Editoriale

Quando l’efficienza è un boomerang

No, non voglio dire che l’efficienza della PA si rivolti contro chi l’ha richiesta a gran voce, questo no, ma diciamo che gli torna in mano, appunto come un boomerang, e lo inchioda alle sue responsabilità, guardandolo negli occhi e interrogandolo sulla serietà delle sue intenzioni. Mi spiego meglio: sono rimasto molto colpito da tre fatti apparentemente molto diversi che parlano tutti di un’efficienza chiamata a gran voce, ma che poi, quando è arrivata ha, diciamo così, superato le aspettative e ha rischiato di far paura agli stessi che l’avevano invocata.

Prendo spunto da tre storielle: la Finanza a Cortina, i processi a Milano, i certificati a Roma.

Cortina d’Ampezzo, 3 gennaio 2012: l’Agenzia delle Entrate con una massiccia operazione di controllo (poi replicata a Portofino, Roma e Milano) scova centinaia di evasioni piccole e grandi. Bene, direte voi, far pagare le tasse a tutti è proprio l’efficienza che abbiamo chiesto a questo pezzo dell’amministrazione pubblica che ha come indicatore di risultato appunto quanti evasori scova e quanto gettito evaso recupera… ma non la pensano tutti così.  "L'Agenzia delle entrate non deve assumere una configurazione politica, mediatica e anche propagandistica" tuona Fabrizio Cicchitto. Il blitz a Cortina sa di "trovata propagandistica", fatta da "un fisco poliziesco" rincara Giancarlo Galan.

Sentite questa, che secondo me è la migliore: "Contro l'evasione si sta sviluppando lo stesso odio qualunquistico e giacobino che circola da mesi contro la politica - afferma Francesco Pionati, segretario dell'Alleanza di centro - . Così il Paese si avviterà sempre più in una spirale senza via d'uscita, con un aumento della violenza". Bella eh? Come se non rischiassimo di più la violenza lasciando i ricchi che fanno i poveri andare in giro in Ferrari, magari prendendoti anche il posto di tuo figlio all’asilo nido in quanto nullatenenti!

Potrei continuare per dieci pagine, non lo faccio per carità di patria e riporto solo il commento pacato del funzionario pubblico che noi paghiamo (bene) con i nostri soldi proprio perché trovi gli evasori e li punisca: "I controlli - conclude Attilio Befera - si faranno ancora" e "gli italiani devono decidere che cosa vogliono. … Perché a parole tutti sono d'accordo a fare la lotta all'evasione, ma solo quando non li riguarda"

Milano, gennaio 2012: nel processo Mills siamo alle ultime battute. Tra poche settimane si chiude per prescrizione e tutti a casa. L’impegno e i soldi impiegati in questi anni sarebbero buttati e non avremmo mai un giudizio, lasciando tutti gli onesti, comunque la pensino nel merito e, specie (spero) se sono innocentisti, con l’amaro in bocca. Che ci aspettiamo allora da quel pezzo di amministrazione pubblica che è l’amministrazione della giustizia? Ma è chiaro che faccia presto, che si spicci, che fissi udienze a passo di carica e scongiuri la sconfitta della legge e lo spreco delle risorse che sarebbe appunto la prescrizione.  Ma anche qui non mi pare che la pensino tutti così:  secondo la difesa i magistrati avrebbero manifestato di aver già preso una decisione e di volere una condanna. E avrebbero mostrato questo convincimento fissando udienze con urgenza e a ritmo serrato per arrivare alla sentenza, evitando la prescrizione.  Anche qui un funzionario pubblico (Vietti), pagato da tutti noi, cerca di riportare la cosa alla ragione e dice  (addirittura) che ogni processo, per sua natura, deve arrivare a decisione nel merito e che è "giusto" accelerare un processo per arrivare a sentenza. Apriti cielo, persino l’ex Guardasigilli Alfano non approva un ragionamento così ovvio, di efficienza, di buon uso dei soldi pubblici e di celerità necessaria e parla, invece, di “grave scivolone politico”.

