Intervista

Open data: nella "pagella" dell’Italia, insufficienza in geografia

I dati geografici sono tra i più scaricati dai siti open data degli enti pubblici italiani, come si vede dalle statistiche on line: sul sito della Regione Emilia-Romagna sono al primo posto per numero di download, mentre su quello del Piemonte sono secondi solo ai dati relativi a Scuola e Formazione. Ma nonostante queste cifre, che dimostrano un grande interesse, sono ancora poche le amministrazioni che li mettono a disposizione di altri enti, cittadini e imprese. A spiegarci perché i dati geografici sono un vero e proprio patrimonio comune e perché è necessario “liberarli” è Giovanni Biallo, presidente dell’Associazione OpenGeoData Italia e direttore del media-web www.geoforus.it.

Cosa intendiamo per open data geografici?

I dati geografici sono prodotti soprattutto dalle Regioni e, in particolare, sono quelli che vanno a costituire la carta tecnica regionale, il cosiddetto data base topografico, in genere in scala 1:5000 o 1:10000, che è la base per tutte le attività di gestione e pianificazione del territorio. Le Regioni producono, inoltre, le cosiddette ortofoto, immagini del territorio ripreso dall’aereo, come quelle che si vedono su google per intenderci ma con una accuratezza decisamente maggiore e, quindi, più affidabili per gli usi professionali. Questi dati, se qualitativamente validi e aggiornati, hanno un grande valore non solo per gli enti, ma anche per le aziende, i professionisti e i privati. L’Associazione OpenGeoData Italia, nata nel luglio scorso, si pone proprio l'obiettivo di stimolare la “liberazione” di questi dati, al fine di consentirne a tutti il riuso. In questa azione devono impegnarsi prima di tutto le Regioni che, come ho già detto, sono i più grossi produttori di cartografia in Italia. Andrebbero poi coinvolti enti nazionali, come il Catasto, l'Istituto geografico militare che produce anche cartografia per uso civile, l'Istituto Idrografico della Marina e il Centro di Informazioni Geotopografiche dell'Aeronautica che producono cartografia specifica per la navigazione in mare e aerea. Ci sono poi anche i Comuni con le cartografie di massimo dettaglio che servono per la pianificazione urbana, anche se molti di essi basano la propria pianificazione sul dato regionale. In definitiva, il peso dei dati prodotti dalle Regioni è intorno all'80-85 per cento sul totale, solo il restante 15 per cento è prodotto da altre amministrazioni.

In Italia le Regioni si stanno muovendo in questo particolare settore?

In Italia abbiamo una situazione molto diversificata: delle 19 Regioni e 2 Province autonome, alcune (poche) sono orientate all'open data, mentre altre rendono disponibili i dati ma con molte restrizioni d’uso ed altre ancora sono completamente chiuse non solo all'open data ma alla cessione del dato in qualsiasi forma. C'è, quindi, chi rende i dati almeno parzialmente disponibili in formato open, chi li rende disponibili ma solo per determinati usi, chi li rende disponibili solo ad altre amministrazioni pubbliche e non ai privati (anche se professionisti), chi non li rende disponibili affatto. Inoltre, anche le Regioni che hanno già avviato l’operazione open data, come il Piemonte e l’Emilia Romagna, sul dato geografico si sono dimostrate carenti. Per quanto io apprezzi la loro iniziativa, devo dire che sui loro siti la parte geografica non è ancora davvero open: i dati sono pochi e difficilmente utilizzabili, sono dati a volte molto grezzi o incompleti (soprattutto i dati di base). In Italia l’unico esempio di completa apertura dei dati geografici è la Regione Sardegna, che per prima ha reso disponibile tutto il patrimonio geografico di sua proprietà, libero, scaricabile e con una propria licenza totalmente aperta. Se ne parla poco perché non ha ancora avviato una vera e propria iniziativa open, ma per quanto riguarda la parte geografica è la regione da prendere ad esempio.

Quali conseguenze avrebbe l’apertura dei dati geografici su larga scala?

