Editoriale

Ministro si, Ministro no. Ma serve o non serve un ministro per l’innovazione?

Nella storia dei Governi italiani dal 1948 (per la cronaca, prima del Governo Monti, abbiamo avuto 60 governi durati in media un anno e 18 giorni ciascuno) in solo quattro Governi c’è stato un Ministro dell’Innovazione (Lucio Stanca nei Governi Berlusconi II e III con delega specifica; Luigi Nicolais nel Governo Prodi II e Renato Brunetta nel Governo Berlusconi IV con delega congiunta alla funzione pubblica). Tra i 27 Paesi dell’Unione Europea 11 Paesi hanno un Ministro con una delega specifica per l’innovazione o la Società dell’Informazione (Austria, Bulgaria, Danimarca, Francia, Grecia, Irlanda, Olanda, Regno Unito, Romania, Spagna, Svezia) in generale insieme a deleghe per la ricerca o la scienza. Negli altri paesi l’innovazione tecnologica è trasversale ai vari dicasteri.

Insomma le scelte sono diverse. Ma se in sé non è un dramma se nello scarno Governo Monti non c’è un Ministro delegato all’Innovazione, perché allora io sono così preoccupato?
Perché è un fatto incontrovertibile che l’Italia è attualmente ai margini nella geografia mondiale dell’economia digitale. Ma senza economia digitale non c’è sviluppo e non c’è crescita neanche in termini di qualità della vita e sostenibilità. Non è possibile però risalire la china senza scelte coraggiose che per loro definizione sono politiche.

Si può certamente fare a meno di un Ministro per l’Innovazione (o tanto più di un immaginifico Ministro per Internet!), ma non si può fare a meno, quindi, di una politica di innovazione che sia unitaria, coesa e di lungo periodo. Può essere in capo all’intera compagine governativa? Senza dubbio. Può dipendere da un efficace board dei Ministri più direttamente interessati (Sviluppo economico, Ricerca, Economia, Ambiente, Coesione territoriale in primis)? certamente sì. Ma non può essere assolutamente lasciata a sé stessa. Stanno maturando, infatti, scelte importanti e le strade che intraprenderemo oggi saranno quelle che, volenti o nolenti, dovremo percorrere domani.
Ne cito solo quattro che riguardano la strategia per l’innovazione tecnologica nella PA, ma molte di più sarebbero da ricordare, a cominciare dalle reti di nuova generazione.

1.      Nello scorso ottobre è partito un primo embrione di politica nazionale per l’open government, basato su tre assi strategici: Open data, PA 2.0 e G-Cloud. Era un primo vagito, ma il neonato non è assolutamente in grado di sopravvivere senza iniezioni robuste di volontà politica che garantiscano investimenti e indirizzi e portino ad unum le esperienze, anche profondamente diverse, che autonomamente stanno nascendo nel Paese. Si può fare senza una visione politica che indichi scelte e priorità? Non credo.

2.      La PA rimane di gran lunga il più grande acquirente di innovazione tecnologica del Paese, ma fa fatica a comprare innovazione piuttosto che pezzi di ferro e linee di codice perché non ha né un impianto legislativo di procurement adeguato, né tantomeno professionalità aggiornate, agguerrite e consapevoli che possano pretendere qualità e strategie. Ne conseguono gare anche ricche (sempre meno, ma ce ne sono), ma sciatte sia nell’impianto sia nella successiva implementazione. Possiamo invertire la rotta senza un’inversione di politiche? Possiamo immettere nella PA le professionalità che servono, strappando i migliori al privato, senza un’inversione di tendenza nella politica del personale pubblico? Non credo

3.      Il Codice dell’Amministrazione Digitale è uno strumento utile per sancire diritti e prescrivere comportamenti, ma in sé non fa innovazione. Se lo lasciamo a se stesso e rallentiamo lo sforzo per le regole tecniche, le linee guida, la “manutenzione” della legge e la sorveglianza politica sulla sua attuazione piano piano andrà a morire nel già affollato “cimitero delle leggi” , come successe al suo fratello più anziano del 2005. Ma si può operare in questo senso con un organo tecnico come DigitPA così debole e prosciugato di risorse umane, professionali e economiche? E si può rilanciare la digitalizzazione della PA senza una visione politica che metta in fila gli interventi? Non credo.