Roma, 1 gennaio 2012: dall’inizio del 2012, entrando in vigore la Legge 183/2011 è vietato presentare ad un’amministrazione pubblica un certificato rilasciato da un’altra amministrazione.  Sembra un ossimoro o un gioco di parole, ma sta a significare che è stato necessario un divieto formale per far applicare quell’abolizione dei certificati che, cominciata addirittura del ’68 come possibilità di autocertificazione, resa obbligatoria da una serie ininterrotta e inattuata di leggi che avevano vietato alle amministrazioni di chiedere dati in possesso comunque dell’amministrazione pubblica nel suo complesso, nella realtà è rimasta sin qui più o meno lettera morta. Qui non c’è nessuno o quasi che si è inalberato, tranne forse un distinguo della CGIL Funzione Pubblica, ma si sono ribellati - in molti commenti diciamo così informali - tanti dirigenti e funzionari pubblici che hanno parlato di “oggettiva impossibilità”. Qui la ricerca dell’efficienza è dovuta andar giù con l’accetta e ha imposto qualcosa sulla base di quella auspicata interconnessione che era  e rimane solo un proposito, perché una vera rete tra le amministrazioni, dopo oltre vent’anni che se ne parla, è ancora lontana da venire.

Anche qui il boomerang torna in mano a chi l’ha lanciato: al di là dei proclami della legge la situazione dell’informatica pubblica è infatti tale che renderà percorribile nei fatti solo la strada dell’autocertificazione. Ma l’autocertificazione è un placebo, non una cura: segnala solo che la PA non è in grado di scambiarsi i dati e dà al cittadino l’onere di certificarseli in proprio, e ai singoli uffici l’onere di controllare. Forse oggi questa scappatoia era necessaria, almeno come segnale, ma non è questa la strada maestra: sarà ora quindi di riprendere con forza la strada delle convenzioni per l’accesso alle banche dati, previste dal Codice dell’Amministrazione Digitale e inattuate, dell’interconnessione e della cooperazione delle amministrazioni. Magari prendendo sul serio quel cloud computing  per la PA su la cui organizzazione l’Italia è uno dei pochi Paesi a non aver ancora elaborato una strategia pubblica. Solo così il boomerang andrà a segno e non ci tornerà in mano, lasciandoci a bocca asciutta.

Insomma  una certa parte della politica, degli addetti ai lavori e dell’opinione pubblica ha urlato a gran voce per chiamare l’efficienza, ma forse nella speranza che non sarebbe mai arrivata. Quando qualcosa si muove eccoli a protestare e a dire con Talleyrand, scuotendo la testa, Surtout pas trop de zèle !

 

 

 

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Commenti

Efficienza ed azioni concrete

L'editoriale stimola e provoca con intelligenza, ma rischia al tempo stesso di offrire un'immagine non corretta delle potenzialità della P.A. italiana e della sua capacità di attivarsi su percorsi di innovazione tecnologica ed organizzativa.

Il Ministero degli Affari Esteri, struttura di cui faccio parte, ha avviato sin dal luglio 2011 il progetto M@ECloud, che si basa sulle reti SPC (sistema pubblico di connettività) e S-RIPA (rete internazionale della PA). Si intende così realizzare una "Nuvola" telematica di condivisione delle risorse informatiche della Farnesina ed in prospettiva di tutta la PA italiana: per aumentare l'efficacia dei servizi ai cittadini e alle imprese all’estero; ridurre gli attuali costi di gestione della rete informatica; accrescere la velocità e l'efficienza proprio nello scambio di dati e informazioni (anche con altre PPAA); razionalizzare le risorse attualmente in dotazione; aumentare la sicurezza, anche in termini di disaster recovery.
E' un progetto basato su tecnologia "Private Cloud", che mira in un orizzonte temoporale di due anni alla multicanalità dei servizi offerti (non solo PC, ma anche smartphone ad es.); allo sviluppo software in modalità “app”, per rendere maggiormente fruibili i contenuti ed i servizi offerti; a fornire supporti informativi di tipo “light” ed “Internet based” (ad es web call centre); al pagamento telematico per l'eventuale riscossione di compensi a fronte dei servizi.
Non siamo all'anno zero insomma per quanto riguarda il cloud...

Ed anche per lo scambio telematico di dati con altre PPAA (a fronte degli adempiementi richiesti dalle legge 183/2011 sui certifcati) ci siamo già attivati, con un apposito banner telematico sul sito Internet del MAE. Le reazioni delle altre strutture pubbliche che abbiamo sin d'ora informato e coinvolto (Ministeri ed in particolare enti locali) sono state assai incoraggianti. Tutto procede insomma!!

