Editoriale

La PA di Patroni Griffi: ecco i programmi del governo per l’amministrazione pubblica

Forse sfuggita ai più perché tenuta in periodo “natalizio”, l’audizione del Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione in Parlamento è ricca di spunti interessanti e presenta, in forma chiara e immediatamente operabile, quel che il Governo e il Ministro si apprestano a fare nel campo dell’amministrazione pubblica. Ho letto con attenzione queste dense dieci pagine e ve ne ripropongo una sintesi ragionata, partendo da una frase che ne dà in qualche modo la chiave interpretativa. Dopo aver ricordato quanto accaduto nella PA in questi ultimi anni il Ministro Patroni Griffi dice “… sono convinto che la politica pubblica nell’Amministrazione debba cogliere il senso di questo percorso e muoversi in una linea di continuità”.  Vuol dire che per fortuna ci sarà risparmiata un’ennesima riforma del secolo, ma anche che gli sforzi sino ad ora fatti non andranno al macero anche se, come vedremo, i programmi sono ambiziosi e prevedono qualche significativa discontinuità.

Vado ad illustrarvi il documento per rapidi punti:

  • il percorso di riforma che parte dall’inizio degli anni ’90 è stato teso alla trasformazione dell’amministrazione da potere o funzione in servizio;
  • per far questo ha inciso sia sull’apertura dei procedimenti (trasparenza, accesso, voce ai cittadini), sia sulla privatizzazione del rapporto di lavoro, sia infine sulla ricerca di una maggiore efficienza nell’azione pubblica attraverso una cultura della performance come creazione di valore pubblico, basata su misurazione e valutazione;
  • in questi anni molto è cambiato, molto si è migliorato, ma questi miglioramenti sono ancora scarsamente percepiti dai cittadini;
  • bisogna, quindi, riprendere con più lena il lavoro in un clima politico di condivisione (prima discontinuità) polarizzandolo su pochi punti essenziali:
  1. lavoro pubblico: l’obiettivo generale è “motivare” il dipendente pubblico stimolando soprattutto il suo orgoglio  (seconda discontinuità); si punta poi, potenziandoli, su strumenti già inseriti nelle norme come il dividendo dell’efficienza, la contrattazione di secondo livello, la flessibilità delle forme di lavoro in modo da valorizzare anche il lavoro femminile;
  2. professionalità, merito, imparzialità ed etica del dipendente pubblico: quattro attributi, che di solito non sono associati al pubblico impiego, diventano un programma fatto di  azioni concrete: più regolarità nei concorsi e attenzione alle eccellenze; più formazione (sarebbe una terza importante discontinuità, ma non ho capito come si concilia con il persistente taglio lineare del 50%); meno spoil system e maggiore indipendenza dalla politica; un ripensamento dei codici etici e una valutazione attenta dei rischi di corruzione;
  3. innovazione delle strutture e degli apparati: su questo punto se c’è sostanziale continuità nell’enfasi sulla sussidiarietà orizzontale, per cui però vengono maggiormente ribadite le necessarie garanzie per l’utenza, nuova sembra invece l’attenzione a razionalizzare la struttura delle Istituzioni (ne avevo già affermato la necessità in uno scorso editoriale) e soprattutto, ed è la quarta discontinuità, nuovo è il rifiuto della logica dei tagli lineari e dell’approccio ragionieristico in vista invece di una coraggiosa spending review;
  4. trasparenza: c’è una sostanziale continuità con la “riforma Brunetta” a cui si aggiunge una grande attenzione, per altro già richiesta dal precedente Ministro, agli open data e all’open government, con esplicito riferimento al portale della trasparenza e all’esperienza francese;
  5. semplificazione: c’è totale continuità con gli sforzi del precedente Governo e viene sottolineata la necessità di lavorare in collaborazione tra i diversi livelli di Governo e di ascoltare e coinvolgere le forze sociali e le imprese; viene ricordato e ribadito l’obbligo per tutte le amministrazioni di pubblicare una sezione sul proprio sito dedicata a “Come fare per”.

In conclusione si tratta, a mio parere, di una buona partenza che non snatura quanto si è portato già a casa, che cerca di correggere quel che si poteva far meglio e di implementare la riforma con quel che non si era ancora fatto, a cominciare da un clima di condivisione e collaborazione tra politica e pubblico impiego.
Ora si tratta di vedere i fatti: cominceremo presto a capire se si fa sul serio.

