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Open data a pagamento. Il Regno Unito entrerà nel "secolo buio"?

Per l’open data britannico è una giornata importante. Si chiudono oggi ben due consultazioni pubbliche sul tema, intimamente connesse. La prima, dedicata alla politica "open data" tout court in elaborazione a Downing street, è quella del Making Open Data Real. La seconda riguarda un aspetto specifico ma,  a sentire gli attivisti dell’Open rights group, di massima centralità  per i destini dell’Open data. Si tratta della consultazione sulla Public Data Corporation (PDC), ente che raggrupperà le istituzioni “ricche di dati” fissandone le politiche di distribuzione e accessibilità. La creazione della PDC, annunciata lo scorso gennaio, porta con sé una questione non da poco: “se, quanto e come l’open data sarà a pagamento”. “Ernest Marples, (i.e. il direttore delle Poste britanniche che introdusse il codice postale) è molto triste nel vedere quanto l’utilità della sua invenzione stia per essere amputata”, assicurano gli attivisti on line, lanciando l'iniziativa ernestmarples.com.

La storia come avrete capito ha più punti.
Procediamo con ordine.
Nel gennaio 2011, l’Ufficio di Gabinetto del Primo Ministro britannico e il Ministero Lavoro, Poste e Consumatori avevano annunciato l’istituzione di una  Public Data Corporation (PDC), una organizzazione che avrebbe raggruppato le istituzioni “ricche di dati" con il fine dichiarato di fornire più facile accesso all’informazione pubblica.
"Il passo successivo – spiegano dal Governo – è stato quello di lanciare, lo scorso 4 agosto,  una consultazione aperta ai fruitori dei dati e al pubblico più generale, per considerare insieme le più importanti questioni che riguardano le politiche sui dati pubblici, ovvero quelle questioni su cui c’è bisogno di prender posizione per far sì che la PDC funzioni efficacemente" .
"Il nostro sforzo – sostengono - è di essere trasparenti nella massima misura possibile, impegnandoci con i fruitori di dati su alcune delle decisioni per così dire propedeutiche che definiranno la direzione strategica della PDC".
"Questa consultazione – chiariscono - deve essere letta in collegamento con la più ampia consultazione sull'open data lanciata, lo stesso giorno, dal Governo. Va infatti considerato che la PDC opererà nel nuovo contesto che sarà disegnato attraverso questa più ampia consultazione, rispondendo, con il suo operato, a molte delle finalità chiave in essa affrontate".
Insomma, per farla breve, il Governo inglese rileva la necessità, in una più ampia strategia politica di open data, di affrontare in maniera organica la questione della governance dei dati pubblici aperti, in cui la dimensione economica non è evidentemente un “di cui”.
Per il Governo la questione centrale del “far pagare” i dati aperti rispecchia la necessità di bilanciare l’obiettivo di rendere disponibili più dati e in  forma sempre più libera con quello di assicurare l'istituzione di un modello business sostenibile per la PDC.

Così rispondono gli attivisti di Open Rights Group, lanciando on line la campagna ernestmarples.com.
"La Public Data Corporation, come annunciata lo scorso gennaio, era uno sporco compromesso tra chi pensa che i dati pubblici debbano essere gratuiti e gli altri, che sbagliano.
La prima consultazione su come la PDC dovrebbe rilasciare i dati è on line, e non va bene. Le opzioni che presenta sono deboli e il risultato non sarebbe altro che pagare per i dati pubblici. E’ abbastanza evidente che l’intero processo sia stato completamente catturato da interessi forti, che combattono per mantenere lo status quo".
In sostanza per i promotori della campagna ernestmarples.com nessuna delle opzioni proposte nella consultazione sarebbe a vantaggio degli utenti e, in linea di massima, "il risultato non potrà che essere un passo indietro notevole". (In particolare sul tema “Far pagare i dati”, la consultazione considera tre grandi opzioni: Status quo plus commitment to free; Harmonisation and Simplification; Freemium, che potete approfondire qui)
L’appello è dunque ad intervenire,”prima che si venga ad isituzionalizzare un pericoloso precedente che sarebbe poi  più difficile da modificare”. In pratica si chiede di rispondere alla consultazione utilizzando però uno speciale form ad essa collegato e predisposto dal gruppo promotore della campagna, in cui ciascuno “a parole sue” possa esprimere il suo pensiero e le sue argomentazioni sul perché l’open data britannico, pure all’avanguardia, stia entrando nel suo secolo buio attraverso la creazione di una PDC disegnata con i canoni proposti dal Governo. 

Ernest thinks...
Ernest Marples (come ricordavamo) è stato l’”inventore” del codice postale, diventato presto un dato di utilità indiscussa e, per questo, proprio lui è stato preso a testimonial da questa controffensiva on line per l’open data “public and free”.
Qui
  (attribuendolo a Marples) gli attivisti hanno sintetizzato il pensiero che c’è dietro la loro azione di protesta.
Tra i pensieri – guida, quello secondo cui “ i dati grezzi detenuti dalla PDC e dai suoi componenti sono dati pubblici e dovrebbero essere resi accessibili a tutti, gratuitamente, per ogni fine". E ancora: "Il modello migliore è quello secondo cui si rendono disponbili gratiuitamente i dati grezzi mentre su un meccanismo paid for value added  si offrono prodotti e  servizi. Questo è il modo migliore, da un lato, per generare entrate per la PDC, dall'altro, per mantenere l’impegno del governo in materia di open data". E infine: “Ernest - come il governo - pensa che l’accesso ai dati pubblici grezzi sia un elemento chiave per la crescita dell’economia, dell’accountability e della trasperenza del governo e della gestione efficiente dei servizi pubblici".

"Ma Ernest è confuso – aggiungono – perché ha l’impressione che le persone che sono dietro alla PDC cambino idea a seconda di chi hanno davanti”.
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