Editoriale

Sfigati, annoiati, viziati… disoccupati

Era un pezzo che non si parlava tanto dei giovani… no non è che facciamo parlare i giovani, questo no, ma in compenso noi parliamo molto di loro. Spesso lo facciamo, basta leggere le cronache e le polemiche politiche di questi giorni, per stimolarli ed incitarli a rendersi conto che il mondo è grande e che il terreno di gioco va al di là dello spazio conosciuto, a spicciarsi a prendere una laurea, perché, se è vero che chi studia e lavora è ampiamente giustificato per qualche anno in più, ci sono tantissimi esempi di flemma olimpica e di “meglio nemico del bene” che bivaccano nelle nostre facoltà, a prendere la vita professionale come un progetto e non come un posto da occupare. Insomma saggi consigli che possono anche suscitare reazioni di fastidio, magari anche provocate da qualche parola di troppo, ma a cui alla fine è difficile dar torto. Io per primo da imprenditore ho assistito a scene incredibili di ragazzi e ragazze (ma molto più maschietti a dire il vero) preoccupatissimi sino alla rinuncia perché avrebbero dovuto prendere due mezzi per venire in ufficio o molto incerti se valesse la pena di impegnarsi per un lavoro temporaneo di un anno (per altro abbastanza ben pagato e non in miniera!).

Se tutto questo è vero perché allora questa saggezza dei nostri capelli grigi mi lascia così insoddisfatto? Se i consigli son giusti perché non riesco a sentirmi dalla parte della ragione?
Certo quel 30% di disoccupazione giovanile pesa e quei tre ragazzi su dieci che ci guardano interrogativi non ci lasciano tranquilli, ma non è solo quello. Certo lo scandalo di un precariato del lavoro, in sé ampiamente sperimentato in tanti Paese occidentali a cominciare dalla locomotiva tedesca, ma che diventa in Italia precariato di vita, ci presenta un conto salato in termini di “benessere equo e sostenibile”, ma anche questo non spiega tutto.

Io credo che ci sia da considerare invece con attenzione il messaggio contraddittorio che stiamo proponendo ai nostri giovani: da una parte parla la nostra stessa concezione di welfare, così squilibrato verso le pensioni e la garanzia ai lavoratori assunti, che si tramuta in un welfare della famiglia, vero presidio sociale per sostenere il passaggio sempre più tardivo all’età adulta. Parla di mamma, di casa, di tempi dilatati, di relativa (sempre più relativa) sicurezza domestica, di giovinezza protratta, di nido. Dall’altra, in sussulti episodici, proponiamo ai giovani autonomia, responsabilità, spirito imprenditoriale, ma lo facciamo senza salari di inserimento, con sempre meno borse di studio, senza progetti ampi e concreti per l’imprenditoria giovanile, senza credito per le microimprese, senza provvedimenti, tranne qualche briciola messa su onorevolmente dal Dipartimento della gioventù, per facilitare l’uscita di casa, per agevolare i fitti, per concedere quei “prestiti d’onore” che sono alla base di un percorso proprio quando non si è “figli di…”

Insomma per richiamare alla responsabilità bisogna essere autorevoli ed io, come generazione, in questo caso non mi sento autorevole, per questo sono a disagio.

Nell’attesa di vedere nel concreto cosa (e quanto) propone di investire il nuovo Ministro del lavoro, che ha dichiarato che l’occupazione e il “buon” lavoro sono la sua prima priorità, chiudo riproponendovi un lavoro pregevole, vecchio di più di un anno, che propone, cosa rara, sia analisi sia ricette: è il dossier sulla politica per l’occupazione giovanile che tre studiosi di valore come Irene Tinagli, Stefano Micelli e Marco Simoni avevano preparato per Italia Futura: lo trovate qui. Buona lettura e buone riflessioni!

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Commenti

Chi ha scritto l'articolo

Chi ha scritto l'articolo vive fuori dalla realtà.

