Editoriale

Universi paralleli

Tre episodi recenti mi hanno abbastanza disorientato e mi hanno fatto pensare al rischio sempre presente di duplicare inconsapevolmente la realtà: da una parte quella della nostra vita di tutti i giorni, delle difficoltà quotidiane delle famiglie e delle aziende, ma anche delle amministrazioni, dall’altra quella della teoria, del mondo come dovrebbe essere, delle grida di manzoniana memoria. Tutti e tre riguardano corpi autonomi della Repubblica, che hanno la loro forza e la loro autorevolezza nella loro indipendenza: la Commissione per la valutazione l’integrità e la trasparenza delle amministrazioni pubbliche (CiVIT); Il Garante dei dati personali; DigitPA.

Il formato di un breve editoriale non si presta ad approfondimenti che pure sarebbero interessanti, sono costretto quindi a rapide pennellate, con evidenti rischi di semplificare troppo, ma spero che il quadro emerga.

Cominciamo dalla CiVIT: entro il 30 aprile di quest’anno, quindi tra pochi giorni, gli OIV di tutte le amministrazioni devono provvedere a redigere e a trasmettere alla Commissione un rapporto sul  funzionamento complessivo del sistema della valutazione, della trasparenza e integrità dei controlli interni (D.Lgs. 150/09, art. 14, comma 4, punto a.) e la Commissione ha elaborato delle linee guida molto ben fatte, ma anche molto complete e complesse, certamente “labour intensive”  perché gli OIV possano adempiere a questo obbligo di legge. Ecco che piano piano l’universo parallelo della teoria, della carta, della burocrazia si insinua nel mondo reale e ci fa dimenticare che:

  • si tratta dell’ennesimo adempimento che ha grandissime probabilità di rimanere solo formale e che si aggiunge agli altri adempimenti annuali:
    • Piano della performance
    • Relazione sulla performance
    • Programma della trasparenza e integrità
    • Definizione degli standard di qualità dei servizi
    • Indagine annuale sul benessere organizzativo
  • che pur quando parliamo dei pochi enti che sono stati monitorati (Ministeri, Università, enti di ricerca e Parchi nazionali in tutto 58) quel che è successo degli adempimenti passati è a dir poco imbarazzante con un voto medio ad esempio sulla qualità dei sistemi di misurazione e valutazione delle performance (obbligatorio dal 2010) di 30/100; non esistono monitoraggi di quel che hanno fatto gli enti territoriali;
  • che non esistono sanzioni, quindi se un amministrazione non provvederà, non ci sarà altro da fare che prenderne atto, anche perché il blocco della contrattazione ha spuntato l’unica arma esistente.

Passiamo al Garante della Protezione dei Dati personali: ieri ha svolto una ricca relazione sui sette anni trascorsi, in questa relazione duramente contesta, rifacendosi a concetti odiosi, come quello di prendere i cittadini per sudditi, il troppo disinvolto incrocio dei dati che le agenzie fiscali farebbero per la lotta all’evasione.

Dice il Garante: La richiesta sempre più massiccia da parte delle strutture pubbliche, che combattono la lotta all'evasione o le illiceità nei settori della previdenza e dell'assistenza sociale, di poter accedere ai dati personali dei cittadini e la possibilità per queste strutture, stabilita per legge, di ricevere alcune informazioni indipendentemente da ogni indagine, sia pure solo preliminare, nei confronti degli interessati sono strappi forti allo Stato di diritto e al concetto di cittadino che ne è alla radice.

Certo contemperare in un saggio trade-off diritti diversi è il sogno di qualsiasi amministratore, ma possibile che il Garante non veda il mondo reale che ci circonda: l’enorme evasione fiscale che sconvolge i contribuenti onesti, il senso comune che invoca che la PA metta a frutto, appunto con incroci e approfondimenti, il patrimonio di informazioni che ha per scovare i “parassiti” (come li chiama a ragione un efficace spot); il freno che comporterebbe per ciascun incrocio ipotizzare un reato e quindi chiedere autorizzazione ad un’indagine? Appunto: universi paralleli.

Tanto più che nella stessa giornata del 13 marzo il Presidente della Corte dei Conti, mettendo nuovamente in luce il grande danno che l’evasione fiscale produce al Paese, invita non solo a continuare così, ma ad intensificare gli sforzi.