In generale si può fare lo stesso discorso che vale per tutti gli altri dati pubblici: la loro liberazione potrebbe concorrere a far crescere l'economia del nostro Paese, grazie al valore aggiunto che diversi soggetti possono generare riutilizzandoli. Per quanto riguarda in particolare il dato geografico, questo ha un grande valore aggiunto prima di tutto per i professionisti. Quando si presenta una richiesta di concessione edilizia si deve allegare lo stralcio della carta tecnica regionale, lo stralcio del piano regolatore e lo stralcio del piano paesistico. Questi dati nella maggior parte dei casi non vengono resi disponibili ai professionisti, per cui si è costretti a recuperare immagini qua e là, utilizzando il salva schermo o qualche pdf. Siamo all’assurdo per cui un architetto, un ingegnere, un geometra ha bisogno di questi dati per poter chiedere alla PA l'autorizzazione a costruire, ma è la stessa PA che richiede dei dati che già le appartengono e che non rende disponibili nel modo giusto. Poi ci sono le aziende private, che dall’open data potrebbero far nascere nuove opportunità di business rendendo allo stesso tempo un servizio al cittadino. Un'azienda, per esempio, potrebbe creare un servizio per informare su tutti i trasporti disponibili in una città o nei dintorni di una città, da quelli pubblici urbani ed extraurbani a quelli privati. A Torino c’è stato un bell’esperimento in questo senso, un team ha sviluppato un'applicazione che mette insieme i dati relativi ai trasporti provenienti da varie amministrazioni e da enti privati. Le aziende che creano queste applicazioni possono guadagnare grazie alla pubblicità e, allo stesso tempo, rendono un servizio utile che la PA non riesce a fare, perché i suoi investimenti vanno in altra direzione, oppure perché non può accedere contemporaneamente a tante banche dati diverse o, semplicemente, perché rendere questo tipo di servizio non è il suo obiettivo primario.

Quindi parliamo di un utilizzo professionale, ma anche di un uso di servizio per questi dati…

Sì, ma posso fare anche altri due esempi di utilizzo, uno del tutto particolare, legato alla gestione delle emergenze, l’altro tipicamente commerciale. Nel primo caso avere il dato disponibile in linea può essere un aiuto per accelerare i tempi di intervento e gestire velocemente l'emergenza. In caso di calamità, come un terremoto o un’alluvione, se i dati fossero direttamente downlodabili qualsiasi operatore – la protezione civile, ma anche gruppi di volontari e squadre di soccorso che arrivano da varie regioni – avrebbe subito la cartografia a disposizione. Per l’esempio  esclusivamente commerciale, invece, vorrei citare il geomarketing, ovvero la possibilità di studiare il territorio per ottimizzare delle azioni commerciali in funzione della presenza di un certo tipo di popolazione e di esigenza. L'Istat nel settembre scorso ha pubblicato tutti i dati geografici relativi ai censimenti del 1991 e del 2001 (quello 2011 è attualmente in corso) con tantissimi indicatori statistici – tra cui la popolazione, le abitazioni, le fasce di età, la scolarizzazione, gli stranieri – calati a livello geografico sulle sezioni di censimento, che corrispondono in ambito urbano agli isolati. Immaginiamo che qualcuno voglia fare un'azione commerciale per promuovere un servizio per le famiglie numerose...questo è uno strumento fondamentale che l'Istat solo oggi ha reso disponibile in questa forma open data gratuita. Penso che in un momento di crisi come quello attuale tutte le azioni che possono far muovere le imprese e, quindi, l’economia del Paese debbano essere le benvenute. E l'Istat questo dato lo produce per servizio, non lo può e non lo deve far pagare.

Cosa serve in Italia per fare il salto di qualità?

