Editoriale

Le sirene di Facebook e l’idea dell’amministrazione

Qualche giorno fa un autorevole gruppo di consiglieri regionali lombardi della Lega Nord, tra cui Bossi (Renzo) e Bossetti (Cesare),  ha presentato un’interrogazione scritta all’Assessore competente per chiedere che venga impedito a tutti i dipendenti della regione l’uso di facebook e dei social network. In sé non sarebbe una notizia e al massimo potrebbe far scuotere la testa l’ignoranza profonda che l’interrogazione rivela, lì dove mischia i social network con la pirateria, “emule” e “altri generi di software per il peer 2 peer”; potrebbe poi strapparci un sorriso l’evocata potenza ammaliatrice delle nuove sirene, quando si lamenta che “molti dipendenti non riescono a resistere alla tentazione di collegarsi ai social network del momento, Facebook e Twitter”. Purtroppo la cosa è più seria ed è per questo, non tanto per prendere in giro il folklore politico di certi consiglieri, che vale la pena di parlarne. 

Episodi come questo nascondono infatti un’idea di amministrazione di stampo “fordista” che decenni di riforme, di leggi, di proclami e di studi non sono riusciti ancora a debellare e che per altro in buona misura, abbandonata anche in fabbrica, sopravvive solo qui.
Mi spaventa, quindi, non tanto l’interrogazione leghista, ma la convinzione diffusa, ad essa sottesa, che la PA sia paragonabile più a una fabbrica del secolo scorso, dove quel che conta è essere al proprio posto in una catena, piuttosto che una moderna organizzazione basata sulla conoscenza. Alla stessa famiglia, seppure con minore rozzezza, appartengono infatti le tante direttive uscite in questi giorni tese a impedire momenti di confronto e scambio, a limitare la formazione, a demonizzare sin quasi a considerarlo un comportamento disdicevole, la partecipazione a convegni e seminari, a stigmatizzare, molto spesso per evitare di esaminarla e quindi di giudicarla, tutta la consulenza come clientelare.

Qui come in altri casi simili (mi vengono in mente i tornelli), l’intenzione è buona e non c’è chi non veda che ci sono stati abusi e scorciatoie per sperperi e vacanze; purtroppo però il rimedio rischia di essere peggiore del male. Sia perché asseconda un naturale isolazionismo di ciascuna struttura, che già è troppo abituata a coltivare solo il proprio orticello, sia perché è in totale controtendenza a quel “governo con la rete”, a quell’open government che è l’unico modo in cui l’amministrazione possa oggi servire al Paese.
Le tante comunità di pratica della PA si parlano su Facebook, Linkedin, Twitter e si vedono in convegni, riunioni di lavoro e barcamp più o meno formali e più o meno virtuali. I portatori di interessi, ma soprattutto i “portatori di diritti” che sono i contribuenti, cittadini e imprese, parlano sempre più con l’amministrazione attraverso i social network; è sulla rete che si scambiano esperienze e conoscenze ed è in rete che dovrà nascere prima o poi quell’intelligenza collettiva della PA che, sotto forma di una Wiki, potrà dare nuova dignità al sapere interno alla PA.

In questo contesto dinamico qualsiasi censura preventiva, fatta di lucchetti e blocchi, non può che essere anacronistica e fuorviante, ma mi preoccupa anche perché rischia di essere una scorciatoia a quello che è un punto focale della riforma dell’amministrazione, forse quello meno attuato e meno interiorizzato: la responsabilità della dirigenza.
Per immaginare di essere costretti a spegnere l’interruttore per evitare che impiegati ammaliati passino tutto il loro tempo su Facebook, dobbiamo infatti immaginare anche dirigenti colpevolmente distratti, che non sono in grado di assegnare compiti o mansioni e di giudicare sui risultati. Dopo una fase orgasmatica di rivolta (giustificata a mio parere solo in minima parte) contro le fasce di merito di Brunetta, pare oggi scesa calma piatta sulla valutazione individuale e sulla responsabilità del dirigente come principale e essenziale “valutatore”. Forse allora, invece di dire stupidaggini sui mezzi di comunicazione, è lì che dovremmo appuntare la nostra attenzione. Perché se il dirigente non è senza discernimento e non si rifiuta di sapere, vedere, giudicare, allora qualsiasi censura o proibizione preventiva è controproducente e nuoce gravemente alla sua autonoma responsabilità. Ma è sull’autonoma responsabilità di dirigenti onesti, ben preparati e ben scelti, che si regge tutta la macchina pubblica e che si può fondare qualsiasi riforma… tutto il resto è fuffa.

