Anche qui sembra una banalità, ma ponendoci una domanda di questo genere scopriamo, ad esempio, che il “Documento Programmatico per la Sicurezza” in tema di privacy “è superfluo”. E per gli adempimenti il superfluo non vuol dire “neutro” ma dannoso. Con lo stesso principio sono stati esaminati molti passaggi burocratici che non hanno superato l’esame di utilità marginale (costano più di quanto non rendano).
Certo quel che bisogna combattere è quel che io chiamo “egoismo” delle amministrazioni: ossia usare ogni adempimento, utile o meno, come “prova di esistenza in vita” .

Infine il buon senso e l’ascolto: sono legati a doppio filo perché se l’amministrazione ascolta costantemente i cittadini e le imprese è più facile che esca dal “bosco incantato” degli adempimenti e cominci a vederli con occhi diversi. Inoltre se ascolta può raccogliere suggerimenti utili e “divergenti” come l’esempio della scadenza della carta d’identità il giorno del compleanno dimostra. Con il buon senso, e mettendosi nelle scarpe dei cittadini, sono stati eliminati passaggi a volte tragici (dimostrare ogni anno che si è malati, quando ahimè la malattia è inguaribile), a volte ridicoli, sempre vessatori.

Il Decreto contiene anche semplificazioni di grande impatto, quali ad esempio la banca dati delle imprese per gli appalti, che elimina l’obbligo di rifare ad ogni gara tutta la documentazione, o l’Autorizzazione Unica Ambientale che raggruppa decine di adempimenti o il principio di proporzionalità per cui non tutte le imprese sono uguali e non ha senso chiedere gli stessi certificati ad una cartoleria o ad una fabbrica di vernici. Ma credo che i principi che ho menzionato e che ne sono alla base siano la vera novità. Speriamo bene.

Tutto bene quindi? In realtà c’è una parte del Decreto approvato qualche giorno fa che mi lascia ancora perplesso: è quella dedicata all’Agenda Digitale. Non perché i principi lì elencati e le macro azioni previste non siano condivisibili, ma perché ho grandi preoccupazioni sulle modalità di lavoro, sulla governance, sulle priorità e, non ultimo, sui finanziamenti.
Non c’è spazio per dirne di più e ci torneremo, anche dopo il grande convegno di oggi  in cui proprio di Agenda Digitale parlano sia la Vice Presidente della Commissione Europea Neelie Kroes, sia Parisi, presidente di Confindustria Digitale sia i Ministri Profumo e Passera. Intanto vi lascio con le riflessioni, che faccio mie, dell’amico Ernesto Belisario che elenca “Le dieci cose che vorrei sapere sull’Agenda Digitale”.

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Commenti

Se non si semplificano i procedimenti non può cambiare nulla

Mi sono occupato per diversi anni (primi anni ottanta e recentemente dopo un lungo periodo in cui ho fatto altro) di autorizzazioni paesaggistiche. Nei primi anni ottanta (ma era così dal 1939!) l'autorizzazione comportava *UN SOLO* passaggio negli uffici regionali (o della Soprintendenza, fino al '77); dal 1985 con la legge Galasso è stato aggiunto un passaggio (*E SONO DUE*) alla Soprintendenza (che poteva annullare il provvedimento regionale entro 60 giorni, col tempo diventato un tempo di "latenza" del provvedimento regionale); con l'ultimo Codice dei beni culturali e del paesaggio è stato aggiunto (dal gennaio 2010) un ulteriore passaggio (*E SONO TRE*) nel senso che l'autorizzazione viene rilasciata dalla regione (o dai comuni delegati) solo dopo aver chiesto (con una apposita relazione/proposta) ed ottenuto un parere vincolante della Soprintendenza. E' stato perfino introdotto il concetto di opere di lieve entità che però seguono la stessa trafila (tre passaggi) ma con l'imposizione di tempi più ristretti.
Non mi sembra un grande esempio di semplificazione! Non basta fissare tempi più brevi per la conclusione dei procedimenti (che negli anni aumentano di numero vista la progressiva estensione dei territori vincolati, sempre aumentati e mai ridotti ...) se nel tempo le procedure sono più articolate ed investono più soggetti: la vera semplificazione sarebbe stata riattribuire il potere di autorizzazione ad un solo soggetto.

Bello!

Egregio Mochi Sismondi, condivido in parte il suo editoriale ma a proposito dell'articolo 1 (potere sostitutivo) del "Semplifica Italia" proprio non capisco dove la vede "l'opera laboriosa e paziente di disboscamento di una giungla ......colpevolmente cresciuta nei decenni ...." e le "armi potenti di cambiamento". A me non sembra un disboscamento, anzi, al contrario, quella stessa giungla viene resa ancora più intricata e rigogliosa. Il POTERE SOSTITUTIVO CONTRO L'INERZIA, con i vari livelli di responsabilità e di avocazione, esiste da anni, come Lei ben sa, e la sua applicazione è soprattutto una questione gestionale ("con il potere del privato datore di lavoro"), più o meno ben declinata da "manager" più o meno capaci. Questo è il punto. Non sarà certo l'articolo 1 del "Semplifica Italia" a cambiare le cose. Altro che "arma potente di cambiamento", altro che "Bello!": è una norma scritta da qualcuno che nemmeno conosce l'organizzazione del lavoro nella pubblica amministrazione, una norma di fatto inapplicabile. Ha ragione il mio amico G.: "Da quando si parla di semplificazione la nostra vita amministrativa è diventata complicatissima!!!!"