Scheda

Rete delle Fattorie Sociali. Come si può fare economia solidale

“L’Agricoltura Sociale (AS) è un insieme di pratiche economicamente sostenibili che producono beni relazionali inclusivi mediante processi e beni relazionali propri dell’agricoltura e delle tradizioni civili del mondo rurale. Queste pratiche costituiscono un’opportunità per riqualificare il welfare locale perché mettono in gioco risorse inusuali, come quelle ambientali e produttive, e legami comunitari fondati sulla reciprocità e informalità, che consentono di incrementare i servizi socio-educativi all’infanzia, diversificare e personalizzare con maggiore flessibilità i servizi alla persona e realizzare percorsi inclusivi attivi. Nello stesso tempo, si presentano anche come un’occasione per declinare in modo originale la multifunzionalità dell’agricoltura, ampliandola al campo del sociale, e per accrescere di conseguenza la reputazione e la competitività delle aziende agricole”. Alfonso Pascale ci presenta l’esperienza della Rete delle Fattorie Sociali, mentre vi proponiamo l’audio e le slides del suo intervento al convegno che Romascienza 2011 ha dedicato alla sfida dell’innovazione sociale sui territori.

 

“Si tratta – spiega Alfonso Pascale - di modalità innovative che integrano economia locale e offerta di servizi alla persona, assunzioni di responsabilità diffuse e forme di collaborazione  tra soggetti pubblici, soggetti operanti nel terzo settore e soggetti privati secondo il principio di sussidiarietà”. E continua: “In una società in cui l’aspettativa di vita si dilata e i bisogni sociali richiedono risposte sempre più personalizzate, ma sempre meno esigibili con risorse pubbliche assottigliate dalla crisi fiscale, l’AS si presenta come una sorta di ciclo retroattivo, la cui ricorsività si ritrova nelle tradizioni civili del mondo rurale. Domini collettivi, monti frumentari, mutuo soccorso, chiese ricettizie, confraternite costituivano forme premoderne che permettevano ad ogni individuo di accedere ad una quantità di risorse sufficiente a metterlo in grado di assolvere i suoi obblighi verso la comunità nella lotta per la sopravvivenza. Forme non caritatevoli e assistenzialistiche ma partecipative, regolate da statuti così minuziosamente rispettosi delle prerogative dei soci e dei principi mutualistici da farcele apparire quasi come cooperative sociali ante litteram".

 

I caratteri peculiari dell’Agricoltura Sociale - nella sintesi di Alfonso Pascale - si possono riassumere in cinque punti:

  • le motivazioni degli operatori presentano un diversa gerarchia di valori rispetto a quella che in genere viene attribuita al mondo delle imprese, in quanto l’attività economica trova impulso nella spinta verso la promozione umana e la giustizia sociale prima ancora che nell’obiettivo di massimizzare il profitto
  • il mercato viene concepito dagli operatori nella sua capacità inclusiva fino al punto di considerare il gioco competitivo tra i soggetti dello scambio economico (persone svantaggiate, imprenditori agricoli, reti sociali, consumatori attivi, ecc.) un team che persegue obiettivi comuni di reciproco vantaggio
  •  il processo produttivo agricolo è valorizzato nella sua massima espressione multifunzionale perché genera nel contempo cibo, utilità sociale e tutela ambientale senza necessariamente dar vita ad attività distinte da quella propriamente agricola
  •  il progetto da realizzare ha sempre una pluralità di attori privati (competenze diverse, imprese o strutture di cittadinanza attiva rivolte all’autoconsumo, ecc.), pubblici (settori diversi, ecc.) e collettivi (gestioni di patrimoni civici, ecc.)
  •  le migliori pratiche manifestano sempre un protagonismo all’interno di Reti rurali o periurbane di Economia Solidale (RES), in cui interagiscono sistema della conoscenza, strategie economiche socialmente responsabili, reti informali di mutuo aiuto, beni relazionali riferiti all’arte, allo sport e al tempo libero e reti formali dei servizi e degli spazi pubblici.

Vi è, dunque, una stretta interconnessione tra Agricoltura sociale e Reti di Economia Solidale che implica il superamento di visioni non solo aziendalistiche e settoriali ma anche dicotomiche (urbano/rurale) per abbracciare la dimensione territoriale, che va oltre l’urbano e il rurale, come spazio dove realizzare forme reali, possibili e sostenibili dell’abitare, recuperando mediante l’approccio progettuale partecipativo il senso del luogo”.

“Con l’AS e le RES  - sottolinea - si è in presenza di un’innovazione sociale non prevista dinanzi a cui nessun soggetto sociale o istituzione è preparato. L’approccio, pertanto, non può essere quello che tradizionalmente si adotta dinanzi ad un qualsiasi settore di attività da regolare e promuovere mediante un sistema di incentivi. Si tratta, infatti, di integrare politiche diverse che devono rimanere distinte, di introdurre sostegni che accrescano il capitale sociale e i beni relazionali e non li distruggano, di promuovere un cambio di mentalità nella società civile (relazionalità responsabile, cittadinanza attiva) e nella pubblica amministrazione (collaborazione tra settori diversi, competenza partecipativa e riconoscimento dell’economia civile) e di superare le logiche tradizionali della rappresentanza”.  