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Commenti

Facebbok e dintorni

Condivido in parte l'articolo e segnalo che anche presso l'amministrazione del Ministero dell'economia e delle finanze è vietato collegarsi a Facebook. La soluzione al problema del "non far niente in uffcio" è peggiore del male in quanto rappresenta una fuga dalle responsabilità e danneggia, ad esempio, alcune strutture che occupandosi di comunicazione potrebbero utilizzare i social network proprio per fini istituzionali.
Non condivido l'accostamento di questo divieto alle limitazioni sulla partecipazione a convegni e seminari: forse sarebbe il caso di cogliere l'occasione per riflettere sulla qualità della convegnistica dedicata e/o organizzata dalle PA in questi anni, spesso occasione di vetrina per carrelate di politici e invece poco focalizzata sui reali bisogni e richieste dei cittadini e delle imprese.
Perchè non proporre il tema al prossimo Forum PA ? Potrebbe non essere una cattiva idea.....

comunicazione pubblica e social media

Gentile domenico grazoie per il suggerimento, in effetti è da qualche mese che stiamo seguenti il tema del rapporto tra social media e comunicazione pubblica, ttraferso una serie di articoli curati per noi da francesca sensini. Trova qui l'ultimo saperi.forumpa.it/story/65453/piccola-guida-al-digital-strategic-planner-la-pa-ha-bisogno-di-dirigenti-digitali.
Grazie e buona giornata
Tommaso Del Lungo
Redazione FORUM PA

piccola storia vissuta

Oggi la signora L.G. di anni 67, cittadina di Rapallo, mi telefonato in ufficio (comune), preoccupata per le sorti di un albero, afflitto da un collare di ferro, inserito da tempo immemore nella corteccia. Era molto preoccupata, e con lei molte altre persone, dicendomi che su Fb, molti avevano commentato e richiesto l'intervento del comune ed invitandomi ad andare sulla sua pagina a vedere. Ma web (non) sense me lo impedisce. Così: 1) sono comunque intempestivo; 2) devo fare un sopralluogo comunque; 3) non posso capire che tipo di critiche o segnalazioni vengono, nè portare un contributo costruttivo.Pazienza, andrò adesso sulla pagina dell'arzilla signora eco-web: tranquilli che non mi segno straordinario notturno!

racconto emblematico

Complimenti per la capacità di analisi dimostrata nel raccontare questo semplice ma esemplare episodio.
Mentre l'amministrazione di tutto il mondo si adopera per modificare il proprio funzionamento in un'ottica di customer care e soddisfazione dei bisogni dell'utente, sfruttando l'enorme potenzialità della rete e dei social network, qui in italia si lascia l'iniziativa a qualche soloerte funzionario che deve provvedere con mezzi propri e fuori orario di lavoro, per poi - magari - essere accusato di fannulloneria (e da chi poi...)
Posso solo farle i miei complimenti per l'impego e lo spirito di servizio dimostrato, ed esprimerle il mio cordoglio per il datore di lavoro che si ritrova.
Buona giornata

Facebook

Condivido pienamente il suo articolo, anche in merito alla responsabilità dei dirigenti. Blocchi o altro all'uso delle tecnologie sono assolutamente inutili e sostanzialmente dannosi, soprattutto perchè inibirebbero lo scambio di informazioni.
Del resto, se tale "uso" diventa un "abuso", un dirigente non può non accorgersene. Quanto meno, io, da dirigente, se vedo che c'è un "crollo" di produttività a livello sia quantitativo che qualitativo, vado a cercarne la causa, qualsiasi essa sia, visto che il mancato raggiungimento degli obiettivi è un problema che coinvolge tutti sia a livello individuale che di gruppo, dal dirigente all'ultimo dei dipendenti.
E, proprio perché l'eventuale abuso potrebbe danneggiare anche il gruppo, a mio avviso la questione tende comunque a risolversi da sola, poiché nessuno è disposto a tollerare che il collega della scrivania a fianco, anzichè lavorare, perda tempo a trastullarsi con Fb o a navigare su internet se non necessario per cercare informazioni utili per il lavoro o per un tempo strettamente limitato.
E' evidente che la proposta proveniente dalla Lega è pretestuosa e mirata a "demonizzare" ancora una volta coloro che oggi hanno la "sfortuna" di essere dipendenti pubblici, a prescindere da quanto possano impegnarsi.

