Editoriale

Etica (pubblica) per un figlio*

Se il mio figlio piccolo (sedici anni tra pochi giorni) mi desse retta, questa sera, spinto dalle notizie di stampa e dalla visita al sito dei Comuni italiani (www.anci.it), gli parlerei di etica pubblica.

Comincerei a parlargli delle tasse e gli direi quanto è strano sentire dire oggi, come cosa nuovissima, verità ovvie: ad esempio che chi non paga le tasse deruba il contribuente onesto.
Gli direi anche che se in queste settimane è bastato fare qualche controllo “bandiera”, magari un po’ in forma di spettacolo, nei luoghi dei ricchi per dare a tutto il Paese l’impressione che l’aria che tira è cambiata e non c’è più trippa per i gatti furbi, allora probabilmente abbiamo sprecato tanto tempo e forse potevamo evitare di avere un debito pubblico al 120% del PIL che fa di lui, senza che lo sappia e senza il suo permesso, uno dei cittadini europei più appesantito.
Poi commenterei con lui la notizia di oggi: che i sindaci hanno deciso che l’evasione fiscale è una cosa che tocca per prima cosa le autonomie locali e che se la lotta non parte da loro allora è destinata all’insuccesso.
A questo punto certo mi riuscirebbe difficile spiegargli perché un comune virtuoso, uno che magari è riuscito a combattere l’evasione fiscale, ad avere un’amministrazione attenta, persino a risparmiare qualcosa in vista di nuovi investimenti, non possa decidere se investire o meno, non possa decidere se e come assumere dipendenti, non possa decidere se pagare o meno i fornitori e in più debba dare tutti i propri risparmi, togliendoli alle banche del territorio, ad una tesoreria unica dello Stato.
Mi riuscirebbe difficile spiegarglielo perché sto cercando proprio in questi giorni di convincerlo (noi parliamo soprattutto di risultati scolastici e di orari di rientro a casa: i genitori mi capiranno) che autonomia e responsabilità vanno di pari passo. Uno Stato che affida enormi responsabilità agli enti locali, limitando al contempo continuamente la loro autonomia, quali che siano le performance, sarebbe per lui un pessimo esempio.
Poi gli racconterei del ruolo che hanno, per la qualità della nostra vita, le comunità locali e i beni comuni: gli farei l’esempio dei luoghi del suo quartiere, del degrado o della cura con cui sono gestiti, dello sporco endemico dell’ambulatorio pubblico che ha conosciuto e invece della cura con cui, sebbene con troppo pochi fondi, è tenuta pulita la sua scuola, specie da quando la nuova dirigente tutte le mattine controlla.
Gli parlerei della ricchezza di un buon capitale sociale, fatto di un ricco bagaglio di “beni relazionali” e di quanto questa coesione conta per il nostro benessere e gli additerei il ruolo decisivo che ha chi garantisce i diritti di tutti, piuttosto che tollerare la prepotenza di pochi.
Qui magari, per non farla troppo difficile, gli farei vedere dalla finestra le macchine in doppia fila nella nostra strada, i parcheggi per i motocicli occupati dai SUV, i marciapiedi costellati di cacche di cane. Allora mi chiederebbe di chi è il merito o la colpa e mi darebbe così modo di parlargli del federalismo, quello buono, quello fatto di responsabilità condivise, di controllo pubblico, di trasparenza, di partecipazione non fittizia alle scelte.
Se avesse ancora voglia di ascoltarmi mi lancerei infine in una specie di profezia: solo se ripartiremo dai luoghi del vivere comune, dalle comunità locali, da città intelligenti e attente a tutti e a ciascuno, solo se lì riusciremo a sperimentare un progetto Paese fatto di un nuovo welfare responsabile, della lotta ai furbi e agli evasori, di innovazioni tecnologiche che non sono un gadget, ma che accrescono la nostra qualità della vita, di un’amministrazione pubblica semplice e vicina, di integrazione solidale, solo in questo caso la crescita (che così poco mi appassiona se è solo in termini di PIL) diventerà sviluppo sociale e nuove opportunità. Qui metterei giù la carta del suo posto nel mondo: delle cose che toccherà a lui di fare, di scegliere, di denunciare, di promuovere….

…così gli parlerei, se solo mi desse retta!