Invito pertanto Forum PA a prendere nota anche ... dei progressi e degli sviluppi positivi che emergono nella PA italiana, pur disastrata dai tagli e dal blocco delle assunzioni. Giusto pungolare, meno offrire il destro a strumentalizzazioni dei media sulle effettive capacità del settore pubblico italiano.

Cordialmente, Luigi Vignali

Quel che manca non sono buoni esempi,ma una strategia di sistema

Conosco bene l'esperienza del MAE di cloud computing nella PA e non posso che apprezzarla e additarla come buon esempio. Nel mio piccolo cerco anche di farla conoscere e spesso l'abbiamo raccontata nei nostri convegni e sul nostro sito. Purtroppo quel che il mio editoriale metteva in evidenza è la mancanza di una strategia di sistema del Paese sia sul cloud, sia sull'effettivo scambio non episodico, ma strutturale di dati tra le amministrazioni. Una rondine ci induce allla speranza , ma ahimè non fa primavera!

Quando l'efficienza è un boomerang

Un fatto accadutomi:
Mia suocera (95 anni) aveva bisogno dei pannoloni. Il medico di base fa la ricetta che viene portata all'apposito Ufficio dell'VIII Municipio di Roma.
La gentilissima impiegata mi dice che la ricetta del medico di base non è sufficiente poiché ci vuole una commissione medica, purtuttavia, eccezionalmente, per questa volta
mi darà i pannoloni (così ho tre mesi per attivare la commissione) però ci vuole l'autocertificazione dell'appartenenza all'VIII Municipio o il Certificato di residenza.
Torno a casa ed ovviamente l'autocertificazione la firma mia moglie! (mia suocera ha sempre 95 anni e oltre a perdere le urine è stata dichiarata inabile al 100% e il certificato è stato allegato alla pratica ). Torno, il giorno seguente, all'Ufficio e mi viene detto che sarebbe meglio fare il Certificato di residenza. Vado all'ufficio che rilascia i certificati e mentre aspetto esce una signora avvelenata perchè l'impiegato non ha voluto rilasciarle il certificato di residenza; quindi la sua pratica sarebbe stata ritardata di mesi.
Forte dell'esperienza, al mio turno, rispondo su richiesta dell'impiegato: il certificato mi serve per " gli usi consentiti". Il bravo impiegato mi spiega tutto quello che poi viene riportato sul certificato stesso e cioè che quel certificato non è valido per le pubbliche amministrazioni. Comunque insisto e mi rilascia il certificato.

Porto il certificato all'Ufficio per il rilascio dei pannoloni e questo viene accettato volentieri insieme all'autocertificazione e mi promettono che entro 15 giorni avrò a casa i pannoloni.

Purtroppo ho dovuto telefonare che i pannoloni non servivano più perchè nel frattempo mia suocera è deceduta!
Io ho peso due mattinate, ho fatto cose moralmente riprovevoli e forse illegali. Ma se non sei ricco e ti puoi permettere di mandare tutti a quel paese e comprare i pannoloni queste sono le trafile......

Autocertificazioni ecc..