Leggi le "10 proposte per rinnovare la PA" di Mauro Bonaretti su Saperi PA

4.      Gran parte dei servizi ai cittadini e alle imprese sono appannaggio degli Enti territoriali, ma anche quelli virtuosi non possono spendere in innovazione (alla faccia dei proclami per le smart cities!) perché sono azzoppati da un patto di stabilità cieco e sordo, che non discrimina gli investimenti che portano risparmi ed efficienza, dagli sprechi da abolire. Così stando le cose le nostre città e i nostri territori rischiano di vedere un pluriennale fermo nell’innovazione che, alla luce della velocità di crescita dell’economia digitale, li metterà fuori competizione per decenni. È possibile, senza una politica chiara e strategica, correggere il tiro e tener fuori dal patto di stabilità gli investimenti in innovazione? Non credo.

Ripeto: per tutto questo e per le altre decisive scelte che abbiamo davanti, e che ho volutamente trascurato, non serve necessariamente un Ministro per l’innovazione, ma serve necessariamente una lungimirante politica per l’innovazione.

Sarà in grado questo Governo di produrla? Staremo a vedere: hic Rhodus, hic salta.

 

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Commenti

Ministro dell'Innovazione o altre forme di coordinamento

Ci vorrebbe una persona con una delega speciale che coordina i Ministeri considerati chiave per stimolare l'innovazione nel pubblico e nel privato. Lo scopo: un piano strategico vero ancorato nei tempi ormai definiti all'interno dei processi UE e nell'Agenda Digitale Europea. Un piano capace di fornire indicazioni utili e misurabili ai diversi programmi che finanziano l'innovazione: dalla ricerca al dispiegamento nei diversi settori. Senza un programma strategico abbastanza chiaro non si risolve il problema di fondo enunciato nell'editoriale, in un certo senso di rottura, che oltre a ridefinire le linee di azioni da portare avanti, riesca soprattuto a migliorare tempismo e trasparenza.

A livello P.A. bisognerebbe migliorare molto nela capacità di programmare e pianificare gli interventi sul territorio ed a livello centrale, portandoli a sistema. Compito assai difficile per i cambi organizzativi che ciò comporta, il tempismo con il quale devono essere fatte le diverse iniziative e le difficoltà per affrontare una cultura lavorativa cartacea che lascia, nella pratica, poco spazio al documento elettronico, malgrado quanto disposto dal CAD. Sarebbe importanti accrescere le capacità degli enti locali di adottare piani triennali che innovanno la struttura ed i servizi attraverso l'ICT, e di porre più l'acento in questa fase nella capacità che devono avere gli enti pubblici sul territorio di dotarsi di una Agenda Digitale Locale possibile da realizzare e di predisporre risorse e progetti a tale scopo.

Un disegno di questa natura, como ben dice Carlo, non ha possibilita di realizzarsi se costretto nei limiti imposti dal patto di stabilità.

Professionalità e competenze

Ciao Carlo,
intanto un saluto. Volevo dirti, rispetto all'articolo che hai pubblicato su Ministro si o no che sono PAROLE SANTE sotto tutti i punti di vista.
Sull'incompetenza di chi deve acquisire innovazione per le PA potrei scriverti paginate di casi che purtroppo ultimamente mi sembrano aumentare invece che diminuire. Adesso che servirebbe investire in Innovazione per abbassare quello che è il vero problema della PA, la spesa corrente, vanno di moda gli yes man che non rompono le scatole e soprattutto non spendono (se non in consulenze!!). La stessa cosa ha rilevato la gabbanelli un messetto fa da Fazio quando ha affermato che il male PA sono in primis quella metà dei dirigenti che non le professionalità per ricoprire il loro ruolo con un doppio danno: non fanno quello che dovrebbero fare e soprattutto spendono in consulenti che fanno il loro lavoro sprecando denaro pubblico.