(* come non ripensare al bellissimo libro del filosofo spagnolo Fernando Savatèr “Etica per un figlio”; Bari, Laterza, 1992)

Your rating: Nessuno Average: 4.7 (43 votes)

Commenti

Etica per un figlio

Ai miei figli ho sempre cercato di insegnare a ragionare da soli e se necessario, cambiare anche le idee nel tempo. A proposito di lotta all'evasione quella prioritaria dovrebbe essere quella verso la mafia ed il lavoro in nero. Essendo l'Italia fatta di microaziende anche le tasse dovrebbero essere micro. Bisogna ammettere il paradosso che gli evasori hanno contribuito (solo contribuito) a salvare l'Italia. L'evasione ha ridotto il debito pubblico (non aumentato come vogliono farci credere) e siamo entrati in Europa con la manovra Amato grazie a loro. Infatti se non ci fosse stata evasione e quindi ci fossero stati nelle casse dello stato 150 miliardi di euro l'anno in più ci saremmo presentati con un debito molto superiore (la formula della capitalizzazione composta la trova anche sul suo PC) e non saremmo potuti entrare in europa con la tutto sommato contenuta manovra Amato. Infatti tutti i soldi in più lo stato spendaccione li avrebbe bruciati in opere inutili per scopi elettorali. Se l'Italia oggi è ricca nei confronti dell' Europa con l'80% di italiani proprietari della casa, lo dobbiamo anche, se non all'evasione, senz'altro all'erosione fiscale. L'italiano infatti, chiamalo fesso, ha preferito comprarsi casa piuttosto che essere un onesto contribuente. L'esempio del buon governo dovrebbe darlo per primo sempre lo Stato!
Con la lotta all'evasione di oggi i nostri figli riusciranno a comprarsi casa? Per fortuna che hanno quelle dei loro genitori! In una economia come quella che caratterizza l'Italia, è meglio lasciare che l'idraulico compri la pelliccia alla moglie e poi tassare il pellicciaio o meglio tassare subito l' idraulico. Chi è in grado di darmi una risposta certa? In una economia come la nostra una tassazione esasperata su ogni passaggio economico crea recessione. La tassazione è giusto che ci sia, ci mancherebbe altro, ma deve essere molto, dico molto, inferiore all'attuale. Ci potremmo risollevare solo con un drastico abbassamento delle tasse, rassegnandoci a passare 2 o 3 anni di relativo caos dovuto alla riduzione di spesa pubblica. Pazienza, accetteremo di scopare la strada dove abitiamo, ma poi risorgeremo.