Prima di tutto bisognerebbe rivedere alcuni vecchi decreti regionali, risalenti a 10 o 15 anni fa, che impongono tariffe di pagamento per la cessione a terzi della cartografia. In pratica, una volta si dovevano acquistare le carte presso il servizio cartografico della regione pagando quanto previsto dal prezziario. Sono decreti ancora in vigore, ma ormai superati, che riguardavano la cartografia tradizionale, al massimo salvata su supporti multimediali come CD o DVD. Bisogna poi vincere la resistenza da parte dei responsabili dei sistemi informativi a cedere le informazioni in maniera effettivamente open, rinunciando finalmente a una serie di regole che limitano non tanto il download quanto l’uso concreto del dato. Infine, i dati vanno resi in formati e strutture che li rendano realmente utilizzabili. Non serve pubblicare la tavoletta di una singola zona in forma digitale, come se si trattasse ancora del vecchio prodotto cartaceo. C'è bisogno che la regione venga restituita per livelli orizzontali: tutte le strade di tutta la regione, tutti i fiumi, tutto l’edificato, e così via. Il dato in questo formato già esiste, perché è così che viene lavorato all’interno dei sistemi informativi regionali. Bisogna solo renderlo disponibile a tutti. C’è, infine, il discorso sulle licenze d’uso. Perché non usare ovunque le licence creative commons, che sono tradotte in tutte le lingue e sono riconosciute a livello internazionale, invece di crearne di nuove? Per concludere, non bisogna dimenticare l’azione governativa: a livello europeo si stanno portando avanti iniziative concrete per la promozione dell’open data e anche in Italia la strada sembra ormai aperta. Bisogna continuare il percorso avviato e coinvolgere tutte le Regioni e tutti gli altri enti che possiedono i dati se vogliamo davvero vedere la nascita di un nuovo modello operativo OpenData della PA italiana.

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Contenuti del Dossier

Commenti

Licenze Istituto Idrografico della Marina

Per quanto riguarda l'Istituto Idrografico della Marina il discorso è anche più profondo e subdolo.
L'IIM non dimostra nessuna intenzione di favorire gli Open Data, cosa che peraltro altri Istuti Idrografici, come per esempio il NOAA Americano, già fanno da anni, fornendo online gratuitamente le carte nautiche sia in formato raster che vettoriale.

Non solo. L'IIM non fornisce neanche nessuna informazione riguardo alle modalità con cui aziende e privati possano accedere alla licenza IIM per poter creare servizi legati alla fruizione delle carte nautiche, come per esempio lo sviluppo di applicazioni web e mobile.

La cosa grave è che tali licenze vengono invece fornite ad alcuni soliti noti, senza che venga fornita nessuna informazione su come queste licenze vengano assegnate, sugli introiti che esse producono e su come eventualmente altre entità possano accedere alle stesse licenze.

In pratica si è creato un monopolio!

Ho provato più e più volte in passato a scrivere al Comandante Paolo Lusiani, Capo Reparto Studi e Relazioni Esterne IIM, per chiedere lumi, ma non ho mai ricevuto risposta.

Questa la mia ultima e-mail:

" Egr. Comandante Lusiani,

sono trascorsi ormai più di due anni dalla mia iniziale richiesta riguardo alla possibilità di accedere alla cartografia IIM per sviluppare applicazioni innovative in ambito web e mobile e ancora purtroppo non ho ricevuto una risposta.

Mi rendo conto che necessitando di approvazioni da parte di enti pubblici anche non direttamente collegati al vostro istituto, la cosa possa richiedere tempi lunghi, ma onestamente non si capisce perchè nel frattempo alcune aziende come Jeppesen e Navionics siano riuscite a sviluppare tali applicazioni. Entrambe infatti hanno sviluppato applicazioni per smartphone e tablet e Navionics ha inoltre appena reso fruibile online sul proprio sito la propria cartografia addirittura in forma gratutita.

Mi chiedo come si possa chiedere al nostro paese di essere più innovativi e attivare un processo di crescita, quando gli ostacoli arrivano spesso proprio dagli stessi enti pubblici che con i loro tempi biblici riescono a minare la pazienza anche dei più tenaci.

Le chiedo quindi nuovamente la cortesia di indicare con quali licenze sia possibile accedere alla cartografia IIM per lo sviluppo di applicazioni web e mobile per rendere fruibile tale cartografia da smartphone, tablet e applicazioni web.