Buongiorno a tutti.
E' stato scritto:
"Inoltre l'innovazione costa e nessuno vuole spendere per migliorare la p.a."
Per poter accedre alle banche dati altrui è necessaria l'interconnessione e/o lo scambio dei dati.
Il mio ufficio di sicuro NON PUO' permettere a chiunque (mi veniva da dire 'cani e porci'...) di accedere ai dati dei controlli a campione sui fondi strutturali.
Per fare questo le vie sono due o si mettono le banche dati necessarie (e tra l'altro bisogna anche conoscerne l'esistenza per chiedere l'accesso) in internet (accesso sicuro si spera) e non molte lo sono o si installano i client su decine di migliaia di pc con tutti i problemi di compatibilità, versionamento, aggiornamento che comunque esiste anche tramite internet con ad esempio le versioni di java. E TUTTO QUESTO NON E' GRATIS!
Nella mia stessa amministrazione (Regione) due applicativi sviluppati dalla stessa società (in house) non sono compatibili per vetustà di entrambi e piattaforme di sviluppo diverse! Tanto per fare un banale esempio.
Tutto ciò è veramente in gran parte solo un proclama. E la privacy dove sta?
Allora quando una persona autocertifica di essere residente in un tal comune dovremmo avere l'accesso all'anagrafe informatizzata di quel comune per verificare ciò? Questo vuol dire che una gran parte dei dipendenti pubblici dovrebbero poter accedere all'anagrafe dei comuni di tutta Italia!
Sbaglio? Esagero?
E poi c'è l'obbligo della verifica a campione delle autocertificazioni. Se non ho l'interconnessione e non posso chiedere al comune come faccio? Seduta spiritica?
Il risultato qual'è? Ben sapendo che ora le amministrazioni non possono interloquire tra loro se non interconnettendosi e sapendo che questo non avviene i più furbi dichiareranno liberamente tutto ciò che desiderano! Impunemente!
E per chiudere una cosa ottima che esiste è la BDA del MEF (banca dati nazionale sul cumulo di aiuti e de minimis) ma conoscendo abbastanza come funziona e come vengono o non vengono alimentati i dati sono quasi certo che dentro non c'è tutto malgrado l'elevata professionalità ed applicazione di chi ci lavora. I soggetti che erogano aiuti e le relative banche dati devono essere adeguatamente edotti e preparati a strutturare il sistema informativo in modo da poter inviare i dati necessari alla BDA. E TUTTO QUESTO COSTA! Come si fa a sapere con certezza che una tal azienda non ha ricevuto aiuti de minimis nell'ultimo triennio fiscale oltre il limite? Autocertificazione.
Insomma se si vogliono le cose si deve spendere se non si vuole spendere non si avrà nulla, solo demagogia!
Per quanto riguarda la lotta all'evasione facciano quello che gli pare, da stipendiato fisso non posso evadere, non ho tempo per fare un secondo lavoro in nero neanche se volessi e lo scontrino lo chiedo sempre se non altro per la mia contabilità casalinga. Di questi tempi è bene tenere tutto sotto controllo vero? ;)
Cordiali saluti a tutti.
Luigi

tra il dire e il fare...

Mi sembrano esemplari le tre storielle e condivido la loro analisi. Condivido in particolare il paradosso che chi invoca da una parte efficienza (ed efficacia ed economicità di gestione ecc.) dall'altra grida vendetta quando ne viene toccato. E' la ben nota ipocrisia di chi sa bene quale sarebbe il meglio da fare, ma pensa che debba farlo qualcun altro e se ne auto-esenta. C'è poi il male del "benaltrismo", cioè di chi dice che sarebbe giusto così, ma ci sono ben altri soggetti, situazioni, valori da considerare. Per non dire che qualcuno di fronte a valutazione di questo genere finisce col dire che qui la si butta in politica!
Sfrondata dunque l'ipocrisia, bisogna prendere coscienza che occorre sviluppare nella società il senso di condanna dei comportamenti scorretti e illegittimi, anche attraverso gli strumenti di comunicazione di massa. Perché infatti dovremmo assistere silenti a trasmissioni vergognose per il decoro e poi gridare allo scandalo per un compito primario della GdF di controllo dell'evasione/elusione? Dovremmo augurarci poi che tutti i processi fossero più celeri e non chiedere celerità per poi invocare la dilazione attraverso trucchetti da mago delle tre carte. Dovremmo infine smetterla di continuare a barricarci dietro ad un certificato e fare quel salto di efficienza che ci manca per uscire dalle nostre confortevoli Lan aziendali.

interconnessione e convenzioni

Gentile Mochi Sismondi,
l'unico punto che non mi convince della sua analisi è la necessità di ripartire dalle convenzioni previste dal CAD per lo scambio di dati tra amministrazioni. L'idea che una pa disponga dei dati che ha in suo possesso con una "convenzione" contribuisce a rafforzare l'idea che quei dati sono di "proprietà" di quella pa, e che per poterne disporre, le altre pa devono acquisirne il consenso. Non mi pare la strada corretta, sia in termini teorici (i dati non sono delle pa, al limite sono dei cittadini, che ne finanziano la raccolta, la conservazione e la gestione); sia in termini pratici, perchè costituisce un formidabile alibi per le pa a resistere, frapporre ostacoli, ritardare, etc... Ed infatti, le poche banche dati realmente interconnesse a livello nazionale e infraterritoriale, lo sono perchè il legislatore ha imposto che lo siano.
Insomma, occorre superare la logica delle convenzioni, e muoversi decisamente nella direzione dell'autorità (concertata se si vuole, ma non troppo), ma poi che ci sia qualcuno che decida, e le pa seguano (ma lo stato non è competente in via esclusiva per il coordinamento informativo, informatico, statistico dei dati delle pa locali, regionali e statali?).
Cordialmente

