Intervista

La conoscenza che sprigiona innovazioni sociali. Chris Sigaloff, Knowledgeland

C’è un think-tank (pensatoio) che ama definirsi un do-tank. Una fucina di innovazione sociale che si chiama Knowledgeland, Terra della conoscenza. La conoscenza, infatti, è al centro dell’approccio all’innovazione del gruppo di lavoro olandese capitanato da Chris Sigaloff. L’obiettivo è rendere la società più intelligente, cioè capace di risolvere problemi a partire dal potenziale di conoscenza, relazioni e passioni di cui dispone. “Le attuali sfide sociali - spiega Chris - hanno in comune l’elemento della complessità. Anche se l’innovazione è da tempo nell’agenda politica, quella che si realizza è spesso di tipo top-down, frammentata, content driven e orientata alla soluzione. Questo tipo di innovazione porta effetti collaterali indesiderati, negativi e imprevisti. Per questo è necessario un approccio alternativo."

Chi parla?
Sono Chris Sigaloff, direttore di Knowledgeland.

Che cosa è Knowledgeland?
Knowledgeland (Kennisland) è un think-tank (un pensatoio, per dirla in italiano) indipendente, con sede ad Amsterdam.

Perché è nata?
Nel 1999 il governo decise la costruzione di un nuovo tratto ferroviario per rafforzare la nostra posizione di hub per la distribuzione e il commercio internazionale. L’attività di pressione (lobbying) per questa costosa opera ferroviaria era immensa. E’ stato allora che i fondatori di Knowledgeland decisero che era il momento di inziare un’attività di lobbying finalizzata all’investimento in conoscenza e innovazione. Nei primi anni Knowledgeland è stato per lo più un gruppo, direi un club, di pressione, riuscendo a far entrare il concetto di Società della conoscenza nell’agenda politica. Dopo qualche tempo la nostra attenzione è passata dall’attività di lobbying alla creazione e all’implementazione di interventi che non solo parlassero della Società della conoscenza ma facessero in modo che si realizzasse. Durante i nostri 10 anni di vita, Knowledgeland ha scoperto la strategia appropriata per rinforzare la Società della conoscenza: lavorare sull’innovazione sociale. E ciò che sottolineo subito è che le innovazioni sociali non si realizzano in un sol colpo, con una nuova legge, con un regolamento e con un report ben fatto (sebbene tutto questo possa aiutare). Dare inizio al processo di innovazione e fare in modo che viva... necessita di molti interventi strategici.

Cosa fate a Knowledgeland?
Ricerchiamo continuamente modi per sprigionare le innovazioni sociali di cui la società della conoscenza ha bisogno per migliorarsi.

...e come si fa?
Il punto di partenza, per noi, è definire le sfide in campo per la Società della conoscenza olandese e successivamente trovare possibili risposte per ciascuna di esse. Lavoriamo per far entrare nell’agenda dei policymaker le questioni legate alle sfide che identifichiamo come prioritarie: abbiamo bisogno di una pressione di questi tipo, perché è nostra convinzione che sfide ampie richiedano un approccio ampio. Ma questo non è tutto. Sviluppiamo e offriamo progetti, programmi e piattaforme per supportare chi è già impegnato a risolvere le questioni in campo. Con l’obiettivo di aiutare altri ad avanzare, forniamo assistenza nello scale up e nel trasferimento di risultati di successo e di conoscenza sugli “annessi e connessi" dell’innovazione sociale. Infine, Knowledgeland sviluppa e realizza una serie di interventi finalizzati a rendere la nostra una società più intelligente. Spesso siamo noi a prendere l’iniziativa, ma  succede anche che ci vengano commissionati dal Governo e dalle organizzazioni pubbliche che condividono la nostra stessa ambizione e che hanno bisogno del nostro expertise, che si concretizza in ricerche, raccomandazioni, progetti, programmi, reti e network, occasioni di meeting, attività di formazione e processi di riorganizzazione.