Sono completamente d'accordo anche sul potenziamento di DigitPA, rimasta purtroppo in mezzo a una ristrutturazione non compiuta, ma anche perché no a un potenziamento dell'Agenzia che potrebbe il braccio operativo trasversale per portare avanti quella sacrosanta strategia per l'innovazione del paese, occupandosi delle politiche per i privati e affiancando il DDI che gestirebbe la parte pubblica. Se questo volano partisse, supportato tecnicamente da digitPA, e perché no da ForumPA per una diffusione della cultura dell'innovazione, forse avremmo fatto un ottimo servizio all'Italia, altrimenti anche io sono, come te, preoccupato.

Innovazione, procurement e professionalità

Condivido molto dei contenuti dell'articolo di Mochi Sismondi in primisi il tema di fondo, ovvero il fatto che un ministero per l'innovazione, soprattutto se con un portafoglio limitato o magari assente, è assolutamente inutile se non si definisce una politica dell'innovazione e una conseguente agenda.
Sono ancora più d'accorso, se possibile, quando Carlo afferma che "La PA rimane di gran lunga il più grande acquirente di innovazione tecnologica del Paese, ma fa fatica a comprare innovazione piuttosto che pezzi di ferro e linee di codice perché non ha né un impianto legislativo di procurement adeguato".

Quello su cui sono meno d'accordo sono le conclusioni del punto 2..
Le professionalità aggiornate, agguerrite e consapevoli che possano pretendere qualità e strategie e fare innovazione nel procurement esistono già e possono essere ulteriormente potenziate senza stravolgere l'organico della PA anzi.
Sarebbe sufficiente che tutta la PA centrale e buona parte di quella locale adottasse un modello già collaudato e funzionante: la creazione di una struttura snella, di natura privatistica e gestita con criteri di efficienza, che si specializzi nel settore degli acquisti in particolare nei settori più legati all'innovazione come l'ICT, fungendo da centro di compentenza trasversale a più PA.
è il modello adottato ministero dell'economia e delle finanze con la Consip e ritengo che sia un modello corretto che crea una struttura con un ruolo "esecutivo" che definisce e soprattutto implementa una strategia di innovazione, lasciando a DigitPA il ruolo di organismo "legiferatore" e alla politica il ruolo di indirizzo.
Last but not the least una struttura privata ma con finalità pubbliche potrebbe attirare le professionalità della PA, che pure ci sono, che non riescono ad esprimere la loro potenzialità nel loro settore andando incontro alle esigenze di contenimento dell'organico.

Condivido totalmente il

Condivido totalmente il contenuto e le proposte. Aggiungo solo che si dovrebbe sempre ricordare, quando si parla di innovazione tecnologica nella P.A,.la necessità dell'estensione della banda larga su tutto il territorio nazionale. Troppi cittadini (e tra questi quasi tutti quelli che abitano lontano dai grandi centri urbani) subiscono ancora tempi di risposta eccessivamente lunghi anche quando vogliono collegarsi a una qualsiasi amministrazione pubblica. Se si calcolasse il tempo di lavoro perso rispetto ad altri Paesi in cui da tempo la banda larga è una realtà, credo che verrebbero fuori dati impressionanti e ci si renderebbe conto del recupero di produttività che sarebbe possibile raggiungere in ogni settore.
A margine, vorrei esprimere un auspicio: mi piacerebbe che tutte le volte che ForumPa (e il resto del mondo) parla di innovazione nella P.A. riferendosi alla sola innovazione tecnologica, lo specificasse. Il problema della mancata innovazione della nostra P.A, ben lo sappiamo, non è certo tutto lì. E non bisogna correre il rischio di ffar credere che risolto il problema tecnologico avremo concluso il percorso verso una modernizzazione che, al contrario, deve partire anzitutto dalla testa e dalla cultura di chi lavora nella P.A. Se no, anche nella migliore delle ipotesi, avremo dato in mano una Ferrari a chi non sa nemmeno guidare uno scooter. Se è prudente la terrà in garage a contemplarla ogni tanto; se non lo è la utilizzerà per andare a sbattere contro un muro. E questo incidente, uscendo di metafora, è lo specchio dei danni che provocherebbe un utilizzo delle nuove tecnologie informatiche da parte di chi non ha modificato la propria visione della P.A. e del lavoro pubblico. Danni che si possono sintetizzare in un'ulteriore complicazione procedurale e quindi in un'ancor maggior distanza tra P.A. e cittadini. Gli esempi che confermano la fondatezza del mio timore, purtroppo già si sprecano.