Benedetto Ponti. Università degli studi di Perugia

Forse non ne vale nemmeno la

Forse non ne vale nemmeno la pena, però faccio fatica a tacere quando mi pare di cogliere malafede in affermazioni che distorcono i fatti per dimostrare ad ogni costo la tesi prefissa.
1) tolto gli imbecilli, di cui purtroppo il mondo pullula, gran parte dei commenti negativi sui bliz dell'Agenzia delle entrate riguardavano l'eccessiva enfasi mediatica. Ad esempio è stato molto criticato l'avere fermato mcchine "di lusso" per identificarne i proprietari quando sarebbe di gran lunga più semplice (e più efficace) incrociare i dati del PRA con quelli dell'AdE.
2) i lamenti della difesa nel processo Mills, riguardano la cancellazione di alcune testimonianze, precedentemente ammesse dalla corte. Le due testimonianze sono state cancellate con la motivazione che l'esame dei testi a difesa sarebbe stato superfluo stante le informazioni già assunte nel corso del processo (sic). Ma soprattutto riguardano la risposta data giudice Vitale alle loro proteste: "Queste lamentele potranno essere oggetto di ricorso in Cassazione” - indicando così la convinzione che il processo si sarebbe concluso con una condanna e ciò ben prima della fine del processo stesso.
3) Su questo sono perfettamente d'accordo con il sig. Mochi Sismondi ed aggiungo che il provvedimento penalizzerà soprattutto gli utenti della PA in quanto è prevedibile che causerà ritardi e rallentamenti.

innovazione???

L'innovazione comporta la rottura di prassi consolidate cui è molto comodo potersi appellare per evitare di prendere decisioni (più si va in alto nella gerarchia, meno voglia c'è di prendere decisioni); meglio limitarsi a parlare di innovazione e mantenere un comodo status quo. Chi prova a proporre qualche -piccola- innovazione per uscire dalla palude viene immediatamente accusato (da superiori e colleghi) di essere 'troppo zelante'.
Inoltre l'innovazione costa e nessuno vuole spendere per migliorare la p.a.
L'innovazione è sempre e soltanto di facciata.

non ci siamo!!!

Non mi è piaciuto l'editoriale per il taglio "politico" che ritengo debba rimanere fuori dal forum. La PA efficiente è un'ambizione legittima di tutti i cittadini, a prescindere dalle idee politiche. Non che non siano scandalose le affermazioni riportate, ma anche altre, sapientamente omesse, non erano meglio! Allora, ritengo che in questo ambito si debba discutere di altro, in termini di proposte serie per migliorare l'efficacia, più che l'efficienza della PA. Rimaniamo in questa prospettiva.

Politica e amministrazione

Mi spiace che non le sia piaciuto l'editoriale... me ne farò una ragione: è difficile piacere a tutti. Vedo che siamo comunque d'accordo che le affermazioni riportate erano scandalose. La politica non c'entra, c'entra saper quel che si vuole dalla amministrazione e noi vogliamo efficienza: ossia che faccia pagare le tasse a tutti, che non mandi in prescrizione nessun processo, che non scarichi sul cittadino oneri che derivano da non essere capace di scambiarsi i dati. In quanto ad affermazioni "sapientemente omesse" credo che lei non legga spesso i mei editoriali (non me ne offendo davvero, sono solo piccoli contributi di un addetto ai lavori appassionato), altrimenti saprebbe che, in oltre vent'anni di lavoro e avendo trattato ormai con quindici governi di tutti i colori, ho sempre detto quel che pensavo a tutte le parti politiche!

interconnessione fra le PA

io credo che molte piccole amministrazioni come la nostra sarebbero ben liete di procedere sulla strada della interconessione, ma quando nelle disposizioni si scrive che questo deve avvenire senza cjhe comporti "aumento di spesa" mi pare che si sia scelto appuntro di fare dei porclami; come si fa ad innovare, dotarsi di infrastruttura (es porte di dominio) e personale (la parola risorse umane non mi piace) in grado di realizzare queste cose, sezna investire???