In qualità di privato cittadino, credo sia giusto rendere trasparenti le modalità con cui tutti, con pari diritto, possano accedere alle licenze per sfruttare contenuti e dati, che, in quanto appartenenti ad enti pubblici, sono proprietà dello stato, quindi di tutti noi.
Un'operazione trasparente che certamente fugherebbe ogni dubbio rispetto al fatto che ad oggi tale diritto sembra essere apparentemente appannaggio dei pochi soliti noti."

Sono ancora senza risposta!

Ottimo intervento, solo una nota "stonata" sull'esempio RAS

Concordo nei contenuti dell'intervista tranne che su questa affermazione.

"In Italia l’unico esempio di completa apertura dei dati geografici è la Regione Sardegna, che per prima ha reso disponibile tutto il patrimonio geografico di sua proprietà, libero, scaricabile e con una propria licenza totalmente aperta"

I miei dubbi, non sono tanto sulla parte tecnica della Regione Sardegna e sul patrimonio di dati reso disponibile (che è senza ombra di dubbio da imitare), ma sulla licenza.
Identificare questa licenza come "totalmente aperta" lo reputo un errore concettuale di partenza.
Il testo - http://www.sardegnaterritorio.it/disclaimer.html -
pone dei vincoli (alcuni che richiedono un po' di attenzione) e, pertanto il termine "apertura totale" non è idoneo.
Il mio timore è che tali affermazioni possano far credere che quello sia un modello da seguire.
Quindi, lodevole sottolineare l'enorme patrimonio di dati offerto dalla Regione Sardegna con una formula molto vicina all'opendata, ma meglio precisare che, per salire a livello di esempio da imitare sarebbe opportuno utilizzare una licenza con restrizioni notevolmente più leggere.
La licenza in questione prima di tutto non rientra nell'insieme di licenze maggiormente diffuse.
Fra i vincoli, oltre all'impossibilità di vendere i dati (ma comunque di trarne profitto) il concetto di applicare ai dati derivati la stessa identica licenza creando pertanto una sorta di microcosmo che si restringe "virtualmente" al solo territorio sardo.
Andando sul pratico, questa licenza anomala, che sembra apparire aperta, di fatto non permette, su un piano legale, di contribuire a OpenStreetMap - più grosso progetto partecipativo di geodati aperti.

licenza per i dati della PA

Sperando di contribuire a questo dibattito segnalo l'articolo di Ernesto Belisario di qualche tempo fa in cui viene illustrata la licenza IODL pensata per i dati rilasciati in formato aperto dalle amministrazioni pubbliche italiane
www.saperi.forumpa.it/story/50938/con-miapa-arriva-una-licenza-l-open-da...
Tommaso Del Lungo

Il Caso Sardegna

Grazie per i complimenti. Per quanto riguarda la Regione Sardegna confermo che la licenza da loro esposta non è il massimo e che noi dell'Associazione proponiamo la Creative Commons 0 o BY perchè è ormai uno standard internazionale di fatto, come già scritto nell'intervista. Secondo noi questa regione si conferma comunque al top perchè le altre regioni, che hanno adottato una licenza standard CC-0 e CC-BY (Piemonte e Emilia Romagna), propongono ancora dei dati poco significativi e/o incompleti. Penso che la mentalità della Sardegna sia nata aperta già prima del movimento openData e che potrà aprirsi decisamente di più con l'applicazione di una licenza standard del tipo CC-BY. Le altre due regioni invece nascono, sui dati geografici, da situazioni "close", pertanto i gruppi interni OpenData hanno problemi nel reperire presso gli uffici competenti ed esporre dati veramente interessanti (di base, continui, per layer e su tutti i temi). Quando ci riusciranno saliranno sicuramente al top perchè avranno raggiunto il massimo valore dato/licenza.

pertanto concorda con me che

pertanto concorda con me che la licenza della sardegna non è totalmente aperta come invece dichiarato nell'intervista.

Confermo che la differenza del rendere interessante un portale sui dati aperti è data, in particolar modo, da quanto questi dati sono attraenti.