...rimboccarsi le maniche

Hanno tutti ragione?! Màh.....a sentire, ognuno ha la sua ragione!
Che strano paese l'Italia.
Adesso: tutti addosso ai politici, a quei delinquenti responsabili d'ogni cosa. Sia chiaro le loro responsabilità sono enormi.
Ma, chi ha scelto quei politici, quella classe dirigente, quei partiti, questo sistema?
Alla fin fine ... noi.
Sapete. Infastidisce tutta questa enorme, gigantesca ipocrisia.
Tutti, o comunque la maggioranza di noi, sono pronti a criticare questo o quello, però quando si deve fare il proprio piccolo dovere, si torna ad essere un tipico "italiano". Si cerca la raccomandazione per ogni cosa, non c'è concorso che non sia falsato, il nepotismo è la regola, non esiste rispetto delle cose pubbliche e non si rispetta il prossimo, non si fa la fila, ovunque si è dei gran sudicioni. Basta guidare per strada o fermarsi a osservare il traffico in un incrocio per vedere ben descritto come siamo (almeno in stragrande maggioranza). Se si viaggia un pò sapete bene che in altri posti non è così.
Adesso si sbracciano valide forze "tecniche" o imprenditoriali o di etico impegno (ItaliaFutura) o di grande attenzione agli evasori o contenimento spese superflue. Tutto apprezzabile, però scusate: MA NON DOVREBBE ESSERE LA NORMALITÁ.
È tutto qui. Non siamo un paese "normale". Siamo quelli dell'arte di arrangiarsi (molto spesso a dispetto delle regole). Siamo quelli del "qui non funziona niente", però se si tenta, da qualsiasi parte, di fare una minima riforma (si fa subito un piccolo esercito di forconi per difendere i loro spiccioli privilegi).
Si dice chiara la verità: che siamo poco inclini al tenace impegno per cercarci lavoro, magari lontanuccio da mammà. O si definisce "sfigato" chi dopo quasi 10 anni di università ancora vaga per gli atenei (ovviamente non studenti-lavoratori o problematiche particolari) ma coloro che se la prendono comoda. Embè, altro che sfigati, mi pare quasi un complimento.....direi molto peggio e invece, lancia in resta ci si indigna. MI INDIGNO IO PER COSTORO CHE SI INDIGNANO!!!

Adesso, come sempre, qualcuno, magari del tutto corretto ed impeccabile, si affretterà a farmi la morale, a fare il difensore d'ufficio delle oneste persone che si alzano la mattina presto, sono corrette, dedite al sacrificio, precise sul lavoro, pagano le tasse.......e fanno pure la fila.
Direi a costoro CHAPEAU, però, in Italia, siete sparuta minoranza.
Quando decideremo, in tanti, di fare come voi, cioè di essere NORMALI probabilmente le cose cambieranno e risolveremo tanti problemi.
Come dice chi parla bene, bisogna che ci sia una crescita culturale.
Penso sia vero, PERÒ IN FRETTA, SENNÒ DOPO LA SERIE B SCENDEREMO ANCHE IN SERIE C.
Quindi, credo, per cambiare le cose dovremmo cambiare soprattutto noi, iniziando ognuno per se a comportarci correttamente e poi, a pretendere che lo facciano anche gli altri. Un pò di apertura mentale, cerchiamo di apprezzare quel pò di buono che ciascuno cerca di fare, ben venga l'impegno, FINALMENTE, di tutta la società civile, perchè il "problema" è di tutti, non possiamo delegarlo, s'è visto, solo ai politici di professione.
Ce ne sarebbero ancora tante, ma..........fermiamoci qui!

Rapporto Giovani, al lavoro! Le proposte di Italia Futura per l’

Ringrazio il dott. Sismondi per aver segnalato il rapporto, che non conoscevo prima. L'escursus storico riguardante gli accadimenti nel nostro Paese dal 1990 ad oggi è perfettamente aderente con la realtà da me vissuta. Gli spunti offrono ampia materia di discussione. Le soluzioni prospettate sono molto interessanti.

Vorrei solo aggiungere è necessario mettere mano ad una riforma trasparente dei quadri più capaci; pure le procedure di selezione devono essere trasparenti ed autorevoli. Solo così s'innescherà un meccanismo finalmente virtuoso - ed assolutamente in controtendenza -.

Alieni

Ma questa gente che sproloquia sui giovani dalle cattedre governative dove vive?
Su Marte?
Ma veramente era meglio B!
Almeno ci dava tante altre ragioni anche più divertenti per dirgliene di tutti i colori!
Siamo proprio alla frutta!
Mi sa che porterò un cero alla Madonna, non ci resta altro!
Luigi

#postofisso

Purtroppo questo articolo (cliccare sul link) proviene da una testata in inglese, quindi solo per coloro che sanno leggere in inglese (e capirlo). Comunque un articolo su cui riflettere...