Come e perché l’innovazione sociale si collega ad una società più intelligente?
Molte delle sfide che ci troviamo ad affrontare oggi non possono essere affrontate e risolte da nuove tecnologie, nuovi prodotti o nuove “grandi idee”. Le attuali sfide sociali, quali il miglioramento del sistema educativo, il buon funzionamento delle nostre istituzioni di governo, la capacità di fornire cure e assistenza agli anziani, le questioni legate alla proprietà intellettuale, il gap crescente tra ricchi e poveri...non possono essere risolte con soluzioni “mono-dimensionali” che prevedono un’implementazione sul modello top-down. Tutte queste sfide hanno un elemento in comune: la complessità. Analizzandole ci rendiamo conto che sono molti gli attori coinvolti e in  gioco ci sono molte relazioni, intricate e interconnesse. Il punto è che - anche se l’innovazione è da tempo nell’agenda politica - l’innovazione che si realizza è spesso di tipo top-down, frammentata, content-driven e orientata alla soluzione. Spesso questo tipo di innovazione comporta molti effetti collaterali indesiderati, negativi e imprevisti. Per questo è necessario un approccio alternativo all’innovazione. Un approccio che sia sostenibile, che sia focalizzato non solo sul “trovare soluzioni” ma anche sull’aumentare la capacità della società stessa di risolevere problemi, un approccio che sia orientato al processo e che si focalizzi sulle relazioni sociali piuttosto che sulle soluzioni tecniche. Questa, alla cui realizzazione lavoriamo, è quella che noi definiamo una società intelligente

Download here the English version - SOCIAL INNOVATIONS TO BE SPARKED. An interview with Chris Sigaloff, director of Knowledgeland (Scarica qui il testo in lingua inglese dell'intervista a Chris Sigaloff)
 

Quale è il ruolo del governo e delle pubbliche amministrazioni nei processi di innovazione sociale?
Nella maggior parte dei Paesi, il governo è un importante attore nei processi di innovazione della società. Comunque, in molti Paesi (almeno in Occidente) il governo sta cercando nuovi e piu efficienti modi per diventarlo. Vivendo in un mondo digitale, i cittadini da ogni parte del mondo sono sempre più interconnessi e sempre piu usano le proprie risorse e la propria passione per co – creare la società. In questo punto risiede una grande opportunità. I nostri governi ora hanno la possibilità di usare questo potenziale enorme all’interno della società - quello che comunemente chiamiamo società civile - nell’affrontare le sfide attuali e nel costruire la società della conoscenza che desideriamo. Questo significa avere un governo che faciliti i “fenomeni emergenti” (emergence) nella società, che renda possibile l’innovazione bottom-up e che capisca che le “cose” che cambiano e che succedono a livello micro hanno un impatto a livello macro.

In una società della conoscenza l’innovazione sociale è neccesaria piu che in altri contesti?
Se consideriamo l’innovazione sociale una strategia per innovare con l’obiettivo di rispondere alle sfide sociali, allora possiamo dire che era neccesaria tanto prima quanto adesso. Ma credo che il contesto della società contemporanea crei molte più opportunità e urgenze per l’innovazione sociale di quanto non succedeva precedentemente. Probabilmente non è una coincidenza che il termine “innovazione sociale” emerge ora e proprio ora acquista momentum. Nella società della rete globale mediata dalle tecnologie, che progressivamente si lascia dietro le grandi teorie sociali e le classiche divisioni politiche, innovare i processi di organizzazione sociale è una conseguenza logica. Stiamo cercando nuovi strumenti (intellettuali e materiali) per tenere il passo di un contesto che, attorno a noi, cambia rapidamente. In aggiunta, io credo che ci sia una crescente consapevolezza che la nostra sfida piu grande non è la produzione di per sé, ma i modi in cui mettiamo “in uso” la conoscenza che abbiamo e in cui creiamo nuova conoscenza, con lo scopo di usare il potenziale a nostra disposizione nel modo (socialmente) piu efficace.

Pensi che ci sia un “metodo” da adottare negli interventi di innovazione sociale?
La strategia adottata da Knowledgeland è quella di sviluppare e realizzare interventi che rafforzino la società della conoscenza. Questi interventi stimolano l’innovazione sociale in campi che riteniamo essenziali per una società della conoscenza che sia  "vigorosa", assicurando l’uso ottimale delle risorse di cui la società olandese dispone. Aiutano a mettere in moto persone, organizzazioni e reti per collaborare verso uno specifico scopo di natura sociale. A volte è necessario che si cambino le politiche, ma più spesso è necessario cambiare i processi di implementazione e le organizzazioni. Un approccio di questo tipo richiede maggiore cooperazione, capacità innovativa da parte di chi lavora nelle organizzazioni e una cultura che stimoli l’innovazione “dal di dentro”. Siamo costantemente alla ricerca di modalità di azione che  permettano il più ampio impatto possibile con le risorse limitate di cui disponiamo. Lavorando su questi interventi stiamo, in realtà, cercando di costruire un metodo per l’innovazione sociale, a partire dalle riflessioni su cosa ha funzionato e cosa no e trasferendo le lezioni apprese agli altri. Sicuramente il metodo che stiamo definendo non è un modello “one size fits all” ma contiene dei principi guida.

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