Rimango dell'idea che la licenza, più che il formato, è il primo ostacolo al riuso.

In generale è più facile risolvere questioni tecnologiche che
questioni legali.

È chiaro poi che lo scenario migliore in assoluto è quello con queste caratteristiche:
- dato accattivante (e i geodati sono in pole position)
- formati aperti
- servizio di distribuzione interoperabile
- alta frequenza di aggiornamento (se non istantaneo)
- licenza d'uso altamente permissiva (se non di pubblico dominio)
- presenza di una descrizione dei metadati (descrizione degli attributi, metodologia utilizzata nel campionamento, referente, numero di versione, data di rilascio e ... fino alle specificità della tipologia di dato. Un esempio per i geodati è il sistema di proiezione)
- utilizzo di RDFa (linked data)

Dovendo prioritizzare, attenendomi ad una scala sul concetto di Open Data, preferisco indagare prima sui vincoli giuridi che tecnologici.

Pertanto ottimo il lavoro della Sardegna, ma non pienamente open data.

Se fra gli obbiettivi dell'open data mettiamo sia la trasparenza che l'innovazione, per fare quest'ultima occorre la massima apertura.
I dati della pubblica amministrazione posso forse soffrire di molti problemi, ma di sicuro possono "vantare" di essere il risultato delle sforzi della Comunità (il riferimento è al fatto che sono pagati con denaro pubblico) e quindi possono essere distribuiti con licenze molto permissive.

non concordo - la licenza è sufficiente

La licenza della Sardegna è sufficientemente ampia tanto da consentire l'uso dei dati anche per prodotti commerciali, purchè venga citata la fonte e vengano applicate, ai dati riutilizzati, le stesse condizioni. Inoltre i dati non possono essere rivenduti, ma può essere pagata la loro rielaborazione. Mi sembrano condizioni sufficientemente Open.
Il mio appunto, ripeto, è indirizzato a stimolare la regione ad usare licenze standard internazionali già disponibili in varie lingue e facilmente riconoscibili da sigle sintetiche che ne individuano le peculiarità. Nel loro caso è molto facile il cambiamento in una licenza Creative Commons.
Per quanto riguarda le altre caratteristiche da manuale OpenData che lei elenca, mi sembra che nel caso Sardegna ci siano tutte, a parte il linked data che però per il momento, in Italia, non vedo applicato da nessuno anche perchè cosa ben più complicata del download.
Oggi comunque l'azione Associativa è indirizzata a spingere le Regioni e gli altri enti a rendere scaricabili i dati con licenze open standard. Questo perchè solo tre regioni, l'Istat ed una manciata di province e comuni, offrono dati geografici open, e spesso non sono neanche dati veramente utili (es. database topografici) o in strutture fruibili.

Di seguito lo stralcio della licenza d'uso consultabile per intero al link: http://www.sardegnageoportale.it/documenti/6_348_20110302100852.pdf