Chiudiamo con un tema di tecnologie: tra pochi giorni (ma secondo la legge in realtà il termine è scaduto) tutte le amministrazioni pubbliche (a dir poco qualche decina di migliaia) dovranno inviare tramite Posta Elettronica Certificata a DigitPA uno studio di fattibilità per il disaster recovery ex art. 50-bis del CAD. Decine di migliaia di studi saranno riversati sulla risicata struttura dell’Ente che sarà obbligato per legge a leggerli, valutarli e rispondervi con un parere scritto, motivato e obbligatorio, entro sessanta giorni. Anche qui il mondo parallelo dell’adempimento e della burocrazia, sempre ben sorretto da ragioni più che solide (chi mette in dubbio la necessità della sicurezza), si infila nel mondo reale, proponendo scadenze e obblighi del tutto irrealistici. Ben sapendo che non saranno rispettati , o lo saranno solo in parte perché le amministrazioni vivono, ahi loro, nel mondo reale!

Insomma modernizzare le amministrazioni non può voler dire farle lavorare in modo duale: da una parte la realtà, dall’altra la burocrazia, ma dar loro autonomia e responsabilità, con obiettivi certi, controlli oggettivi, ma ampia libertà su come fare le cose. Perché che un’autorità o una commissione si premuri di dettare i minimi particolari di qualsiasi documento o relazione, più di un maestro di scuola, mi pare surreale: appunto da universo parallelo. 

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Commenti

lasciateci lavorare

Condivido pienamente l'editoriale di Carlo Mochi e molti dei commenti. Molto lucidi. In effetti chi è sul campo vive con grande disagio questa situazione. A fronte di dichiarazioni e norme teoricamente tese a introdurre forme di management nel sistema pubblico, in realtà si stanno aumentando richieste di adempimenti, vincoli, burocrazia. Tutto assume caratteristiche paradossali. Paradossale è il fatto che le fonti siano plurime e che sulle amministrazioni ricadono norme e richieste che provengono da una pluralità di attori (es. Mef, Dipartimento, Civit, ecc). Ognuno pensa alla propria prospettiva individuale, alla propria missione senza rendersi conto che complessivamente si sta creando un caos incredibile e ingestibile per la singola amministrazione. Cercate di avere un minimo di visione sistemica.
Paradossale è il fatto che queste norme, teoricamente tese a migliorare la funzionalità delle amministrazioni, abbiano un effetto perverso e inatteso di aumento dei costi e riduzione enorme dello spazio di management nelle amministrazioni. Management non può essere nuova burocrazia.
Paradossale è il fatto che a fronte di norme sul management che non funzionano si continuino a cambiare le norme o peggio ancora a sostenere un fallimento del management pubblico, senza capire che il management si fa e non si scrive e che il problema vero non è scrivere altre norme sul management ma avere gli spazi di autonomia per poterlo introdurre davvero. Là dove è successo ha funzionato (Inps, agenzie, i Comuni dopo la 127/97)
La condizione del nostro Paese richiede certamente sacrifici per le amministrazioni e i tagli sono stati fatti in modo consistente, ma se davvero si vuole migliorare la gestione della cosa pubblica abbiamo bisogno di certezze, regole semplici e spazi per fare il nostro lavoro. Il nostro lavoro è risolvere i problemi dei cittadini e rispondere ai loro bisogni. Non perdere il nostro tempo a inventare soluzioni da azzeccagarbugli per poter lavorare. Questi nuovi vincoli e adempimenti non aiutano a migliorare la pa. Servono solo a regalare una riga di visibilità nella comunicazione per un giorno a chi li emana, ma poi determinano disastri organizzativi di anni per chi li deve subire. Diventano alibi per chi non vuole innovare davvero e ostacoli capaci di scoraggiare chi invece innovare vorrebbe. Nè può valere il fatto che alcune amministrazioni abbiano usato male gli spazi di autonomia. Si sanzionino quelle ma non si ingessi un intero Paese. Non ha senso parlare di smart city, di politiche di sviluppo e innovazione e poi avere vincoli sui rimborsi auto delle assistenti sociali o sulle sostituzioni delle insegnanti. Non è degno di un Paese civile. Tagliateci le risorse, ma lasciateci lavorare per migliorare davvero.