Etica per politici e amministratori della PA

Caro Mochi,
I nostri figli e, probabilmente, i nostri nipoti pagheranno, chi piú e chi meno, i danni fatti dalla nostra generazione politica. In particolare, i danni maggiori li vedremo sui figli del ceto medio, quello che lavora veramente,quello che produce la vera ricchezza del paese, quello che paga davvero le tasse e non ha servizi ne avrà pensione. Certo, il figlio del politico non ha problemi ne ne avrà. Lui, frequenta lussuose scuole private e prestigiose universita. Non credo prenda l'autobus dove puzze e scippi sono all'ordine del momento o fatiscenti metropolitane dove quanto detto prima si replica con puntualità svizzera. Solo la fatiscenza, s'intende! Tutto il resto é da vedersi. E, poveri figli, se abitano fuori Roma rischiano per qualche centimetro di neve di rimanere in stazione, perché gli scambi dei regionali e locali non funzionano, mentre, quasi per magia, tutto ciò che é dedicato all'AV funziona perfettamente.
Mia figlia, ancora non capisce come mai il papà dinanzi al fatto che tanti politici italiani siano riusciti ad acquistare lussuosissimi immobili (un ex sindacalista di sinistra addirittura un 104 vani in via Veneto per poco piú di 400.000 euro) a quotazioni ridicole come quella tra parentesi. I miei, i nostri soldi, i soldi dei nostri genitori usati per regalare case ai politici.
Certo é difficile spiegare a mia figlia come mai, nonostante il Prof Monti e i suoi fidi Ministri e collaboratori siano da tutti elogiati, il papà é arrabbiato e comincia a nutrire seri duddi nei confronti di un governo tecnico come l'attuale.
E si, caro Mochi, i conti un buon padre di famiglia se li deve fare, altrimenti non c'ha per sfamare i figli. Ma il politico e vari professori ed esperti di materia questo non lo sa! I conti si fanno in fretta. Prendiamo una famiglia, tre persone, padre, madre e un figlio con uno stipendio di 1200 euro al mese lui e 600 euro al mese lei, costretta al part time perché non può permettersi una baby sitter.
Con l'IVA al 23 % la nostra famigliuol se si spende tutti i 1800 euro ha un potere d'acquisto che é diminuito del 3% dovuto all'aumento dell'imposta, ossia 45 euro in meno al mese da spendere, ben 600 euro l'anno!. Se poi aggiungiamo la maggiorazione delle imposte locali e l'imu la famigliola avrà circa 1200 euro in meno l'anno da spendere. Lo stato, nel nome degli Italiani, gli ha "fottuto" una mensilità intera. Ora, mi dica, caro Mochi, come farà il buon Prof. Monti a mantenere gli impegni con l'Europa visto il minor gettito dovuto alla minore possibilità di spesa degli italiani? Non vi é chi non veda l'assurdità di una manovra contraria ad ogni principio economico che il Professore insegna nella piú prestigiosa Universita Economica Italiana. Se così non fosse, poveri ragazzi e poveri genitori viste le rette che pagano.
A giugno, purtroppo per noi, vedremo una nuova manovra! Purtroppo, ancora, caro Mochi, assisteremo ai pianti all'unisono di tutta la squadra di governo.
Purtroppo, per noi, le loro lacrime non fermeranno i costi scellerati della politica e della PA, grazie alla quale i nostri governatori si sostengono.
Mi piacerebbe vedere un Forum PA piú vicino ai cittadini, non nell'innovazione, ma nella sostanza! Un bel concorso aperto ai giovani, ma anche ad ogni cittadino, su come affrontare il problema di una PA inefficiente e spessissimo inutile, piena di burocrazia e lungaggini temporali, su come affrontare la riforma fiscale e delle professioni, sulla sicurezza, quella vera, non le chiacchiere che abbiamo visto e rivisto in questi ultimi anni.
Se innovazione vuole essere, che almeno parta dalla rivoluzione, quella buona e democratica, dei cittadini, di quei cittadini, con un poco di sale in zucca. Delle puttanate degli ultimi anni, ne ho, ma potrei dirle "ne abbiamo" le tasche piene.
Cordiali saluti
Stefania.

L'etica e i figli

Mio caro prof. Sismondi,
sono reduce da un convegno in cui si parlava del rapporto dei figli con i media e i social network.
Tra i contenuti dei vari inteventi, tutti pertinenti ed interessanti, l'accezione che mi è rimasta nelle orecchie è stata"coerenza"
Secondo me, la coerenza con quanto cerchiamo di passare ai nostri figli e i nostri comportamenti ed esempi è la chiave del tutto. La stessa "coerenza" dovrebbe permeare il mondo della scuola, della politica e della società civile... dove gli esempi valgono più di mille parole.
Perciò immagino la fatica che possa fare il genitore di un ragazzo di 16 anni, a passare un certo tipo di educazione morale e civica (a proposito che fine a fatto, questa meravigliosa materia?), se non viene legittimata da nessun esempio all'interno della società in cui genitori e figli, con/vivono.
Io ho due figlie un pò più grandi (24 e 27 anni), alle quali abbiamo cercato, io e mio marito, di insegnare (con l'esempio) il senso del dovere, della solidarietà e dell'onestà. Sono molto fiera di loro ma, accidenti quanto è dura.
Forse, se ci si mette d'impegno da oggi, creando una rete di capitale sociale, un minimo di miglioramento lo si vedrà tra due generazioni.... forse!

Se non ci danno retta...

Se non ci danno retta è perchè probabilmente li abbiamo delusi e non siamo più credibili. Mio figlio, 30 anni da poco, mi ha detto un giorno che noi - quelli che "hanno fatto il '68" - siamo la generazione peggiore, perchè sapevamo bene che si doveva cambiare il mondo e la società ed all'inizio ci abbiamo anche provato, ma poi, in qualche modo, ci siamo "venduti al sistema" e ci siamo adattati. Come dargli torto? Ho dalla mia solo di essere anch'io una di quelle che al mattino controlla, ma con sempre maggiore stanchezza e sempre minore fiducia nel senso di quello che faccio. Ma il valore resta e continuo a sentirlo come prima e questo sentire "arriva" a mio figlio, a dispetto dei SUV in doppia fila, degli scontrini fiscali "dimenticati", delle cacche dei cani sui marciapiedi....

