Editoriale

L’innovazione collaborativa per l’Agenda Digitale

Gruppi di lavoro, regia, raccordo, collaborazione, coinvolgimento: se si dà retta al vocabolario del comunicato che annuncia l’insediamento della cabina di regia per il programma dell’Agenda Digitale Italiana, c’è da credere che finalmente si sia preso atto che l’innovazione è un risultato di squadra. L’esperienza pregressa, nella mia memoria degli ultimi governi,  purtroppo non è gran che: spesso quando una politica ha avuto più di un responsabile si sono create gelosie, piccoli screzi, veti incrociati e demarcazioni di territorio che hanno avuto il risultato di rallentare, se non bloccare l’innovazione. Ma sono convinto che ora è diverso. 

Diverso perché i ministri non politici sanno che saranno giudicati solo per quel che saranno stati capaci di fare in una manciata di mesi, perché la componente tecnica e manageriale della compagine di Governo ha imparato sul campo che la collaborazione paga più della competizione, perché se c’è poco tempo ci sono anche pochi soldi e in compenso obiettivi troppo importanti per lasciarsi andare a prese di posizione personali.
Fatto sta che se non abbiamo in punta di diritto un solo ministro per l’innovazione, abbiamo una squadra nutrita di Ministri per l’Agenda digitale: Profumo, Patroni Griffi, Passera e Barca sono direttamente responsabili, assieme alla Presidenza del Consiglio nella persona del sottosegretario Peluffo e il Ministero dell’Economia per la compatibilità finanziaria.

Leggi l'approfondimento sull'Agenda Digitale Italiana di Sarah Ungaro e Simonetta Zingarelli

Sei le componenti di Governo, sei i gruppi di lavoro, suddivisi in base ai principali obiettivi della strategia, che agiranno in raccordo diretto con i ministri. Ognuno di essi sarà coordinato dai referenti del ministero che sarà maggiormente coinvolto, per quel determinato tema, ma vedrà la collaborazione di tutti gli altri dicasteri che partecipano alla cabina di regia. Inoltre, potranno partecipare anche esponenti di altri ministeri. In aggiunta, saranno organizzati gruppi di lavoro tematici che coinvolgeranno, di volta in volta, i principali attori del settore. Sia pubblici che privati.

Nello specifico, i sei gruppi di lavoro riguardano:

  • Infrastrutture e sicurezza, coordinato dal Ministero per lo Sviluppo economico

  • E-Commerce, coordinato dal Ministero per lo Sviluppo economico e dal Dipartimento per l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri

  • E-government e Open data, coordinato da Ministero Istruzione, Università e Ricerca e dal Ministro per la PA e la semplificazione

  • Alfabetizzazione informatica, coordinato dal Ministero Istruzione, Università e Ricerca e dal Ministro per la PA e la semplificazione

  • Ricerca e investimenti, coordinato dal Ministero Istruzione, Università e Ricerca e dal Ministero per lo Sviluppo economico

  • Smart Communities, coordinato dal Ministero Istruzione, Università e Ricerca e dal Ministro della Coesione Territoriale

Ciascun gruppo di lavoro dovrà, preliminarmente, censire le iniziative in corso. Quindi recepire l’agenda europea, individuare le migliori pratiche, ricostruire una visione strategica, definire il quadro finanziario di riferimento, predisporre le azioni normative e progettuali e valutare le relative ricadute. 

Il tema dell’Agenda digitale sarà anche al centro del prossimo FORUM PA, sin dalla sua giornata inaugurale del 15 maggio, e ciascuno dei sei temi ricordati darà il via a un confronto sia politico sia tecnico con i protagonisti pubblici e privati. Tra breve divulgheremo il primo draft del programma di FORUM PA 2012, ma già possiamo dire che sarà molto diverso dalle precedenti edizioni, teso sempre più ad essere un momento di formazione e di approfondimento utile. Ecco alcune delle principali novità centrate appunto sulle politiche per l’Open Government e l’Agenda digitale. 

Quattro sale saranno dedicate ad ospitare 48 “key note”: momenti formativi, ciascuno di circa un’ora (compresa una breve sessione Q&A), che vedranno succedersi esponenti apicali della politica nazionale, dell’amministrazione centrale e locale, del mondo accademico e dell’innovazione, dei governi europei e mondiali più avanzati per offrire un panorama aggiornato ed autorevole delle trasformazioni in atto. 

Quattro “giornate congressuali” scandiranno i quattro giorni della manifestazione:

  • La giornata delle smart community;
  • La 2^ giornata del G-cloud, il cloud computing per la PA;
  • La giornata della Sicurezza dei Sistemi e delle Infrastrutture critiche;
  • La giornata degli Open Data con la premiazione del contest europeo Apps4Italy.

Saranno poi organizzati nei giorni di FORUM PA tre barcamp dedicati rispettivamente a:

  • La community degli Innovatori della PA sul tema degli Open Data;
  • La community de “L’Italia degli innovatori”: ossia delle aziende innovative che hanno, tra l’altro, rappresentato la creatività italiana a Shanghai;
  • La community degli operatori della Social Innovation e del terzo settore che operano nell’ottica della sussidiarietà orizzontale.

Un nutrito numero di seminari tecnici sui temi del pubblico impiego, della semplificazione, del Codice dell’Amministrazione Digitale, delle politiche verticali per la sanità elettronica, la giustizia digitale, la scuola, il turismo, i beni culturali, la sicurezza, lo sviluppo sostenibile ecc. completeranno un programma che si propone di essere utile alla formazione di ciascun funzionario e dirigente pubblico. 

Per concludere questo editoriale “informativo” con qualche nota personale, direi che se con l’insediamento della Cabina di regia possiamo vedere un’accelerazione nella strategia di attuazione dell’Agenda digitale che ci fa ben sperare, mi auguro di vedere presto altre importanti conquiste nel metodo e nel merito che non vedo ancora.
La prima riguarda la composizione dei gruppi di lavoro: manca il territorio. Comuni, province e regioni devono necessariamente aver voce in capitolo sin da questa fase di elaborazione delle politiche perché è lì che esse avranno concreta attuazione.
La seconda è la necessità di rendere conto. Non ci basta un comunicato stampa di poche righe: serve la massima comunicazione e il massimo coinvolgimento dal basso di tutte le componenti della rete. Si veda ad esempio in proposito l’ottimo lavoro di proposte e emendamenti che hanno preparato un gruppo di  associazioni relativamente al “Decreto Liberalizzazioni”.
Infine la chiarezza sui numeri: quante risorse ci sono? Da dove vengono e con quale orizzonte temporale? Come saranno ripartite?

Attendiamo fiduciosi… e non è un modo di dire.

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