L'efficienza e i proclami

Il commento di Carlo Mochi Sismondi mi piace molto, ma mi lascia in bocca un'amarezza che ormai accompagna da tempo il mio lavoro di dipendente pubblico. Sono anni infatti che, ciclicamente, assistiamo ai proclami che annunciano magiche ricette per garantire l'efficienza della P.A., proclami quasi mai seguiti dai fatti né, tanto meno, da autentici interventi strutturali. Ed è la stessa politica che lancia queste mirabilanti innovazioni a non volerle di fatto, mentre è sempre il dipendente-fannullone ad essere accusato di essere la causa dell'immobilismo e dell'inefficienza. Forse è questa la classe dirigente che ci meritiamo, ma temo che la colpa sia anche un po' di tutti noi, che siamo stati acquiescenti al "sistema". Penso in particolare all'autocertificazione, di cui non ci siamo infatti mai appropriati e che troppo stesso viene utilizzata solo per dichiarazioni "di comodo", penso allo scontrino o alla ricevuta fiscale che abbiamo "dimenticato" di chiedere in cambio di un piccolo sconto, penso a quante volte abbiamo creduto ad una "magistratura politicizzata".Ma voglio essere ottimista: c'è tanta gente per bene, che crede nel lavoro che svolge e che crede che la P.A. sia veramente al servizio del cittadino e a cui serve solo un po' di incoraggiamento e di serietà per contribuire a quel cambiamento di cui questo Paese ha diritto

Bravo Carlo, sintetico e

Bravo Carlo, sintetico e veritiero. ma il tempo che aspettiamo e cerhimo da tanti anni è arrivato. Vincenzo Bianchini

autocertificazione

In merito all'autocertificazione aggiungo che essa è un palliativo che serve poco a tutti. Essa è comunque un certificato di carta.:
1 - il cittadino risparmia un viaggio ma è comunque in difficoltà: difronte ad un foglio bianco, in quanti sanno autocertificare i propri dati? pensate agli immigrati..
2 - le autocertificazioni comunque vanno controllate a posteriori i, gli enti che le ricevono le portano nel back office dell'anagrafe comunale e ciò procura ai Comuni un lavoro maggiore di quello del front office perchè la verifica è storica..

la vera innovazione è la DECERTIFICAZIONE cioè : l'Ente non deve richiedere autocertificazioni ma accedere all'anagrafe via telematica e verificare le informazioni in tempo reale: ad essere certificato è l'archivio dove risiedono le informazioni e non certo il pezzo di carta.
La vera soluzione è che esista un solo archivio anagrafico centralizzato presso il Ministero degli Interni, una sola procedura informatica anagrafica certificata e centralizzata di cui i Comuni sono utenti. non morirebbero le ditte di sw che ora costruiscono inutili decine di brutte copie di programmi per la gestione delle anagrafi, esse vivrebbero in modo più produttivo costruendo tutti i servizi intorno a questa anagrafe, ognuno basato sulle esigenze del diverso territorio comunale, ma la base anagrafica deve essere una sola. Pensate se i 600 milioni del censimento si fossero usati per fare questo, avremmo avuto un censimento perfetto e raggiunto un obiettivo di altissimo valore.

centralizzazione e decentramento

Solo un piccolo appunto: l'interconnessione delle pubbliche amministrazioni non è solo l'attivazione di una linea SPC, ma fondamentalmente la definizione di standard per l'interconnessione dei dati. Già così come stanno le cose, senza necessità di istituire una anagrafe unica presso il ministero dell'Interno (una strada che secondo me è tecnicamente sbagliata, oltre che inopportuna per la spesa che significherebbe), i Comuni potrebbero offrire i dati sui cittadini necessari alle altre amministrazioni, con modifiche non esagerate ai loro sistemi informativi. Il prerequisito è il SPC (che dovrebbe essere una infrastruttura gestita da una agenzia ad hoc e la cui connessione dovrebbe essere data gratuitamente ed essere obbligatoria, giusto per parlare di infrastrutture necessarie), ma la tecnologia offre sistemi alternativi alla centralizzazione. Il vero problema non è, a mio avviso, né la disponibilità di risorse (umane o finanziarie), né la disponibilità di strumenti: certe cose non si vogliono fare. Se poi qualcuno le volesse fare, io (che sono un dipendente pubblico come te, Gabriella) so come si fanno, ma nessuno è mai venuto a chiedermi lumi.

Chiarissimo!

Come sempre, centratissimo, fantastico. Anche la citazione di Talleyrand.

Molto logico, molto ben

Molto logico, molto ben detto!