Caro Carlo, hai ragione su

Caro Carlo, hai ragione su tutta la linea. E soprattutto hai fatto bene a sottolineare che il vero problema è quello del "nuovo dirigente pubblico"che non vuole proprio nascere Un dirigente degno di questo nome e cioè responsabilizzato sugli obbiettivi che deve raggiungere e in grado a sua volta di controllare e valutare i propri collaboratori sugli obbiettivi che vengono loro assegnati, renderebbe superflua qualsiasi discussione sull'uso di facebook et similia. L'intervento che ho scritto per il convegno ANDIGEL di Bologna, metteva a fuoco il problema. Mi sono sentito dire, e non da una sola parte, che avevo scritto il "libro dei sogni", che sono un "Sacerdote di un Dio cui nessuno più crede" e così via. Il che mi ha fatto riflettere sul fatta che quella meta ( la nascita di una vera figura dirigenziale nella P.A. italiana) sia oggi ancor più lontana di quanto lo fosse in un recente passato. Cosa confermata anche dal fatto, come qui sottolinea un commentatore, che alla Regione Lazio la proibizione di usare facebook non abbia provocato nessuna reazione. Calma piatta, quindi... e dirigenti e impiegati che non vedono l'ora di firmare il cartellino per tornarsene a casa, come ai bei tempi andati.

a proposito della società della conoscenza

Condivido le critiche di Sismondi sulle limitazioni degli strumenti di scambio offerti dal web e aggiungo che circoscriverne l'uso è ancor più criticabile, quando a farlo è un organismo di ricerca pubblica, poiché si limitano le possibilità di scambio e di confronto sulle informazioni dei gruppi di lavoro distribuiti sul territorio, a discapito quindi dei costi, dell'efficienza ed dell'efficacia.
L'ente per cui lavoro è intervenuto da tempo a impedire l'uso di questi socialnetwork, mentre ha provveduto con una certa solerzia a installare i tornelli, per i quali sono stati spesi molti soldi, lasciando chi deve occuparsi di elaborare documenti, indagini e statistiche l'uso di p.c. obsoleti, vecchi di un decennio.
Tutto questo per un’efficienza più fittizia che reale.

Editoriale su Facebook

Come sempre è un discorso di qualità e quantità. Fb e quant'altro, sono il "male" se, anche l'organizzazione dell'ufficio e il Responsabile di questo, fanno sì che il dipendente "possa" dedicarvisi oltre il lecito di una discreta informazione personale e al contempo non l'utilizzi affatto per l'attività d'ufficio anche in senso lato. Lo strumento in sé non è quasi mai "nocivo", lo è l'utilizzo, anche se vi sono strumenti, come Fb, che in alcuni ambienti richiedono una particolare oculatezza e quindi un resposabile monitoraggio (ne nos inducat in tentationem...)

Ai dipendenti della Regione

Ai dipendenti della Regione Lazio l'accesso a tutti i social network ed agli streaming video è stato inibito da più di tre anni, sembra che nessuno abbia fatto polemiche o tratto le conclusioni riportate nell'articolo.

Confermo che a noi dipendenti

Confermo che a noi dipendenti della Regione Lazio (ma non a quelli che lavorano nelle segreterie politiche!) è inibito da tempo l'uso dei social network. Nessuno ha protestato perché la protesta diffusa sarebbe apparsa impopolare in questo clima: sarebbe apparsa come la solita ritrosia dei fannulloni a vedersi azzerati "ingiusti privilegi". Purtroppo non c'è la cultura giusta per far crescere una P.A. della rete e della conoscenza...
Complimenti per l'articolo, scritto in modo saggio ed illuminato.
Giuseppe

Le sirene di Facebook e l’idea dell’amministrazione

Condivido in pieno l'impostazione dell'articolo e credo che da qui si possa e si debba andare avanti per porre le basi di una PA veramente moderna.

Complimenti per l'articolo,

Complimenti per l'articolo, che condivido interamente.
La soluzione non è certo nel proibizionismo, come lei stesso scrive, infatti... "Per immaginare di essere costretti a spegnere l’interruttore per evitare che impiegati ammaliati passino tutto il loro tempo su Facebook, dobbiamo infatti immaginare anche dirigenti colpevolmente distratti, che non sono in grado di assegnare compiti o mansioni e di giudicare sui risultati."

uso di fb ecc in orario di lavoro

giorni fa, parlando con una persona che ritengo esperta, m'è scappato di dire: tener dietro al diluvio di informazioni richiede una enorme quantità d itempo; ma come fanno? Risposta: le statistiche dicono che durante il week-end il numero di accessi crolla ......
1) può confermare?
2) preciso che non ho letto l'editoriale (lo farò domani), è tardi, ma mi premeva buttare il sasso!!

L'editoriale - che nel

L'editoriale - che nel frattempo Di Marco avrà sicuramente letto - dice <>. Da dirigente pubblico, sono assolutamente d'accordo con quanto denuncia Sismondi e se poi valutiamo da che pulpito viene la predica... (dell'appello a regimentare i social network) forse appare più chiaro lo scopo vero della predica: ostacolare trasparenza, condivisione, scambio, innovazione. La Lega, e la Politica tutta, a mio avviso, troppo spesso fanno retroguardia avendo a cuore più la conservazione delle posizioni (che non sempre sono privilegi) che il futuro del Paese. Che sia l'Amministrazione, una volta per tutte, a dare una svolta liberandosi dalle catene della cattiva Politica.