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Il Consiglio di Stato contro la Pec, ovvero: quando ti remo contro dal cortile di casa

immagine passepartoutÈ notizia di pochissimi giorni fa quella relativa al parere negativo del Consiglio di Stato sull’utilizzo di mezzi telematici per la presentazione delle prossime domande da professore universitario. La disputa riguarda i concorsi che dovrebbero partire in autunno. Si tratta di un'operazione monstre: almeno 25mila candidati (ricercatori, professori associati e studiosi di varia specializzazione attualmente impiegati extra-ateneo) che devono essere selezionati da 180 commissioni composte da 900 giudicanti. Una “gara” che comunque non mette in palio cattedre nell’immediato, ma serve a rientrare semplicemente negli elenchi dell'abilitazione nazionale, quelli rispetto ai quali le università italiane potranno attingere per poi “chiamare” docenti ordinari e associati di tutte le materie.

Davanti ad un esercito del genere in marcia sull’Università, il Miur – il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – si era convinto a puntare sulla Pec, la posta elettronica certificata, nella prospettiva di rendere più semplice la trafila ai candidati, e più snella la selezione a chi ne era preposto. In questo modo, le “domande, corredate da titoli e pubblicazioni scientifiche” andavano “presentate per via telematica”, e così sarebbe bastata una mail certificata con tanto di pdf in allegato per assolvere la richiesta. Ma per il Consiglio di Stato il problema si è, invece, rivelato insormontabile perché, paradossalmente, “la trasmissione informatica può diventare troppo onerosa e richiedere tempi di confezionamento e lettura più lunghi”, anche perché risulterebbe “troppo difficile leggere le mail con allegati”. Poche parole a epitaffio di un lodevolissimo tentativo di modernizzazione e innovazione delle metodologie in atto nella Pubblica Amministrazione, con la conseguenza che ora tutti i candidati dovranno spendere soldi inutili (e nemmeno pochi) per riempire di carta le commissioni pre-esaminatrici (solo le pubblicazioni che dovranno essere considerate valide sono dodici, e in cinque copie, tanti sono i componenti di ogni collegio) e intasare le Poste di plichi che poi andranno ad accumularsi al Miur per essere passati al vaglio.

In pratica, stiamo assistendo ad una disputa tutta interna, fra le resistenze indubbie e da considerare senz’altro superate del Consiglio di Stato e le volontà di cambiamento, ad esempio del Ministero dell’Innovazione che proprio sulla PEC ha puntato ormai da tempo molte delle sue carte per snellire procedure e comunicazione fra organi centrali e cittadini, vere e proprie vittime – come questa querelle dimostra – sballottate fra propositi di modernizzazione e resistenze al nuovo che (ineluttabilmente, per fortuna) avanza e lo deve fare sempre più. Se i risultati rispetto ad un progetto ampio che vede ministri disposti ad esporsi in prima persona per la sua realizzazione – come lo è fin dall’atto del suo insediamento Renato Brunetta – sono questi, c’è poco da guardare speranzosi al nostro futuro di cittadini-telematici, soprattutto alla luce di quell’innovazione “silenziosa” e naturale – la lenta ma inarrestabile modernizzazione di tutta la nostra PA, necessaria per metterci al pari con l’andare dei nostri tempi, soprattutto quelli del resto dell’occidente – di cui abbiamo già fin d’ora un gran bisogno.

Proprio su quest’argomento abbiamo ricevuto una mail da una nostra lettrice che crediamo inquadri molto bene il problema. Dopo aver tentato inutilmente di far giungere la sua voce direttamente al Consiglio di Stato attraverso il sito ufficiale (e già questo è abbastanza significativo) Alessandra Intraversato ci scrive, fra l’altro, dicendo che:

“questa decisione, oltre a essere a mio modo di vedere retrograda e indegna di un Paese che voglia dirsi minimamente moderno, è estremamente discriminante da un punto di vista economico: infatti inviare le proprie pubblicazione tramite raccomandata AR ha un costo notevolissimo […] Naturalmente nel resto del mondo civile questo non accade, esistono degli applicativi che permettono di caricare tutte le informazioni necessarie per la partecipazione ai concorsi, compreso l’upload delle pubblicazione direttamente on line, a costo 0 per i partecipanti, e anche a costo quasi 0 per la PA, che si risparmia le montagne di carta a cui siamo così affezionati, e il tempo-uomo che ci vuole a gestirle. Vi segnalo inoltre che da anni l'università è dotata di un content manager per le pubblicazioni scientifiche, gestito dal Cineca, in cui chiunque faccia ricerca a qualunque titolo, dal dottorando in su, ha un proprio account e la possibilità di caricare le proprie pubblicazioni: attraverso questo sito i docenti presentano le domande per i finanziamenti per la ricerca. Poiché l'80% dei partecipanti a questa idoneità è già on line sul sito del Cineca, basterebbe aggiungere un pulsantino ‘presenta domanda per l'idoneità scientifica’”,

e il gioco – aggiungiamo noi – sarebbe fatto. La mail si chiude così: “Il mio sconforto quando ho letto questa notizia è stato notevole, soprattutto perché viene da un organo della giustizia amministrativa che dovrebbe aiutare a rendere le cose più semplici ai cittadini. Evidentemente è la gerontocrazia italiana il vero ostacolo all'innovazione della PA”.