I dati geografici della Regione Autonoma della Sardegna sono sottoposti alle seguenti condizioni e limitazioni d'uso e di distribuzione:
- i dati cartografici, in tutte le forme e i contenuti con cui vengono distribuiti, sono di proprietà della Regione Autonoma della Sardegna, che ne mantiene tutti i diritti d'autore secondo le leggi vigenti in materia;
- l'utente è libero di riprodurre, distribuire, comunicare, modificare ed esporre al pubblico il dato;
- deve essere sempre garantita la paternità dell'opera, ovvero deve essere dichiarato che il dato originale è stato realizzato dalla Regione Autonoma della Sardegna e in caso di modifiche dovrà essere esplicitamente dichiarata l'avvenuta modifica dei dati;
- i dati possono essere utilizzati per svolgere attività professionali basate sull'elaborazione dei dati stessi, anche se esse comportano che venga riconosciuto un compenso economico all'autore delle elaborazioni. Tuttavia il compenso economico potrà essere riconosciuto solo a titolo di pagamento del servizio di elaborazione del dato, mentre non potrà essere richiesto alcun compenso per la vendita del dato in sé, né per la vendita dei dati derivati da quelli originali. Un limitato e adeguato compenso può essere riconosciuto per la ridistribuzione di dati originali e derivati, unicamente al fine di coprire il costo del supporto di distribuzione.
- i dati originali possono essere ridistribuiti solo corredandoli di queste stesse condizioni d’uso;
- i dati derivati, ovvero quelli prodotti dall’alterazione, modifica o trasformazione dei dati originali, possono essere ridistribuiti solo corredandoli di queste stesse condizioni d’uso;
- la Regione Autonoma della Sardegna non è responsabile per eventuali danni indiretti, incidentali o derivati connessi con l’uso dei dati da essa distribuiti, anche se avvisata della possibilità di tali evenienze;
- le suddette condizioni d’uso valgono per quei dati nel cui metadato sia indicato, alla voce “Limitazioni d’uso” la dicitura “Condizioni d’uso e distribuzione dei dati cartografici della Regione Autonoma della Sardegna”. Per gli altri dati (ovvero le Ortofoto 2003 e 2006) devono essere seguite le condizioni d’uso indicate.
- la Regione Autonoma della Sardegna si riserva di rilasciare successivi aggiornamenti o modifiche dei dati in oggetto senza obbligo di preavviso alcuno.
Queste condizioni possono essere modificate a discrezione della Regione Autonoma della Sardegna.

Ho letto piu' volte la

Ho letto piu' volte la licenza ed ho alcuni dubbi.
Prima di tutto va ricordato che il punto 2 della definizione di open data della open definition - http://opendefinition.org/okd/italiano/
recita
"[...] La licenza non deve imporre alcuna limitazione alla vendita o all’offerta gratuita dell’opera singolarmente considerata o come parte di un pacchetto composto da opere provenienti da fonti diverse [...] "

e questo va nettamente contro il terzo punto del documento che accompagna i dati della Sardegna in particolare in questa frase

"[...] non potrà essere richiesto alcun compenso per la vendita del dato in sé, né per la vendita dei dati derivati da quelli originali [...] "

che tra l'altro può essere vista in contraddizione con quanto detto nelle righe prima

"[...] i dati possono essere utilizzati per svolgere attività professionali basate sull'elaborazione dei dati stessi [...] "

Se la mia attività professionale consiste proprio nella rielaborazione dei dati (es. integrati con altri estendendo gli attributi di un dato vettoriale o con estensioni semantiche) da rivendere come servizio?
È chiaro che vendo il servizio di rielaborazione, ma, l'output di fatto sono i dati rielaborati.
Il cliente paga il servizio di accesso per avere i dati.
Questo punto non mi sembra molto chiaro e di libera interpretazione.
Per essere sicuro chiederei supporto ad un giurista.

Sul sesto punto poi, ammetto che siamo sul fronte di una definizione open data, ma ho ancora qualche dubbio

"[...] i dati derivati, ovvero quelli prodotti dall’alterazione, modifica o trasformazione dei dati originali, possono essere ridistribuiti solo corredandoli di queste stesse condizioni d’uso; [...]"

Prima di tutto siamo davanti ad una definizione non standard, ma su questo siamo concordi e, questo, assieme a quanto espresso sul fronte del discorso dei vincoli sopra, crea anche il problema del rilascio dei dati verso OpenStreetMap.

Avendo poi questo effetto "virale" rischia anche di creare un microcosmo.
Poi, sempre per libera interpretazione, il fatto di ripetere tutti i contenuti delle condizioni d'uso che vedono anche, in diversi punti, i riferimenti alla Regione Autonoma Sardegna, rischia quasi di fare in modo che la licenza sia applicabile solo sui dati di questa regione e non integrabili con altri.