A chi serve tutto ciò?

Credo (e mi riferisco soprattutto alla CIVIT) che bisogna pensare a fare innovazione non per paura ma per opportunità. Mi spiego meglio. Il Centro in questi anni continua a proporre alle amministrazioni territoriali percorsi di cambiamento basati su strumenti articolati e meccanismi che molte volte appaiono farraginosi. E lo fa non per favorire l'innovazione, ma per paura di sprechi, inefficienza e quant'altro.
Ma davvero possiamo credere che un comune che governa un territorio con meno di 5.000 abitanti e con 8/15 dipendenti, possa elaborare un complesso Piano delle performance? Ne ha davvero bisogno? E quanti sono i Comuni italiani in queste condizioni? La stragrande maggioranza!!!!!
Ci vuole un salto di qualità. Non possiamo intervenire con continue norme per affrontare le criticità che si presentano. A me sembra che più che razionalizzare il contesto di riferimento e spingere le amministrazioni ad essere più performanti, qui si corra un rischio concreto di schizofrenia.
Ricordo che anni fa il Dipartimento della Funzione Pubblica valorizzava le esperienze dei territori su diverse tematiche di innovazione e provava a metterle a sistema. Era l’epoca di Cantieri PA… non sarebbe il caso di ripartire da lì?

Universi paralleli...e irreali

Sono perfettamente d'accordo con questo editoriale. Da troppo tempo la PA italiana tenta di ridurre l'inefficienza aggiungendo adempimenti, anzichè togliere quelli ridonadanti. E, riguardo l'intervento di Pizzetti, mi sembra assolutamente fuori luogo. Se davvero si pensa che la privacy da tutelare sia questa evidentemente si vive in un altro paese. Che l'attività del Garante sia limitare la possibilità di incidere delle Pubbliche Amministrazioni nel garantire che la legge sia uguale per tutti è un controsenso. Però è quanto si è fatto. Con da un lato il depotenziamento di strumenti di interscambio dati tra le amministrazioni (penso al Siatel, per dirne uno), e dall'altro l'accettazione di principi assurdi come l'opt-out, per cui se non voglio essere scocciato al telefono da dei venditori che trattano i miei dati illecitamente sono io che devo attivarmi per iscrivermi ad un "Registro delle opposizioni". Ha ragione Mochi Sismondi: parliamo del mondo reale!

Universi strabici

Condivido 2 su 3 . Condivido assolutamente l'inutilità di adempimenti che distolgono dal "core business", che appunto le eventuali inadempienze danno origine a prese d'atto, e basta, o a metri cubi di carta o CD , o mail, o quant'altro. Resto allibito per il terzo, essendomi occupato dal punto di vista informatico della Privacy e della sicurezza. A parte che per parassita si potrebbe non solo intendere, giustamente l'evasore che gode di servizi a cui non dovrebbe aver diritto, ma anche quei dipendenti pubblici , visto che percepiscono uno stipendio sulle tasse di quelli che non evadono, che non sempre mostrano una professionalità e produttività equivalente a quelli del privato. A prescindere dagli spot ritengo, che se, come mi sembra di capire la sua opinione, l'evasione fiscale è un comportamento criminale, il problema, mi consenta non è l'evasione, ma il comportamento criminale. Pertanto se in Italia vi è questa forte propensione al comportamento criminale, la sua diffusione è uniforme sia tra coloro che hanno la possibilità di non pagare le tasse, e sia tra quelli che, per via della trattenuta alla fonte, le tasse le pagano. Quindi ben ha fatto il garante a sottolineare che il problema in questione è un problema di democrazia, in quanto l'incrocio dei dati, da lei auspicato, non risolverà in alcun modo il problema, la propensione alla criminalità resterà invariata, mentre noi saremo meno liberi, e qualcuno avrà la possibilità di agire solamente per il suo tornaconto.
cordiali saluti