Coordinamento e collaborazione e non l'ennesimo Ministero ...

A mio avviso fare innovazione significa essere aperti e collaborativi nello sviluppare continuamente insieme idee che nascono dall'osservazione del mondo, dell'economia e delle esigenze di società e mercato, guardando sempre da diversi punti di vista. E' poi la capacità di sapere vagliare e selezionare le idee migliori trasformandole in progetti di nuove opportunità (economiche, sociali, ecc...), sapendoli realizzare con efficienza ed efficacia.

Quindi mi vien da pensare che sia una cultura, uno "stato dell essere" di noi tutti, la capacità di esprimere sia la creatività nazionale che delle capacità organizzative forse un "pò" sopite, in un quadro di sani valori (onesta, fiducia, collaborazione, merito,...) anch'essi un "pò" persi ....

Quindi che ci azzecca un Ministro e un Ministero per stè cose ?

Che cooperino Cultura, Istruzione, Attività produttive ecc... coordinandosi finalmente in piani di sviluppo e crescita integrati ed adeguati ai tempi ...

Personalmente non ritengo

Personalmente non ritengo particolarmente utile un Ministero dell'Innovazione (a maggior ragione alla luce di quanto successo nel Governo precedente, mi riferisco a tutto quello che è successo tra Brunetta e Tremonti per intenderci........); piuttosto sarebbe utile una specie di "regia centralizzata" dell'innovazione che coordini tutti i Ministeri e che a questo punto potrebbe essere tranquillamente inserita alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Piuttosto direi che non hai

Piuttosto direi che non hai più il privilegio, da azienda privata, di andare ai briefing mattutini del ministro e ascoltare le linee strategiche in anteprima. Tra l' altro penserei ad una riduzione della spesa per la partecipazione delle pa a forum nel 2012, perché effettivamente, in un momento di crisi occorre ridurre anche i costi della comunicazione.come cittadino mi da fastidio pensare che le pA spendano per partecipare ad eventi. E poi dovresti pubblicare i costi dei forum pA degli anni passatI in modalità open data. Potrebbe nascere qualche app interessante. Altrimenti si rischia di rendere vani tutti gli intelligenti articoli che possiamo leggere quotidianamente su questo blog al centro dell'innovazione del paese.

Mettiamoci la faccia...

... e il nome completo!
Nascondersi dietro una tastiera e' davvero poco serio e chiunque lei sia sono certa che non le fa onore. il coraggio di dire e dissentire si affianca a quello di apparire!

Le regole del nostro sito

Benché lei mi chiami in causa direttamente, le regole del nostro sito sono chiare e condivise. Chiunque può postare un contributo senza registrazione e senza filtri, ma  (proprio in rispetto della trasparenza da lei evocata) non rispondiamo ai messaggi anonimi. Si firmi e saremo sempre disponibili a risponderle con chiarezza in pubblico o in privato.

Ministro no, Innovazione si.

Una possibile strategia potrebbe essere l'istituzione di una commissione interministeriale permanente che curi i temi dell'Innovazione applicata al dominio di ciascun ministero, consentendo anche la partecipazione allargata alla "rete", in modo da raccogliere idee e spunti innovativi direttamente dal bacino in cui tradizionalmente queste nascono e crescono.

Il mio pensiero completo è qui: http://bit.ly/tox3bm

Max

Siamo sicuri che un ministro

Siamo sicuri che un ministro all'innovazione ci garantirebbe la diffusione di processi innovativi nella PA?. a mio avviso il problema restano i criteri e le modalità di selezione dei dirigenti nel nostro paese e nella pa in particolare. niente concorsi basati su prove ma colloqui e cv. mentre i quadri e tt il resto del personale deve superare scritti, orali ecc. con argomenti e campi di studio smisurati (non vi dico lo stress, spesso per aumenti di stipendio di poche decine di euro), vi sembra sensato, equo e garante di buona selezione di professionalità all'altezza delle sfide dei tempi?. forse servono più dirigenti "innovativi" diffusi nella Pa (svilluppo sistemi e processi, sistemi informativi, sviluppo risorse umane e organizzazione...)