Ci aspettiamo, quindi, la data di un nuovo concorso per immettere giovani; l’abolizione da subito dei tagli lineari che più hanno penalizzato l’innovazione, quali quelli per la formazione, la consulenza, la comunicazione; la concreta applicazione del “dividendo dell’efficienza” con un accordo stabile con la Ragioneria dello Stato sui metodi per calcolare i risparmi; una spinta forte verso gli open data che potrebbe essere fatta immediatamente e a costo zero con una sanatoria che consideri tutti i dati che le PA hanno sino ad ora pubblicato come “open by default” e quindi soggette alla Italian Open Data Licence (IODL); una maggiore attenzione all’applicazione delle norme sulla trasparenza (basterebbe applicare la direttiva 105 della CiVIT che il Ministro, da componente della commissione, ha approvato) prevedendo sanzioni e commissariamenti ad acta.

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Commenti

Chi sanziona gli inadempienti?

Avevo già letto l'audizione del Ministro Patroni Griffi e Mochi Sismondi ha egregiamente "azzeccato" tutte le novità che ci attendono. Ma voglio fare un passo indietro e spingervi a rispondere ad una domanda semplice semplice. Risulta a qualcuno che una qualsiasi amministrazione, tenuta ad applicare da subito il d.lgs. 150/09, al momento ancora inadempiente (assenza dell'OIV, mancata approvazione piano performance, mancata approvazione sistema di misurazione e valutazione, mancata approvazione programma della trasparenza), sia stata costratta a subire una delle sanzioni previste dal decreto stesso? Dal monitoraggio effettuato dalla CIVIT risulta che su 89 enti/istituzioni chiamate ad applicare il decreto già dalla prima fase, solo in 58 hanno risposto e sono abbastanza "in regola". E tutti gli altri? Qualcuno (ma chi?) si è preoccupato di verificare se in quegli enti/istituzioni sono state effettuate assunzioni, se sono state distribuite le indennità alla dirigenza (vietate in caso di inadempimento del decreto)?
Chi dovrebbe controllare, se non il Ministero guidato da Patroni Griffi, la corretta applicazione del decreto 150/09? Quando era commissario della CIVIT, il neo ministro lamentava il fatto che la Commissione non avesse reali poteri ispettivi e non poteva comminare sanzioni. Adesso che è diventato Ministro questi poteri li ha! Ma al momento nessuana amministrazione ha subito un controllo. Purtroppo se passa il messaggio che chiunque possa sottrarsi al decreto 150/09 senza che nulla accada, allora tutto il castello crolla. La sensazione è quella di un ..."tana, liberi tutti!"...in fondo in fondo, in molti alberga l'idea che "addà passa a nuttat"!

audizione ministro

Ho letto attentamente queste pagine e - con costernazione - ho dovuto constatare quanto l’amministrazione sia ancor più lontana dalla “vita reale” rispetto a solo qualche anno fa. Discorsi vacui e cattedratici!
Un misto di cattiva programmazione, intenti programmatici non realisticamente realizzabili, “disattenzione” per aspetti psicologici rilevanti a carico dei lavoratori impiegati nella PA, inesistente comprensione delle scelte economiche che presiedono all'allocazione delle risorse, portano ad una definizione di un outcome che francamente faccio fatica a tradurre “nel concreto” anche secondo le più rosee azioni di visioning.
Mi sono "amaramente" piaciute soprattutto le conclusioni…… laddove si cita Roosvelt…..è come dire: “ ebbene sì, signori…… stiamo ancora provando!”

Leggendo questa sfilza di "considerazioni" ( faccio fatica a pensarle come "linee programmatiche") mi è venuto da pensare che siamo vicini ad un cambiamento sostanziale delle cose…… veramente i cittadini non possono essere “amministrati” da cotanto!

Ma forse c'è un'altra priorità...

Condivido tutto. Con una postilla.
Se prendiamo sul serio (e dobbiamo prendere sul serio!) quanto il legislatore ha detto e scritto negli ultimi mesi, sulle funzioni amministrative delle province e del 70% dei Comuni italiani, il Ministro dovrà cimentarsi con un "rimescolamento" di compiti e funzioni che non ha pari nella storia del paese: più del regionalismo anni '70, più delle "leggi Bassanini" del 1997-98. Mi sembra - al di là del giudizio di merito sulle disposizioni legislative in vigore - la priorità delle priorità!

Condivido tutto, compresa la

Condivido tutto, compresa la postilla di Pietro Barrera