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Dalle Province inutili agli Enti da sopprimere, ovvero: cambiare tutto per non cambiare niente

immagine passepartoutNell’infuocato dibattito parlamentare che le settimane scorse ha avuto come protagoniste assolute le Province italiane e la loro asserita inutilità, volto alla loro abolizione – discussione che non ha portato ancora una volta da nessuna parte, visto che si è deciso di lasciarle al loro posto dopo che più o meno quasi tutti i partiti, fra proclami elettorali e momento del voto, hanno avuto modo di sostenere tutto ed esattamente il suo contrario – molto stentava a far sentire la sua voce l’Upi, l’Unione delle Province d’Italia. A giochi fatti e bocce ferme l’organizzazione che fa capo a Giuseppe Castiglione ha invece deciso in questi ultimi giorni di levare forte la voce, e lo ha fatto sottolineando come possano anche essere tanti e altri i “carrozzoni” del BelPaese da chiudere o quantomeno ridimensionare. Secondo quanto riportato dal sito ufficiale dell’associazione, in Italia esistono oltre 7000 enti strumentali (consorzi, aziende, società…) che occupano circa 24mila persone nei consigli di amministrazione e che - “impropriamente”, si sottolinea - esercitano funzioni tipiche di Province e Comuni, e il costo dei compensi, le spese di rappresentanza, il funzionamento dei consigli di amministrazione e degli organi collegiali delle società pubbliche o partecipate in questione, nel 2010, è stato pari a 2,5 miliardi: eliminarli, sostiene l’Upi, “consentirebbe un risparmio immediato pari a 22 volte quello che si otterrebbe abolendo le Province”.
Per non parlare delle consulenze nella Pubblica Amministrazione che, sempre secondo la stessa fonte, riguardano almeno 318mila incarichi e collaborazioni (con le relative spese in comitati e commissioni), deleghe che comportano un esborso annuale di circa 3 miliardi di euro: una potenza di fuoco che, sempre secondo gli estensori del dossier, potrebbe di molto essere ridimensionata. Il totale delle due voci evidenziate dall’Upi supererebbe i 5 miliardi di risparmio annui, quindi quasi cinquanta volte - per restare nell’ambito dello stesso esempio - il costo attuale delle nostre province.

Anche in questi casi ogni sforzo parlamentare volto ad eliminare situazioni del genere è finora fallito, ma questo non impedirà ora all’Upi di lanciare “nelle prossime settimane una massiccia campagna di raccolta firme per la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare che cancelli tutti quegli enti di nomina della politica e consolidi il ruolo delle istituzioni democratiche che i cittadini liberamente eleggono”. Nella speranza, anche se al momento non si può certo immaginare quanto possa rivelarsi concreta al momento della sua presentazione in aula, che l’iniziativa possa poi rivelarsi coronata da successo finale.

Quindi, a presunta inutilità si risponde e si rilancia con la documentazione di altrettante - se non superiori - inutilità. È talmente tutto chiaro che quasi sarebbe del tutto… inutile aggiungere come questo gioco a rimpiattino risulti oltremodo fastidioso, trito e ritrito e per niente - appunto - utile in termini concreti. Tanto che l’appello infine lanciato da Castiglione per un “confronto serio, da subito” riveste il sapore delle cose già sentite, dette e stradette, che – pur se espresse nella loro più assoluta sincerità – sono destinate fin dalla loro proposizione a non portare da nessuna parte. Un appello alla mobilitazione generale per cambiare tutto, ben sapendo purtroppo che alla fine difficilmente qualcosa cambierà.

In provincia e in comune (anzi: in Provincia e in Comune), per non parlare poi di chi alberga nelle aule parlamentari o si muove nelle acque più torbide della PA nostrana Il Gattopardo devono averlo letto tutti, traendone le dovute e logiche benevoli conseguenze. Invece assolutamente nefaste per chi da quei circoli – chiusi, chiusissimi e sempre attivi nel riprodurre loro stessi – è storicamente escluso, da tempo immemore. 

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Commenti

Sprechi

Attendo vostra iniziativa per i tagli algi enti inutili.

differenziare e dettagliare, unico modo per migliorare

sono d'accordo con l'impostazione di analizzare settore per settore e non generalizzare anche perché se vado a esaminare ad esempio operato della Provincia di Pordenone per quanto riguarda Marketing territoriale per il lavoro trovo sia esemplare, mentre in altre province si è fermi a 20 anni fa e con le nuove dotazioni informatiche non ha senso tenere in piedi uffici non produttivi di relazioni e politiche attive. Dove posso allocare meglio risorse umane e sostegni (reddito minimo, ammortizzatori) da distribuire? Se abolisco Provincia come dovrà operare un Comune e altri Enti su questione lavoro/non lavoro?
dato che non trovo più mio commento già inserito in altro post (Dossier UPI) rimetto qui quanto dicevo copiandolo da Rete Innovatori
http://www.innovatoripa.it/posts/2011/07/2044/abolizione-delle-province-...
Ciascuno con la sua esperienza settoriale dovrebbe contribuire a questo dibattito, credo.

e accorpare no?