Mio caro "deforza", non so

Mio caro "deforza", non so chi lei sia ... ma che cavolo sta dicendo?
Per combattere l'evasione (pensa anche lei che si debba combattere, vero?) che facciamo adesso? ci mettiamo a "combattere la propensione alla criminalità"?
Questo risolverà il problema secondo lei? e come lo facciamo? con degli spot in TV ... o allevando i figli lontano dalle famiglie, in collegi di stato, come si faceva a Sparta?
... ma che cavolo sta dicendo!?
Difendere la privacy - per me e per quelli come me - non è certo tenere segreto quanto consumiamo di energia elettrica o quanto guadagnamo come professionisti o che cilindrata ha il nostro SUV. Queste cose, per me, si potrebbero anche pubblicare sul giornale.
Il cancro non si cura con un cerottino medicato. E qualche volta dobbiamo sopportare un po' di amaro della medicina.

Garante

Mi aspetto che un informatico, anche se non abbia una estrazione scientifica, sia in grado di applicare la logica e basare i ragionamenti sui fatti e non sulle supposizioni, evitando di fare processi alle intenzioni.
Con lo stesso ragionamento fatto per i dipendenti pubblici anche i privati che pagano le tasse e i pensionati “privati” sono parassiti in quanto usufruiscono di pensione e servizi erogati con il contributo delle tasse pagate dal contributore “pubblico”. Lo stato è un datore di lavoro come un altro e paga i contributi relativi ai suoi dipendenti come il datore di lavoro privato (altro fatto è la critica di efficienza o meno dei dipendenti pubblici, ma questo è altro argomento)
In realtà tutti quelli che lavorano e pagano le tasse contribuiscono al bene comune.
Quanto al fatto che vi sia una propensione al comportamento criminale, la cui diffusione è uniforme sia tra coloro che hanno la possibilità di non pagare le tasse sia tra quelli che, per via della trattenuta alla fonte, le tasse le pagano, le suggerisco di tenere questa opinione per sé.
Le affermazioni, tanto più quelle che attengono a fatti di etica personale, non possono essere generiche o generalizzate e vanno puntualmente provate. Evidentemente, come dice un vecchio detto laziale, “lupo fa, lupo pensa”.
Ribadisco la mia netta disapprovazione per l’intervento del Garante nel momento in cui si cominciava a fare qualcosa di serio in tema di evasione fiscale.

Il Garante garante??

Siamo alle solite: la palude cerca nuovamente di inghiottire tutto. Sono veramente sconcertato dalle parole del Garante dei dati personali e rimpiango la lucidità e la trasparenza di Stefano Rodotà. I cittadini onesti non hanno nessun timore che l'Amministrazine possa "accedere ai dati personali e avere la possibilità di ricevere alcune informazioni indipendentemente da ogni indagine". E ciò vale anche per i cosidetti "ricchi" ai quali nessuno può rimproverre la loro ricchezza purché onestamente accumulata e riversata, per la parte dovuta, nelle casse dell'erario dello Stato.
Lo stato di diritto consiste anche nel rendere certo il cittadino onesto che ognuno contribuisca per la propria parte alla "Res Pubblica".
Mi chiedo cosa celi questo atteggiamento che non fa altro che indebolire la lotta ad uno dei maggiori cancri di questa nostra debole democrazia.

teorie difettose

Condivido l'analisi di questo editoriale e il disagio dello scarto tra mondo reale e prescrizioni astratte, tuttavia non è il caso di dare la colpa alla teoria; qui si tratta solo di cattive teorie che ispirano norme sbagliate, o di applicazioni scolastiche e ripetitive di libri di testo poco aggiornati. Servono teorie che tengono conto del mondo reale e aiutano a interpretarlo, sempre imperfettamente, certo, ma evitando di dare supporto alle gride manzoniane. Anche per questo qualcuno di noi sta lavorando, per esempio intorno alla rivista Risorse Umane nella PA che continua a pubblicare proposte e analisi di diverso segno.
Gianfranco Rebora

editoriale "Universi paralleli"

Sono totalmente d'accordo. Di conseguenza, vogliamo cominciare seriamente a cassare centinaia di leggi (burocrazia) e decine di Autorità indipendenti "labour intensive" (maestri nel creare "paletti", "stazzi", "recinti", "gabbie", in aggiunta ai vecchi "lacci & lacciuoli")???? Mi verrebbe da dire, come "civil servant", LASCIATECI LAVORARE!!!!