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Se i social network ti si rivoltano contro: il caso della moschea di #Sucate

Chi frequenta i social network si sarà accorto che da ieri pomeriggio circolano curiosi messaggi su un fantomatico (ed inesistente) quartiere di Milano di nome “Sucate” e sulla sua via principale: via Giandomenico Puppa. Sono gli strascichi di una piccola gaffe fatta su Twitter dall’uscente sindaco di Milano Letizia Moratti. Un esempio di come usare in maniera poco corretta gli strumenti sociali della rete possa causare più danni che benefici.

Di quanto poco la politica conosca e utilizzi in maniera corretta le opportunità del web sociale ne avevamo parlato qualche tempo fa presentando la ricerca del gruppo di lavoro di Stefano Epifani della Sapienza di Roma. Ieri, in periodo di elezioni, ne abbiamo avuto una prova tangibile con un curioso intervento dall’account Twitter di Letizia Moratti, in risposta ad una provocazione-burla di un utente.

I fatti

Nei giorni scorsi, in vista del ballottaggio per l’elezione del Sindaco di Milano, Letiza Moratti ha intensificato la propria presenza su Twitter, cominciando a rispondere alle domande e ai commenti che, attraverso il social network, arrivavano dai cittadini. Un’iniziativa senza dubbio lodevole, segno di un interesse verso le modalità di partecipazione sul web. Tuttavia, dato che il pubblico del web è abbastanza smaliziato, un utente firmatosi “orghl lucah” ha provato a verificare se dietro le risposte provenienti dall’account della Moratti ci fosse realmente lei o piuttosto un redazione che rispondeva a suon di “copia e incolla”. Per questo ha cominciato a scrivere un po’ di post contenenti domande assurde, ma che suonavano come reali. Dopo qualche tentativo è stato premiato.

Alla 14.00 circa orghl posta:

@letiziamoratti - Il quartiere Sucate dice no alla moschea abusiva in via Giandomenico Puppa!! Sindaco rispondi! #mirispondi#sucate

Ovviamente i nomi della la via e del quartiere sono inventati di sana pianta e riprendono una gag televisiva e non, tanto sboccata quanto datata.

Il bello è che puntuale, dopo pochi secondi, arriva la risposta della Moratti (o di chi per lei):

@orghl nessuna tolleranza per le moschee abusive. I luoghi di culto si potranno realizzare secondo le regole previste dal nuovo Pgt

In pochi minuti il popolo della rete si scatena. Su Twitter ogni 10 secondi qualcuno scrive un post ironico sul ridente (e inesistente) quartiere milanese di Sucate (se siete interessati qui ne trovate un po’ http://twitter.com/#!/search/%23sucate) e su Facebook vengono aperti profili e gruppi dedicati a Sucate e a via Puppa, uno dei quali in poche ore ha superato le 6000 iscrizioni.

E per rimediare… si fa peggio

Non finisce qui. Dopo un paio d'ore, infatti, ma tanto la notizia aveva già fatto il giro di blog e di qualche giornale on line, dall’account di Letizia Moratti arriva un nuovo tweet. Avendo capito di essere caduta in un tranello la Moratti (o chi per lei) scrive in maniera piuttosto frettolosa sbagliando il nome dell’utente e troncando il messaggio (almeno così sembra):

@orghi al piccolo #elfo a cui avevo lasciato l'account è stato spiegato che #sucate non #soncose

Inutile dire che il rimedio è quasi più imbarazzante del danno iniziale e in rete comincia un nuovo tam-tam sull’elfo della Moratti.

Non possiamo che chiudere con le parole di Stefano Epifani che nell’intervista di due mesi fa ci aveva detto: “I social network funzionano bene per le relazioni di media o lunga durata. Non sono fast food della relazione”.
Insomma insieme ai molti pregi il web sociale porta con sé anche qualche difetto o rischio. Non esiste una ricetta facile da seguire per avere successo, ma se i social network sono fatti per accorciare le distanze, ridurre l’intermediazione tra soggetti e favorire il contatto diretto, certamente chi non è trasparente nel loro utilizzo otterrà meno benefici di quelli promessi da qualche ipotetica agenzia di comunicazione specializzata nel cosiddetto “web 2.0”.

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