Non è una licenza perfetta ma sufficiente

Come dicevo, concordo pienamente per l'utilizzo di una licenza open standard, ma non mi sembra da bollare la licenza della Sardegna. In realtà c'è un unico vincolo reale: la non possibilità di rivendere i dati ma eventualmente il servizio di elaborazione dei dati. E' un criterio accettabile. Operando da più di 25 anni nei GIS, conosco un'infinità di casi di servizi forniti dalle aziende di elaborazione di dati che, operando su dati di terzi, non comprendono nell'importo la cessione del dato. E' sufficiente specificarlo nella fornitura o nella licenza d'uso del prodotto che riusa i dati regionali.
Direi che nella situazione attuale in Italia dobbiamo evitare di andare a cercare i difetti a chi ne ha pochi. Ad oggi non ci sono ancora altre regioni che rendono disponibili dati importanti come i DB topografici e i DTM/DSM con licenza standard open. Neanche le regioni e le province autonome che hanno già fatto azioni concrete verso l'OpenData come la Regione Piemonte, la Regione Emilia-Romagna, la Regione Veneto e la Provincia di Trento (e le ho citate tutte).

tiriamo le somme

altra cosa che non mi torna è il fatto che non si vuole avere responsabilità sui quanto prodotto dai dati ma si vuole che ci sia una sorta di ritorno (il concetto di "share a like".
Rimagono comunque della mia posizione: licenza buona per molti scopi, sibillina per altri e NON open data.
Sul fronte dell'operato del rilascio delle altre regioni e province autonome penso sia questione di tempo.
In favore della mia provincia (Trento) posso dire che i dati Lidar sono accessibili ancora dal 2008 in seguito ad una delibera della giunta provinciale, come testimonia Gianluca Salvatori - al tempo assessore all'innovazione
http://gianlucasalvatori.nova100.ilsole24ore.com/2008/11/capita-intant-1...
Il testo offre una licenza che pone qualche vincolo: registrazione al portale e download di massimo 10Km quadrati.
Direi che è una licenza analoga a quella che abbiamo discusso.
Altri dati, come i DTM, sono disponibili in download
http://www.urbanistica.provincia.tn.it/sez_siat/Distribuzione_Dati/pagin...
assieme al piano urbanistico provinciale
http://www.urbanistica.provincia.tn.it/pianificazione/piano_urbanistico_...
ma il fatto che non sia specificata una licenza o che ci sia una formula che permette il download con qualche vincolo, non ne fanno - al momento - open data (ma penso che sia questione di tempo per mettere in regola tutto questo).

Credo comunque che potremmo andare avanti parecchio con la discussione.
Tirando le somme abbiamo due modi diversi di vedere l'uso dei dati.
Il mio punto di vista è molto più generico e va oltre il tema geo.
Mette in evidenza criticità che sono più legate a chi vuole sviluppare applicazioni.
Il suo invece si concentra invece sulla categoria degli esperti di dominio che sono l'anello più vicino a quello dei produttori di geodati.
Entrambi si ha la nacessità di avere accesso al più alto numero di geodati nel formato in cui vengono prodotti (raw data) ed anche tutti i servizi di interoperabilità (i protocolli OGC - Open Geospatial Consortium).
Il grado di libertà espresso dalla licenza dei dati può essere sufficente per gli esperti di dominio (il cui output dei loro risultati spesso sono prodotti derivati dai dati), ma vincolante e quindi - forse - anche restrittivo per chi sviluppa software (e di conseguenza servizi).
Personalmente credo che l'open data debba essere un veicolo per favorire l'innovazione e inventare nuovi scenari sull'uso dei dati.
I geodati sono senza ombra di dubbio una delle tipologia di maggior interesse in questo senso È per tale motivo che preferisco prima puntare su licenze chiare e compatibili con la piena definizione di Open Data.
Reputo comunque importante, nel processo di una strategia open data, un dialogo che parta dai data prosumer (produttori/consumatori di dati ovvero gli uffici S.I.A.T. di ogni regione) allargandosi in maniera incrementale verso coloro che possono creare innovazione.
Il passaggio dagli esperti di dominio (inteso come coloro che fanno lo stesso lavoro dei data prosumer nella PA ma con altro punto di vista) è una sosta obbligata.
A questo punto però direi di non proseguire questa discussione che è diventato un dialogo a due.

Grazie