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La privacy fiscale sospesa fra black e white. Così trionfa il grey, e tutto resta come prima

PAssepartoutÈ da sempre molto labile il confine fra chi preme perché la privacy venga tutelata in tutte le sue forme e chi invece, invocando il bisogno di massima trasparenza, chiede che le informazioni siano il più possibile libere e rese accessibili a tutti. Un punto a favore dei primi, senz’altro, è stato recentemente messo a segno grazie all’aiut(in)o concesso in combinata delle commissioni Finanze e Bilancio del Senato, che hanno deciso di eliminare quella che veniva ormai comunemente chiamata - prima ancora di entrare in vigore - “black list”, cioè l’elenco degli esercizi italiani che non emettono regolarmente gli scontrini fiscali (e chissà perché anche per queste cose si deve usare la lingua inglese: forse che “lista nera”, “elenco dei disonesti” o “stiamone alla larga” andava meno bene?). Questa “messa in mostra” delle irregolarità era stata inizialmente prevista da un decreto legge elaborato poco tempo fa dal Consiglio dei Ministri, e prevedeva di creare - attraverso le segnalazioni giunte in forma non anonima all’Agenzia delle entrate o alla Guardia di Finanza - l’elaborazione di liste di contribuenti che non emettono scontrini fiscali e ricevute. Invece, tutto è stato bloccato in un veloce e repentino giro di commissione, e non si può nemmeno dire che adesso sarà tutto da rifare e se ne potrà discutere di nuovo e seriamente, perché di cavalcare l’onda della riproposizione del decreto qualcuno ci prova, ma finora non ha ancora trovato orecchie tanto sensibili da mostrarsi ben disposte all’ascolto.

Per la cronaca, lo ha fatto immediatamente l’Adiconsum – una delle più accreditate associazioni nazionali che si battono per la difesa di consumatori e ambiente - dichiarando che la mancata pubblicazione della lista dei reprobi rappresenta un ostacolo all’attività di controllo dell’Agenzia delle entrate, considerata “uno dei capisaldi da perseguire per il risanamento del Paese”. Prontamente, la presa di posizione di Adiconsum è stata bilanciata da quella della Confesercenti, che invece ha accolto “con soddisfazione” la marcia indietro del Governo, visto che se si fosse proseguito su quella linea si rischiava di trasformare la politica fiscale (addirittura!) in una“caccia all’untore”, arrivando così a dividere i commercianti in buoni e cattivi da additare all’opinione pubblica. A questo punto si è espressa un’altra sigla che difende gli interessi dei consumatori, l’Adoc, che ha colto al volo l’occasione per rilanciare la proposta del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, di assegnare un bollino ai negozianti onesti in regola con i controlli fiscali. Quindi, da quella “black” si arriva così alla proposta di una “white list” di commercianti a posto con il fisco, che accettano i controlli e si impegnano a rilasciare regolarmente gli scontrini. Cittadini benemeriti - cioè, semplicemente onesti - che verrebbero dotati anche di uno speciale bollino (bianco come la lista, verde speranza, azzurro trasparenza?) da poter esporre - in questo caso - al proprio compiacimento e all’altrui (mah…) riconoscenza. Se passasse questa proposta seppellendo definitivamente l’altra si tratterebbe di una conversione a 360 gradi, una giravolta a tutto tondo che andrebbe a premiare chi compie semplicemente il proprio dovere invece che additare al pubblico ludibrio i disonesti. Diciamolo: una bella trovata, del tutto in linea con lo spirito creativo che da sempre ci caratterizza e, soprattutto su questo tipo di problematiche, ci rende unici nel consesso dei Paesi civili.

In verità, non si capisce quale tipo di riservatezza “invasiva” si sarebbe mai messa in gioco se si fosse arrivati alla comunicazione diffusa di quell’atto scorrettissimo a livello legale ed etico che è il non rilascio di scontrino o di una fattura con tutto quel che ne consegue (nell’immediato: un incasso in nero e un mancato versamento d’imposta; nel medio e lungo periodo, come ben sappiamo: un disastro assoluto per l’economia nazionale nel suo complesso), se non quella dei negozianti disonesti stessi. Così, invece, questo tipo di “caratteristica commerciale” negativa diventa qualcosa del tutto personale da proteggere, ad esempio, come una cartella clinica, e francamente ci pare che gli estremi per affermare che c’è privacy e privacy ci siano tutti, e che dietro all’uso e abuso di questo fastidioso inglesismo siano troppi a farsene scudo.

E tra “black” e “white”, incompiute o paventate, alla fine si finisce così per favorire il “grey”: quella zona grigia nella quale continuiamo purtroppo a sguazzare, alimentando chi ci si muove agevolmente coltivando i suoi interessi del tutto personali e singoli, che non hanno assolutamente niente a che fare con quelli della collettività. Interessi capaci finora di procurare danni assolutamente devastanti, trovando sempre qualcuno disposto – in un modo o nell’altro, e chissà perché – a frenarne le possibili soluzioni.

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Per superare il problema

Per superare il problema della privacy occorrerebbe l'adozione di un provvedimento avente forza di legge che disponga l'iscrizione nell'elenco, per un tempo determinato, quale sanzione accessoria a quelle gia' comminate ai commercianti che non rilasciano lo contrino. Una questione analoga fu a suo tempo sollevata dal Garante della privacy con riguardo alla pubblicazione dei nominativi dei protestati nel Bollettino quindicinale dei protesti. Si dovette spiegare al Garante che la pubblicazione sul bollettino aveva proprio una funzione
sanzionatoria nei confronti degli inadempienti, oltre che di garanzia per i terzi che cosI' potevano venire a conoscenza dei comportamenti scorretti adottati da specifiche persone.