Il discorso si può sicuramente ampliare, infatti - continua Alfonso - "oggi risultano del tutto inefficaci il collateralismo politico, la misurazione quantitativa degli interessi coalizzati (numero addetti e contributo al PIL) e le barriere riferite ai settori merceologici e alle forme giuridiche (profit/no profit, ecc.), tipici elementi della rappresentanza riferita al modello contrattualistico fordista ormai alle nostre spalle. Sempre più prevale la capacità dei gruppi sociali, indipendentemente dalla propria consistenza quantitativa, di proporsi come opportunità per raggiungere con altri gruppi obiettivi comuni di reciproco vantaggio. Si tratta, pertanto, di ideare nuove forme di rappresentanza che aggreghino sulla base di valori, principi e programmi condivisi; riconoscano appartenenze plurime; non delimitino ambiti e confini, ma aprano continuamente a soggetti nuovi; creino reti di gruppi diversi accomunati da progetti condivisi; soprattutto, si propongano di esprimersi come comunità di pratiche, capaci di ampliarsi  per cerchi concentrici, sia sul versante settoriale che su quello territoriale”.

Da queste premsesse nasce nel 2005 la Rete Fattorie Sociali, un’associazione di rilevanza nazionale, che aggrega soggetti molto diversi tra loro: le persone con svantaggi o disagi direttamente o attraverso le associazioni dei familiari, gli agricoltori, gli operatori sociali, i professionisti con diverse competenze, le organizzazioni, gli enti, le fondazioni.  La Rete Fattorie Sociale promuove progetti di AS e RES e collabora con ogni altra struttura che persegue finalità analoghe. In questi anni – conclude Alfonso -  ha fornito un contributo determinante nel diffondere  queste esperienze nel nostro Paese.

Per saperne di più: fattoriesociali.com

 

 Per consultare le schede degli altri progetti presentati il 22 giugno a Romascienza 2011 vai su “Innovazione sociale, come fare per. Piccolo schedario di pratiche sui territori italiani”

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Commenti

a proposito di agricoltura "solidale"...

"La Francia ha organizzato la prima riunione a 20 sull’agricoltura, un terreno di confronto con i Bric e le loro economie emergenti. Crescono i prezzi e aumenta il peso della finanza, mentre Cina e India si comprano terreni in Africa per assicurarsi il loro approvvigionamento". interessante articolo su l'inkiesta.it

http://www.linkiesta.it/c-e-stato-un-g20-dell-agricoltura-ma-nessuno-se-...

a proposito di agricoltura "solidale"...

Anch'io ho commentato, su "Teatro Naturale", i risultati del vertice di Parigi con parole di amarezza e delusione.
http://www.teatronaturale.it/tracce/economia/11664-il-g20-dei-ministri-a...

agricoltura sociale tra etica e businness

Mi riferisco all'intervento del dott. Pascale che da anni sta sviluppando azioni di conoscenza e consapevolezza sul tema. Sembra che nel 2011 ci sia un notevole fermento e oltre alla rete delle fattorie sociali, recentemente a Terra Futura a Firenze, si è costituito il Forum dell'Agric sociale, ancora molto embrionale.
A livello locale (Abruzzo, Molise, forse Lazio, Basilicata) i vari politici locali sembrano tutti intenzionati a promuovere leggi per l'agric. sociale. Però ancora c'è confusione tra chi la recepisce come impresa sociale e chi ne vede un'opportunità in ambito della multifunzionalità. Però necessita qui chiarire la fiscalità. Deve essere un servizio in connessione, collegato con le forze lavoro rurali. Queste dovranno essere formate come del resto anche gli operatori sociali. Il tutto valutato come beneficio per i soggetti deboli, nuove relazionalità urbano-rurali e pagamento del servizio con costi sostenibili. Ma son tutte cose da fare per creare un sistema, oggi il tutto è molto spontaneo e diffuso in alcune specifiche zone. Ma se si comincia a dire che è nuova fonte di reddito....c'è il rischio di travolgere tutto e qui si parla di disagio e non di zucchine.

Ci vorrebbero degli indirizzi programmatici nazionali

In questi giorni alcuni parlamentari del PD, Susanna Cenni e Massimo Fiorio, hanno avviato un viaggio attraverso l'agricoltura sociale per approfondire il fenomeno e proporre dei provvedimenti.
E' un'iniziativa lodevole anche nello stile: cercare di comprendere prima di proporre eventuali normative.
La stessa cosa, purtroppo, non sta avvenendo nelle Regioni; e nascono così delle leggi estemporanee e improvvisate e spesso del tutto incoerenti con le reali esigenze degli operatori e delle comunità locali.
Ci vorrebbe un'indagine conoscitiva del Parlamento, coinvolgendo le realtà operative, le diverse organizzazioni di rappresentanza e i centri di ricerca, per cogliere le varie sfaccettature del fenomeno, la cui eterogeneità ne costituisce il tratto peculiare e al tempo stesso la ricchezza. La Rete l'ha sollecitata. Solo dopo si potrà pensare a fornire dei chiari indirizzi alle Regioni ed eventualmente a varare dei provvedimenti di legge.
Le questioni più urgenti sono l'esonero dall'IVA e il mantenimento del carattere rurale dei fabbricati adibiti ad attività sociali. Ma queste misure non hanno bisogno di una legge organica.
Il Dott. Pierini fa anche riferimento al Forum dell'Agricoltura Sociale. E' stata la Rete a proporlo nella propria Assemblea del 24 novembre scorso. Ma per essere efficace, questo organismo deve poter coinvolgere le strutture operative e le organizzazioni interessate, cioè l'insieme delle organizzazioni agricole, del movimento cooperativo e del terzo settore. Non bisogna avere fretta ed è necessario dialogare, incontrarsi, parlarsi, collaborare. Si tratta di dar vita ad una comunità di pratiche che si scambia esperienze, prima ancora di un organo di rappresentanza.