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Italia più innovativa del Portogallo, possiamo accontentarci?

Come ogni anno a febbraio la Commissione Europea pubblica l’Innovation Union Scorecard che misura lo sviluppo e la realizzazione degli obiettivi di innovazione e competitività del programma “Europe 2020”  nei vari stati membri e in alcuni paesi “campione” identificando i punti di forza e le debolezze del sistema. Italia quindicesima, sotto la media europea. 

Nei dodici mesi a cavallo tra il 2010 ed il 2011, ovvero quelli presi in considerazione dalla Innovation Union Scorecard  2011, appena pubblicata dalla Direzione generale per le Imprese e l'industria della Commissione Europea, c’è stato un complessivo globale miglioramento delle performance, ma in termini di “classifica” è cambiato poco o nulla. Chi era un paese leader nell’innovazione nel 2010 lo è rimasto anche nel 2011 e chi arrancava tra i ritardatari non è riuscito a migliorare a tal punto le proprie prestazioni da colmare il gap che lo separa dal “blocco” dei paesi che lo precedono.

Lo scopo del rapporto non è quello di individuare i buoni e i cattivi, ma di ottenere un riscontro empirico sulle iniziative prese a livello comunitario e nazionale per il raggiungimento degli obiettivi di innovazione e competitività dell’Europa. Per far questo lo studio analizza 25 indicatori che possono essere raggruppati essenzialmente in 3 categorie principali:

  • Elementi abilitanti: risorse umane, finanziamenti e aiuti, sistemi di ricerca aperti, di eccellenza e attrattivi;
  • Attività delle imprese: investimenti, collaborazioni e attività imprenditoriali, patrimonio intellettuale;
  • Risultati: essenzialmente si tratta degli effetti economici derivanti.

I risultati del rapporto

Come dicevamo quasi tutti gli stati membri dell’Unione hanno migliorato i loro risultati in tema di innovazione anche se, in genere, la crescita è rallentata. Ciò si traduce in un aumento del divario tra Europa e paesi innovatori del resto del mondo (USA, Giappone e Corea del Sud).All’interno dell’UE in vetta alla classifica troviamo ancora la Svezia seguita da Danimarca, Germania e Finlandia.

Una delle evidenze maggiori messe in luce dal rapporto è che il settore privato è quello che maggiormente riesce a trainare l’innovazione di un Paese, ed è proprio il settore privato quello in cui l’Europa riscontra il gap maggiore rispetto ai competitor internazionali. Come ha sottolineato Antonio Tafani - Vice presidente della Commissione Europea e commissario per l’industria e l’imprenditoria: “Se vogliamo coprire le distanze tra noi e i nostri maggiori partner economici e superare la crisi, l’innovazione merita tutte le nostre attenzioni. Conto in modo particolare sulle imprese che hanno dimostrato di essere la chiave del successo nell’ambito dell’innovazione. Ma start-up di successo in altre parti del mondo hanno dimostrato come l’Europa abbia ancora alcune lezioni da imparare”.

Innovation Union scorecard 2012

In particolare lo studio suggerisce anche due soluzioni per ridare slancio all’innovazione nell’UE:

  • Creazione di condizioni normative e quadro atte a incoraggiare maggiori investimenti del settore privato;

  • Agevolare l’impiego dei risultati della ricerca da parte delle imprese, in particolare tramite un sistema di brevetti più efficiente;

Il nostro paese

L'Italia appare forte in merito al capitale umano (forte crescita del numero dei dottorati) e dimostra vivacità nella capacità di valorizzare i risultati della ricerca all’estero (i ricavi da licenze e cessioni di brevetti internazionali sono cresciuti notevolmente negli ultimi 12 mesi), ma appare debole nel sistema imprenditoriale che li valorizza. In particolare il declino maggiore si è avuto nella spesa in innovazione non collegata alla ricerca e sviluppo e nella collaborazione tra aziende transfrontaliere. Tra i parametri al di sopra della media vanno segnalati l’openness e la ricerca di eccellenza.

Per scaricare il raporto dedicato all'ltalia 

 

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