Domando alla signora Spampinato: ma per fare quel lavoro ben fatto di marketing che lei dice è necessario tenere su una Provincia?
Non sarebbe più logico pensare di accorpare le strutture e far lavorare quell'ufficio sotto la Regione o da un'altra parte?
Credo che ogni Provincia, ogni ente inutile ogni istituzione potrebbe mettersi a sottolineare che "si però se io non faccio questo chi lo fa?".
Di questo passo nulla cambierà in questo paese.
Manteniamo le Provincie, gli Ordini professionali, i piccolissimi Comuni, ecc ecc. perchè ognuno possa difendere i suoi interessi particolari, il suo bacinetto di voti e i suoi piccoli feudi.

la direzione migliore

in parte diciamo la stessa cosa: non è necessario tenere su una Provincia per fare un buon lavoro di marketing e non ha senso da parte della Provincia dire: "se non lo faccio io chi lo fa?". Non manterrei affatto le Province e i piccolissimi Comuni, per difendere interessi particolari. Adesso ragioniamo su cosa, chi, dove. Cosa: mi sono limitata a parlare di situazioni che conosco (centri per l'impiego, sportelli per il lavoro allocati in Comuni, ammortizzatori, e politiche per il lavoro) e penso che i disoccupati non collegati da casa alla rete debbano avere vicinissimo a loro un luogo dove accedere ad internet e operatori che li assistano se non sanno farlo da soli. Bastano alcune postazioni e operatori esperti in questa funzione per controllare giornalmente offerte di lavoro e inviare proprio cv tramite eventuale form predisposto, via email o fax a loro disposizione. La Regione già fornisce fondi ai Comuni per Sportelli di Orientamento (nel Lazio si chiamano COL). Ma il disoccupato deve anche nutrire se stesso, non solo i data base. Chi gli dà l'ammortizzatore? L'INPS, che verifica il profilo (proprio stamattina parlavo con una disoccupata 52 enne che per 18 giorni non può avere l'indennità ed è disposta pure a raccogliere le foglie per terra basta che la facciano lavorare). Se questa persona ha dimostrato di aver fatto sempre ricerca attiva, monitorata da clic lavoro, deve avere sostegno fino a nuova occupazione. L'Ufficio del Comune che si occupa di sviluppo delle attività produttive e politiche del lavoro dovrebbe sviluppare rapporti con le aziende, consorzi, ecc. nel suo territorio per sapere quali sono i bisogni e quali incentivi possono essere dati per una maggiore e migliore occupazione. Sa perché non funzionò lo Sportello Biagi a Milano? Perché non furono creati da parte del Comune rapporti nel territorio tali da poter collocare a tempo indeterminato le fasce deboli con adeguati incentivi. Gli avvii venivano fatti, ma per tempi determinati, brevi, tramite Agenzie, 7 se ricordo bene, e decisero che la struttura non meritava di restare. Hanno abolito lo Sportello, non il Comune di Milano. :)) E mica dialogavano lo Sportello e il Centro per l'Impiego. Nemmeno io che gestivo lo Sportello Assistenti Familiari potevo dialogare con il Centro per l'impiego, perché quello faceva parte della Provincia e ad alto livello non c'erano rapporti fra i due (guai se i colori non sono uguali!). Perciò meno sovrastrutture ci sono meglio è, e l'ente più vicino dovrebbe rendere conto ai cittadini di come utilizza i fondi per aiutarli quando sono in crisi.

togliere o non togliere?

Non è questo il dilemma! Prima di ogni analisi sull'utilità o meno delle province osserviamo che siamo l'unica nazione con 4 livelli di governo del territorio( comuni, province, regioni, governo centrale). Quando furono indrodotte le regioni , si disse che bisognava togliere le province, ma non si è fatto . Ora nell'emergenza attuale riguardo ai conti pubblici , la prima cosa da fare è un piano straordinario di riduzione degli stipendi per tutte quelle famiglie che hanno un reddito superiore ai 4000 euro. Il governo non deve pagare stipendi e pensioni al di sopra di questa cifra. In questo modo si risanano i conti , altrimenti staremo sempre a fare manovre all'infinito senza arrivare mai alla soluzione del problema.Il rischi di tutte le continue manovre è quello di portare alla povertà la classe media e lasciare i privilegi alle classi agiate. Fino a quando sopporteremo questi sorprusi?Il popolo prima o poi scenderà nelle piazze e poi..

Chi è che ha le Province in Europa

Mi permetto di correggere Il dottor Mauro Ciccarelli, citando un documento recentemente prodotto dall'UPI:

14 paesi in Europa hanno tutti e 4 i livelli (gruppi di regioni, regioni, province e comuni):
Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Ungheria, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Finlandia, Inghilterra.

Ma la mia è solo una puntigliosità che giova poco alla qualità di questa interessante discussione nata dalla brillante penna del Marelli.
Ossequi

Goffredo Amerini Malatesta
Conte di Montmiralle