Scheda

Vitaever. Come il cloud può migliorare l'assistenza domiciliare

 Tra i casi da cui siamo partiti per discutere di innovazione sociale il 22 giugno nell'appuntamento che Romascienza 2011 ha dedicato al tema, non poteva mancare Vitaever, selezionato dalla Commissione europea tra i dieci casi più esemplificativi di innovazione sociale made in EU. Ce lo presenta Francesco Pannuti, di cui vi proponiamo anche l'intervento audio e le slides proposte nell'appuntamento romano.

 

"Vitaever -  inizia Francesco - è nato nel 2009 dalla collaborazione fra Nethical S.r.l., azienda IT bolognese, e la fondazione ANT Italia che rappresenta la più grande esperienza di ospedalizzazione domiciliare a livello europeo. L’ANT mette in campo, infatti, un team multidisciplinare di oltre 400 operatori, fra medici, infermieri, psicologi, oncologici e altri specialisti, che segue, 24 ore su 24, gratuitamente e a domicilio oltre 3300 Pazienti, suddivisi in 10 regioni.  E' distribuito in modalità Saas (Software As A Service) e aiuta organizzazioni pubbliche o private che svolgono attività domiciliare sanitaria o socio-assistenziale a gestire in efficienza l’attività quotidiana. Infatti, Vitaever facilita la gestione e la distribuzione dell'informazione clinica, la comunicazione fra gli operatori e l'organizzazione delle agende, fornendo cruscotti e report per analizzare, rendicontare e tracciare l’attività svolta".

"L’obiettivo di Vitaever - spiega - è di innovare e portare benefici al settore dell’assistenza alla persona, andando ad incidere sia sui costi che sulla qualità del servizio erogato. Prima di vedere come, è doveroso fare due considerazioni. La prima è che la richiesta di cure a domicilio è in forte crescita e questo è dovuto principalmente a tre fattori. Il primo è l'invecchiamento: siamo sempre di più e sempre più vecchi. Con l’avanzamento dell’età, la necessità e la richiesta di cure aumenta. Questa non può più essere soddisfatta attraverso le strutture tradizionali e, quindi, è necessario affiancare e potenziare altri modelli di assistenza.
Il secondo fattore è che i costi di ospedalizzazione tradizionale (sopratutto per alcune patologie croniche e terminali) sono maggiori, in media di un 20%[1], rispetto a quelli di ospedalizzazione domiciliare. Questo è sempre vero nel caso in cui, nel computo totale di quest’ultimi, non vengono considerati i costi indiretti o sociali che la famiglia deve sostenere nel caso in cui voglia far curare il proprio caro a domicilio. L’ultimo fattore, non per importanza, è che, nel 70% casi[2], è l'Assistito stesso che vuole ricevere le cure al proprio domicilio. La seconda considerazione è naturale conseguenza della prima: con l’aumento della richiesta di cure a domicilio, sta aumentando anche l’offerta ed il numero di strutture ed organizzazioni che erogano servizi nel campo sanitario o socio-assistenziale. Infatti, sempre più spesso il servizio sanitario locale demanda a terzi queste tipologie di servizi. Le strutture devono dotarsi della giusta tecnologia che gli permetta di svolgere in efficienza l’attività quotidiana e gli consenta di rendicontare, senza incidere sulle finanze della pubblica amministrazione, l’attività svolta. Generalmente, per organizzazioni di piccole e medie dimensioni, il costo di tecnologie efficienti in campo sanitario non è sostenibile. E’ necessario, quindi, cambiare approccio ed utilizzare tecnologie che siano alla portata di tutti, soprattutto dal punto di vista economico".

"In questo - spiega - ci viene in aiuto il Cloud Computing che, in breve, rappresenta l'insieme di quelle tecnologie hardware e software che vanno a comporre il servizio e che, tra gli altri, presenta il grande vantaggio di implementare un modello tecnologico sostenibile per ogni struttura. Ed è stato proprio il Cloud Computing ad ispirarci e rendere possibile un nuovo approccio che garantisse la possibilità ad ogni organizzazione sanitaria o socio-assistenziale, pubblica o privata, indipendentemente dalla propria dimensione, di dotarsi di un’infrastruttura tecnologica per gestire, in maniera efficiente, la propria attività quotidiana. Questo significa che, grazie a Vitaever, le piccole strutture possono dotarsi dello stessa tecnologia di una grande struttura, pagando in funzione della propria dimensione (in termini di attività svolta o numero pazienti): questo favorisce lo scambio di informazioni ed il concetto di rete. Oltre a garantire un modello di costo sostenibile, Vitaever cresce e si evolve grazie al contributo di tutti i suoi utilizzatori. Ogni nuova funzionalità richiesta viene portata a fattore comune e messa a disposizione di tutti. Un esempio di questo modello collaborativo è il caso di integrazione del flusso informativo ADI3 fra Fondazione ANT e ASL di Bologna che è incaricata dalla regione a raccogliere questo particolare flusso informativo. Abbiamo realizzato per ANT un modulo in grado di attivare in maniera semplice ed integrata i nuovi contratti ed in grado di rendicontare, allo stesso modo, l’attività svolta. Tutte le altre strutture sul territorio che svolgono la stessa attività, possono usufruire di questo modulo senza nessun costo aggiuntivo. Questo è quello che noi definiamo “modello collaborativo”.
Ma manca ancora qualcosa. Perché Vitaever possa essere un modello efficace ed aiutare l’assistenza domiciliare a crescere ed evolversi, non si può limitare ad un sistema di raccolta dati, gestione e rendicontazione delle attività svolte. Quello di cui c’è reale necessità è dotare l’operatore di quella tecnologia che gli permetta di valutare, a distanza, se effettuare o meno l’accesso a casa del paziente. Una tale tecnologia avrebbe un forte impatto sia dal punto di vista sociale, permettendo all’operatore di seguire meglio un numero sempre maggiore di assistiti, sia dal punto di vista economico, andando a limitare il numero di ricoveri impropri. Vitaever si sta muovendo in questa direzione, attraverso l’aggiunta di nuovi moduli, anche di terze parti, fra cui canale di streaming e sensori".

Un ultima nota, per concludere. "La Comunità Europea ha definito Vitaever uno dei 10 progetti a forte impatto sociale in Europa. Se questo è vero, solo il tempo ce lo potrà dire. Quello che posso dire ora è che Vitaever pone, già oggi, le basi di un’innovazione sociale nel campo dell’assistenza domiciliare se poterà ad una maggiore standardizzazione e, quindi, minore frammentazione dei sistemi informativi utilizzati in sanità, benefici economici al sistema sanitario locale e nazionale ed infine, ma non per ultimo, benefici qualitativi agli assistiti, in termini di miglior servizio erogato".


[1] Frick KD, Burton LC, Clark R, et al. Substitutive Hospital at Home for Older Persons: Effect on Cost. Am.J.Manag. Care 2009; 15: 49-56

[2] Fonte: Fondazione ANT Italia

Per saperne di più: vitaever.com

 

 Per consultare le schede degli altri progetti presentati il 22 giugno a Romascienza 2011 vai su “Innovazione sociale, come fare per. Piccolo schedario di pratiche sui territori italiani”

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