Lo sfogo della professoressa ci pare sacrosanto, così come sacrosanto è stato il nostro dovere di relativa pubblicazione. Ma se si volesse tentare di andare oltre, dovremmo consigliare alla nostra affezionata lettrice di armarsi di carta e penna (sì, proprio carta e penna) per scrivere una classicissima lettera da tempi andati, e inviarla al Consiglio di Stato. Possiamo immaginare che a riceverla sarebbe un funzionario in mezze maniche che, dopo rapida lettura, magari procederebbe veloce alla sua collocazione definitiva, anche questa classica quando non si sa bene che pesci pigliare: nel cestino a fianco della sua più che datata scrivania. Attenzione: cestino inteso come oggetto reale e palpabile, non quello virtuale che si trova su una normale schermata iniziale di qualsiasi pc. In quel caso, per il travet in questione, l’operazione si rivelerebbe un rompicapo telematico di impossibile soluzione.

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Commenti

A più di anno di distanza

A più di anno di distanza dobbiamo riconoscere con piacere che ha prevalso il buon senso: la domanda per l'abilitazione scientifica nazionale, così come disciplinata dal bando uscito in Gazzetta il 27 luglio scorso, avverrà completamente in modalità telematica, attraverso il portale Cineca che veniva citato nell'articolo, dove è comparso il famoso pulsantino; sia chiaro che non voglio rivendicare l'idea ma solo sottolineare che la soluzione era sotto agli occhi di tutti, tranne che a quelli del Consiglio di Stato.
Meglio così, possiamo sperare magari in un futuro in cui tutte le domande per i concorsi pubblici, e tutte le pratiche che riguardano i cittadini, siano gestite tramite un'unico profilo autenticato per cittadino, magari attraverso la famosa carta d'identità elettronica, in fondo, basterebbe dotare tutti i cittadini di firma digitale (invece che di cec-pec, pec e cicalecci vari).

ecco il comunicato stampa del

ecco il comunicato stampa del Miur che quantifica in 3 milioni di euro il risparmio per i candidati grazie alla presentazione on line della domanda:
http://www.istruzione.it/web/ministero/cs270712

Consiglio di Stato

Forse sarebbe il caso di rispolverare le circa 60 pagine di qualche anno fa quando il Consiglio di Stato rese il parere sul codice digitale del 2005, consentendo una interpretazione estensiva in chiave moderna e modernizzante della macchina della pubblica amministrazione e creando le premesse per una visione a tendere positiva di tutta la struttura della digitalizzazione della Pac ma anche della Pal. C'è da chiedersi cosa sia cambiato nella mente della gerontocrazia di palazzo Spada che all'epoca del parere, pur con tutti i vincoli e caveat, sembrava aperta alla innovazione nell'interesse della collettività e non della Pa.E poi c'è da chiedersi, e non ho letto per intero la decisione del Consiglio di Stato ma l'ho sbirciata tra le righe di Forumpa , quale sia la motivazione tecnico giuridica al diniego di utilizzo della Pec, perchè a me pare che il contenuto dello stesso sia piuttosto di ordine gestionale : " la scrittura e la lettura rendono macchinosa la provcedura". Se questa è la sintesi del problema non ci resta che prendere atto che chi riveste la toga può mettersi sempre al di sopra di tutto e di tutto e stabilire norme organizzative di gestione sostituendosi al Ministro ed alla sua organizzazione di riferimento che, a questo punto, andrebbe cacciata, perchè danneggia lo Stato aggravando le procedure e definendo attività onerose ed anche lesive dalla parità di trattamento tra i candidati. Ma Alessandra Intraversato non deve scrivere solo una lettera " cartacea", deve fare di più: deve chiamare la suprema corte di Palazzo Spada davanti alla Corte di Giustizia Europea e chiedere per sè ed i suoi colleghi i danni allo Stato Italiano che poi dovrà trovare il modo di riferirli, almeno sul piano morale, a chi ha consentito simili situazioni. Povera Italia e poveri noi: una volta tanto, e da qualche tempo sempre più spesso, Gelmini e Brunetta si segnalano per il loro efficientismo ma la longa manus della "retrograzia", parola di nuovo conio, fa del tutto per spuntare loro le armi.E' una lotta impari alla quale occorrerebbe rispondere in altri modi. Naturalmente se questi sono i termini reali della questione cosi come riportati da Tiziano Marelli siamo alla frutta.
E questo nonostante tutto il prezioso e pregevole lavoro di Forum Pa e di tutti i suoi accaniti lettori.

pavera Italia

... spero che i giovani, se si mettono di buzzo buono, potranno migliarare la situazione !

Il potere si autoprotegge e scavalca la volontà delle persone

il sistema è stato costruito per autoproteggersi, qualsiasi aggressione dall'esterno viene bloccata con la forza. A me verrebbe voglia di fare qualcosa, ma non ho voglia di finire in galera. Eppure le azioni che mi vengono in mente per sconfiggere questi "mentalmente vecchi" sono da galera. Come facciamo? Come possiamo riappropriarci della nostra vita e del nostro futuro? sono stufo di far decidere ad altri. Anche le cose ovvie sono messe in discussione. Che schifo.