"Labor Efficiency: The Next Great #Internet Disruption | TechCrunch" http://tcrn.ch/z4xInh #postofisso #Fornero #Cancellieri

lavoro fisso vicino a mamma

Vorrei aggiungere a tutti i commenti sulle 'uscite' dei ministri vari sui giovani a caccia di un lavoro fisso vicino alla casa paterna. qualcuno può informare i soggetti di cui sopra che con i supporti sociali già minimi ed in contrazione costante qualcuno dovrà pur prendersi cura degli anziani?Difficile farlo da un altro paese! ma già, vecchi e pensionati sono solo un peso sociale...
Vorrei anche ricordare che le pensioni non sono un carico sul bilancio statale, o, quantomeno, non dovrebbero esserlo, poichè rappresentano la restituzione di quanto versato in contributi previdenziali dai lavoratori durante la vita lavorativa. MA

Gli unici destinatari del

Gli unici destinatari del lavoro "fisso vicino a casa" sono i figli dei politici dei dirigenti ad alto livello della classe dirigente in genere.
Gli stessi che ora si preoccupano per la loro sorte e che dicono di voler salvare l'italia.
L'italia è stata affossata dall'attuale classe dirigente che ha pensato solo ad arricchirsi e a sistemare figli amici e parenti tutti.
I nostri figli come i padri si sudano tutto ed emigrano al nord per cercare un lavoro.
Lavori che adesso è precario e mal pagato.
Per una volta cari politici/tecnici pensate agli altri,sembra proprio il momento giusto,forse se non lo farete non potrete più farlo,perchè tanti altri cittadini si interesseranno in modo fattivo dei problemi dei giovani e dell'Italia.
Non si salva l'talia con il decreto "salva Italia" e offendendo ogni giorno i giovani e i loro genitori che da sempre si sono sacrificati per assicurare un futuro migliore alle giovani generazioni.
State costringendo i genitori a lavorare fino a 70 anni e nel contempo assicurate la disoccupazion continua ai figli che non hanno papà politici altri dirigenti ecc.-
E' lo sfogo di un padre mortificato e indebitato.

REPLICA

QUESTI SIGNORI NON HANNO CAPITO CHE IL POPOLO E' STANCO DI TUTTI QUESTI ATTACCHI,E CHE SE NON LA SMETTERANNO CI POTRA ESSERE QUALCHE ESALTATO CHE INIZIERA' DI NUOVO CON LE STRAGI.

schizofrenia di un Paese

Non siamo un paese per giovani e nemmeno, al di là delle apparenze, nemmeno per vecchi se è vero che la vecchiaia - ovunque la si legga ed interpreti - viene vista come uno stato drammatico che ingenera problemi nuovi ed acquisce quelli esistenti. Il continuo mascherare l'età di cosa altro è figlio? Abbiamo perduto il senso della circolarità della vita e per questo non sappiamo affrontare non le singole condizioni ma la realtà nel suo complesso. Ai giovani vengono date parole, ma non opportunità; li si sprona a fare ma non si danno loro gli strumenti per farlo. Ed era purtroppo inevitabile che la situazione esplodesse: sono infatti anni che il problema esiste e che - troppo pochi, purtroppo!- si segnala come non si possa continuare con un sistema di welfare assistenziale, come non si sia mai stati capaci di analizzare i bisogni del sistema produttivo per indirizzare i giovani lungo i percorsi utili al lavoro, come si sia abbandonato il valore del lavoro in sé, come si sia portata alle stelle la flessibilità del lavoro onn vedendo - o ignorando- che da noi già nella sua esemplificazione la flessibilità ipotizzata era in realtà semplicemente precarietà. Si è costruita una contrapposizione tra generazioni non considerando che invece èsolo attraverso l'alleanza tra le generazioni che un Paese cresce. Oggi si raccolgono i frutti di questi percorsi, e non pososno che essere frutti bacati. E' possibile il cambiamento? Nonostante la depressione che il contesto inevitabilmente genera io credo di sì: perché i giovani - non tutti: le generalizzazioni non sono mai vere e fanno danni - sono in gran parte coraggiosi e capaci di mettersi in gioco, sanno andare altrove, sanno tenere insieme i lavoro anche più disparati pur di costruire e non arrendersi. I vecchi sanno esserci e non un caso che il vero sistema di welfare su cui i giovani possono contare è proprio quello rappresentato dalle loro famiglie. Certo ci vorrebbe una classe dirigente più umile, che smettesse di dare lezioni ( anche perché i bambini viziati sono in genere figli di famiglie che hanno la possibilità di viziarli: una minoranza!) e facesse proposte. Scendendo dal pulpito su cui anche i migliori continuano a mettersi!

soluzione elementare per piena occupazione

molto ben fatto il documento (segnalo da pag. 30 interventi politiche attive), ma noi italiani possiamo fare di meglio, con immediata messa all'opera. Ho riassunto il metodo in 1 sola pagina ed è elementare la soluzione per la piena occupazione, ovviamente richiedendo molto impegno ed entusiasmo nel perseguire obiettivi da parte degli uffici che devono raccogliere domanda e offerta nei territori. Rimboccatevi le maniche, dai.
http://www.slideshare.net/redditopertutti/sussidiogarantitodabuonilavoro...

siamo nella terra dei

siamo nella terra dei cachi!!!!