La vera questione cruciale

La vera questione cruciale per il futuro di un popolo e di una nazione - anche rispetto a questi argomenti - è "Perché i nostri figli non ci danno retta?".
Forse perché non sappiamo più educare.
Perché educare significa far vedere la connessione fra ciò che affermo e la totalità; ed, inoltre, far vedere concretamente in che modo ciò che dico c’entra con loro, con la loro esperienza concreta.
Quest’ultimo punto è essenziale, poiché la cultura è un modo di vivere, non un modo di pensare.

Educare, tirar fuori il buono

Educare, tirar fuori il buono e il bello di ognuno e da ogni cosa, non è cosa di alcuni momenti della vita e per qualcuno specializzato, anche suo malgrado: è per sè e per tutti. Autonomia e responsabilità sono il contesto in cui l'educazione può agire. Ma se io devo fare ciò che mi è imposto, fin nei minimi dettagli, dov'è la mia responsabilità? Qui sta la sfida tra adempimento e effettività. La proposta delle tesorerie comunali centralizzate e la goffaggine sulle liberalizzazioni fanno capire che è ancora fortissima la volontà di accentrare per controllare e si ha paura della libertà di azione, che è amica dell'innovazione.La capacità di cedere un pò di "potere", di aprirsi, di ascolto delle PA non è solo strategia comunicativa, ma rivela la fiducia che le persone che fanno la PA hanno nei propri interlocutori e, in fondo, in sè stessi.

tremenda vendetta

se non ci danno retta è per vendetta. Ma ci riusciamo a dire: "che t'ho fatto?" ?

Forse l'etica deve partire dall'esempio concreto dei genitori

Ma i SUV in doppia fila o sui binari del tram sono dei figli o di una parte dei padri? La classe politica (anche quella corrotta ed opportunista) è stata eletta dagli immigrati clandestini o dai cittadini italiani? E la classe dirigente (che ora riscopriamo dotata di lobbisti e non solo di bustarelle) e lo strapotere della finanza è espressione di processi democratici od almeno meritocratici al di sopra di ragionevoli sospetti, veramente siamo sicuri che in prevalenza sia veramente meglio della classe politica e che nonostante ciò sia ad essa rimasta subordinata? E l'Italia è veramente una nazione dove condizioni oggettive e comportamenti sono così omogenei soprattutto a livello locale? Quanto di ciò che accade (dai cambiamenti climatici alla delocalizzazione del lavoro legata alla globalizzazione, fino alla speculazione dei derivati e del trading ad alta frequenza) è realmente la conseguenza della somma di comportamenti individuali verso il potere decisionale di quel famoso 1% che alcuni movimenti hanno portato alla ribalta della cronaca?

...ma soprattutto chi ha ancora il coraggio di dire ai propri figli che gli stiamo lasciando in eredità un mondo più sostenibile sul piano economico, sociale ed ambientale.

Credo che ci siano ancora molti uomini, tecnici, politici, amministratori e genitori onesti, competenti e responsabili, ma raramente prevalgono su altri decisori più opportunisti ed influenti.

Etica e comportamento

Sono convinta anch'io che è l'esempio più vicino quello che forma il cittadino di domani, pur con tutte le manchevolezze che si possono avere in quanto nessuno è perfetto. Noi per primi, ciascuno nel suo piccolo, se veramente convinti del valore civico delle nostre azioni insegneremo ai nostri figli a rispettare ciò che è comune, pubblico, di interesse generale perchè è da questo che si vede il senso civico di un popolo. Tuttavia si vorrebbe che analogo interesse al sentire comune fosse espresso dagli organi di vertice e di potere, che troppo spesso inviano chiari segnali che il benessere dei popoli non è il primo dei loro pensieri. Questo atteggiamento rischia di portare a concepire lo Stato come un nemico, colui che toglie per nulla dare, niente di meno del vassallaggio medievale e lo Stato non può essere questo, un Moloch famelico da cui nulla ritorna. Altrimenti diventerà sempre più questione di legittima sopravvivenza cercare di sfuggirgli, alla faccia di qualunque senso civico, e la nostra nazione si troverà a un livello di barbarie degno di uno degli ultimi paesi sulla faccia della Terra.