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Camera con vista e (grand)angolo cottura. Del Deputato. Giusto o sbagliato?

immagine passepartout

È molto caldo il dibattito, più che mai attuale, sul fatto che sia giusto o meno fotografare gli atteggiamenti “riservati” dei parlamentari. Una querelle che si è scatenata dopo la pubblicazione delle immagini dei bigliettini che Denis Verdini ha inviato tempo addietro a Berlusconi per rassicurarlo sull’ingresso di nuovi deputati in maggioranza provenienti dall’opposizione, rafforzata anche dal “furto” di immagini  - in tempi e modi diversi - senza dubbio poco edificanti e riguardanti il passatempo di altri nostri esponenti politici nei momenti di stanca in cerca di distrazioni assolutamente extraparlamentari, per arrivare fino alle comunicazioni semi-ufficiali e semi-ufficiose fra Enrico Letta e Mario Monti, pochi giorni fa all’atto dell’insediamento del nuovo Governo.

Un insieme di episodi che ha portato la Camera a varare in fretta e furia una delibera per la costituzione di un’Associazione dei fotografi parlamentari, figure regolarmente accreditate che si dovranno attenere a comportamenti etici in modalità abbastanza blindate. Per capire: d’ora in poi, i professionisti in questione devono sottoscrivere un codice di autoregolamentazione concordato con la Camera per la tutela della privacy dei soggetti ripresi, garantendo la riservatezza delle comunicazioni tra parlamentari e membri del Governo. Questo non significa che dovranno rinunciare in toto al loro lavoro allorquando questo si trovi a scontrarsi con riprese che si potrebbero considerare “intrusive”, e i distinguo relativi li ha illustrati chiaramente il presidente Fini: “I deputati sono personaggi pubblici e anche l’Aula lo è, equiparabile ad una piazza. Per cui non si può evitare che venga fotografato, ad esempio, un deputato che dorme sul banco o che si mette le dita nel naso” (quindi si immagina che lo stesso discorso vale se qualche nostro onorevole viene beccato nell’atto di consultare siti di escort o se impegnato in giochetti telematici ammazza-noia: casi entrambi ampiamente documentati in passato), mentre diverso è il discorso per quanto riguarda le comunicazioni tra i parlamentari, visto che, sempre secondo Fini, “intercettare le comunicazioni in qualsiasi modo non può essere permesso”.

Sembra tutto chiaro, ma un paio di domande ce le possiamo porre lo stesso. Ad esempio: siamo proprio sicuri che le comunicazioni scritte in questi casi intercettate debbano risolversi dal non essere documentate, e che questo – vista l’immagine di assoluta trasparenza che una “casa di vetro” come quella in questione deve riflettere – sia da considerarsi a sua volta etico? E ancora e allora, al limite e al contrario, beccare un deputato con le dita poco urbanamente nel naso oppure impegnato nell’atto di organizzarsi una serata di divertissment del tutto personale ed extralavoro - ancorché discutibile dal punto di vista morale, che è condizione del “sentire” assolutamente soggettiva - deve invece essere considerato lecito?

Da entrambe le angolazioni si veda la questione, è indubbio che questa si presti a interpretazioni che possano portare a sostenere tutto e il contrario di tutto, e su questo argomento si può senz’altro scatenare un dibattito. Anzi: l’occasione è buona per scatenarlo senz’altro, e vi invito a farlo.

Aggiungo due curiosità. La prima è che il nuovo codice ha comportato un allargamento dell’angolo di visuale per i fotografi parlamentari, che da adesso non dovranno più accontentarsi di poter riprendere solo lo spicchio di Aula occupato dagli esponenti del centrodestra e da quelli del Governo - quelli finora più bersagliati dai “click” - ma potranno d’ora in poi ”svariare” anche sugli altri spazi della tribuna riservata al pubblico; quindi, il loro possibile target di riferimento da mettere a fuoco e “inchiodare” ad eventuali comportamenti recensibili (anche se in maniera più vincolata da regolamento ineludibile, pena l’esclusione dal neonato Albo) in pratica raddoppia di pari passo con il numero di coloro che, “onorevolmente”, dovranno farci attenzione.

L’altra ci è regalata da Giuseppe Lami, l’autore dello scatto dei foglietti di Verdini, del famoso biglietto di Enrico Letta a Mario Monti, e non solo. Intervistato per l’occasione dal sito on line di Panorama, il fotografo ha rivelato che nel caso degli otto “traditori” che hanno abbandonato Berlusconi in occasione dell’ultima votazione del suo Governo - quella relativa all’approvazione della Legge di stabilità - era stato praticamente proprio l’allora Presidente del Consiglio a favorirne la diffusione fotografica. Come? Secondo Lami “lui stesso, nello stendere bene il foglio, nel ripassare con la penna il testo più volte, voleva proprio che fosse fotografato. Come si fa a dire che in un caso del genere è stata violata la privacy?”. Quindi, se l’episodio fosse vero (e nessuno l’ha finora smentito), il nuovo codice dovrebbe forse comprendere una moratoria nel caso il vergatore-di-scritti-finti-riservati componesse le sue opere grafologiche proprio perché queste debbano invece essere portate a conoscenza del popolo tutto. Per far sì che questo diventi accettato e accettabile basterebbe una semplice autocertificazione con funzione di liberatoria, e i fotografi saprebbero chi fra gli “eletti” autorizza allo scatto “carpito”, e si potrebbero così comportare di conseguenza. Ma questa categoria, nel caso fosse davvero mai compresa a norma di regolamento “etico”, sotto quale voce dovrà mai essere rubricata?

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